flying-saucers-washington-dc-595553Anna Pulizzi per il Simplicissimus

Il senatore americano Rubio, quello che voleva invadere Cuba se eletto presidente, si dice assai preoccupato per i numerosi avvistamenti di ufo sulle installazioni militari a stelle e strisce. “Gli ufo sono una minaccia alla sicurezza nazionale” è la sua dichiarazione testuale e si noti la grettezza di chi argomenta in termini di confini politici anche quando parla di invasioni aliene.

Gli fanno eco i vertici della marina, che confermano il moltiplicarsi di ‘strani oggetti’ che da qualche tempo tengono compagnia ai marinai e si producono in eccezionali virtuosismi aerei. Né mancano le conferme in ambito aeronautico dove, si afferma, a differenza di quanto accadeva in passato i piloti non vengono discriminati se dicono di aver assistito a qualcosa di strano nei cieli, ma anzi sono spesso esortati a fare rapporto su ciò che avrebbero visto. E dato che la sigla Ufo è ormai troppo legata all’idea di visitatori alieni, in ambito militare viene utilizzato il più neutro acronimo Uap, cioè ‘fenomeni aerei non identificati’, visto che almeno ufficialmente essi sono tutto tranne che velivoli in arrivo da altri mondi.

Certo che in periodi come questo, mentre gli americani ed i loro valletti fanno gli spacconi ai confini russi e giocano a provocare conflitti che potrebbero facilmente scappare di mano, è più facile pensare a droni in missione di spionaggio che non agli omini verdi, quand’anche questi fossero qui proprio per assistere alle fasi finali dell’umanità. Però attenzione perché parliamo degli Usa, dove il 70% delle persone non esclude che esistano i fantasmi e il 55% crede vi siano state nel passato civiltà super-tecnologiche sul tipo di Atlantide, mentre si aggirano sui dodici milioni quelli convinti che i rettiliani si nascondano tra noi, naturalmente con intenzioni poco amichevoli. C’è poi anche un buon 25% che non ha dubbi sull’esistenza delle streghe e forse non è un caso se l’ultimo rogo di poverelle accusate di aver intrapreso negozio col demonio avvenne laggiù nel 1692, a Salem nel Massachusetts.

Di tutto ciò gli aspiranti inquilini della Casa Bianca sono consapevoli e difatti è divenuta una costante in campagna elettorale la promessa di svelare presunti ‘fascicoli’ custoditi nelle segrete del Pentagono; lo fece Carter nei lontani anni ‘70, dopo aver ammesso di aver visto un disco volante in gioventù. Anche Reagan fece un’analoga promessa, ma raddoppiò la dose dicendo di aver visto gli ufo in due diverse occasioni, mentre nel corso di un imbarazzante discorso all’Onu sembrò dare per scontato il fatto che gli alieni fossero già in mezzo a noi. Bush sr. invece non promise nulla ma durante un’intervista si produsse nella più lampante delle ammissioni dichiarando che il segreto era d’obbligo giacché “gli americani non saprebbero gestire la verità”.

Nemmeno Obama riuscì a resistere alla tentazione di promettere rivelazioni sul tema, mentre dobbiamo ringraziare Wikileaks ed il suo fondatore condannato a vita, Julian Assange, se possiamo aggiungere alla lista la candidata Clinton, che ai visitatori extraterrestri credeva e ne parlava diffusamente nelle sue e-mail private. Naturalmente nessun presidente ha tenuto fede alle promesse ed è quindi lecito supporre che non vi sia nulla di così sconvolgente da rivelare. Ma se è vero come alcuni sostengono che gli avvistamenti si addensano soprattutto nei periodi di insicurezza collettiva, beh questo è sicuramente uno di quei momenti.

Forse gli ufo non arriverebbero in massa se non avessimo la sensazione di essere giunti tutti quanti alla fine di un qualcosa, di un’epoca, di un mondo, di un pavimento di certezze su cui camminare. Così come nemmeno un virus para-influenzale sarebbe innalzato a vettore di un’epidemia disastrosa se non a cavallo di tensioni escatologiche già presenti da tempo. E che oggi si materializzano nel surriscaldamento senza ritorno dei rapporti internazionali, perché non si mandano ai confini centinaia di migliaia di soldati per poi farli tornare indietro; non si dà il via ad una corsa folle agli armamenti su scala globale per il gusto di sprecare quattrini, né si arriva ad insultare pubblicamente un capo di stato se vi è l’intenzione di lasciare aperto uno spiraglio al rasserenamento. Le prossime settimane ci diranno se una guerra epocale è ancora evitabile o se non vi è alcuna volontà di evitarla. Di certo possiamo dire che al di là dei guai che combiniamo e della colpevole acquiescenza con cui li viviamo, non abbiamo perso il vizio di osservare il cielo illudendoci che all’ultimo momento arriverà qualcuno per salvarci dalla nostra idiozia.