Com’è noto l’altro giorno un drone russo ha distrutto la motrice, ma solo quella, di un treno sul quale viaggiava uno degli individui più repellenti che esistano sulla faccia della terra, ovvero il grasso, molliccio e sudaticcio Boris Johnson, l’uomo che da sempre ha impedito la pace in Ucraina, il santo protettore di una strage infinita. Un vero peccato che l’ordigno russo non lo abbia centrato, anche se i passeggeri del treno hanno vissuto uno spavento terribile. E immaginate, si è impaurito persino un italiano, cosa evidentemente così rara e così ineducata da parte dei russi che ha fatto indignare i giornaloni, nostrani che a quanto pare hanno Wall Street come padrone anche se in qualità di appendici pendule, sì, proprio come quelle cose che sappiamo. E si fanno riconoscere per tali in maniera inequivocabile.
Ci sarebbe però da chiedersi come mai la Gran Bretagna, ormai del tutto priva di un credibile ruolo internazionale, con una flotta che naviga perennemente in cantiere, debiti alle stelle e una manciata di uomini a disposizione, sia il Paese che alimenta una strage insensata, con un accanimento che ha del mostruoso e del patetico assieme. Ma la cosa si spiega facilmente: l’Inghilterra in particolare è uno dei poli che sta conducendo la battaglia senza esclusione di colpi in una vasta porzione del pianeta. Il conflitto a cui assistiamo nella vana speranza di non esserne coinvolti direttamente, deriva infatti dallo scontro tra due sistemi di governance, che poco hanno a che vedere con la democrazia o l’autocrazia, ma con il sistema di mercato e di libero scambio, divenuto politico proprio a Londra e i sistemi nazionali che sono invece (o forse bisognerebbe dire sono stati, in riferimento all’Europa) tipici di altri Paesi, come Russia, Cina, Italia, Germania o Francia, tanto per fare qualche esempio. Il primo sistema estrae ricchezza e la concentra nelle mani di un’oligarchia finanziaria e dei suoi maggiori clienti aziendali. Il libero scambio implica la rimozione di tutte le barriere alla libera circolazione dei capitali a livello mondiale, sempre alla ricerca dei massimi rendimenti possibili. Qualsiasi costo che riduca i rendimenti del capitale deve essere drasticamente ridotto: spesa sociale, welfare, scuola, assistenza sanitaria. Infatti, nell’ambito del sistema di libero scambio, le nazioni sono obbligate a competere per i capitali di investimento deprimendo sistematicamente salari, sicurezza del lavoro, pensioni, servizi sanitari e istruzione. Pertanto, il sistema di libero scambio di origine britannica, si configura come una corsa al ribasso e di fatto si sovrappone a un sistema colonialista che non tollera opposizioni e richiede sottomissione, che si tratti di Cuba, Venezuela, Russia, Cina, Corea del Nord, Yemen o Iran o anche dei vecchi prigionieri illusi come gli europei.
Nell’altro sistema, quello che chiameremo nazionale, tanto per intenderci, si mira a stimolare la produzione interna, ad accumulare capitali in patria e a investirli nello sviluppo della società, nelle infrastrutture, nell’istruzione, nella ricerca, nell’innovazione, nella cultura e in altri ambiti che elevino il tenore di vita e la qualità della vita del Paese. Questo è lo scontro reale che vediamo in atto. Come postilla politica potremmo dire che, in questa cornice, la cosiddetta destra semplicemente non esiste più, non essendo che neoliberismo di mercato con appena una spruzzata superficiale di interesse nazionale che è solo uno specchietto per le allodole, anzi per la “ggente”. La sinistra dal canto suo non riuscendo a comprendere che le stesse cose acquistano significati diversi a seconda del contesto e delle epoche, rimugina ancora sul fatto che il capitalismo nella prima metà del secolo secolo scorso si è servito dei sentimenti nazionali per contrastare le lotte sociali e non riesce a vedere come invece oggi trovi proprio negli stati nazione il suo avversario e nel globalismo la sua acqua. Il suo nemico non è più lo stato borghese di cento e passa anni fa, ma lo stato sociale che ne è poi nato dopo la tragedia delle guerre mondiali. Mi chiedo come sia possibile un simile equivoco.
Qui il discorso si farebbe lungo, ma possiamo capire benissimo come sia proprio il governo di Sua Maestà delle shampiste, ad essere quello che accanitamente vuole la distruzione della Russia, ovvero della nazione più forte, almeno militarmente, del fronte avversario. Questa cricca di degenerati è disposta anche alla guerra nucleare pur di non cedere all’evidenza e se fossi in Boris Johnson non sarei così sicuro di averla scampata.


RSS - Articoli


https://www.globalresearch.ca/road-armageddon/5940526
TRUE STORY BY THEMSELVES
LA STRADA VERSO L’ARMAGEDDON
Di Dr. Paul Craig Roberts
Analisi approfondita:
IRAN: LA PROSSIMA GUERRA?,
RAPPORTO SULL’UCRAINA [stampa]
Il mondo si trova ad affrontare due fronti di guerra principali, entrambi in espansione e con il rischio di sfuggire al controllo.
L’Ucraina è uno strumento nelle mani di Washington nella guerra dell’Occidente contro la Russia, una guerra che si è spinta in profondità all’interno della stessa Russia, ben oltre il fronte del Donbass.
Paesi NATO come Germania e Gran Bretagna sono apertamente coinvolti nel conflitto contro la Russia, così come gli Stati Uniti. Germania e Gran Bretagna producono i droni a lungo raggio che l’Ucraina utilizza con il sistema di puntamento di Washington per attaccare le produzioni petrolifere russe, le raffinerie e i depositi energetici in Russia, nonché aeroporti, abitazioni civili, scuole e turisti.
Il presidente russo si rifiuta di riconoscere questi attacchi come atti di guerra e li definisce “azioni terroristiche”. Putin finge che il conflitto sia semplicemente una “operazione militare speciale” circoscritta all’Ucraina, nel Donbass.
L'”operazione militare speciale” è in corso da 4 anni e mezzo, durante i quali altri due paesi sono entrati nella NATO e si sono schierati contro la Russia.
Altri membri della NATO hanno cambiato le proprie politiche e hanno annunciato la disponibilità ad ospitare le armi nucleari di Washington sul proprio territorio al confine con la Russia.
I paesi della NATO parlano apertamente di prepararsi a una guerra contro la Russia entro tre anni.
Tutti i sistemi d’arma che Washington e i membri della NATO avevano dichiarato di non voler inviare sono stati invece inviati in Ucraina. I colloqui di pace tra Russia e Trump non hanno portato a nulla, ma Putin continua a crederci. Zelensky ora minaccia, con i suoi droni tedeschi e britannici, di chiudere lo spazio aereo russo ai voli commerciali. La Russia sta combattendo contro un alleato dell’Occidente – l’Ucraina – non contro un nemico occidentale. L’Ucraina è coinvolta nel conflitto solo a causa del sostegno e dell’istigazione dell’Occidente.
Ovviamente, la Russia si trova in un conflitto esistenziale. C’è un limite a quanto a lungo la Russia può negare la realtà, e quando quel limite viene raggiunto, è probabile che la Russia si trovi con le spalle al muro, nel qual caso verranno utilizzate le armi nucleari russe.
In Medio Oriente l’Iran non è impegnato contro il suo nemico, ma contro il suo alleato – Washington – e contro Israele.
Quindi abbiamo due guerre in cui a subirne le conseguenze sono gli alleati, non i responsabili. Poiché questo favorisce i responsabili, che non ne pagano le conseguenze, i conflitti possono continuare fino a diventare ingestibili.
Ci troviamo di fronte all’enorme autoinganno di Russia e Iran. La Russia sta combattendo contro l’Ucraina, un tempo parte della Russia, non contro Washington e la NATO. L’Iran sta combattendo contro Washington, non contro Israele, di cui Washington è un burattino.
Quindi abbiamo due paesi sotto attacco, nessuno dei quali affronta il proprio vero nemico. È uno scenario perfetto perché la situazione sfugga di mano.
Detto questo, chiedetevi ora perché gli Stati Uniti sono in guerra con l’Iran. Sappiamo perché Washington è in guerra con la Russia. La Russia è una potenza emergente che limita l’egemonia di Washington sul mondo e, pertanto, ne ostacola l’attuazione. La dottrina di politica estera americana – la Dottrina Wolfowitz – afferma che lo scopo principale della politica statunitense è impedire l’ascesa di qualsiasi Paese che possa porre un freno all’unilateralismo di Washington.
Russia e Cina sono ovviamente potenze mondiali, ma perché Washington si preoccupa dell’Iran, che non lo è?
La risposta è che l’Iran ostacola l’agenda sionista israeliana del Grande Israele, che definisce il territorio dello Stato israeliano dal Nilo al Pakistan.
Per tutto il XXI secolo Washington ha lottato per il Grande Israele. Questo era lo scopo dell’11 settembre: un complotto interno dei neoconservatori sionisti americani per produrre la “nuova Pearl Harbor” necessaria agli attacchi di Washington del XXI secolo, che hanno distrutto non i “sette paesi in cinque anni” previsti, ma ben tre di essi – Iraq, Libia e Siria – in 25 anni, con l’attuale attacco all’Iran in corso. Si tratta di un enorme sforzo bellico per Israele.
Quello che ho presentato è la verità. Ma in America e in Europa occidentale non si genera né è possibile alcuna consapevolezza o discussione di questa verità.
La potente lobby israeliana ha etichettato come antisemita qualsiasi verità sfavorevole all’espansione israeliana. A meno che non siano in pensione, nessun professore, analista di politica estera, funzionario governativo o studente può sopravvivere all’etichetta di antisemita. Il potere delle autogiustificazioni israeliane per guerre e genocidi è straordinario. In Israele vivono solo 7,7 milioni di ebrei; eppure controllano il dibattito sulla violenza di cui sono essi stessi responsabili.
*****************
Paul Craig Roberts è stato Sottosegretario al Tesoro durante l’amministrazione Reagan, redattore associato e editorialista del Wall Street Journal, primo editorialista esterno di Business Week, editorialista dello Scripps Howard News Service, collaboratore della pagina editoriale del Los Angeles Times e editorialista dei principali quotidiani francesi e italiani, nonché di Creators Syndicate a Los Angeles.
Collabora regolarmente con Global Research
Ricerca globale, 15 settembre 2026
Regione: Europa, Medio Oriente e Nord Africa, Russia ed ex Unione Sovietica, Stati Uniti
Tema: Agenda di guerra USA-NATO
Analisi approfondita:
IRAN: LA PROSSIMA GUERRA?,
RAPPORTO SULL’UCRAINA [stampa]
Questo articolo è stato originariamente pubblicato sul blog dell’autore.
Paul Craig Roberts è stato Sottosegretario al Tesoro durante l’amministrazione Reagan, redattore associato e editorialista del Wall Street Journal, primo editorialista esterno di Business Week, editorialista dello Scripps Howard News Service, collaboratore della pagina editoriale del Los Angeles Times e editorialista dei principali quotidiani francesi e italiani, nonché di Creators Syndicate a Los Angeles.
Collabora regolarmente con Global Research
Articoli di: Dr. Paul Craig Roberts Informazioni sull’autore: Paul Craig Roberts, ex Sottosegretario al Tesoro degli Stati Uniti e redattore associato del Wall Street Journal, ha ricoperto numerosi incarichi universitari. Collabora frequentemente con Global Research. È possibile contattare il Dr. Roberts all’indirizzo http://paulcraigroberts.org
Boris Johnson e il suo team sono stati il Primo Ministro più INCOMPETENTE della storia britannica. Non lo dico io. Lo ha detto Lord Mark Sedwill, Presidente della Camera dei Lord e principale consigliere dei Rothschild. Lo ha detto lui, e Boris si è dimesso.
Era tutta una messinscena; forse il vero capo, venuto a conoscenza delle intenzioni dei russi, ha mandato il povero Boris come carne da cannone.
Se Boris fosse stato colpito, sarebbe stato un eroe, ma è sopravvissuto. Netanyahu è forse diverso da Boris?
Non dimenticherò mai: rischiando la vita, rimandando un intervento a cuore aperto, volò in Marocco per ordine del suo Lord, consegnando al Re del Marocco una mappa preparata dai suoi superiori che mostrava il Sahara Occidentale entro i confini marocchini. La situazione era URGENTE. Il primo vertice dei BRICS stava per iniziare.
Permettetemi di ricordarvi che il Sahara Occidentale è una delle regioni leader a livello mondiale per riserve di uranio. Più ricco del Mali…
Non ci sono persone reali coinvolte in questa storia… Sono tutti solo comparse… Anche Trump, come un pappagallo…
Secondo le notizie che ho letto, il treno colpito non era quello su cui viaggiava Boris Johnson. Era la locomotiva del treno che trasportava i “leccapiedi” che lo seguivano…
Putin è un uomo astuto, non si lascia provocare…
Complimenti per l’articolo.
Quella oloturia ripugnante dell’ex primo ministro inglese, pensavo fosse a giacere in qualche dimenticatoio reietto, dopo i danni e le figuracce rimediate durante il suo mandato. Ingenuamente, lo ammetto, ne ero convinta. Per dire il vero, lo avevo completamente dimenticato. Invece, eccolo spuntare tra altri non meglio identificati emissari di cazzate oscure per conto della coglionaggine UE. È pur vero che gli escrementi restano a galla e non affondano mai, soprattutto in politica. In Italy ne abbiamo numerosi esempi, con incarichi molto redditizi.
Meno male che hanno colpito la motrice, mi sarebbe dispiaciuto che persone potessero rimetterci la vita.
Certo, non avrei speso una lacrima per Boris, individuo repellente
Non solo repellente ma anche pervertito. Durante la pandemenza nei palazzi di potere si dedicava a fare orge e al popolo consigliava di stare a casa.