E’ meraviglioso vedere come i giovani bonobo, spesso aiutati dalle madri, premano i bottoni giusti per intavolare un dialogo con i ricercatori che vogliono stabilire i limiti delle loro capacità di linguaggio.

Se le stesse equipe di ricerca si trasferissero nel Parlamento italiano scoprirebbero che non esiste la stessa precisione, forse perché molti degli onorevoli non sono accompagnati dai genitori. Così accade che la Gelmini sia stata in grado di votare contro la sua stessa riforma, seguita a ruota da Angiolino Alfano, faro giuridico del berlusconismo.

“Abbiamo sbagliato bottone” ammettono. E certo un errore si può fare, ma che accada con la maggioranza assediata dalle opposizioni  e su provvedimenti che costituiscono il cuore di una politica, è segno di qualcos’altro: denuncia l’insostenibile leggerezza con cui la squadra di Silvio affronta i suoi compiti, la convinzione quasi nulla in ciò che fanno, la semplice appartenenza a una casta di potere che legittima e riproduce se stesso.

E’ solo in questo quadro che un ministro commissariato da Tremonti e del resto totalmente privo di qualsiasi interesse e competenza come la Gelmini e un altro votato totalmente alla salvataggio del padrone dai processi, come Alfano, possono sbagliarsi in momenti cruciali.

E’ il vuoto di cultura e prospettiva nel quale agiscono che induce all’errore. Ed è massimo nel caso della sedicente riforma universitaria che è un modo per racimolare soldi togliendoli al futuro del Paese, un’operazione di cassa appena appena truccata per sembrare decente. Un guazzabuglio in cui gli sbagli sembrano essere l’unica cosa azzeccata.