L’Italia “pluricoloniale”

“Abbiamo chiesto che la base di coordinamento sia spostata da Stoccarda a Capodichino. Giochiamo un ruolo fondamentale, senza l’Italia questa operazione non si potrebbe svolgere”. Così dice orgogliosamente Frattini che nel giro di due settimane è diventato il più grande nemico di Gheddafi, dopo esserne stato il più grande amico anche a costo di mettersi in urto col resto dell’Europa.

Questo testimonia della sagacia e della coerenza della nostra politica estera, tagliata sugli affari personali del premier e dei suoi amici. E interpretata da un cialtrone di calibro mondiale come il nostro ministro sciatore.
Anzi ci prendiamo gioco del Colonnello che abbiamo ospitato due volte con il suo circo di cavalieri e baiadere, dicendo che le armi che gli abbiamo venduto sono ciofeche. Il che naturalmente farà benissimo all’industria bellica, così amata dal governo. Insomma siamo baldanzosi perché facciamo la faccia dell’arme ben sapendo che siamo di fronte a un war game.
Così  mentre Gheddafi grida che l’operazione Onu è di stampo colonialista, l’unico Paese che si sia dimostrato davvero coloniale siamo proprio noi: proni ai desideri del tiranno di Tripoli, anche i più ridicoli, ciechi e sordi per non vedere quello che faceva e ora assolutamente ubbidienti verso la decisione dell’attacco, anzi con la voglia di fare i primi della classe.

Per essere onesti questo governo ci ha fatto raggiungere un altro meraviglioso record: quello di essere pluricoloniali.

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