Anna Lombroso per il Simplicissimus

Giorgio Tedeschi, titolare del residence Manager’s di Verona, fin dai primi giorni di marzo ha offerto  otto dei dieci piani del suo albergo  per alloggiare a pensione i profughi. “Mi disturbava – dice – far passare la nostra categoria come una sorta di lobby razzista”.  Ma nonostante i fax mandati alle autorità competenti, non c’è stata risposta.  “Sono pronto a mettere a disposizione 96 stanze per circa 200 posti con relative colazioni e pasti, basta che qualcuno mi dica cosa devo fare”, ha confermato, dichiarando di avere avuto l’idea di ospitare i disperati in  fuga dal Nord Africa, dopo aver saputo che Verona avrebbe messo a disposizione al massimo 30 letti.

Garrivano ancora, al vento festoso dell’unità nazionale, le bandiere tricolore che subito è cominciata la nobile gara a disfarsi per primi  dell’oneroso obbligo di dare ospitalità a chi arriva per sfuggire alla fame, a fermenti disperati, a vendette e persecuzioni, prima tra tutte quella operata dalla miseria, abbiano le scarpe Adidas o i piedi scalzi.

Alcuni amministratori locali non hanno nemmeno cercato giustificazioni. Hanno sibilato: abbiamo già dato, come le beghine quando escono dalla chiesa dopo la questua. Oppure hanno fatto ricorso alle scuse più ribalde e spudorate, quelle che si usano a scuole quando non si sono fatti gli esercizi per casa.

Non è stato difficile, per un governo che per mesi ha alimentato sfacciatamente e intenzionalmente uno stato d’allarme e lo spauracchio di una emergenza ingovernabile, suscitare la più accidiosa e pusillanime irresponsabilità nei dirigenti locali e far affiorare gli  istinti peggiori e svergognati nei cittadini di pingui province e opulente frazioni.

E non può non essere intenzionale la logica del doppio binario esercitata dal governo più scopertamente xenofobo  e più esplicitamente separatista degli ultimi 150: da una parte burbanzosi moniti e poco verosimili imperii  alle regioni “affini”, dall’altra una colpevole inazione e una eloquente politica dell’abbandono nei confronti delle regioni del Mezzogiorno.

Ma si, se ne  occupino pure quelli di Lampedusa, quelli del sud di questi poveracci, clandestini già prima di imbarcarsi: affari loro, le affinità sono tante. In fondo vengono qua per rubacchiare, sono violenti, parlano a voce alta, il furto e l’imbroglio ce l’hanno nel sangue, si metteranno nelle mani di caporali e malavitosi.  Proprio come, diciamolo, sono inclini a fare i  terroni che vogliono mandarli da noi a insudiciare i nostri tappeti e a importare la criminalità, proprio come hanno già cominciato a fare con un certo successo perfino negli asettici Stati Uniti, perché Cosa Nostra mica è di Voghera.

Abbiamo una bellissima carta costituzionale, innervata di principi di equità e solidarietà. Ma i classici insegnano che non bastano buone cornici: occorrono uomini buoni e probi che dentro le cornici agiscano secondo lo spirito del quadro e secondo il loro ethos. La maledizione che accompagna la migliore delle carte è fondata sulla capacità corruttiva e velenosa degli uomini sulle istituzioni. La migliore delle costituzioni nulla può se gli uomini che la mettono in pratica sono corrotti o si corrompono o sono inadeguati.

E se la classe dirigente ha alimentato sospetto, paura, diffidenza, omologazione, conformismo, arroganza, sopraffazione,  in tempi di crisi è inevitabile che il senso comune diventi insensata difesa difesa dei beni personali, dei privilegi individuali, dell’egoistica conservazione di quei miserabili possessi che generano malintesi sentimenti di superiorità. La stessa che fa preferire a certi cuori d’oro, cittadini intrisi di una ipocrisia perbenista e caritatevole – frutto di una malintesa e manomessa cristianità -, l’elemosina alla solidarietà, che fa scegliere ad aziende che si fregiano di responsabilità sociali ben propagandate, le elargizioni esentasse, piuttosto che comportamenti rispettosi di regole, legalità e sicurezza.

Questo è un Paese che spesso si abbandona a voluttuose cerimonie della bontà, con sms a pioggia, ininterrotte maratone di telethon, cene   coi poveri a Natale. Purchè poi passato il santo passi anche il miracolo, purchè la fratellanza sia estemporanea e occasionale, purchè i clandestini non siano nel nostro cortile, proprio come tutti gli altri tipi di rifiuto, purché gli irregolari si accontentino della carità e non esigano diritti e dignità da cittadini.

Ieri in alto mare è nato un bambino figlio di genitori che vengono da paesi in eterna guerra. È nato, si direbbe, con un codice genetico segnato dai conflitti, venuto al mondo in acqua internazionali eppure già clandestino. Se non gli assicuriamo cittadinanza e domani, veniamo meno agli obblighi della civiltà e dell’umanità. E  produciamo uno sfregio insanabile sul futuro nostro e delle generazioni a venire,  qui e in ogni territorio del pianeta se è vero che la “violazione di un diritto in un punto della terra è tale in tutti gli altri punti”, e si verifica in un tempo continua e si ripresenta nei tempi a venire.