Una specie di gioco dell'oca commercializzato in Germania nel 1936: c'è il solito immancabile muro e gli ebrei come pedine

Anna Lombroso per il Simplicissimus

“Un ebreo quando pensa a Israele non lo fa col cervello, lo fa col sangue”, diceva Saul Bellow.
Io ho sempre cercato invece di pensare con la testa, con l’intelligenza, con la ragione. Così come quando penso al mio Paese, l’Italia.
In questi giorni ci raccontano che la tragedia umanitaria dei profughi del Sinai ( che si consuma nella generale indifferenza, quella così bene descritta da Brodskij: guardiamo morti e massacri la sera in tv, al suono del cubetto di ghiaccio nel bicchiere di scotch) ha incrementato lo spirito di iniziativa del governo israeliano accelerando l’inalzamento di una barriera di metallo, molto razionale e innovativa, non un vecchio maledetto muro del pianto, no, un gran reticolato alto e invalicabile che deve fermare l’ingresso degli stranieri, degli “altri” dagli eletti.
Tempo fa avevo rivolto agli amici proprio qui su Fb una modesta raccomandazione, cominciare, ebrei e non ebrei, a guardare agli ebrei, agli israeliani, a Israele, come si guarda e si giudica qualsiasi cittadino del mondo, qualsiasi stato del mondo. Senza aspettarci comportamenti attitudini azioni – nel bene e nel male – “speciali”.
Perché questa aspettativa “straordinaria”getta una luce distorsiva su tutto, ottunde ragione, trasformando il giudizio in pregiudizio positivo o negativo che sia.
Perché dobbiamo pensare che Israele, i cui cittadini hanno più di altri la memoria del torto subito dai padri dai nonni dagli avi e di una persecuzione millenaria, dovrebbe essere un paese obbligato per questo al “bene”?. certo, sarebbe auspicabile. Invece pare che la storia insegni ben poco a tutti: è amaro ma è così e sarebbe antistorico pensare che gli ebrei ( in quanto popolo eletto?) si sottraessero a questa sporca legge di natura.
È lo stesso che pensare che gli israeliani siano più feroci come per un irrazionale risentimento che esalta l’attitudine al crimine, alla prevaricazione e alla brutalità. Sono israeliani, o peggio ebrei? i torturatori della Diaz, i guardiani di Guantanamo, i killer di Neda, le “guardie” di Piazza Tienanmen?
Le rare volte in cui, come Bellow, penso col sangue vorrei anch’io che Israele fosse il migliore dei Paesi possibili.
Ma mi sono abituata a contenere queste emozioni e a riflettere sul fatto che aspettarsi prestazioni eccezionali può diventare una forma sofisticata ma diffusa di razzismo.
A volte è vero gli altri mi portano a ritenermi “diversa” e speciale. Non pensate che l’antisemitismo, soprattutto a sinistra, non esista più. C’è eccome, con tutti quei penosi attrezzi e quella paccottiglia abituale: “i miei migliori amici sono ebrei. Certo voi ebrei non vi assimilate mai veramente del tutto. Sei ebrea ma spero che tu condanni Israele…. Non parlo con te di questione mediorientale perché immagino che tu abbia un giudizio influenzato e influenzabile dalle emozioni….”
Si, a volte cercano di farmi sentire diversa.
Ma riescono di solito a farmi sentire orgogliosamente speciale, perché quasi sempre mi trovo, liberamente, a pensare con la testa e in libertà. A Israele e ai suoi moderni, neo barbarici crimini contro umanità e dignità e all’Italia che fa lo stesso dimentica della diaspora dei suoi immigrati e troppo intenta a rispettare le regole ottuse dell’irragionevole ragion di stato.
Così come non voglio mai più sentirmi dire che è ora di dimenticare la shoah, perché in suo nome Israele commette crimini contro la pace e la convivenza civili, dico che non si deve in nome di una ipocrita pacificazione dimenticare il fascismo e il suo razzismo all’italiana, che oggi si ripropone con i suoi capisaldi, xenofobia, leggi razziali, sopraffazione. Non vanno dimenticati perché nell’oblio e grazie all’oblio qualcosa di altrettanto indegno potrebbe ripetersi. E non vanno dimenticati proprio perché la rimozione rischia di trasformare i torti in diritti, le offese in legittime rivendicazioni, l’onta in risarcimento.
Non mi vergogno di essere ebrea. In verità nemmeno lo sono, essendo orgogliosamente agnostica e laica. Ma sento una appartenenza di tradizione e culturale e familiare. E ne sono orgogliosa. E non me ne vergogno. Oggi come sempre. Perché sono italiana e critico il governo del mio Paese che tanto per fare un esempio, esercita una sistematica politica xenofoba. E esercito uguale diritto criticando la politica di Israele. E quella dell’Iran. E quello che succede in Darfur e così via… perché per dirla con Tostoi il mio cuore ha molte stanze e possiedo un’ampia disponibilità di sdegno per tutto quello che si compie ai danni dell’umanità.
E mi piacerebbe che tutti, cattolici, protestanti, laici, agnostici, islamici, italiani, cittadini del mondo, facessero lo stesso. Normalmente.