Si è visto mille volte nel corso della storia documentata che la debolezza venisse nascosta da esibizioni di forza, ma l’evo contemporaneo sta sostituendo questo strumento vecchio quanto il mondo, con l’esibizione di stupidità che peraltro non viene ormai percepita come tale. Ieri Trump ha giustificato il suo rifiuto di intervento contro gli Houti che stanno facendo fuggire la truppaglia saudita con una frase che ha dell’incredibile: “Gli Houthi ci hanno contattato. Non vogliono combattere con noi. Ce l’hanno fatto sapere. Non vogliono che li attacchiamo. Preferirebbero di gran lunga non essere coinvolti e lasciano passare la maggior parte delle navi. C’è solo un Paese con cui non sono molto contenti”. Mi piacerebbe sapere chi sarebbe contento di essere attaccato e che cosa ne è della potenza americana se basta che qualcuno chieda di non essere aggredito perché Washington desista. E soprattutto mi piacerebbe sapere chi può prendere sul serio queste parole.
La verità è che Washington si è resa conto che un altro conflitto finirebbe per consumare le scorte di missili di attacco adesso necessarie contro l’Iran, probabilmente senza ottenere risultati significativi, come del resto è accaduto durante le due campagne navali organizzate negli ultimi due anni che non hanno ottenuto alcun risultato salvo qualche strage di civili comme d’habitude a cui è seguito solo il mesto abbandono della flotta a stelle e strisce, chiaramente sconfitta. E adesso le forze americane nell’area sono molto più deboli rispetto a quando ci si illudeva di poter facilmente avere ragione degli Houti. In cambio però il rifiuto di aiutare l’Arabia Saudita, dopo che essa è stata indotta ad attaccare Ansar Allah dalla stessa Washington, tanto per creare un diversivo, sta disegnando un panorama catastrofico per i piani americani in Medio Oriente. La campagna militare saudita non poteva andare peggio di così e la riattivazione di questo fronte non è più un fatto secondario negli assetti mediorientali.
L’aver colpito in maniera catastrofica l’export saudita di oro nero, causando una considerevole riduzione delle entrate petrolifere di Riad, così come l’Iran ha fatto con quella di altri Stati del Golfo, potrebbe indurre a un ritiro dei giganteschi investimenti negli Usa. Ciò avrebbe un impatto negativo sull’economia americana e sui tassi di interesse, quindi non è chiaro se il governo statunitense consentirà tali vendite di asset. Ma se per caso lo facesse, la credibilità dell’America come destinazione affidabile per gli investimenti subirebbe un colpo fatale. Le banche che si rifiutano di restituire il denaro ai propri depositanti hanno non poche difficoltà ad attrarne di nuovi. Alla fine le contraddizioni di un debito stratosferico e di una moneta che vorrebbe imporsi come quella universale vengono finalmente a galla: avrebbe dovuto farlo sin da quando Nixon abbandono la convertibilità in oro del dollaro, ma ciò non avvenne anche perché la credibilità militare degli States era ancora intatta, nonostante il Vietnam. Ad ogni modo è fin troppo chiaro, a questo punto, che le petro -monarchie dell’area hanno tutto l’interesse ad accettare questa realtà e risolvere i loro conflitti sia con l’Iran che con gli Houthi dello Yemen, alleati dell’Iran. Alla faccia di Washington e di Tel Aviv che rischiano di uscire da questo folle tentativo imperialistico con le ossa rotte.
La stessa amministrazione americana che è riuscita speculare sui mercati e a tenere artificialmente bassi i prezzi cartacei del Brent, ma non quelli reali, si trova oggi con un’inflazione galoppante e prezzi di 177 dollari al barile per la benzina e 250 dollari al barile per il diesel, il che alla pompa si traduce in sei dollari al gallone per il gasolio, carburante sul quale si basa l’economia industriale. Ma agli epocali errori commessi la Casa Binaca ritiene di poter rispondere con delle idiozie. Anche questo è un segno dei tempi che ormi galoppano invece di trottare.


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E’ prevedibile, con la riduzione del consumo di petrolio, che ne beneficierà l’ambiente, con una riduzione dell’inquinamento, anche se non della CO2!
Arrivi , ti danno 32.000. euri se te ne vai . Se non e’ un affare questo !
https://www.rainews.it/articoli/2026/09/la-svezia-va-al-voto-urne-aperte-e-esito-incerto–406a8041-e09f-4cfd-b2d9-709ac4eb44f8.html
Stamattina ho condiviso la cronologia della storia dello Yemen… Questo paese è anche chiamato la Terra delle Guerre Croniche.
Situato nel cuore dei commerci di questa regione, la Gran Bretagna sionista, che per secoli ha combattuto guerre dirette e indirette contro gli Ottomani, ha applicato la stessa politica degli stati satellite utilizzata in Grecia per impedire ai musulmani sunniti della penisola arabica di prendere il potere, mandando i loro leader in esilio in Giordania.
Li hanno sostituiti con sauditi wahabiti che si sono alleati con i sionisti.
In altre parole, hanno affidato la guerra contro lo Yemen ai sauditi. È così chiaro.
L’attuale Regno di Giordania è il paese di quel re esiliato e pentito che in seguito ammise di aver combattuto contro gli Ottomani.
Chiunque abbia un minimo di buon senso sa che combattere in questa terra di guerre croniche non porterà a nulla. Gli Stati Uniti stanno agendo astutamente.
Lasciamo perdere questo argomento per ora. _____________________________________
UN’ALTRA DOMANDA MI VIENE IN MENTE? _____________________________________
Mi chiedo, se Trump non si fosse impadronito del petrolio del Venezuela, ora potrebbe mostrare il dito medio ai sauditi?
Potrebbe rivolgersi agli inglesi con tanta condiscendenza, basandosi sulle riserve auree venezuelane?
Eppure, non è certo; forse è solo una finta lite, quella che qui chiameremmo una “lite tra pescatori”.
Proprio come l’unità sunnita formatasi sotto la guida wahabita, ora chiamata la NATO del Medio Oriente…
Mi ricorda il CENTO, formatosi negli anni ’50 e ’60. Turchia, Iran, Pakistan, Afghanistan… Da dove a dove???
E che tristezza vedere personaggi e loro fedeli adepti mondo dissenso italico… celebrare Trumpappà come genio assoluto di politica ed attendere fiduciosi tale profeta arrivi a liberarci… da sè stesso!…!!…https://ilgattomattoquotidiano.wordpress.com/
fantastik.. 🙂
” Il New York Times afferma che il presidente americano Donald Trump ha accusato il presidente ucraino Volodymyr Zelensky per l’aumento dei costi energetici, in particolare del gasolio…
… Sempre secondo il New York Times: gli Stati Uniti sono responsabili degli attacchi con droni contro siti energetici sul territorio russo e contro le petroliere che esportano energia russa all’estero.
Spesso avverto sui continui teatrini politici che vengono messi in scena per manipolare l’opinione pubblica e su quanto poco abbiano a che fare con la realtà.
Sappiamo che gli Stati Uniti sono responsabili degli attacchi in tutta la Russia, che mirano alla produzione e all’infrastruttura di stoccaggio di energia. Questi attacchi non potrebbero essere realizzati senza l’intelligence, la sorveglianza e il riconoscimento forniti dagli Stati Uniti, proprio come gli Stati Uniti sono responsabili della guerra in Medio Oriente, che sta paralizzando le esportazioni di energia dell’intera regione. Tutto questo è fatto deliberatamente per rafforzare la supremazia energetica degli Stati Uniti, a scapito del mondo multipolare in crescita, ma anche a scapito dell’opinione pubblica americana/occidentale.
A questo servono i “preposti” (Zelensky/l’Ucraina): assorbire le critiche, mentre gli interessi americani traggono vantaggio, che si tratti di supremazia energetica o di indebolimento dei bersagli degli interessi statunitensi.
ciò che non rappresenta è una sorta di “divisione” tra gli Stati Uniti e l’Ucraina – che, nella sua forma attuale, è stata creata dagli Stati Uniti per servire gli interessi americani e che dipende al 100% dagli Stati Uniti per la sua stessa esistenza.”
Il fatto che gli Stati Uniti fingano di “abbandonare” i propri “alleati” permette ai propri alleati di giustificare maggiori spese militari e un coinvolgimento più diretto in ciò che sono e sono sempre state guerre e conflitti per procura degli Stati Uniti, in Ucraina, in Iran/Yemen/Libano e persino nella regione dell’Asia-Pacifico.
Nel frattempo, in mezzo a tutte queste presunte “divisioni”, il flusso di armi e munizioni americane verso questi paesi continua, contribuendo collettivamente a sostenere ciò che sono le guerre degli Stati Uniti…”
Tutto cambia perché niente cambi.
Teatrino kabuki
Qualcuno nei giorni scorsi qui, scriveva che il diesel arriverà a 3 euro al litro.
Non solo non sbagliava, ma forse erano teorie troppo rosee.
A livello politico, alle elezioni italiane, tedesche e in tutta Europa, è facile pronosticare sconvolgimenti elettorali in stile ADF – anche se in Italia non si vedono partiti degni – ma ciò non toglie che gli italiani, questa volta non potranno reggere per molto.
Pertanto, non sarà un autunno e inverno tranquillo a livello di manifestazioni.
Serve un cambio di passo europeo e meno stronze alla von der Truppen, ma un disegno fatto di trattative con la Russia e Cina per tornare ad avere energia a un prezzo ragionevole e sganciarci economicamente dagli USA. Primo tra tutti, un no secco al 5% del pil a Washington. L’alternativa è correre come una locomotiva impazzita senza freni contro la stazione d’arrivo: la guerra a Mosca
La foto di cinque compagni di merende , che tra un po saranno inchiappettati dalla realta nuda e cruda dei mercati .
Mi dispiace per quei popoli che dovranno ancora subire le azioni di questi arroganti .