Anna Lombroso per il Simplicissimus

No, non siamo tutti uguali e non sono tutti uguali. La bieca, infame consuetudine di usare le donne e i loro corpi come merce di scambio, i loro favori come disinvolto strumento di corruzione e ricatto è una delle cifre, una speciale e estesa peculiarità di questa classe dirigente al governo del Paese. È una delle griffe del loro esercizio del potere, coltivato e sviluppato in un humus favorevole fatto di tv commerciali che svendono bellezza e giovinezza,  pubblicità e strumenti comunicazione intrisi di disprezzo per le donne per la loro dignità, per i loro bisogni.

Basterebbe questo per esprimere un giudizio negativo  sul premier, sulle sua abitudini, sui suoi passatempi e le sue discutibili amicizie.

L’esercizio del potere secondo il premier deve – per corrispondere ai requisiti di attività funzionale ai suoi interessi privati – declinarsi nel dispregio per la democrazia sopraffatta dalle legge del più forte, nel dispregio per le leggi irrise come inutili orpelli, nel dispregio per le regole  brutalizzate per legittimare ogni condotta criminosa o trasgressiva operata dal tiranno e dai suoi cari, nel dispregio per la espressione indipendente e il diritto di critica e di informazione perché i giornali è meglio non leggerli e credere alle loro bugie, nel dispregio per la bellezza, la cultura, la conoscenza e il sapere perché dio non voglia che ci si liberi del suo strapotere e della sua influenza, nel dispregio per le donne perché la loro umiliazione è il motore per la sopraffazione e l’uso  irriguardoso dei loro corpi.

Mai come in questi anni regressivi le donne sono state condannate e misurarsi con il “destino” coatto a ridiventare  minoranza con poco diritto di parola, ancorché in maggioranza numerica: escluse e sommerse quanto tutti quelli che sono nati dalla parte sbagliata o penalizzati dalla lotteria naturale. E minoranza due volte se sono arrivate in questo Paese inospitale spinte dalla fame (a meno che non siano nipoti di Mubarak).

Si perché non siamo tutti uguali,  e c’è chi anche nelle minoranze è più o meno uguale.

Ancorché disinteressati alle abitudini sessuali del presidente del consiglio, siamo costretti a occuparcene quando lo spingono a un brutale esercizio delle sopraffazione e a un grottesco attivismo di strapotere. Quello che, nella ripetizione esasperata di un costume di “scambio merci” mutuato dalla sua collaudata esperienza commerciale, gli ha concesso la sfrontata licenza di promuovere ministri giovani e avvenenti  donne, titolate per avergli graziosamente concesso i loro favori.

Non mi piacciono i revisionismi, ma magari qualche caposaldo vetero femminista va rivisitato. Non siamo uguali e non lo sono le donne tra loro, anche se virtualmente facente parti tutte di quella minoranza.

Certo ogni arma è lecita per deporre il tiranno. Ma non è lecito manipolare – proprio come è nei suoi costumi – valori morali e principi etici, nemmeno riferimenti deontologici. E soprattutto non è lecito stravolgere il contesto immutevole e millenario che vede opposti vittime e carnefici.

L’onorevole  Carfagna – peraltro decisamente bella,  fortunata e sufficientemente spregiudicata – è la “testimonial” perfetta, la rappresentante ed interprete esemplare  di tutto quello che condanniamo nel berlusconismo. Carriere consolidate per affiliazione, colpevoli cedevolezze a uno spregevole commercio della propria autoderminazione e della propria persona, disprezzo per la dignità di chi vuole compiere scelte autonome e libere di vita e di morte.

Ci vuole proprio tutta  la pia ipocrisia dei benpensanti, la voluttuosa ansia di redenzione dei rappresentanti della “moralona”, intrisa di menzogne convenzionali e dei paradossi compromissori del politically correct,  per vedere in lei una vittima. O un sofisticatissimo ma alquanto aberrante tentativo di conquista di ex avversari. Ma non leggo una così elegante astuzia nel pruriginoso enclave della direttora dell’Unità e del collegio difensore della leggiadra fuggiasca.

Se l’onorevole Carfagna è una vittima lo è di un perverso e pervertito sistema di potere, sopraffazione criminosa ed immoralità che lei stessa ha contribuito a sviluppare a danno di noi tutti e soprattutto a danno delle donne e della loro dignità.

Consiglio dunque di difendere ben  altre vittime, anche se i carnefici alla fine sono sempre gli stessi, ricchi tiranni e scrupolosi, entusiasti militanti dell’ipocrisia.