Chissà come mai in un mondo completamente secolarizzato, anzi per meglio dire volto all’apostasia di ogni cosa intelligente, umana e  seria, le gravi condizioni di salute di Papa Benedetto XVI stanno suscitando grande emozione e un grande disorientamento. Eppure quest’uomo di 95 anni è comunque fragile e secondo quanto viene raccontato dal potere vaticano non era nemmeno più papa. Sappiamo che questo è ampiamente contestabile, talmente contestabile che nessuno ha osato opporre argomenti seri a chi dice che papa Ratzinger non ha rinunciato ad essere papa, ma solo alle funzioni inerenti al soglio di Pietro. Non ho competenze in questa materia da poter esprimere un giudizio fondato e tuttavia il testo delle cosiddette dimissioni dell’11 febbraio 2013 sembrano alludere a un ritiro non dalla carica, ma dalle mere incombenze relative ad essa, ovvero al “ministerium” e non al “munus” di Pietro , distinzione peraltro introdotta dallo stesso Ratzinger ben prima di essere eletto papa e tratto dal diritto feudale tedesco, secondo cui chi svolge le funzioni correlate a una carica, non possiede per questo la carica stessa e se la pretende è un usurpatore. Questo naturalmente renderebbe nullo anche il concilio e farebbe di Bergoglio un antipapa. Sono nodi che l’enigmatico Ratzinger in realtà non ha mai sciolto..

Qualunque sia  la verità, lo sgomento per l’eventuale scomparsa di papa Benedetto XVI è tale da far pensare che inconsciamente una situazione di irregolarità e di divisione sia stata in qualche modo nascosta dall’esistenza di due papi, ma che con la scomparsa di uno dei due si possa alterare il  precario equilibrio stabilitosi e far saltare fuori tutto il marcio che si è accumulato, ma soprattutto la divisione tra il cattolicesimo propriamente detto e una sua imitazione secolarizzata e subalterna non solo ai poteri secolari, ma anche a quelli dell’ideologia. Quando da un conclave che ora non sappiamo quanto sia stato regolare venne eletto Bergoglio fui colpito da questa scelta incongrua: che un papa sudamericano fosse imminente era  scontato, ma perché proprio Bergoglio che era stato il principale nemico  della teologia della liberazione, espressione in forma religiosa della voglia dell’America Latina di emancipazione  dal padrone capitalista americano e dalle dittature che esso imponeva per rendere più completo e facile lo sfruttamento delle risorse? Perché proprio Bergoglio di cui si sapeva che era stato il cappellano della dittatura militare argentina, quella che lanciava i desaparecidos dagli aerei, e che aveva anche venduto dei confratelli contrari al regime? Ero davvero ingenuo; in realtà ciò che occorreva era proprio un uomo ricattabile, teologicamente vacuo,  per fare da facciata a una chiesa che mentre non affronta seriamente i problemi di una sua evoluzione storica – i quali non sono quelli auspicati dalle  testoline benpensanti, ossia l’ingresso delle donne nel sacerdozio e l’accoglimento a pieno titolo del mondo Lgbt (e mi raccomando il +),  cambiamenti  che sono semmai conseguenza di un ragionamento teologico – lancia messaggi ambigui e si trasforma in una sorta di ” canone sincretista” buono per fare da cotè all’ideologia neoliberista.

Si sa che quest’ultima odia qualsiasi religione perché fatalmente intralcia i culti del mercato, del profitto e della disuguaglianza prospettando un ordine sovrastante ad essi, ma su quella che raccoglie il maggior numero di fedeli proprio nelle terre sottoposte alla sua diretta signoria, si deve cercare un modus vivendi in maniera che le guerre, le violenze le disuguaglianze e le distopie dei superricchi ricevano la benedizione di rassicuranti autorità tradizionali, proprio mentre ogni tradizione viene estirpata. Così Bergoglio che è stato in passato la negazione di ogni apertura, è diventato l’enorme cruna dell’ago attraverso cui qualsiasi cosa può passare. E davvero c’è da rabbrividire per l’ ipocrisia di un uomo che solleva sugli altari minori la Pachamama dopo aver per tutta la sua vita precedente conculcato i diritti dei poveri e dei nativi. Per questo nel sublimine la scomparsa di papa Ratzinger crea grande turbamento perché con questo evento i nodi possono venire al pettine. E forse non è un  caso se qualche tempo fa anche Bergoglio ha annunciato di aver firmato un documento in cui si dimette in caso di impedimento. Non c’è nemmeno bisogno di Malachia e delle sue profezie per capire che  Benedetto XVI°, rischia di essere davvero l’ultimo papa della  della Chiesa cattolica romana e che si avvicina un epoca di caos che del resto incombe in ogni campo.  Dopo Bergoglio, anche lui non messo benissimo,  si avverte un’aria di estrema confusione e di scisma che peraltro  sono stati adombrati in forma ottimistica  sia da Ratzinger che da Bergoglio quando hanno fatto riferimento a una chiesa più piccola anche se la distanza intellettuale tra i due è enorme. Si dice che dopo un papa se ne fa un altro, ma ho l’impressione che non sarà vero a lungo.