Pochi si rendono conto che tutto ciò che si sta facendo nell’ambito di Net Zero, costituisce in realtà a uno straordinario aumento della richiesta di energia e che tale aumento – stante l’inaffidabilità delle fonti cosiddette rinnovabili – lascia di fatto intatta la produzione da combustibili fossili, anzi finirà per aumentarla. Prendiamo le auto elettriche: sulla carta sembrano una buona soluzione perché dopotutto i loro motori elettrici hanno una efficienza intorno al 95% contro il 45% dei motori termici. Ma pare che siano in pochissimi a sapere dell’esistenza della dispersione: le perdite di diversa natura, sia di trasporto che di trasformazione che si verificano sul percorso che va da una centrale alle batterie e poi ai motori elettrici dell’auto, è tale che una buona parte di questa energia viene perduta, come avrebbe potuto spiegare agli ignoranti volontari contemporanei James Clerk Maxwell già alla metà dell’Ottocento. Se poi ci si mette che si tratta di auto più pesanti, che la realizzazione delle batterie è particolarmente energivora per arrivare a un calcolo banale, sorprendente e ovviamente accuratamente nascosto: le auto elettriche sono globalmente meno efficienti di quelle termiche.

C’è tuttavia un campo nel quale non si discute nemmeno e sono di data center necessari alla gestione dell’Intelligenza artificiale. Essi assorbono una straordinaria quantità di energia  e devono funzionare notte e giorno, con il sole o senza, con il vento o senza, quindi la generazione da carburanti fossili è inevitabile, visto che quella nucleare, almeno quella generata da piccole centrali è comunque qualcosa che richiederà decine di anni. Infatti negli Usa si sta pensando a generatori a gas per sostenere gli spaventosi assorbimenti di energia di questi nodi informatici. Secondo una nuova previsione di BloombergNEF , entro un decennio i soli data center negli Stati Uniti consumeranno più gas naturale della maggior parte dei Paesi. Così il consumo di gas per questo scopo arriverà, sempre secondo Bloomberg ai 500 milioni di metri al giorno. In pratica più del consumo complessivo di molti Paesi con l’esclusione di Cina, Russia, Iran.

Data l’incertezza su come si evolverà il boom dell’intelligenza artificiale nel prossimo decennio e soprattutto dimenticando che la Cina sta realizzando sistemi di IA che hanno prezzi dieci volte più bassi di quelli americani, con prestazioni comparabili e per certi versi anche migliori, le stime possono contenere dei margini di errore, ma sulla base dei progetti che sono in campo, è possibile, anzi assolutamente probabile che la produzione Usa non ce la faccia a sostenere questo aggravio, aggiunto alle maggiori esportazioni, soprattutto verso l’Europa, di Gnl. Ad ogni modo gli analisti avvertono che “il decennio del gas a basso costo sta per finire” e che anzi si scatenerà una lotta senza quartiere per accaparrarsi il gas naturale. 

Insomma dopo tanta retorica, proveniente e comunque sostenuta dai medesimi potentati che gestiscono l’IA, ecco che i consumi di combustibili fossili tornano ad aumentare e in maniera vertiginosa con il relativo aumento dei prezzi. Forse tutto questo non è molto intelligente, soprattutto se si pensa a come viene trattato in maniera ipocrita l’argomento, con titoli patetici tipo “l’intelligenza artificiale dona nuova vita al gas”, come se fosse un reperto archeologico, mentre per esempio in Italia rappresenta il 51% della produzione. Ma sembra che non si possa mai uscire da una narrazione tendenziosa nella quale ogni realtà viene stravolta.