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Il Presepe dei Citrulli

san-gregorio-armeno.jpgAnna Lombroso per il Simplicissimus

Chi ama le celebrazioni  annuali sarà contento di sapere che il 25 dicembre da Santa Natività è stato promosso a “giornata delle sardine”, per festeggiare la seconda rivoluzione cristiana, dopo la prima, quella che ha sconfitto anche mediante  Inquisizione, Crociate e guerre umanitarie contro i feroci infedeli, riformando “la severa e vendicativa religione dei padri, introducendo per la prima volta nella cultura monoteista il concetto del perdono, del rispetto per le donne, il rifiuto della schiavitù e della guerra”.

Ce lo annuncia Dacia Maraini, cui un sito “informativo” attribuisce la maternità di uno dei testi sacri della risorgenza dell’affettività alla pari con le cartine dei Baci e dunque dei libri di Moccia e della Storia celebrata opera della prima moglie,  “Va dove ti porta il cuore”, paragonando Gesù che “ha superato i principi del vecchio Testamento, il concetto di giustizia come vendetta (occhio per occhio, dente per dente) la profonda misoginia, l’intolleranza e la passione per la guerra”, al movimento delle “piccole sardine”, moltiplicate miracolosamente anche senza pani, che sarebbe capace di “introdurre nella società sfiduciata e cinica una nuova voglia di idealismo”, proprio come i Ferrero Rocher di Ambrogio quando hai uno strano appetito. E distinguendosi così da precedenti disdicevoli, che è opportuno dimenticare perché parlavano  di ” Guerra, Appropriazione, Distruzione,  Nemico da abbattere…” insomma di quella maledetta Lotta di Classe da condurre per stabilire condizioni di giustizia, libertà, fratellanza, così cari a arcaici cascami e vecchi attrezzi che disprezzano gli “unici pesci che non vengono da allevamenti intensivi” e che dunque piacciono a vegani, combattenti contro l’olio di palma e pure alla Comunità di Sant’Egidio, al Vaticano, a Prodi e alla Cei, come ci informa compiaciuto l’Espresso che esalta, nel numero in edicola, il successo della “rete bianca”, che proprio come il pastore di anime,  “ha superato i principi del vecchio Testamento, il concetto di giustizia come vendetta (occhio per occhio, dente per dente) la profonda misoginia, l’intolleranza e la passione per la guerra”.

Secondo la nota parabola  succede che da “brillanti promesse” si passi alla condizione di “soliti stronzi” per finire a quella di “venerati maestri”, o maitresse in questo caso, intenta all’ermeneutica dei testi biblici per “sugare” quel po’ di sangue giovane dall’ultimo fenomeno pop che le consenta di dimostrare la sua esistenza in vita cioè sulle pagine dei giornaloni.

Altro che eclissi del sacro prodotta dal consumismo, in questi giorni è tutto un fiorire di religiosità e di spirito ecumenico, messianico e pastorale.

Sempre il Corriere, promosso a house organ di questo bisogno di religiosità contro quei beceri profeti del risentimento e dell’odio, che pure si accreditano come baciatori di immaginette e crocefissi, ha ospitato una lettera autografa del sindaco Sala – quello che sta svuotando la Capitale Morale dei suoi abitanti per far posto alla Nuova Milano, delle Banche, delle Multinazionali, del turismo aziendale, offerta all’occupazione di emiri e sceicchi in qualità di graditi acquirenti e generosi invasori cui è lecito perdonare un credo in altre sedi molto osteggiato – che si confessa “come parlasse a se stesso” anche grazie alla modesta tiratura raggiunta dal quotidiano.  E ci comunica il dolore di essere privato della comunione ma la gioia di essere guidato in ogni suo atto dalla fede, che professa con puntiglio nei luoghi consacrati per stabilire un continuo “confronto con il Mistero” e che lo “aiuta nell’impegno a favore dei più deboli, altrimenti la parola di dio rimane scritta solo nei libri e non nei cuori”.

In effetti di misteri il sindaco ex commissario dell’Expo ce ne dovrebbe rivelare molti a proposito del suo cammino sulla via dell’equità, del rispetto e dell’accoglienza verso i più deboli,  proprio come dovremmo esigere d’altra parte dagli innumerevoli baciapile che ogni giorno peccano contro di noi e fanno ammenda concedendo a  se stessi quello che  a noi è interdetto, il perdono dunque, la reiterazione della colpa, la prescrizione e pure l’immunità e impunità terrene nell’auspicio di quelle celesti.

C’era da giurarci che in occasione della duplice ricorrenza: Natale e liturgia delle sardine, il partito dell’amore da Berlusconi a Cicciolina fino a Santori si sarebbe aggiudicato il favore di critica e pubblico, a conferma che grazie al superamento storico della categorie di destra e sinistra e della loro dialettica, retrocessa a teatrino mediatico e a garbata competizione tra lobby si sarebbe affermata l’egemonia della falsa coscienza capace di combinare Dio, Patria e Famiglia, come avviene in piena vigenza di un regime autoritario e implacabile per contrastare efficacemente anche con la religione, ogni antagonismo, ogni ideale di riscatto e giustizia sociale in contrasto e in concorrenza con il sistema capitalistico e con il suo “ordine” politico, culturale, etico e la sua illimitata e improrogabile riproduzione.

E’ il nuovo/antico spirito del tempo, che coincide con il bon ton della correttezza politica, il più funzionale al mantenimento dello status quo e che assolve roghi, torture, violenze e persecuzioni se attuati a opera del detentori del potere, laico o confessionale, occupando con la sua Verità gli spazi civili e psichici della persone, in modo che si adattino a regole e comandamenti ispirati al rispetto gerarchico e delle convenzioni, all’obbedienza e al conformismo. In modo che si imponga una censura ragionevole anche all’immaginario: che per carità non si illuda di affrancarsi, non aspiri ad altro da quello che viene concesso sotto l’albero o nella calza della Befana, senza nemmeno il carbone incompatibile con l’ecologia degli educati  giardinieri e con accompagnamento, alla pari, di Jingle Bells e Bella Ciao.

 

 


Gli orfani di Berlusconi

Anna Lombroso per il Simplicissimus

Sono numerosi gli orfani delle imprese del Capo, del lettone di Putin, dell’harem di Sputtanopoli, gli stessi che magnificano, cito da Grasso,  il trapasso dal colore al bianco e nero, da Forza Gnocca al Corpo docente, dal cabaret al convento.
Ogni volta che qualcuno muove una critica alle misure della Fornero salta su uno a dire: ma preferivi la Carfagna? Se ci si lagna della spregiudicata imperturbabilità in merito all’attuale conflitto di interesse c’è sempre uno pronto a paragonarla e quella trascorsa. Ed è meglio la spocchia delle barzellette, ed è preferibile la vacanza dell’appartamento all’insaputa, ed è più lodevole l’ossequienza dello sberleffo alla Merkel. Certo a tutti piace vincere facile. Sfido chiunque a dichiarare che sono meglio i cicalecci sulle ministre sexy, le hot line governative intercettate, diramate e pubblicate per il colto e l’inclito, gli scherzi da caserma, le corna nelle foto di gruppo, che hanno fatto vendere tanti giornali, che hanno moltiplicato la popolarità di comici, rimpinguato i borsellini di pentite in vena di confessioni editoriali.
Sfido anche i più provocatori innamorati della verità scomoda a ammettere che li preferivano all’analisi dello spread, al salvaitalia, alle acrobazie delle agenzie di rating.

Grasso compiaciuto cita Aldo Nove: «La torsione etica e politica delle ultime settimane – ha scritto – farebbe pensare a una bonifica ormonale di salubre disintossicazione dopo un’overdose nazionale».
Tutti e due sospettano che gli stenti abbiano un effetto demiurgico, che giano bifronte mostri la faccia della povertà e quella dell’edificazione, che il sacrificio esalti qualità morali sopite dall’opulenza, che la crisi conduca naturalmente verso una bacchettona riscoperta dei valori nobili e dei sani principi. E si porta a testimonianza, con estasiata soddisfazione, l’insuccesso dei grandi fratelli, dei divi delle isole dei famosi, cui sembra che il cittadino teleutente preferisca le piazze indignate,i precari infuriati, le lezioni di computisteria – memori di Nettuno – dei solerti professori.
Siccome non mi va bene niente sono meno ottimista. Non solo sulle liberalizzazioni, ma anche sulla liberazione da stereotipi, non solo sulle lobby, se resta comunque immarcescibile e solida la lobby dell’informazione, appiattita sul potere, pronta, in cambio dell’ammissione alle stanze del potere, a rivelare solo gli aspetti e i segmenti di “verità” utili alla sua manutenzione e stabilità.

Così chi ci eroga benevolmente l’album dei ricordi del Presidente del Consiglio, per dimostrarci che è uno di noi e non potrà farci troppo male, l’Espresso si delizia sugli acquisti irreprensibili e oculati della first lady, il Corriere si sdilinquisce sul caschetto brizzolato della Lagarde a sottintendere che dopo le improbabili e dissipate tinture del passato, adesso possiamo abbandonarci con fiducia alla severa competnza di quello che chiama il “movimento delle metallizzate”. Repubblica poi è entusiasta dell’esibizione della borsa griffata della Lagarde, come dire che anche ai boia piace sorridere ogni tanto, soprattutto di noi.

Il governo sobrio mostra di gradire molto l’esuberanza mediatica, preferendo la visibilità alla reputazione fa buon viso anche qualche a rivelazione sapientemente somministrata: piccoli malumori, incomprensioni, battibecchi. Si tratta di soggetti impermeabili alla critica e all’obiezione, che probabilmente non arriva alle loro stanze così come a noi giunge solo quel che mediano e trattano opinionisti deliziati, informatori entusiasticamente partigiani, giornalisti in vena di plebiscito. E poi la Gazzetta Ufficiale, quando i giochi sono fatti, non c’è bisogno di smentite e non è tempo di obiezioni, solo di ubbidienza.


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