Anna Lombroso per il Simplicissimus

22 dicembre: un cartello tenuto su da due ragazzini proprio piccoli, la scritta nera e nuda sul bianco, fate attenzione non abbiamo niente da perdere.
Ne avevo visto uno così nelle foto da Rosarno. Credevamo di essere così forti e liberi da poter esportare democrazia. Ci siamo rivelati così deboli da restaurare povertà, disuguaglianza, conflitto sociale, erosione di valori, intolleranza e discriminazione.
Il nostro Paese non ha la coscienza tranquilla, né nei confronti del passato dei suoi cittadini né del loro futuro, ne’ verso coloro che spinti dalla disperazione arrivano nel nostro Paese, ma nemmeno verso le generazioni che verranno cui riserviamo un mondo peggiore di quello che abbiamo avuto in prestito.
Pensavamo che i nostri figli avessero pescato il biglietto vincente nella lotteria naturale: a proteggerli dalla paura del futuro, dalla fame, dall’incertezza, dall’ingiustizia, credevamo potesse bastare essere nati dalla parte “avvantaggiata” del mondo, con dotazioni naturali e sociali iniziali privilegiate, secondo una compiacente arbitrarietà.
Non è più così.
Una crisi globale ha ridotto gamma e portata dei privilegi, sforbiciando le aspettative di garanzie e sicurezza economica.
E un governo sprezzante dell’interesse generale ha cambiato le regole della lotteria naturale con quelle della lotteria personale, impegnato a dare forma a uno “Stato impresa” costruito su una “cultura” fatta di individualismo sfrenato, di ambizioni smodate, di affiliazione e fidelizzazione come valori primari, di sospetto e diffidenza come motori di un atteggiamento esclusivo e solipsistico nei confronti degli altri soprattutto se “diversi”, di disprezzo per la legalità, per il dialogo con chi la pensa altrimenti, per le regole e la trasparenza. Inducendo un atteggiamento indulgente nei confronti dei comportamenti illegittimi, della prevaricazione muscolare,dell’arroganza, in una mimesi inquietante con il suo perseguimento dell’immunità.
Gli studenti sono diventati “altri”, ingombranti e rumorosamente scontenti.
E allora bisogna reprimere la loro insoddisfazione e svuotarla di credibilità. Proprio stamattina Mantovano ha inanellato i capisaldi dell’interpretazione aberrante del “fenomeno studentesco”: bambocci annoiati e viziati, che trasferiscono dalle classi alle piazze bullismo e svogliatezza, secondo i principi ispirati del premier: i bravi ragazzi stanno a casa a studiare.
Quei ragazzi col loro triste cartello gli hanno risposto con icastica efficacia: la libertà e il futuro come privilegio di pochi è un insulto alle ragioni della democrazia. E con il loro manifestare senza paura ci danno una lezione di politica, quella vera che lavora per il domani e la felicità. Quella di tutti.