Che venga approvata o meno questa privatizzazione strisciante dell’Università, non c’è dubbio che da queste piazze incazzate e allo stesso tempo illuminate dalla speranza, viene il primo vero annuncio di cambiamento. Tra i canti, le grida, i cortei e la vuota repressione in tenuta antisommossa, si sentono i primi veri rintocchi della campana a morto di un’era.
La politica, quella delle aule e dei corridoi ha pensato di potersi sbarazzare di Berlusconi sul suo stesso piano: con grandi manovre, con l’aritmetica dei voti, con le scissioni, con le tattiche. Ma il grande corruttore ha mostrato a tutti come siano efficaci i suoi veleni, i suoi soldi, i suoi servi. E, si sa, chi ha più biada nella mangiatoia è il padrone del gregge.
Il Palazzo, anche quello dell’opposizione, anzi soprattutto quello, ha sempre snobbato la piazza, considerandola volgare, equivoca, inopportuna, controproducente e magari anche portatrice di bacilli fatali per un establishment intento a rimirarsi nelle proprie logiche di potere e di apparato. E ha finito per fare opposizione soprattutto al proprio elettorato.
Un’occasione perduta. L’occasione di ritrovare un popolo, un’idea, un propellente. L’occasione di ritrovarsi. E di far ritrovare al Paese una ragione che andasse al di là dei singoli interessi e ormai delle singole salvezze.
Così come in una quinta teatrale comincia un cambiamento di scena che non coinvolgerà soltanto Berlusconi e la sua corte dei miracoli, ma tutta la politica. Le quinte si muovono e i protagonisti sui svuotano diventando man mano un trompe l’oeil.
Se fossi li dentro, nei palazzi, di fronte ai rintocchi della realtà sentirei che è inutile chiedersi per chi suona la campana. La campana suona per tutti.


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Purtroppo non posso che darti ragione. Grazie dei complimenti.
che fare?
continuo a impegnarmi ma con un certo senso di frustrazione.
i partiti non sono andati con uomini striscioni e bandiere alla manifestazione degli studenti a che servono se non in queste circostanze? o pensano di presidiare il territorio attraverso le comparsate televisive?
la cgil non indice uno sciopero generale.
oggi più che frastornante mi sento frastornato ….
essere o non essere ?
complimenti per il tuo scritto
di certo Claudia, la piazza non ci libererà da Berlusconi, ma è assolutamente necessaria per liberarsi dal berlusconismo.
Hai ragione Elena, però qualcosa è cambiato dai tempi di Pasolini: che l’opposizione non s’identifica con un altro potere, ma con lo stesso, magmatico e avido, degli avversari.
Non sono così ottimista sulla piazza. Naturalmente vorrei essere smentita dai fatti.
Ma lo vorrei tanto, proprio tanto.
Quasi quasi scrivo a Babbo Natale e prometto che sarò buona per tutto il 2011.
Per quanto mi riguarda scriverei anche a Manitù se mi liberasse di questo governo e del ciarpame che consegue.
“(…) Inoltre, concepita così come io l’ho qui delineata, credo oggettivamente, cioè come un Paese nel Paese, l’opposizione si identifica con un altro potere: che tuttavia è sempre potere.
Di conseguenza gli uomini politici di tale opposizione non possono non comportarsi anch’essi come uomini di potere.” (Pier Paolo Pasolini, Intervento sul Corriere della Sera, 14 novembre 1974)