L’Italia è il ritratto di Dorian Gray di Berlusconi e di ciò che egli rappresenta: invecchia a vista d’occhio mentre il premier sembra inchiodato a quella faccia da calza che lo lanciò.
Negli ultimi due giorni, abbiamo potuto scoprire la cifra intima del berlusconismo. Rosi Mauro, badante di Bossi, ci ha dato quella dell’incompetenza al potere con l’ incredibile scena al Senato: un flash impietoso sulla qualità del ceto politico allevato attorno ai leader e alle loro vicende personali.

La corruttela è invece magnificamente espressa dal magnifico rettore della Sapienza, Luigi Frati che dopo aver fatto entrare la moglie all’ateneo, dove insegna anche la sorella, ora ha pure fatto entrare il figlio Giacomo, proprio in tempo per evitare il blocco delle assunzioni di famiglia. E dire che Frati si è speso in favore della “riforma” Gelmini e  dell’apparente volontà di colpire i baroni, tema propagandistico grazie al quale si vuole demolire l’università pubblica.

Infine l’ipocrisia e l’atonia intellettuale che permettono alla figlia di Berlusconi, Barbara, di attaccare la Carfagna: “Vedere certe signorine girare in auto blu non fa bene all’immagine del Paese, perché davvero si fatica a coglierne i meriti”. Come se questa e le altre numerosissime belles de jour della politica non siano entrate proprio per volontà del padre nella stanza dei bottoni. Assieme, ovviamente, a maschi della stessa tempra.

Tutti e tre questi caratteri sono necessari al progetto dell’Italia aziendale sognata da Berlusconi e fatta sognare agli italiani. Un’azienda tra l’altro con i cassetti vuoti che vive di fondi neri, di personale precario e di gabole contrattuali.

Mi chiedo come ci si possa stupire che i creditori ingannati da falsi bilanci, blanditi da false promesse e oggetto di false riforme, non scendano in piazza, molto, ma molto incazzati. Ma ci si stupisce, per ipocrisia, per incompetenza e per intima corruttela. Per disgregazione da berlusconismo.

Ragazzi, salvate il Paese da se stesso.