Se per caso uno dei tanti governi neoliberisti che si sono succeduti per vent’anni sotto sigle diverse, avesse deciso che il livello di reddito entro il quale non si pagano  tasse fosse di 15.000 euro l’anno  – e non quegli 8500 che segnano la vergogna fiscale di un sistema sistema che fa pagare meno tasse ai ricchi e più ai poveri – di certo non avrebbe potuto dire tout court  di aver eliminato le tasse. Eppure il governo Meloni dopo aver esentato dal bollo auto, per il solo 2027, le auto sotto gli 80 kw di potenza – livello raggiunto e superato anche da numerose utilitarie –  ha asserito ha diffuso la buona novella dicendo di aver eliminato il bollo, “una delle tasse più odiate dagli italiani”. Un mezzuccio propagandistico da bancarellai, che nasconde il fallimento totale di un governo che si era presentato come scudo degli interessi del Paese.

Non saprei dire se qualcuno abboccherà all’amo perché che c’è troppa confusione in giro: ieri ho visto un manifesto in cui si asserisce “noi andiamo a piedi”  come mezzo per contrastare il caro carburante. Si tratta di persone che vivono in un mondo parallelo nel quale vengono del tutto ignorate le cause strutturali degli aumenti delle materie prime e pensano che le multinazionali del petrolio si mettano paura di marginalissime e temporanee cadute di consumo, in un Paese irrilevante. Anche qui siamo alla bancarella della propaganda e alla bancarotta della politica che procede inarrestabile tra i diktat della finanza e il  populismo più becero in funzione elettorale.

Si tenta tenta di nascondere o di non vedere la realtà: la necessità di restituire il famigerato Prrn, che si è volatilizzato in cazzate a pioggia, l’aumento delle spese militari per obbedire sia Bruxelles che a Trump che alla Nato, i vincoli di bilancio della Ue di cui Francia e soprattutto la Germania si fanno un baffo, grazie ad elaborati trucchi contabili, mentre noi obbediamo senza se e senza ma, rendono di fatto impossibile una consistente riduzione delle entrate di bilancio, anzi ne richiedono un aumento. Se poi si tiene conto che ormai la domanda di diesel, cruciale per i trasporti, ha superato le capacità di raffinazione perché è venuto meno quello prodotto nell’area del Golfo, rischiando di far saltare tutta una complessa e delicata filiera che parte dal pozzo per arrivare alla pompa, ci si può rendere conto che per uscirne occorre ribaltare come un calzino tutti fondamentali  su cui ci siamo basati negli ultimi trent’anni in posizione genuflessa. Per chi non lo avesse capito siamo già a piedi.