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Accoglienza in Sala d’aspetto

sala Anna Lombroso per il Simplicissimus

Una sala di Palazzo Marino piena all’inverosimile, e tante persone in coda nella speranza di poter assistere all’incontro di  Mimmo Lucano con  la città e cui ha partecipato  il sindaco Beppe Sala che ha accolto l’ospite dicendo: “Mimmo, Milano è con te”. Un’occasione, per Sala, scrive la Repubblica, per parlare di immigrazione: “I sindaci fanno la loro parte, a Milano la nostra regola è quella di accogliere e in questo noi sindaci siamo soli. Da Milano stiamo facendo sentire la nostra voce, dicendo che i tempi sono troppo lunghi per decidere sulle richieste di protezione internazionale. Non si dica che i 35 euro al giorno sono messi solo per dare da mangiare, perché servono anche per l’integrazione e il lavoro. Mimmo ha fatto quello che avrei fatto io. La giustizia farà il suo corso, ma io al posto suo avrei fatto le stesse cose. La sua storia insegna molto”.

E speriamo perché lui deve aver avuto le sette malattie o deve aver marinato la scuola proprio nelle ore dedicate alla materia non più meritevole di tema in classe. La sua città nel passato è stata un modello di emarginazione e segregazione di immigrati venuti dal Sud, e non incolpiamolo altrimenti sarebbe responsabile anche degli incendi di rifiuti nell’hinterland, magari pure del malaffare intorno all’Expo, forse addirittura delle operazioni immobiliari speculative quasi  come la Raggi delle buche di Roma.

E per venire oggi è la capitale morale dove è buona abitudine delle forze dell’ordine organizzare repulisti in armi delle zone intorno alla stazione, dove gli immigrati vengono spinti verso aree già degradate che diventano teatro di guerre a bassa intensità tra poveri, che il destino di segregazione ed emarginazione accomuna stranieri e nativi, grazie a una politica di “sviluppo e valorizzazione” intenta ad espellere i residenti confinandoli in una periferia sempre più allargata per far posto a speculazioni in grande stile, con il marchio doc di sceiccati, cupole immobiliari e cementiere.

E se non si dimostra particolarmente accogliente con gli stranieri, salvo quelli che arrivano in aereo privato dal Qatar,  è più ospitale con gli aborriti  nei fascisti, non solo sotto forma di leghisti al governo della regione oltre che del Paese dove è stato loro concesso di adottare nuove leggi razziali delle quali sembriamo accorgerci solo oggi, ma anche in veste di festosi nazi cui di  volta in volta vengono  accordate piazze per festival rock e sagre paesane alla moda di Predappio, cimiteri monumentali, biblioteche per celebrare disdicevoli pedagogie e misticismi aberranti da Evola a Ramelli, guardati con tolleranza quando non con invidia per via del loro radicamento popolare e spesso invitati a improbabili contraddittori con forze  progressiste.

Ma perché stupirsi della volonterosa solidarietà del sindaco Sala espressa per il collega promosso ad eroe della disubbidienza quando si dovrebbero percorrere invece le strade dell’ubbidienza al dettato costituzionale, esigendo da un Parlamento eletto ancorché attraverso elezioni fortemente condizionate da regole non democratiche, di non votare misure infami (come quando il Pd ha appoggiato gli articoli sulla vendetta privata, come quando i 5Stelle appoggiano i decreti sicurezza e ordine pubblico) o utilizzando lo strumento referendario di  cancellarle.

Non si dirà mai abbastanza che questa forma che sta assumendo l’antifascismo ( ne ho scritto recentemente qui: https://ilsimplicissimus2.com/2018/09/28/fascimo-malattia-senile-del-capitalismo/) è foriera di inganni continuati, se finge che il nemico, il lupo feroce incarnato da un impresentabile in qualsiasi consesso civile, si contrasti condannando perlopiù da tastiere  remote, teatrini della propaganda e editoriali schizzinosi, così come è stato condannato e largamente liquidato quello di prima assecondando una legenda revisionista e pacificatrice che ne ricorda razzismo, xenofobia e repressione degli oppositori come incidenti di percorso che i più non sapevano intenti a sbarcare il lunario e a prendere treni in orario per raggiungere paludi bonificate, per omettere la complicità diffusa e l’acquiescenza di troppi a un ceto dirigente di  banchieri criminali, dirigenti corrotti, amministratori ladri, speculatori avidi e  burocrati  ottusi,  giornalisti servitori del potere finanziario, i soliti addetti ai lavori di un regime completamente asservito al potere capitalistico. Allora come oggi.

E lo credo che siamo tutti – a cominciare da esponenti di primo piano della categoria molto popolata di chi declina responsabilità personali come collettive, di chi sfodera una pretesa di innocenza magari da esili dorati dai quali guarda con il freddo e ingeneroso sguardo che l’entomologo riserva alle sue farfalle con lo spillone in corpo questo popolo indolente, confuso, infantile – incantati da un isolato gesto di coraggio che dovrebbe riscattarci dal reato di remissività docile o interessata, che ci ha resi permeabili a ricatti e intimidazioni, sicché bisogno, stato di necessità, perdita di beni che pare sia più gravosa del non averne mai posseduti, autorizzi la banalità del male sotto forma di ubbidienza, anche quando non diventa ferocia, violenza cieca, brutalità.

Infatti c’è un affaccendarsi nella cucina della storia in confezione quattro salti in padella (anche sullo scaffale della Murgia con tanto di test)  pronta a assolvere gli italiani brava gente da correità dal passato come del presente come se le leggi razziali del ’38 non avessero avuto il proprio terreno di coltura nel manifesto firmato da fior di accademici e intellettuali che avevano aderito per espellere molesti rivali, come se professionisti e commercianti non avessero gareggiato in concorrenza sleale, come se, insomma, non sarebbe servito il no di chi per incarico, formazione, studi, posizione aveva invece il dovere morale e civile di farsi interprete,  simbolo ed esempio. Maestrini dalla penna rossa esonerano da colpe di ieri e promettono di farlo oggi, quelli che malvolentieri hanno subito per paura di ritorsioni, botte e confino, come se ieri come oggi chi si ribella non rischiasse di essere denunciato fuori dai cantieri della Tav e della Tap, come se migliaia di cittadini non fossero già al confino privati di diritti, sradicati dalla speculazione e dagli espropri del lusso, come se come un tempo la Banca Romana e oggi il casinò della finanza non abbiano dato e diano scandalo con i loro crimini concessi e perdonati e le loro voragini prontamente riempite dai nostri quattrini.

Tanta irruenza contro un razzismo rivolto come un’arma contro chi arriva, ma che si sta già accanendo contro gli italiani di serie B, intermittente anche nei confronti di nostalgie colpevoli quanto tollerate con la generosa autorizzazione a occupare beni comuni, poco differente dalla loro svendita a esemplari in grisaglia, la dice lunga sul fatto che si tratta di un risveglio tardivo e di facciata, che non sa, ma soprattutto non vuole, disfarsi di convinzioni, legami, appartenenze, interessi e rendite, morali e non, con poteri che hanno preso la forma di un totalitarismo, quello economico-finanziario, con la sua cupola sovranazionale che ha manifestato la  vocazione a smantellare democrazie, abbattere l’edificio di garanzie degli stati di diritto, reprimere anche l’aspirazione a uguaglianza e giustizia, come fosse una colpa di chi vuole essere libero e che merita la “pena di vita”, se vogliamo continuare a chiamare così quello che ci aspetta.

 

 

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Lode a Lodi

EatenAnna Lombroso per il Simplicissimus

Adesso si che possiamo dormire sonni tranquilli: i ragazzini “extracomunitari” di Lodi siederanno alla mensa scolastica insieme agli indigeni, a Peschiera, con grande scandalo della Meloni che non sa che si tratta di un piatto tradizionale anche siciliano, ma forse è per quello che lo schifa come allogeno, si serve agli scolaretti il cuscus, pare al posto della casseula.

Nell’opera di sostituzione che ormai avviene abitualmente ecco che la beneficienza prende il posto della solidarietà, la pietà della coesione sociale, i diritti e le conquiste barattate con  elargizioni e mance, e poi  l’ordine pubblico e il decoro in cambio della sicurezza, per non dire del rigido furore esecutivo di disposizioni  al posto della giustizia e di licenze e deroghe doverose quando il rispetto delle regole è un lusso che non ci si può permettere.

Tocca dar ragione alla Nussbaum, il disgusto per chi è diverso che è fatto di ignoranza, diffidenza, pregiudizio che i “normali” e in molti casi i “civili” riservano ai diversi e agli altri, da emozione “naturale” che il processo di civilizzazione ci aveva suggerito di nascondere, è diventato un veleno autorizzato da una democrazia ricordata solo con i risultati elettorali, nella quale, a proposito di sostituzioni, la legittimità è convertita nella legalità dell’aritmetica.

Ora il tanghero all’Interno, ( ne ho scritto mille volte, anche qui: https://ilsimplicissimus2.com/2018/10/04/salvati-da-salvini/) per il quale provo un disgusto pari a quello che mi suscita la sottomissione degli alleati, ha liberato quel veleno a colpi di maggioranza, ammettendolo e regolarizzandolo. Ben sapendo che l’operazione gli sarebbe riuscita con successo per colpa di chi da Capalbio come dai Parioli, quelli che non sono razzista, ma i rom…”, quelli che  hanno guardato con lo stesso ribrezzo alla plebe ignorante e maleducata che fiuta nell’odore diverso degli stranieri il pericolo della perdita di beni, prerogative, certezze e cure che in realtà sono già state tolte o mai conferite, per colpa di chi ha dimostrato con le azioni di governo che lavoro, assistenza, istruzione, perfino la morte con dignità si devono meritare, anche quelli in cambio di rinuncia a libertà, garanzie, diritti, e in forza di ubbidienza e soggezione e che comunque sono soggetti a gerarchie in virtù delle quali a chi sta più in alto, anche appena di un gradino, è concesso di conservarli a spese di chi sta peggio.

Si, adesso possiamo dormire sonni tranquilli grazie all’esborso collettivo di 90 mila euro che vanno alle casse del comune di Lodi per ammettere al desco scolastico i derelitti. E che assomigliano agli sms che abbiamo mandato per sostituire la ricostruzione infinita – se davvero fosse cominciata – delle zone terremotate. E alle mille collette cui ci siamo sottoposti negli anni, forme innovative  del bossolo per le  elemosine e delle catene di sant’antonio che fanno un gran comodo a chi dai seggi di governo e parlamento ci condannano all’arruolamento del volontariato, possibilmente non stando troppo a guardarne le avanguardie più attive in forza ai racket di Soros o di Carminati, piacciono agli imprenditori e azionisti che promuovono collette per le vittime dei loro crimini, che si sa, siamo tutti nella stessa barca e sotto i loro ponti, entrano di forza nelle strategie dell’esecutivo per invitare i cittadini a contribuire con l’acquisto di Bot e Cct.

E  poi si sa  che come nei film i bambini fanno cassetta, inteneriscono proprio come i gattini e cagnetti di Facebook: da piccoli li mangeresti di baci e da grandi ti penti di non averli mangiati, e ti disturbano se chiedono la carità e se bighellonano nel tuo quartiere,  ti fanno incazzare se vogliono contributi e tredicesima, ti fanno gridare al sopruso se stanno davanti a te nelle graduatorie di assegnazione delle case o in fila alla Asl e pure in banca.

E poi che bello starsene accucciati nella culla dell’antifascismo, sentirsi a posto con la storia, magari un po’ meno col futuro, senza i tentennamenti e la nausea che avremmo dovuto provare con la legge Bossi-Fini, che per la verità non scherzavano in quanto a sozzume, con gli educati aggiustamenti della Turco-Napolitano, con le disposizioni di Maroni, somministrare un po’ della riprovazione un tanto al chilo che non si è dedicata alle pulizia etniche di Veltroni e poi Alemanno, perchè “non siamo razzisti, però i rom…”.  o al codice dell’uomo della provvidenza  richiamato in sala rianimazione del Pd,  cui invece si è guardato e si guarda con sollievo perché ha segnato il riscatto della paura e della diffidenza “naturali”, ha scritto il canovaccio del rifiuto e della repressione in contrasto sia con il diritto internazionale del mare sia con ciò che il diritto di asilo impone all’Italia,  ha segnato l’avvio di quella cooperazione, definizione non nuova da aggiungere a colonialismo, subito accolta con scrupolo dal presidente invisibile, da stringere con despoti sanguinari al servizio dell’impero.

Comunque ben vengano le collette, ben vengano gli appelli, ben venga pure la compassione, purché sia quella di Schopenhauer,  quell’empatia che è una  delle strade che porta alla liberazione dal dolore universale dell’uomo. E ben venga la disubbidienza. Anche se basterebbe un po’ di ubbidienza ai valori e ai principi della Costituzione nata dalla Resistenza, un po’ di “conformismo” alle regole democratiche, ad esempio con un referendum abrogativo di leggi incivili come quella che ha introdotto il reato di clandestinità, per cominciare, solo cominciare eh, a essere antifascisti.


Salvati da Salvini?

vade-retro-salviniAnna Lombroso per il Simplicissimus

Ai tempi del fascismo non sapevo di vivere ai tempi del fascismo, di questa frase di  Enzensberger avevo fatto il mio motto perfino su Twitter, anche se io lo sapevo eccome,  insieme a pochi altri, di stare sotto il tallone di un regime, transnazionale seppure declinato in tanti piccoli cesarismi regionali e locali, intento a cancellare ogni traccia di democrazia,  perfino quelle incomplete e manomesse grazie a sistemi elettorali macchietta che avevano ridotto il voto a atto notarile di conferma delle volontà superiori, comunque rischiose per il disegno di affermazione imperialistica del nuovo totalitarismo imperiale, forte anche grazie al dominio dell’intimidazione e del ricatto, proprio come certi suoi alleati nell’ombra, le organizzazioni criminali con i quali si scambia favori e dai quali mutua abitudini, sistemi e riti.

Pare che dovremo essere grati a Salvini e ai suoi alleati stesi a tappetino di fronte alla sua indiscussa leadership del male, se adesso a me e a qui pochi altri, come per una folgorante agnizione si è aggiunto  un sacco di gente, che di fronte alle misure sull’immigrazione del buzzurro all’Interno che dicono avrebbero creato il clima favorevole a interpretazioni restrittive parte dei magistrati  delle sue disposizioni e dunque dei suoi “valori”, denuncia con il ruggito potente delle tastiere e con le petizioni,   che come per incanto tutto in una volta,  senza preavviso come il terremoto, è cominciato il nuovo fascismo.

Sembrano proprio soddisfatti: quale migliore occasione per tornare a fare una comoda opposizione dalle poltrone, per trincerarsi dietro un lodevole disubbidiente ( e perfino a Ong dalla reputazione discutibile che esercitano un potere sostitutivo lasciato loro da uno Stato latitante) per delegarlo a lavare coscienze un po’ sporchine, per chiamarsi fuori, per essere autorizzati a scegliere il meno peggio, un Martina, uno Zingaretti, perfino un Minniti che ai combattenti per l’aiuto umanitario da casa e al desk assomiglia di più, per letture, passato, abbigliamento.

E guai se ricordi loro che non è successo per caso, come lo scoppio improvviso di una bombola tossica seppellita malamente dopo la Liberazione. È che la rappresentazione che Salvini ha saputo  dare del suo peggio che interpreta un peggio diffuso dal quale si proclamano estranei, ha avuto successo, lo ha riportato nelle geografie del folclore, maligno, incivile, cui si può guardare come a un nauseante quanto ridicolo tirannello da repubblica delle banane,  un cattivo da spaghetti western promosso a icona della barbarie, contro il quale è meglio spendere le armi della satira e pure quelle dell’indignazione, dell’invettiva invece di quelle della politica della cittadinanza e della responsabilità individuale e collettiva, che il burbanzoso e maleducato avanzo della Padania ladrona non meriterebbe. Proprio come accadde col Berlusconi puttaniere sgangherato e coattivo, contro il quale si mobilitò un milione di  sobri e compunti italiani perbene, che vollero distinguere i reati contro il buon gusto da quelli contro la Costituzione, la democrazia e l’interesse generale, tanto che mai vennero impugnate leggi ad personam e stravolgimenti della Carta.

C’è da sospettare che  una garbata opposizione di domani riterrà efficace condurre una misurata   campagna elettorale senza pronunciare il suo nome, per far vedere come siamo noi, italiani brava gente, differenti da loro maleducati, cialtroni, volgari e ignoranti.

Eh si, ringrazieremo Salvini che ci fa recuperare la diversità, non più della sinistra, per carità, quel nome è un tabù, ma dei progressisti, dei riformisti.

E che così con questo moto di riscatto, potranno rimuovere il loro silenzio complice  sul fatto che la prima riforma costituzionale votata dalla sola maggioranza parlamentare è stata quella del Titolo V della Costituzione sul finire della prima legislatura dell’Ulivo, che è stato un governo di centro sinistra a decidere una guerra illegittima sia per la Carta dell’Onu, sia per la nostra Carta, che l’avvio della precarizzazione dei rapporti di lavoro la dobbiamo alla riforma Treu coronata dal jobs act, che l’abiura al ruolo dello Stato nell’economia è avvenuta con le privatizzazioni incontrollate e delle altrettanto incontrollate liberalizzazioni volute da governi di centro sinistra fino al sigillo infame del pareggio di bilancio, che la mancanza di una seria legge contro la concentrazione dei mezzi di informazione è frutto di scelte compiute durante la prima legislatura dell’Ulivo, autore tra l’altro deI colpo finale inferto alla progressività fiscale, che l’incipit della progressiva  distruzione della scuola pubblica e della conversione in “azienda” dell’università porta la firma di Luigi Berlinguer, che si deve a Franco Bassanini la “federalizzazione” dei diritti, che sancisce le differenze tra italiani, perfino malati, sul territorio  nazionale e che il massacro di ambiente e patrimonio culturale con il tradimento dell’articolo 9 della Costituzione  è opera dei governi Renzi e Gentiloni, con lo Sblocca Italia e la riforma Franceschini.

E così si può dimenticare che in anni e anni i partiti di opposizione non cancellarono la vergogna dei conflitti di interesse, educatamente dimenticati in modo da poterne approfittare, e meno che mai quella delle leggi sull’immigrazione, che non si pensò, per carità, di eliminare l’infamia della Bossi Fini, che ha introdotto il reato di disperazione, ma anzi di introdurne garbati aggiustamenti, in attesa che dopo Maroni arrivasse il castigamatti più amato dagli italiani oggi in corsa come rianimatore del partito morto, con quel codice in contrasto sia con il diritto internazionale del mare sia con ciò che il diritto di asilo impone all’Italia, molto gradito perché autorizzava la paura come virtù, purché suscitata da neri e gialli, poveracci e accattoni, deplorata se effetto di banche criminali o esattori implacabili.

Eh si ci toccherà dire grazie a Salvini che ci permette di essere civili, di restare umani, di essere compassionevoli, di solidarizzare col disubbidiente che interpreta da solo e a suo rischio  i buoni sentimenti dei perbenisti che ne approfittano per fare gli indisciplinati con le leggi, dimenticando che lo fanno da un bel po’ magari non facendo o esigendo fatture, approfittando di quel po’ di necessaria corruzione, di indispensabile clientelismo e autorizzato  familismo per tirar su un piccolo abuso, saltare una fila, non mettere in regola la badante.

E che ci permette anche di mettere nel dimenticatoio come un orpello arcaico al responsabilità, quella personale ma pure quella collettiva che tanto a quella ci hanno pensato e pensano i Perlasca, gli Schlinder e Lucano.

Quando invece altre sono le strade dei cittadini che non vogliono confondere giustizia e legalità e nemmeno legittimità e legalità per lo più rivendicata a colpi di milioni di voto in elezioni truccate da conflitti di interesse e informazione assoggettata.

Che perfino oggi si può fare “giustizia”, si può opporsi  proprio come fece Dimitar Josifov Pešev,  politico  poco influente del Parlamento bulgaro che aveva accettato senza obiezioni le leggi antisemite  e non aveva firmato proteste o manifesti. Ma che quando, il 7 marzo 1943, apprese che stava per essere avviata la deportazione di 48 000 ebrei, quell’uomo grigio riuscì a ottenere la firma di altri 43 parlamentari scatenando un protesta che costrinse lo zar di Bulgaria a resistere alle pressioni dei nazisti.

Si può essere uomini senza essere eroi e diventare vittime ricordando che per esempio che la incostituzionalità del Porcellum è stata avviata da un singolo cittadino incazzato, che abbiamo promosso referendum per molto meno dello stravolgimento di dei principi etici fondamentali, che bastava non votarli, scegliere qualche velleitario voto inutile che se diventava “tanti”  poteva salvarci dal disonore collettivo.

 


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