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Siate pecore felici

L’altro giorno stavo guardando in tv un mappamondo che girava incessante quando ho capito che c’era qualcosa di sbagliato, che l’inclinazione dell’asse terrestre è stata corretta durante gli ultimi mesi e oggi è solo un’illusione astronomica: infatti gli illustri virologi hanno sentenziato pur non conoscendo praticamente nulla del coronavirus, che i contagi sarebbero diminuiti durante la tarda primavera e l’estate (guarda caso proprio come l’influenza), però la cosiddetta seconda ondata è arrivata in contemporanea dappertutto dove si era in autunno e dove in primavera, nelle zone tropicali  e in quelle artiche . Si vede che adesso le stagioni sono scomparse, anche quelle intere non solo le mezze o forse la terra ideale dei virologi non è rotonda e sono proprio loro i terrapiattisti. Basterebbe questa semplice notazione a margine del chiasso per comprendere come la gestione della pandemia, non sia per nulla sanitaria, ma eminentemente politica e che il vero problema è individuarne la sorgente, risalire il fiume andando oltre le zone stagnanti dei ceti politici che fanno da paratia verso le regioni del potere reale. La fatica di far comprendere che parlare di gestione di un virus non significa tout court negarlo, come avviene nel pensiero primitivo dove le cose stesse sovrastano l’uomo e in qualche modo ne sono l’anima, rende anche difficile mostrare i mille esempi che ci sono di questo controllo socio politico della pandemia: per esempio il fatto che Davide Baruffi sottosegretario alla presidenza della regione Emilia Romagna, si sia lasciato sfuggire: “abbiamo proibito l’attività fisica non perché sia la situazione più a rischio ma perché volevamo dare il senso di un regime molto stringente”. Oppure che uno dei membri del Comitato tecnico scientifico, Alberto Villani  abbia sostenuto che  “l’obbligo di indossare la mascherina è un richiamo, non importa se scientificamente ha senso oppure no”. O ancora l’immunologa Antonella Viola la quale pari pari ha detto: “Il coprifuoco non ha una ragione scientifica, ma serve a ricordarci che noi dobbiamo fare delle rinunce, che il superfluo va tagliato e che la nostra vita dovrà limitarsi all’essenziale”.

Non si capisce bene a quale titolo dei medici dicano che le misure da loro caldeggiate sono inutili, ma che servono a trasformare la società, chi mai abbia investito costoro della responsabilità di mentire in nome di un fine politico che si mostra fin troppo bene dai mezzi usati e che comunque rappresenta un vantaggio economico per gli ubbidienti.  Ma ci sono esempi ancora più chiari ed espliciti della eterogenesi pandemica, cose che mai avremmo volute leggere, per esempio uno prodotto da tale Luca Bottura, uno dei mostri creati in laboratorio dal neoliberismo per i quali la realtà corrisponde al loro cazzeggio, cosa che magari a vent’anni è comprensibile e forse apprezzabile, ma quando si va verso i sessanta diventa  patetico e idiota come cavalcare la moto con gli stivaletti di pelle di serpente.  Insomma siamo di fronte a una specie di manuale vivente di come rimanere ignoranti come capre e vivere felici.  Ora costui sul Correre dei Piccoli, anzi no, della Sera, ma la differenza non è poi molta, ha vergato una lettera a un ipotetico non Vax che chiama col suo stesso nome a testimonianza di nodi freudiani irrisolti che pure possono agitarsi in una piccola anima, nella quale, dopo aver dimostrato di non aver capito una minchia della questione vaccini o meglio ancora di non volerne capire nulla perché ciòo comporterebbe un taglio ai suoi redditi, dice esplicitamente al personaggio di fantasia cui si rivolge che dopo essere stato vaccinato: “sarai ovino di un gregge felice, quello degli immuni a questa bestiaccia che ci sta devastando la vita e la zona del corpo immediatamente sottostante”. Come si vede c’è anche il lato piccante della crisi di mezza età, quel tanto di Peter Pan avanzato che non guasta, ma soprattutto c’è quella felicità nell’essere pecore in gregge che davvero lascia senza fiato e che immediatamente rappresenta il progetto politico intorno alla costruzione della “bestiaccia”. Naturalmente la massima aspirazione di costui e dei suoi compari di merende vaccinali non è essere tra gli allevatori che sono ben distanti, ma tra i pulciosi cani da pastore che si affannano a radunare il gregge con la cagnara scritta. Pronti ad azzannare o a guaire per i resti della mensa.


Democrazia suicida

Anna Lombroso per il Simplicissimus

Non mi fa piacere dirvelo, però io ve l’avevo detto. Ve l’avevo detto che non era il caso di fare tanto gli schizzinosi e di andare a votare al referendum sulla riduzione del numero dei parlamentari.

Perché era vero che si trattava dell’uso manipolatore dell’ultimo strumento partecipativo autentico ancora concesso, elargito come una mancia all’antipolitica ormai al governo e pure all’opposizione, a tutela della cerchia disposta a ridursi pur di conservare il sistema di selezione del personale e dell’intangibilità delle proprie élite.

Perché era vero che l’onorabilità della formazione del No era macchiata da presenze ingombranti e poco credibili.  Perché era vero che l’esito era scontato.

Però era altrettanto vero che era necessario dare una risposta politica al quesito inevaso  da autorevoli rappresentanti del Si e cioè quali garanzie e riscontri potevano esserci che un taglio lineare della rappresentanza influisse beneficamente sui criteri di scelta e sulle prestazioni dei parlamentari.

Però era altrettanto vero che non poteva non insospettire che a battersi per un atto dichiaratamente simbolico più che concreto ci fosse uno schieramento che copriva tutto il Parlamento con in testa quei babau che incarnano ormai il Male e l’oltraggio ai valori costituzionali.

Però era altrettanto vero che se si era legittimamente dubbiosi sulla qualità e gli effetti di un voto preteso dagli stessi che dopo che per un anno si erano gingillati intorno a riforme e disposizioni avevano poi optato per dichiarare la loro impotenza o inadeguatezza o cattiva volontà, delegando al popolo l’attuazione di principi già votati a maggioranza, ciononostante era preferibile non consentire che la vittoria, peraltro risicata del Si, si trasformasse in un plebiscito in favore della maggioranza.

Perché così è stato e potete accorgervene adesso, adesso che di giorno in giorno viene confermata la totale “superfluità” (traggo il termine dal Manzoni a proposito di altra pestilenza) del Parlamento, la cui eclissi benefica e desiderata dai molti che aspirano a un governo invisibile che amministri la cosa pubblica senza disturbare gli interessi privati, è sancita dal ricorso a  provvedimenti d’urgenza e misure esplicitamente autoritarie e accentratrici e la cui potestà è stata esautorata in favore di figure commissariali investite di potere decisionale oltre che di consulenza.

E se ne dovevano accorgere deputati e senatori opportunamente esclusi dal parterre e dal tavolo di Villa Pamphili, dove hanno fatto la parte del leone i veri decisori sovranazionali, invitati dal Governo a dare l’approvazione bonaria al compitino che doveva assicurare qualche elemosina imperiale.

Ogni tanto quelli che stanno attendendo fiduciosi che sia pure nelle more dell’emergenza si esprimano le potenzialità della pandemocrazia, che il Parlamento metta in produzione le attese riforme e gli auspicati ritocchi costituzionali, dovrebbero farsi un giretto nei siti istituzionali che riportano l’aggiornamento, si fa per dire, dei lavori delle Camere.

Avrebbero notizia oltre che l’attività si è limitata alla ratifica dei Dpcm di Conte, in materia di gestione dell’emergenza nelle scuole e in altri settori, comprese quelle in materia di intercettazioni con le disposizioni    integrative e di coordinamento in materia di giustizia civile, amministrativa e contabile e misure urgenti per l’introduzione del sistema di allerta COVID-19, e di strategici accordi di cooperazione (cito) con Singapore, Turkmenistan, Qatar, Messico, a dimostrazione che non occorreva l’altro referendum, quello di Renzi, per stabilire che le Camere altro non siano che gli uffici dove gli impiegati appongono il timbro notarile sulle decisioni dell’Esecutivo.

Che se poi era importante il messaggio di trasparenza e pulizia, sarebbe ora di andare a spulciare sui conti e le “ricevute” a margine dell’attività delle autorità speciali e delle task force incaricate dal Presidente Conte con poteri eccezionali e sostitutivi.

Sarebbe legittimo aspettarselo da quelli che hanno registrato un inatteso successo con l’ostensione dei valori dell’onestà  e anche da quelli che invece hanno rivendicato la proprietà ideale dei principi di efficienza e meritocrazia, dai giornali che hanno per anni posseduto il monopolio della denuncia della caste e del malaffare a norma di legge,  oggi prudentemente accantonato per non disturbare i manovratori.

E sarebbe legittimo quindi conoscere l’esito dell’indagine aperta dalla Corte dei Conti sulle retribuzioni di funzionari e manager troppo elevate rispetto alla norma entrata in vigore dal 1 gennaio 2014  che metteva un tetto ai compensi dei dirigenti di aziende a controllo statale e che coinvolge direttamente Arcuri, ora a capo della task force che deve restituire 1,4 milioni dello stipendio percepito in qualità di Ad di Invitalia, incarico che continua a ricoprire in contemporanea a quello conferitogli da Conte.

Perché, sempre per restare in tema, c’è un’altra continuità con il passato che non si è mai rotta, quella del conflitto di interesse, se nelle strategia per il rilancio e la ricostruzione, temporaneamente rinviata a data da destinarsi, Invitalia rimane il più prestigioso e accreditato referente e interlocutore per le politiche di sviluppo in settori cruciali a cominciare dal turismo, dalle sue infrastrutture, dagli investimenti “dedicati” non sorprendentemente al sostegno a multinazionali e grandi gruppi, o del “digitale”, la nuova frontiera dell’occupazione, quella agile, mobile, creativamente precaria che piace alla gente che piace.  

E magari non sarebbe “normale” in democrazia  istituire una commissione parlamentare sulle risorse impiegate e i soggetti beneficati dal turbinoso ricorso ai banchi a rotelle, anche quello promosso da Arcuri, e accreditato come un banco di prova della capacità del governo di usare l’emergenza come opportunità per promuovere con la sicurezza sanitaria un sostanziale e efficiente “miglioramento delle condizioni del luogo privilegiato cui è affidata la formazione dei cittadini di domani” e del silenzio calato sulle  modalità e i tempi delle procedure  di appalto e sull’approvvigionamento sul territorio nazionale, interrotto in queste ore dallo stesso commissario che, in una intervista a Vespa, ha accusato le Regioni del Mezzogiorno di aver approfittato della sua azione magistrale e sapiente “per rifarsi le scuole” a spese del Governo?

Non sarebbe “sano” promuovere un’inchiesta sul business delle mascherine che è diventato il brand per imprese che intendono così l’innovazione tecnologica, con la conversione dinamica dalle auto ai bavagli, e, a sentire l’antimafia, per quelle criminali che aggiungono produzioni e distribuzione del prodotto di successo a business già attivi nel settore sanitario, grazie a iniziative congiunte con amministratori a tutte le latitudini?

Ormai i nomi dati al nostro sistema di governo si aggiornano, si modernizzano e non in meglio, postdemocrazia, oligarchia, cleptocrazia. E sanno parlare solo di rinuncia e tradimento.      


Fedez e Ferragni purché se magni

Ci dobbiamo davvero stupire non solo della menzogna sparsa a piene mani, ma anche del ridicolo e del marasma mentale che vi si accompagna? Possibile non capire – faccio solo un esempio fra mille possibili e tuttavia clamoroso – che chiudere i supermercati sabato e domenica significa renderli più affollati gli altri giorni e dunque più pericolosi secondo la folle diceria del potere? Possibile che Natalia Aspesi confessi di non aver capito un’acca del rapporto tamponi contagiati, né dei dpcm, ma si compiace del fatto che gli “incoscienti ” siano pochi, svelandoci dagli spalti della confusione, già antica, ma sottolineata dalla senilità, tutto il carattere rituale dell’obbedienza e della scomparsa di ogni spirito critico?  No, non possiamo stupirci di nulla perché stiamo consumando tutto ciò che rimane dell’intelligenza e della dignità: quando la Repubblica, sempre attraverso la lucidissima Aspesi che per sua ammissione non capisce una mazza di ciò che sta accadendo, presenta Fedez e la Ferragni come due icone della cultura, anzi delle nuove avanguardie culturali perché si sono prestati all’ennesima campagna pro mascherine, vuol dire che ormai si scambia l’ubbidienza e la più squallida delle convenienze con l’onestà e brillantezza. Dunque è giusto che divengano in singolo e in coppia  ambasciatori di Conte.

Così un ragazzotto che copia il peggio del rappismo americano di trent’anni fa, diventa una specie di mito musicale e la blogger Ferragni, una sorta di Vanna Marchi del terzo millennio, che al contrario della sua ululante predecessora, la vaiassa maxima, vive catafratta nella ricchezza di famiglia e nel conseguente presenzialismo televisivo, mercifica solo se stessa, la propria immagine immillata nei bit. E non è poco quello che ha da offrire insieme al fedez marito: il riscatto della banalità che con loro diventa bella e famosa, il semplicismo e il pressapochismo come via della conoscenza, il dare in pasto ai follower gli scarti di pensiero con cui essi si possono trovare a proprio agio e nei quali possono identificarsi. Giustamente la Ferragni dagli occhi ferrigni è la regina di quelli che non sanno nulla e non fanno nulla ma lo fanno bene trasformandosi in un segno emotivo con cui costruire narrazioni pubblicitarie. Essendo essi stessi dei prodotti. La società neoliberista e i suoi fenomeni da baraccone hanno saputo aggiungere anzi coniugare  alla banalità del male anche il male della banalità. Se si pensa che l’Italia ha avuto influencer che si chiamavano Gabriele d’Annunzio, Curzio Malaparte e Pierpaolo Pasolini si può facilmente vedere a quale punto di declino si sia giunti. e giustamente riprendendo un brano quasi profetico di Pasolini si può capire il momento che viviamo: quello in cui “si può  affermare che la ‘tolleranza’ dell’ideologia edonistica voluta dal nuovo potere è la peggiore delle repressioni della storia umana.”

Che poi questa repressione non abbia la faccia feroce, ma quella aggraziata, insignificante e stuporosa di Fedez e della Ferragni nulla toglie allo spirito autoritario, ancorché agitato con un pretesto sanitario. Ed è dunque giusto che un tipo di grande raffinatezza come Conte chieda aiuto a loro per vendere le mascherine della Fiat: ” venghino venghino, Fedez e Ferragni purché se magni”. Buon per loro, peggio per noi.


Avvocato del Diavolo

Anna Lombroso per il Simplicissimus

Gentile Avvocato, permetta a una cittadina che ha maturato una lunga esperienza professionale nel settore della comunicazione -anche se non può annoverare nelle sue referenze quella scuola di percezione dell’opinione pubblica offerta da un reality – di darle qualche consiglio a titolo gratuito, a differenza delle alte autorità che ha scelto per indicare la strada al governo in sostituzione del dibattito parlamentare.

Mi pare chiaro che l’esecutivo da Lei presieduto con mano ferma ha scelto una strada, quella per la quale se le cose funzionano anche grazie alla massa di dati e informazioni spesso contraddittorie e criptiche che ci mette a disposizione, il merito è suo e perfino delle regioni, se con giudiziosa indulgenza ha scelto di non commissariarle. Se invece le cose si mettono male la colpa è di questo popolino capriccioso e viziato che ha preso il suo semaforo verde per l’autorizzazione a scriteriate vacanze, licenze dissipate, ammucchiate imprudenti.

E da ieri si è aggiunto un altro potenziale capro espiatorio costituito dai sindaci con tutta evidenza non sufficientemente occhiuti  per disperdere tavolate di 7 convitati, per impedire fiere di paese da ora proibite a differenza di prestigiosi meeting nazionali e internazionali.

Ora siamo rassicurati dal fatto che le nuove misure non menzionino provvedimenti organizzativi in materia di trasporti pubblici: vuol dire che le autorevoli personalità scientifiche che ha selezionato per fornirle le linee guida della strategia antipandemica confermano le tesi della ministra De Micheli e del governo tutto, secondo le quali un virus particolarmente insidioso dopo le 21 e potenzialmente pericoloso anche dopo le 18 tanto da proibire dopo quell’ora consegna e consumo del cibo da sporto, aborrisce la marmaglia che sale sul 56 o sulla metropolitana di Scampia, evitandoli con lo stesso sdegno che riservano loro i frequentatori di auto blu.

Oppure, e questo sarebbe dirimente, le mascherine la cui produzione con lungimirante capacità di previsione avete affidato a una dinastia così beneficata anche nel recente passato da doversi prestare per il pubblico interesse, sono davvero un dispositivo salvavita, che allora, c’è da dire, risparmierebbe il ricorso alle misure eccezionali messe in atto.

Però, però, gentile Avvocato, dovrà prendere atto che comincia a tentennare perfino il consenso dei promotori e firmatari del noto appello pubblicato dal quotidiano “comunista” inteso a darle sostegno contro gli attacchi strumentali di soggetti interessati a spartirsi torte italiane e sovranazionali.

Perché se è vero che i suoi connazionali sono facilmente preda di populismi arrischiati, a maggior ragione sarebbe consigliabile che dopo tanto bastone si eroghi anche qualche carota, magari per contrastare quei tumulti, finora evitati sventolando la bandiera gialla della peste, quei fermenti dei margini della società temporaneamente contenuti o occultati con qualche mancetta.

Voglio farLe una rivelazione che le sarà stata tenuta nascosta dai suoi fidi consiglieri, per molti che pure hanno presa per buona la narrazione millenaristica sui pericoli del virus tanto da assoggettarsi sia pure a malincuore a quelle rinunce necessarie e quindi “doverose” agli spazi di libertà, come perorate dal Grande Malato Giannini (da non confondersi con altro più autorevole qualunquista), si presenta la drammatica scelta tra crepare di Covid o di fame, tra salute e salario, tra sicurezza e pagnotta, alternativa già in voga in alcune aree del Paese, Taranto per fare un esempio.

Tanti poi si sono accorti che è meno facile morire di Covid che di malattie trascurate, di terapie sospese, di prevenzione già da prima concessa solo ai ceti che potevano permettersela, che è più difficile morire di Covid che di infezione ospedaliera e o di cure sbagliate, eventualità che da anni tutti i “clienti” della sanità pubblica affrontano come rischio calcolato.

Allora le carote che sarebbero auspicabili consistono in una chiara e trasparente strategia per la salute pubblica, che non si limiti ai cerotti richiesti dall’emergenza ma ripari i danni del passato e prepari un futuro “sicuro”.

Invece….

Invece, anche tra i suoi fan persuasi dalla bontà della sua azione e della esigenza fatale di imporre provvedimenti drastici e restrittivi dei diritti, cominciano a dubitare della loro efficacia se a risentirne è proprio quello che si doveva tutelare come primario e “sostitutivo” degli altri, lavoro, istruzione, la “salute”. Perfino loro sospettano che le notizie incoraggianti che hanno persuaso a prendersi qualche licenza coincidessero con  i riti elettorali e referendario, quest’ultimo indispensabile a rafforzare il governo. Perfino loro pretendono ormai qualcosa di più dei lucidi proiettati sugli schermi di Villa Pamphili, con 130 cantieri per la ricostruzione, che, vedi un po’, non prevedono investimenti e opere per la sanità.

Così o decide con apposito Dpcm che siamo tutti sani, tutti guariti, tutti negativi oppure dovrà proprio pensare a offrire qualcosa in cambio di tasse e obbedienza, all’esecutivo, a Confindustria, all’Ue.

Non so se ricorda la storia della ricottina, con il contadino che si reca al mercato portando il suo formaggio e comincia a fantasticare sulla possibilità di prendere con i quattrini ricavati una gallina, che farà le uova che rivenderà per acquistare una capra il cui latte …e così via. Peccato che l’incauto contadino inciampi e la ricottina cade rovinosamente sul sentiero.

Ecco, funziona così anche la favola del Mes, o per meglio dire del suo “sportello sanitario“: il Documento di programmazione di bilancio, la sintesi della “Finanziaria”, approvata dal consiglio dei ministri  e che stiamo inviando a Bruxelles, non contempla le risorse del Mes, limitandosi a finanziare la sanità ricorrendo per 4 miliardi a deficit ordinario e per 6 miliardi, nei prossimi anni, con le “promesse” del Recovery fund, quella partita di giro che se verrà e quando verrà, sarà condizionata secondo le regole imperiali, quelle scritte nella famosa letterina a firma congiunta Trichet e Draghi e che comprendeva la obbligatoria austerità applicata anche alle spese sanitarie.

Altro che carote, con quei 4 miliardi si conferma per il 2021 l’assunzione “a tempo determinato per il periodo emergenziale” di  30mila fra medici e infermieri e un sostegno alle “indennità contrattuali” per queste categorie di lavoratori promossi a eroi nazionali. E soprattutto viene introdotto  un fondo speciale per l’acquisto di vaccini e per altre esigenze correlate all’emergenza sanitaria in atto, in modo da “ fronteggiare in modo efficiente l’emergenza Covid e migliorare la sanità”.

I quattrini servono anche ad aumentare di un miliardo la dotazione del Fondo sanitario nazionale, che ha dimostrato la sua efficienza in questi anni, quello che ha ripartito per il 2020  tra le Regioni oltre 113 miliardi, tra fabbisogno sanitario standard e quote di premialità di cui 113,069 miliardi di fabbisogno standard e 291,648 milioni di premialità aggiornata in conseguenza dell’aumento del Fondo di 2 miliardi di euro come stabilito dalla Legge di Bilancio 2019, con i risultati che conosciamo.

Vallo a spiegare ai cittadini delle regioni che hanno registrato maggiore mortalità attribuibile alla cattiva gestione dell’emergenza combinata con le politiche di tagli e con la consegna della sanità ai privati, compresi finanziamenti straordinari, come è avvenuto in Lazio, come avviene in Lombardia, in Veneto, in Emilia dove il presidente Bonaccini pronto a esigere quella maggiore autonomia pretesa con le due regioni leghiste, decanta la bontà del modello sanitario privato, grazie anche a quell’insieme dei servizi erogati dal datore di lavoro in sostituzione di un incremento stipendiale, che viene chiamato welfare aziendale, le cui regole sono state sottoscritte dai sindacati.

E che riguarda anche i dipendenti della Regione accontentati sotto forma di “rimborsi di prestazioni sanitarie non coperte dal servizio sanitario regionale, ad esempio spese dentistiche, farmaci non inclusi nel prontuario e parafarmaci” con la diffusione di forme assicurative  spesso vicine alle forze politiche al governo della Regione.

Vede, gentile Avvocato, a quasi otto mesi dallo scoppio della bomba, dal tragico incidente della storia, peraltro più prevedibile di ben altri cigni neri, non crede che dovrebbe dare qualcosa di più delle sanzioni, delle proibizioni, delle toppe su buchi prodotti da anni sui quali i “poteri” vogliono stendere un velo pietoso?

Non si dovrebbe immaginare un rafforzamento della medicina di base, non sarebbe indispensabile rivedere la gestione delle Asl, diversamente pubbliche: non a caso si chiamano aziende, nelle forniture, negli appalti, dell’organizzazione di servizi, non si dovrebbe impegnare gli organismi di controllo nella sorveglianza all’attività degli enti privati a cominciare dalle case per anziani?

 Altrimenti ci toccherà dar ragione a Cacciari che pretende di non essere trattato da deficiente, esigendo di essere trattati invece non da clienti, non da utenti, non da imbecilli, ma semplicemente da  cittadini.


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