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Fedez e Ferragni purché se magni

Ci dobbiamo davvero stupire non solo della menzogna sparsa a piene mani, ma anche del ridicolo e del marasma mentale che vi si accompagna? Possibile non capire – faccio solo un esempio fra mille possibili e tuttavia clamoroso – che chiudere i supermercati sabato e domenica significa renderli più affollati gli altri giorni e dunque più pericolosi secondo la folle diceria del potere? Possibile che Natalia Aspesi confessi di non aver capito un’acca del rapporto tamponi contagiati, né dei dpcm, ma si compiace del fatto che gli “incoscienti ” siano pochi, svelandoci dagli spalti della confusione, già antica, ma sottolineata dalla senilità, tutto il carattere rituale dell’obbedienza e della scomparsa di ogni spirito critico?  No, non possiamo stupirci di nulla perché stiamo consumando tutto ciò che rimane dell’intelligenza e della dignità: quando la Repubblica, sempre attraverso la lucidissima Aspesi che per sua ammissione non capisce una mazza di ciò che sta accadendo, presenta Fedez e la Ferragni come due icone della cultura, anzi delle nuove avanguardie culturali perché si sono prestati all’ennesima campagna pro mascherine, vuol dire che ormai si scambia l’ubbidienza e la più squallida delle convenienze con l’onestà e brillantezza. Dunque è giusto che divengano in singolo e in coppia  ambasciatori di Conte.

Così un ragazzotto che copia il peggio del rappismo americano di trent’anni fa, diventa una specie di mito musicale e la blogger Ferragni, una sorta di Vanna Marchi del terzo millennio, che al contrario della sua ululante predecessora, la vaiassa maxima, vive catafratta nella ricchezza di famiglia e nel conseguente presenzialismo televisivo, mercifica solo se stessa, la propria immagine immillata nei bit. E non è poco quello che ha da offrire insieme al fedez marito: il riscatto della banalità che con loro diventa bella e famosa, il semplicismo e il pressapochismo come via della conoscenza, il dare in pasto ai follower gli scarti di pensiero con cui essi si possono trovare a proprio agio e nei quali possono identificarsi. Giustamente la Ferragni dagli occhi ferrigni è la regina di quelli che non sanno nulla e non fanno nulla ma lo fanno bene trasformandosi in un segno emotivo con cui costruire narrazioni pubblicitarie. Essendo essi stessi dei prodotti. La società neoliberista e i suoi fenomeni da baraccone hanno saputo aggiungere anzi coniugare  alla banalità del male anche il male della banalità. Se si pensa che l’Italia ha avuto influencer che si chiamavano Gabriele d’Annunzio, Curzio Malaparte e Pierpaolo Pasolini si può facilmente vedere a quale punto di declino si sia giunti. e giustamente riprendendo un brano quasi profetico di Pasolini si può capire il momento che viviamo: quello in cui “si può  affermare che la ‘tolleranza’ dell’ideologia edonistica voluta dal nuovo potere è la peggiore delle repressioni della storia umana.”

Che poi questa repressione non abbia la faccia feroce, ma quella aggraziata, insignificante e stuporosa di Fedez e della Ferragni nulla toglie allo spirito autoritario, ancorché agitato con un pretesto sanitario. Ed è dunque giusto che un tipo di grande raffinatezza come Conte chieda aiuto a loro per vendere le mascherine della Fiat: ” venghino venghino, Fedez e Ferragni purché se magni”. Buon per loro, peggio per noi.


Avvocato del Diavolo

Anna Lombroso per il Simplicissimus

Gentile Avvocato, permetta a una cittadina che ha maturato una lunga esperienza professionale nel settore della comunicazione -anche se non può annoverare nelle sue referenze quella scuola di percezione dell’opinione pubblica offerta da un reality – di darle qualche consiglio a titolo gratuito, a differenza delle alte autorità che ha scelto per indicare la strada al governo in sostituzione del dibattito parlamentare.

Mi pare chiaro che l’esecutivo da Lei presieduto con mano ferma ha scelto una strada, quella per la quale se le cose funzionano anche grazie alla massa di dati e informazioni spesso contraddittorie e criptiche che ci mette a disposizione, il merito è suo e perfino delle regioni, se con giudiziosa indulgenza ha scelto di non commissariarle. Se invece le cose si mettono male la colpa è di questo popolino capriccioso e viziato che ha preso il suo semaforo verde per l’autorizzazione a scriteriate vacanze, licenze dissipate, ammucchiate imprudenti.

E da ieri si è aggiunto un altro potenziale capro espiatorio costituito dai sindaci con tutta evidenza non sufficientemente occhiuti  per disperdere tavolate di 7 convitati, per impedire fiere di paese da ora proibite a differenza di prestigiosi meeting nazionali e internazionali.

Ora siamo rassicurati dal fatto che le nuove misure non menzionino provvedimenti organizzativi in materia di trasporti pubblici: vuol dire che le autorevoli personalità scientifiche che ha selezionato per fornirle le linee guida della strategia antipandemica confermano le tesi della ministra De Micheli e del governo tutto, secondo le quali un virus particolarmente insidioso dopo le 21 e potenzialmente pericoloso anche dopo le 18 tanto da proibire dopo quell’ora consegna e consumo del cibo da sporto, aborrisce la marmaglia che sale sul 56 o sulla metropolitana di Scampia, evitandoli con lo stesso sdegno che riservano loro i frequentatori di auto blu.

Oppure, e questo sarebbe dirimente, le mascherine la cui produzione con lungimirante capacità di previsione avete affidato a una dinastia così beneficata anche nel recente passato da doversi prestare per il pubblico interesse, sono davvero un dispositivo salvavita, che allora, c’è da dire, risparmierebbe il ricorso alle misure eccezionali messe in atto.

Però, però, gentile Avvocato, dovrà prendere atto che comincia a tentennare perfino il consenso dei promotori e firmatari del noto appello pubblicato dal quotidiano “comunista” inteso a darle sostegno contro gli attacchi strumentali di soggetti interessati a spartirsi torte italiane e sovranazionali.

Perché se è vero che i suoi connazionali sono facilmente preda di populismi arrischiati, a maggior ragione sarebbe consigliabile che dopo tanto bastone si eroghi anche qualche carota, magari per contrastare quei tumulti, finora evitati sventolando la bandiera gialla della peste, quei fermenti dei margini della società temporaneamente contenuti o occultati con qualche mancetta.

Voglio farLe una rivelazione che le sarà stata tenuta nascosta dai suoi fidi consiglieri, per molti che pure hanno presa per buona la narrazione millenaristica sui pericoli del virus tanto da assoggettarsi sia pure a malincuore a quelle rinunce necessarie e quindi “doverose” agli spazi di libertà, come perorate dal Grande Malato Giannini (da non confondersi con altro più autorevole qualunquista), si presenta la drammatica scelta tra crepare di Covid o di fame, tra salute e salario, tra sicurezza e pagnotta, alternativa già in voga in alcune aree del Paese, Taranto per fare un esempio.

Tanti poi si sono accorti che è meno facile morire di Covid che di malattie trascurate, di terapie sospese, di prevenzione già da prima concessa solo ai ceti che potevano permettersela, che è più difficile morire di Covid che di infezione ospedaliera e o di cure sbagliate, eventualità che da anni tutti i “clienti” della sanità pubblica affrontano come rischio calcolato.

Allora le carote che sarebbero auspicabili consistono in una chiara e trasparente strategia per la salute pubblica, che non si limiti ai cerotti richiesti dall’emergenza ma ripari i danni del passato e prepari un futuro “sicuro”.

Invece….

Invece, anche tra i suoi fan persuasi dalla bontà della sua azione e della esigenza fatale di imporre provvedimenti drastici e restrittivi dei diritti, cominciano a dubitare della loro efficacia se a risentirne è proprio quello che si doveva tutelare come primario e “sostitutivo” degli altri, lavoro, istruzione, la “salute”. Perfino loro sospettano che le notizie incoraggianti che hanno persuaso a prendersi qualche licenza coincidessero con  i riti elettorali e referendario, quest’ultimo indispensabile a rafforzare il governo. Perfino loro pretendono ormai qualcosa di più dei lucidi proiettati sugli schermi di Villa Pamphili, con 130 cantieri per la ricostruzione, che, vedi un po’, non prevedono investimenti e opere per la sanità.

Così o decide con apposito Dpcm che siamo tutti sani, tutti guariti, tutti negativi oppure dovrà proprio pensare a offrire qualcosa in cambio di tasse e obbedienza, all’esecutivo, a Confindustria, all’Ue.

Non so se ricorda la storia della ricottina, con il contadino che si reca al mercato portando il suo formaggio e comincia a fantasticare sulla possibilità di prendere con i quattrini ricavati una gallina, che farà le uova che rivenderà per acquistare una capra il cui latte …e così via. Peccato che l’incauto contadino inciampi e la ricottina cade rovinosamente sul sentiero.

Ecco, funziona così anche la favola del Mes, o per meglio dire del suo “sportello sanitario“: il Documento di programmazione di bilancio, la sintesi della “Finanziaria”, approvata dal consiglio dei ministri  e che stiamo inviando a Bruxelles, non contempla le risorse del Mes, limitandosi a finanziare la sanità ricorrendo per 4 miliardi a deficit ordinario e per 6 miliardi, nei prossimi anni, con le “promesse” del Recovery fund, quella partita di giro che se verrà e quando verrà, sarà condizionata secondo le regole imperiali, quelle scritte nella famosa letterina a firma congiunta Trichet e Draghi e che comprendeva la obbligatoria austerità applicata anche alle spese sanitarie.

Altro che carote, con quei 4 miliardi si conferma per il 2021 l’assunzione “a tempo determinato per il periodo emergenziale” di  30mila fra medici e infermieri e un sostegno alle “indennità contrattuali” per queste categorie di lavoratori promossi a eroi nazionali. E soprattutto viene introdotto  un fondo speciale per l’acquisto di vaccini e per altre esigenze correlate all’emergenza sanitaria in atto, in modo da “ fronteggiare in modo efficiente l’emergenza Covid e migliorare la sanità”.

I quattrini servono anche ad aumentare di un miliardo la dotazione del Fondo sanitario nazionale, che ha dimostrato la sua efficienza in questi anni, quello che ha ripartito per il 2020  tra le Regioni oltre 113 miliardi, tra fabbisogno sanitario standard e quote di premialità di cui 113,069 miliardi di fabbisogno standard e 291,648 milioni di premialità aggiornata in conseguenza dell’aumento del Fondo di 2 miliardi di euro come stabilito dalla Legge di Bilancio 2019, con i risultati che conosciamo.

Vallo a spiegare ai cittadini delle regioni che hanno registrato maggiore mortalità attribuibile alla cattiva gestione dell’emergenza combinata con le politiche di tagli e con la consegna della sanità ai privati, compresi finanziamenti straordinari, come è avvenuto in Lazio, come avviene in Lombardia, in Veneto, in Emilia dove il presidente Bonaccini pronto a esigere quella maggiore autonomia pretesa con le due regioni leghiste, decanta la bontà del modello sanitario privato, grazie anche a quell’insieme dei servizi erogati dal datore di lavoro in sostituzione di un incremento stipendiale, che viene chiamato welfare aziendale, le cui regole sono state sottoscritte dai sindacati.

E che riguarda anche i dipendenti della Regione accontentati sotto forma di “rimborsi di prestazioni sanitarie non coperte dal servizio sanitario regionale, ad esempio spese dentistiche, farmaci non inclusi nel prontuario e parafarmaci” con la diffusione di forme assicurative  spesso vicine alle forze politiche al governo della Regione.

Vede, gentile Avvocato, a quasi otto mesi dallo scoppio della bomba, dal tragico incidente della storia, peraltro più prevedibile di ben altri cigni neri, non crede che dovrebbe dare qualcosa di più delle sanzioni, delle proibizioni, delle toppe su buchi prodotti da anni sui quali i “poteri” vogliono stendere un velo pietoso?

Non si dovrebbe immaginare un rafforzamento della medicina di base, non sarebbe indispensabile rivedere la gestione delle Asl, diversamente pubbliche: non a caso si chiamano aziende, nelle forniture, negli appalti, dell’organizzazione di servizi, non si dovrebbe impegnare gli organismi di controllo nella sorveglianza all’attività degli enti privati a cominciare dalle case per anziani?

 Altrimenti ci toccherà dar ragione a Cacciari che pretende di non essere trattato da deficiente, esigendo di essere trattati invece non da clienti, non da utenti, non da imbecilli, ma semplicemente da  cittadini.


Grazie degli auguri

Ogni tanto devo mettere all’incasso qualche messaggio del tipo “spero che moriate di Covid”, una cosa che potrebbe essere davvero spiacevole se non fosse che la probabilità che ciò accada è molto più remota che lasciarci le penne in un incidente stradale, come dicono gli stessi numeri ufficiali che vengono rilasciati, sia pure in maniera confusa e rapsodica affinché non siano compresi e poi perché mi lascia ancora un po’ di speranza per il futuro: il livello di morale e intellettuale di questi “nemici” autoproclamatisi tali è così basso che forse si può sperare che “no pasaran”. E soprattutto “no pasaran” i loro padroni occulti di cui non sentono più il basto benché da ogni parte ne portino i segni e le ferite. Del resto è così evidente che l’invettiva scaturisce dall’impossibilità razionale di argomentare qualcosa rispetto ai ragionamenti proposti in alcuni post, se non l’implicito e impotente  “lo dicono tutti, lo dice la televisione, lo dice persino il partito per il quale voto” che il risultato sfocia nell’apostrofe maligna. Come si fa a prendersela con persone così inadeguate che magari poi si lamentano a comando delle espressioni di odio? Semmai sono insopportabili quelli che sanno benissimo come stanno le cose e mentono per la gola, quei pallidi delinquenti alla Nietzsche che si nascondono e non riescono nemmeno ad essere ad essere all’altezza della loro menzogna.

Ma poi chi ti augura la morte non è che creda davvero e fino in fondo nella mera narrazione epidemica, ma vive  immerso in una paura che gli si spalanca davanti come la visione del nulla che non aveva mai riconosciuto prima, si rifugia in riti e credenze apotropaiche collettive che assumono importanza in sé e non in relazione all’oggetto. Lo si capisce benissimo dal disagio o persino dal terrore che spesso i mascherati esprimono nei confronti di chi non indossa museruole anche nelle situazioni in cui esse non sono imposte: se davvero credessero nella capacità delle mascherine di fermare i virus in entrata e in uscita, non avrebbero alcun motivo di preoccupazione perche la benda li protegge e sono semmai cazzi amari per gli infedeli che sfidano irresponsabilmente il virus in agguato dovunque e a quanto pare soprattutto nelle ore notturne.  Ma visto che la pandemia non si tocca con mano, tanto per fare un po’ d’ironia, che la malattia non ha alcun rilievo nella realtà circostante di ciascuno, ma vive solo nello scenario mediatico, così come l’inferno si materializzava negli affreschi delle cattedrali medioevali, il mascherarsi serve solo a segnalare appartenenza e obbedienza anche intuendo che in realtà non serve a nulla, che anzi la benda può essere pericolosa e in qualche caso provocare guai seri proprio nelle persone a rischio. E infatti qualcuno dei bendati per caso si incazza se i morti effettivi di infezioni ospedaliere sono molto di più di quelli solo presunti per Covid? No, perché questo non fa parte del breviario quotidiano della salute. Qualcuno di loro si sofferma sul fatto che sono stati proprio i tagli alla sanità a provocare entrambi i tipi di morte? Qualcuno riflette sulla incredibile circostanza che tra le condizioni poste ai prestiti per superare le ferite imposte da un’emergenza sanitaria paradossale e aberrante, ci sono proprio i tagli alla sanità? Oppure che ormai qualsiasi seria situazione patologica è trascurata per andare dietro a una sindrome influenzale? No di certo perché l’orizzonte di ciascuno, l’etica dell’ordinario per così dire si è ancora più ristretta e il riconoscimento dell’altro o è una forma di conformismo ipocrita, totalmente privo di sostanza o può avvenire davvero solo sotto la forma del nemico.

E poi se si riconoscessero i bachi che attraversano tutta la narrazione il quadro mostrerebbe subito la sua totale incongruenza e per chi porta la mascherina e augura morte sarebbe un bel guaio, uno strappo all’etichetta del servo. L’atomizzazione sociale, il solipsismo via via inoculato e imposto dal neoliberismo, non offrono molte vie d’uscita a questa condizione subalterna e isolata che è diventata così connaturata da non essere più percepibile a ciascuno. Prova ne sia che essa non riesce a costruire, almeno fino a che la situazione non si farà economicamente drammatica, nemmeno delle aggregazioni politico – sociali. Insomma si è ancora più morti di prima.


Buzzurro buono, buzzurro cattivo

Anna Lombroso per il Simplicissimus

Andrà tutto bene, adesso che questo è tornato a essere il bel paese dove il si suona, anche se proclamato con la potenza roboante di Salvini.

Adesso che possiamo aspettare fiduciosi che lo stesso parlamento che aveva approvato il taglio dei nostri rappresentanti per poi delegarne l’attuazione a un voto referendario calato dall’alto, promuova in tempi rapidi quelle tanto attese riforme pronube di effetti demiurgici sulla partecipazione e la democrazia.

Adesso che finalmente, con la benedizione di Carlassare e Spinelli, ai margini della società è stato riconosciuto il diritto al risentimento e alla collera fino a sabato additato come rozzo populismo.

Adesso che quel numero invariato di parlamentari ripeterà il suo Si a un esecutivo che come era prevedibile rivendica il voto come una fiducia indiscussa, a cominciare dall’obbligatorietà dei vaccini e via via fino a ulteriori restrizioni di libertà e prerogative in nome della governabilità consolidata a colpi di decretazioni d’urgenza.

Andrà tutto bene, e a confermare che la governabilità è assicurata, grazie a una maggioranza trasversale che integra amabilmente la “diversamente opposizione”, si è fatta piazza pulita di tanti orpelli, di infausti istinti divisivi, grazie al  festoso superamento del dualismo destra e sinistra, da quando quest’ultima è stata retrocessa a squallida e arcaica etichetta da riporre, pena lo stesso ostracismo riservato a gruppuscoli e minoranze estranee alla modernità e incompatibili con il progresso, e che ora finalmente non troveranno più posto nelle aule delle camere. Di altri gruppuscoli invece sappiamo che troveranno posto in cella, rei di opporsi allo sviluppo e alla rinascita firmata sul cemento come a Hollywood, in qualità di eretici, complottisti e, infine, negazionisti.

Andrà tutto bene, è nata una nuova era più ragionevole e concreta e a dircelo è una originale interpretazione antropologica di alcuni fenomeni. A rivelarlo è la vittoria di Zaia, salutata con esplicita soddisfazione.

E lo credo, Zaia, quello dei cinesi mangiatori di topi vivi, quello delle mascherine autoprodotte con il Leone di San Marco.

Zaia, quello che ogni giorno ha fatto e disfatto, ha esibito dati farlocchi smentendoli in tempo reale, quello che da anni aveva contribuito a restringere investimenti e impegno per la sanità pubblica contribuendo alla “valorizzazione” di quella privata, azione condotta surrettiziamente anche in materia di natalità, quello del fumetto nel quale di fa effigiare come un Superman in lotta contro il virus, da distribuire in tutte le scuole del suo regno, si, proprio Zia, proprio lui, sarebbe l’incarnazione della Lega buona, moderata, ragionevole con la quale dialogare e collaborare contro la Lega cattiva, quella del buzzurro barbaro, dell’intemperante energumeno.

Vaglielo a dire che il Veneto dove, lo dice lui, sarebbe più estesa la diffusione del volontariato no profit è la regione che ha manifestato maggior propensione alla discriminazione, al rifiuto e al respingimento, perfino delle donne in gravidanza, all’emarginazione applicata su piazze, panchine, scuole, liste per l’assegnazione di case, ospedale.

Vaglielo a dire che la prima dichiarazione del riconfermato presidente verteva sulla pretesa di attuare quella autonomia regionale, alla pari, anzi in posizione di leadership con Fontana e Bonaccini, per conquistare indipendenza a maggiore facoltà di scelta e di spesa in materia sanitaria e scolastica. A riconferma che la spudorata faccia di tolla è caratteristica comune della casta che per dabbenaggine qualcuno ha pensato di penalizzare con il voto di questi giorni, che segna in forma bipartisan i marpioni di tutte le formazioni. E che non sono bastate le prestazioni offerte dalle tre regioni in occasione della ferale epidemia a farli recedere, come d’altra parte è plausibile se dal governo e poi dalle popolazioni locali non è venuta nessuna forma di censura e condanna.  

È che Zaia proprio come certi attrezzi d’antan della Lega, ha saputi impersonare il processo di mutazione del contadino scarpe grosse e cervello fino in manager e amministratore, furbo, cinico, realista tanto da considerare un effetto collaterale incontrastabile la morte degli anziani per malasanità, anticipato rispetto alla falce del Covid chiudendo, tanto per fare un esempio, gran parte dei reparti del nosocomio veneziano. Uno che si ricorda di effetto climatico e ambiente per dare sostegno alle grandi opere addette alla corruzione, Mose, autostrade deserte e mangiasoldi, cave e terreni da concedere generosamente all’import-export criminale dei rifiuti. O che fa il propagandista dei marchi doc, quelli infiltrati come il prosecco dalle mafie dei pascoli e  dell’agroalimentare.

Ma come si è capito il suo pregio e il suo merito è l’essersi accreditato come l’anti-anticristo, più efficace delle sardine, più efficiente dei magistrati, quindi il più antifascista, militanza ormai limitata unicamente al contrasto al bastardo non occasionalmente compagno di strada nel governo, negli schieramenti referendari, nel contenimento della piaga contagiosa dell’immigrazione e nella stipula di patti infami con tiranni, nel ravvedimento operoso e nell’accettazione dei diktat europei.

Ma vedrete, andrà tutto bene, come avete voluto voi.


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