In questo post voglio semplicemente mostrare cosa si pensa non appena si varcano i confini dell’Occidente, che non sono tanto fisici, quanto piuttosto mentali, frutto di un’auto mitologia che sfiora ormai la schizofrenia. Kishore Mahbubani, ex ministro degli Esteri di Singapore, carica che ha ricoperto per molti anni, ex presidente del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e ora analista di spicco presso l’Asia Research Institute della National University of Singapore, ha scritto un articolo il cui sottotitolo è L’Occidente è diventato una civiltà solitaria e narcisista. Non è certo una sorpresa, se appena ci si pensa: persino nei rapporti personali possiamo notare la crescita un patologico solipsismo e egoismo stirneriano ormai privo di etica, se non quella modaiola che, ad onta della narrativa corrente nei negozi di manicure, pedicure e ambiti accademici, coinvolge sia gli uomini che le donne, quindi a maggior ragione le stigmate di questa antropologia del declino si rivelano a livello geopolitico.
Ecco cosa dice Mahbubani: “Il nostro mondo è pieno di divisioni. Eppure, la divisione più grande è quella tra il 12% della popolazione mondiale che vive in Occidente e l’88% che vive al di fuori di esso. Quando l’Occidente si guarda allo specchio, si vede come la civiltà più virtuosa del pianeta, che si prende cura dei propri cittadini e, con generosità e altruismo, rende il mondo un posto migliore. E quando il resto del mondo guarda all’Occidente, vede una civiltà violenta e con la mano facile sul grilletto, che ha ucciso più innocenti in guerre inutili di qualsiasi altra civiltà negli ultimi decenni”.
Purtroppo, i dati non mentono. Dalla fine della Guerra Fredda, quando ci si aspettava che il mondo beneficiasse dei dividendi della pace, l’Occidente si è immischiato in una serie di disavventure. I risultati sono stati disastrosi. Il progetto “Cost of War” della Watson School of International and Public Affairs della Brown University (dunque una fonte non sospetta, ndr) ha stimato che almeno 940.000 persone sono state uccise direttamente dalla violenza nelle guerre successive all’11 settembre, tra il 2001 e il 2023, e altre 3,6-3,8 milioni di persone sono morte indirettamente a causa di cause secondarie come malattie, malnutrizione e così via. Tutte queste guerre sono state iniziate dall’Occidente.
In realtà questi numeri sono il minino sindacale e sono già ampiamente superati perché da allora ci sono da annoverare le stragi di Gaza che ancora non finiscono, la vicenda siriana, almeno un milione di morti in Ucraina, l’aggressione all’Iran e le numerose sanzioni che spesso significano povertà e morti indirette. D’altra parte il solipsismo occidentale ormai pervasivo delle comunità e delle persone, non permette di sviluppare un vero senso di responsabilità, ma solo di simularlo, esattamente come quelle regole che valgono per gli altri, ma non per chi le fa e le vuole imporre. Alla fine tutto crollerà perché tutto questo non è più sostenibile, perché gli stessi muri portanti di un certo mondo sono diroccati.


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