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Finché c’è pandemia c’è profitto

Con i tempi che corrono e con la concreta possibilità  di essere messi di nuovo in gabbia, capisco che qualcuno per sopravvivere possa pensare di dedicarsi ad attività criminali, le uniche ormai, assieme a quelle finanziarie, ad avere qualche futuro, ma anche qui non bisogna commettere l’errore di indirizzarsi verso settori tradizionali ormai poco remunerativi e per giunta pericolosi come il controllo della prostituzione, lo spaccio di droga o il gioco d’azzardo: ci sono attività che garantiscono guadagni molto superiori e rischi davvero minimi. Anzi come per certi casi di criminalità organizzata può anche portare ad essere stimati e onorati come come benefattori.  Per esempio dovreste seriamente pensare di mettervi nel business delle mascherine, anche se sapete benissimo che non servono proprio a nulla e che colpirete solo i poveracci: pensate che una bobina di polipropilene con la quale potete realizzare 705 mila “museruole da Covid”  costa appena 600 euro e quindi la realizzazione di una mascherina da vendere a 50 centesimi vi costerà appena 0,0011 euro. Detto in termini più chiari con un solo euro ne potreste produrre 1175 da cui ricavare più di 23 mila euro vendendole a 20 centesimi al distributore. Oh certo poi dovrete mettere in conto altre spese, per materiali secondari, elettricità e  ammortamento per i macchinari a ciclo completo, ma si tratta di poca cosa: in Cina – praticamente l’unico Paese dove si producono i macchinari completi o i pezzi da assemblare – si possono acquistare “mascherinatrici”  per cifre che vanno dai 10 ai 100 mila dollari per una produzione di 160 mascherine mono uso al minuto. Più impegnativo è il discorso per le pezze da bocca più sofisticate  tipo quelle  FFP2 che comunque sono vendibili più o meno allo stesso rapporto costo – ricavo. Il governo svizzero ha importato dall’ex celeste impero una macchina capace di fabbricare 120 mila mascherine al giorno del tipo più sofisticato, le FFP2 appunto: è costata 800 mila franchi ( grosso modo 742 mila euro)  ma siccome queste mascherine vengono vendute a 10 -12 franchi ciascuna (anche 22 in caso per altro frequente di speculazione) l’ammortamento dell’investimento avviene in un giorno.

Insomma volete mettere? Con 70 mila mila dollari vi comprate una macchina che produce 120 mascherine monouso al minuto con sterilizzazione e confezionamento incluso: per cui potreste farvi oltre un milione al giorno con una spesa complessiva non superiore a quella di un’auto di fascia alta ben accessoriata. Se poi voleste acquistare anche una stampatrice di prezzo molto contenuto per fare la personalizzazione potreste vendere il vostro prodotto anche a due o tre euro al pezzo, decuplicando il profitto.  Questo con un ciclo di produzione di  8 ore al giorno, ma volendo fare una buona azione e sfruttare senza pietà qualche immigrato – così oltretutto dimostrate di essere accoglienti – potete anche andare avanti per 12 o 14 ore e sborsare appena un cinquantino al giorno che è il giusto salario dell’umanità in versione Soros.  Insomma i soldi veri, i miliardi a centinaia  si faranno con i vaccini, sempre che le grandi mafie del farmaco e della filantropia abbiano il coraggio di vendere a caro prezzo qualcosa di assolutamente inutile o persino dannoso come sembra emergere dal misterioso “incidente” occorso all’Astra Zeneca una delle maggiori aziende farmaceutiche in lizza per il vaccino ( vedi qui ), ma in ogni caso potrete arrangiarvi piuttosto bene così come tutti quelli che lavorano nella filiera che va dalla produzione mediatica della pandemia alla vendita dei supporti sanitari. Naturalmente adoperare il cervello sarebbe quasi gratuito e anche molto più efficace contro certe infezioni, ma si tratta di qualcosa che non è di facile reperibilità e oltretutto come si sa il suo uso è fortemente sconsigliato dalle autorità politiche e sanitarie le quali ritengono che il suo uso sia di per sé un abuso.

Ovviamente sarebbe bello poter campare onestamente di un lavoro che non sia semplicemente il risvolto parassitario di un inganno e magari anche non riempire il mondo plastica la cui produzione è aumentata a dismisura in questi mesi nonostante i riti apotropaici e solo parolai al tempio di Greta, ma come diceva Gabriel Laub in una società di mercato gli uomini onesti si lasciano corrompere in un solo caso: tutte le volte che si presenta un’occasione.


Cosmicomiche italiane

marzi  Anna Lombroso per il Simplicissimus

Immaginiamo che sia sceso dall’astronave  proprio qui il solito marziano, dal quale qualcuno, compreso un filosofo  più acchiappacitrulli che visionario, Zizek, si aspetta la salvezza dai mali commessi dagli umani.

Imponendogli la mascherina dovremmo raccontargli che forse arrivò dalla Cina, ma c’è anche chi pensa che a portarlo là sia stato un untore occidentale forse un italiano esponente di spicco dell’internazionalizzazione del sistema Italia, un virus influenzale della famiglia dei Covid. Che presto si diffuse, persuadendo le autorità sanitarie, istituzionali, centrali  e regionali, che si trattava di un ceppo particolarmente contagioso e particolarmente letale, a guardare al numero dei decessi nelle aree più popolose, industrializzate e inquinate del Paese.

Tanto che si stabilisce subito un rapporto causa effetto tra la qualità dell’aria e l’incidenza della patologia sull’apparato respiratorio.

Solo molto tempo dopo, e vallo a spiegare al marziano, si scoprirà che con tutta probabilità gli effetti letali sarebbero invece a carico di quello circolatorio, suscitando il sospetto che molti anziani già affetti da malattie a carico del cuore e della circolazione siano morti per terapie inappropriate, conseguenti tra l’altro alla interdizione per gli anatomopatologi di praticare autopsie sulle vittime, considerate superflue ma che invece avrebbero potuto chiarire le vere cause di morte.

Inizia da subito l’erogazione da parte delle autorità di cui sopra – che agiscono seguendo le indicazioni disomogenee, contraddittorie, confuse di una selezione di personalità scientifiche che da anni hanno consolidato relazioni  stabili con la politica anche in virtù di una certa indole alla spettacolarizzazione del loro sapere, mai colpito da dubbio – di informazioni e statistiche a dimostrazione che l’unica strada da intraprendere è la serrata del Paese. Anche perché, e questa da subito è l’unica certezza incontrovertibile, il sistema della sanità pubblica dopo anni di tagli, dopo la consegna ai privati del settore della cura e della ricerca, dimostra subito di non poter far fronte a una epidemia, come in realtà si evidenziava già – ma forse vi vergognereste di dirlo all’ometto  verde – a ogni influenza stagionale, che mieteva u gran numero di dipartite, incrementate da accertate infezioni ospedaliere.

Allo slogan “Andrà tutto bene”, che campeggia ovunque, si sostituisce subito # iorestoacasa, impegno indicato come il più responsabile a tutela della propria salute e di quella degli altri, e reso obbligatorio da una pioggia di provvedimenti limitativi della libertà personali, che aggirano il dettato costituzionale in presenza, viene affermato e confermato da alcuni costituzionalisti, di una emergenza che impone leggi eccezionali, in forma di Dpcm, insieme a poteri commissariali, svincolati dal controllo parlamentare. E infatti il loro rispetto è garantito dalle forze dell’ordine, dalle polizie municipali e dalla presenza occhiuta di militari incaricati di vigilare sulla loro applicazione comminando sanzioni elevate ai trasgressori e avvalendosi di delazioni e denunce anonime di cittadini coscienziosi.

Inizia così il lungo lockdown (non dite al marziano che ricorso a un anglicismo non nasce da una attitudine italiana alla solidale socialità che addirittura non prevede un termine appropriato nella lingua di Dante, ma nella inclinazione della comunicazione di chi sta in alto a rendere indecifrabile e quindi più potente le decisioni autoritarie).

Chiamiamolo dunque confinamento e consiste nel dividere gli italiani in due grandi categorie: quelli che possono salvarsi dal  contagio della pestilenza, imperscrutabile, misteriosa e minacciosa, della quale si continua a non sapere nulla e che viene quindi contrastata con l’uso di mascherine, guanti e  l’invito a lavarsi frequentemente le mani, come si dovrebbe peraltro fare sempre nel rispetto di normali criteri di igiene, stando a casa,   e quelli, declinati in forma di martiri e eroi nazionali, che devono prestarsi per spirito di servizio e doverosa abnegazione essendo addetti ad attività definite essenziali.

I servitori del popolo esposti al morbo sono i lavoratori di produzioni indispensabili (compresi gli F35), operai di grandi industrie, manutentori, dipendenti della grande distribuzione, e poi quelli dei trasporti, quelli delle consegne a domicilio, i magazzinieri delle multinazionali delle vendite online, riscattate dal bisogno immediato, i pony, le cassiere del supermercato, cui fino a ieri si guardava come a indolenti parassiti perché non volevano fare i turni alle feste comandate.

Non ne fanno parte i santoni della scienza che ispirano e guidano le scelte governative in modo da contenere le esuberanze di un popolo renitente e indisciplinato, da mettere in riga come un ragazzino riottoso, proprio come era stato necessario fare in occasione di crisi economiche che avevano richiesto l’adozione di criteri di austerità punitivi.

Ai martiri, anche a quelli che circolano nelle zone rosse, i datori di lavoro,  quelli di Bergamo is running,  quelli che si accordano con il Governo e i sindacati per bloccare gli scioperi e le proteste di operai che si chiedono come mai, se il morbo è così pericoloso, a loro non è data salvezza,  concedono dispositivi di tutela in applicazione unilaterale di un protocollo concordato con l’esecutivo e appoggiato dai sindacati che prevede in forma discrezionale e “volontaria” l’adozione di “strumentazione adeguata”, il distanziamento nei siti di uso collettivo, guanti e mascherine, queste ultime perlopiù a spese del dipendente.

Così, secondo un rapporto dell’Istat il 55,7% della forza-lavoro, escludendo chi ha operato in modalità smartworking,  è rimasta attiva durante il lockdown, spostandosi da casa per andare a lavoro: i livelli più alti si sono avuti a  Milano che registra il 67,1%,Lodi 73,1% e Crema 69,2%, che distano solo 24 km da Codogno, epicentro del virus.

E in prima linea, ovviamente,  c’è il personale sanitario,  celebrato e commemorato con un repertorio retorico epico anche grazie all’adozione di una narrazione e di un linguaggio bellico rievocativo dell’amor patrio e della opportunità di dotarsi d nuove leve di eroi nazionali, gli stessi fino a due mesi prima sottopagati, spinti a collocarsi nel privato, umiliati da salari poco dignitosi e caratterizzati da disuguaglianze gerarchiche.

Infatti la loro presenza virtuale si materializza via cavo, via etere e via intervista telefoniche, mentre è accertata la latitanza doverosa e avveduta da laboratori, reparti e corsie di ospedali. Quei luoghi dai quali ben presto si capisce che è meglio non frequentare insieme a case di riposo e ospizi, dichiarati focolai e dove sono stati conferiti da tempo e recentemente proprio i soggetti a rischio. Chi lamenta sintomi riconducibili al virus (e vaglielo a spiegare al visitatore interstellare) dopo qualche tentativo di relazionarsi coi numeri verdi, con i pronto soccorso, disorientato dai consigli telefonici dei medici di base e dalle contraddittorie informazioni sui sistemi diagnostici, tamponi si tamponi no, indagini sierologiche si o no, tachipirina raccomandata o sconsigliata, si arrende all’evidenza e si cura in casa nel timore di essere conferito nelle terapie intensive e sottoposto a trattamenti che in seguito si riveleranno inadatti se non controproducenti.

Per più di due mesi gli italiani vengono retrocessi a gregge:  impaurito dall’infezione e dalle sanzioni, assediato, criminalizzato se si sottrae alle leggi marziali, perseguitato  nella quotidianità con una manifestazione di potenza muscolare  che solitamente caratterizza la repressione dei crimini più vergognosi, chi segregato tra le mura domestiche, chi “in trincea”, separato comunque dai propri cari, isolato nella malattia e nella morte, perfino  privato dei conforti della religione.

Mentre intanto viene sospeso il diritto alla cura di patologie che non siano il Coronavirus, dell’istruzione somministrata in forma volontaria e dilettantistica,  dell’occupazione, quando si tratta di partite Iva, part time, precariato, artigianato e commercio, costretto a consumare i risparmi nell’attesa di un obolo statale, magari in forma id prestito da risarcire a banche alle quali il presidente del Consiglio chiede amore, in cambio della consegna dell’economia nelle loro mani criminali.

Ci sarebbe proprio da vergognarsi agli occhi del marziano per aver accettato tutto questo, sena mai mettere in discussione le imposizioni, gli obblighi, la repressione che di giorno in giorno sembrano essere sempre meno legittimi e giustificabili.

Ma più ancora è inspiegabile che nessuno si interroghi sul Dopo, che secondo la paccottiglia ideale sciorinata da una informazione che ha definitivamente tradito il suo mandato, non dovrà essere come il Prima. Quando governo e i corpi separati istituiti per l’occasione, non hanno pensato a nessun programma che non disegni un futuro di stenti, privazioni, rinunce sotto forma di costi da pagare perfino per rimettere in sesto una sanità che negli anni è stata il terreno di scorrerei dei predoni, sotto forma di carità pelosa da risarcire, sotto forma di espedienti per sopravvivere quando interi settori sono destinati a scomparire, dal turismo e il suo indotto, compresi quei B&B che avevano costituito un sommerso promosso anche nelle sue forme più opache, la ristorazione, il commercio al dettaglio, il settore pubblico quando non ci saranno più le risorse per pagare gli stipendi.

Sappiamo già che  marzo la produzione industriale è diminuita del 29,3%, mentre 270mila negozi (stima prudenziale della Confcommercio) sono destinati alla chiusura: sono le cifre di un fallimento che va di pari passo con il flop della comunicazione apocalittica che ha legittimato il confinamento se da noi il numero dei contagiati ufficiali è allo 0,36%, in Germania (con il lockdown “addolcito”  e in  Svezia dove non è stato messo in atto è allo 0,26%.

Il marziano – ma nemmeno il governo e le sue task force quando parlano di ricostruzione – ha certamente letto un volumetto di Keynes che aveva partecipato alla Conferenza di Pace di Versailles e che si intitola “Le conseguenze economiche della pace”, con il quale metteva in guardia dagli effetti punitivi di quella che definiva una “pace cartaginese”, ricordando le  condizioni eccessivamente rigide imposte da Roma a Cartagine  al termine della  seconda guerra punica col proposito di  accentuare e perpetuare l’inferiorità del perdente.

È che dopo la guerra al virus gli sconfitti siamo noi, beneficati dal Piano Marshall dell’Ue che ci condanna con il Mes a un stato di consolidata soggezione, con la prospettiva della definitiva perdita di sovranità in favore della prepotenza egemonica del sistema bancario, con la prospettiva di un’occupazione sempre più dequalificata, quella dei “cantieri”, dei lavoretti alla spina, i part time e il cottimo al Pc, suffragato anche in via parlamentare da una proposta presentata non a caso da esponenti del Pd del Jobs Act  tra i quali Martina, Orlando, Serracchiani, per ridurre l’orario di lavoro riducendo proporzionalmente il salario, lo stesso fronte che si fa interprete dei bisogni di Fca che chiede aiuti sotto forma di garanzia al Paese che ha tradito dopo averlo dissanguato, lo stesso che in nome della militanza antirazzista pensa di riscattare i lavoratori resi schiavi della sue riforme, riducendo in servitù legale gli invisibili temporaneamente  “regolarizzati”.

E’ a questo punto che lo vedrete darsela a gambe, il marziano: ha capito che sono meglio le guerre stellari.


Le mie prigioni

22877-Ricostruzione_cella_di_SIlvio_PellicoTutte le volte che ho visto un film di ambiente carcerario mi chiedo come si possa temere l’isolamento che almeno ti sottrae  al contatto con ogni tipo di barabba ancor più inferocito dalla detenzione. Insomma datemi qualche libro, qualcosa da sgranocchiare ed evitatemi conversazioni sgradevoli o cretine e sono più contento. Però anche da prigioniero docile, mi sto cominciando davvero a stancare delle idiozie di un governo e di un Parlamento di mentecatti che hanno nel virus e nella paura  l’unica speranza di sopravvivenza dopo averlo usato per svendere il Paese. Mi sto stancando di quella vasta area di ebetini che ignari dell’Armageddon economico e politico cui stiamo andando incontro, se ne stanno tappati in casa a disquisire se andrebbe meglio o peggio con Salvini, con il Pd, con Grillo o con la monaca degli angeli in divisa, ovvero testa di Meloni. E ancora di più mi sto stancando di sedicenti virologi da televisione come Burioni un comune medico chirurgo promosso sul campo, che tirano fuori  le cose più assurde in appoggio a misure detentive palesemente inutili: quello che essi dicono su qualcosa che non conoscono è la più triste dimostrazione del baratro nel quale è sprofondata la scienza col neoliberismo, specialmente quel tipo di scienza meno “dura” e più volta alla pratica che ha un’immediato contatto col sistema. Nel campo della medicina si fa ormai fatica a distinguere una verità da una verità di comodo, un dato reale da una verità che ha il colore dei soldi e della speculazione.

L’industria farmaceutica che è divenuta al contempo la più grande spacciatrice di stupefacenti chimici per sedare le società, controlla e indirizza praticamente tutta la ricerca: da essa arriva l’80 per cento dei fondi dell’Organizzazione mondiale della sanità, ( a parte alcuni “benefattori” come Bill Gates, un miliardo di dollari ovviamente raccolti dalla sua fondazione tra la gente),  da essa dipendono la gran parte dei fondi che sostengono le facoltà di medicina, quelli che tengono in vita le riviste dove si pubblicano le ricerche e fanno testo, controlla le carriere accademiche e ospedaliere, nonché, attraverso il ben noto sistema degli omaggi e degli incentivi anche una buona parte della medicina di base.  Qualunque cosa venga detta non si sa mai quanto abbia a che fare con la salute delle persone e quanto con il peso dei bilanci. Quando un virologo parla e dice le fesserie assurde che sentiamo in questi giorni è come se dicesse una sola accorata parola:  vaccino, vaccino, con le pupille a forma di dollaro, seguendo le linee dell’Immunization 2030 un piano per vaccinare tutti per ogni cose senza alcuna certezza riguardo all’utilità e alle conseguenze sul sistema immunitario, ma con con la certezza di utili colossali perché è ben noto che i vaccini costano poco e vengono testati sugli acquirenti. Certo questo coronavirus, al pari di quello del raffreddore è molto variabile e dunque un vaccino è probabilmente completamente inutile, ma è comunque il santo graal, l’affare del secolo da cui si fa dipendere l’agognata salvezza dal morbo e perciò come Parsifal in camice bianco danno un alibi al governo per continuare la carcerazione del Paese e anzi aizzando a reclusioni ancora più dure se non a vere e proprie deportazioni.  Certo esiste un ricerca di base e di controllo che resiste alle pressioni o che sopravvive ai margini del grande affare, pubblica su Lancet e su riviste indipendenti e ma qui si inserisce il fattore informazione che lascia trapelare solo quanto è funzionale al massimo profitto: così per esempio abbiamo le più grandi preoccupazioni alimentari su questo e su quest’altro, ma voi avete mai letto da qualche parte che l’alcol etilico è una sostanza cancerogena di classe A, ovvero che la sua azione mutagena è rilevante ed è dimostrata con certezza sull’uomo? No di certo, vedete soltanto sommelier che delibano.  Nel nostro mondo non è più tanto importante ciò che si sa, ma ciò che si vuole far sapere ed è anche per questo che le voci che dimostrano l’inutilità delle segregazioni sono silenziate o quelle anche autorevoli che demistificano la pandemia  sono silenziate.

Così gli esperti mentono per la gola oppure sono così stupidi da non capirlo, si rendono profeti di sventura su ciò che sostanzialmente non sanno e arzigogogolano per i loro interessi. Vedete il 14 aprile Apple, insieme a Google e a Facebook, insomma la trimurti  che vuole prendere in carico il controllo della popolazione in nome dei nuovi liberi dittatori del mercato, ha pubblicato i dati aggregati sulla mobilità, sia in auto che a piedi che con i mezzi pubblici  usando quelle informazioni che solitamente vengono utilizzate dai provider di internet e della telefonia per il calcolo del traffico. Ebbene l’Italia è risultato il Paese con la minore mobilità al mondo, il 12 per cento di quella precedente al Covid e questo su tutto il territorio. Il Paese che invece si muove di più, praticamente come prima con un taglio di appena il 5 % è la Svezia. Ora spesso questi dati sono stati pubblicati da siti di straordinaria idiozia ortodossa i quali li considerano come un ottimo segnale. Di che ci si potrebbe chiedere visto che guarda caso la Svezia è anche il Paese con l’ indice di letalità per Covid di gran lunga più basso, oltre 50 volte inferiore a quello italiano che è a sua volta il più alto, ammesso e per niente concesso che i dati propinati quotidianamente dalla protezione civile abbiano una qualche credibilità che poi regolarmente si frantuma presso l’Istituto superiore di sanità.  Dunque la mobilità non c’entra proprio nulla, magari basta avere buoni ospedali, buoni medici e infermieri, buona pratica sanitaria, invece delle macellerie lombarde per avere ragione di un virus debolissimo. Ma d’altra parte la Svezia con i suoi dieci milioni di abitanti, è un mercato marginale per il signor vaccino che servirà, a quanto pare, anche a una schedatura di massa, anzi essenzialmente a quello: per cui si può lasciare che la pressione di paura sia minore. E per le stesse ragioni forse i virologi sono anche meno inclini alla clownerie con pagamento forfettario. Per questo comincio a sopportare a fatica la prigionia, benché secondo tutti i parametri sarei la persona a rischio ideale. Ma non ho affatto paura del virus, ho invece paura di chi finge di combatterlo per combattere ciò che resta della libertà e della dignità.


Il virus della confusione

ponte-morandi-genova3Circa una trentina di anni fa, in piena esplosione dell’Aids alcuni ricercatori proposero di seguire una strada contraria a quella generalmente battuta contro il virus dell’ Hiv: invece di trovare metodi per impedirne la diffusione sarebbe stato forse altrettanto efficace favorirne all’estremo la variabilità in modo da disgregare il ceppo vitale in talmente tante varianti da renderlo innocuo se non per le persone già contagiate per tutte le altre, spezzando il percorso epidemico. Non so se avrebbe funzionato e se questa linea di ricerca sia ancora perseguita riguardo ai virus in genere, ma sta di fatto che la tecnica di mandare tutto in vacca è quella d’elezione quando proprio non si può difendere un sistema che ha portato al crollo di Genova e in generale a uno stato di pericolosa obsolescenza di tutte le infrastrutture del Paese.

Da una parte si strilla che autostrade e ministero ( quello vecchio sbattuto fuori dalle elezioni, particolare seminascosto) sapevamo che i tiranti del ponte erano ormai corrosi dal 10 al 20 per cento come diceva una relazione degli ingegneri Roberto Ferrazza e Antonio Brencich, ora membri della commissione d’indagine del ministero, dunque che la situazione era degradata e che sarebbe stato necessario prendere provvedimenti. Per questo diedero l’ok al progetto di ristrutturazione volante, per così dire, proposto da Autostrade che era comunque qualcosa e non il nulla, ben sapendo che provvedimenti più drastici non sarebbero stati accettati. Se ci riflettesse anche un attimo, cosa alla quale non siamo più abituati, bisogna dire che come possibili corrotti o portatori di conflitto di interessi sono ben strani visto che hanno evidenziato i mali del ponte, senza tacere mulla.  Comunque ora la colpa è tutta loro e non di Autostrade che si è fidata. Dall’altra si fa sapere che l’ingegner Bruno Santoro uno degli ispettori scelti dal ministro Toninelli per formare la commissione d’inchiesta, aveva svolto fino al 2013 lavori per Autostrade, così come è accaduto ad altri due della commissione che da attori di lavori erano diventati diventati in seguito controllori. Si insinua senza dirlo uno scandalo, ma di fatto è pressoché impossibile trovare un ingegnere stradale di qualche competenza che non abbia avuto relazioni di qualche natura con la società che gestisce le autostrade e che l’aver lavorato in quest’ambito in passato e magari  in tutt’altre zone e per tutt’altre cose, non significa di per sé essere sospetti.  Però in questo modo si crea una tale confusione, una tale estensione di responsabilità reali o immaginarie  che alla fine, nonostante la chiarezza quasi solare degli eventi, Atlantia e Benetton verranno salvati proprio dal caos artificiale creato ad hoc nel repentino passaggio dal menefreghismo totale dell’era renzista a questo moralismo supercilioso dell’ultima ora. Chi ci dice infatti chi saranno gli eventuali sostituti dei personaggi in questione? Saranno migliori di quelli che da anni avvertivano dei pericoli del ponte o si preparano a godere della gallina dalle uovo d’oro cascata loro in mano?  La tecnica virale sembra funzionare soprattutto per gli esseri viventi senza testa.

Anche al di là del caso specifico e delle tecniche con le quali la vecchia razza padrona tenta di resistere agli amari frutti  della sua opera giunti proprio mentre stava preparando la riscossa per via finanziaria, diventa perfettamente chiaro tutto l’inestricabile intreccio clientelare e politico – affaristico nel quale è possibile spalmare qualsiasi responsabilità, frazionando e alterando le responsabilità in modo tale che alla fine saranno tutti colpevoli e dunque tutti innocenti. E’ talmente evidente il marciume dal quale siamo circondati che è quasi impossibile non sentirne il lezzo anche quando vengono fornite improbabili bombole d’ossigeno informativo, destinato a mandare tutto in confusione e a favorire la prossima calata della troika. Viviamo in un Paese dove uno dei maggiori partiti, il Pd,  ovvero il centrosinistra a pagamento, invece di pretendere giustizia per le vittime, chiede un’inchiesta della Consob per tutelare gli azionisti di Atlantia. E l’Espresso, giornale del capintesta di questa banda di corrotti, fa le inchieste sulle commissioni di inchiesta nel tentativo di scagionare i responsabili veri, anche se colti con le mani nel sacco, utilizzando il solito tono censorio.


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