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Freud al G7

2016-08-17-1471454358-5762688-donaldtrumpasacowboy-thumbIl G7 di quest’anno in Canada, come del resto quelli precedenti, non è servito assolutamente a nulla anche se è costato una follia. La sola cosa interessante è la strana ambivalenza che il vertice ha lasciato trasparire: da una parte l’isolamento degli Usa che impongono sanzioni alla Russia, all’Iran e di fatto ai Paesi europei che hanno intensi commerci con questi reprobi, dall’altro la palese accentuazione imperiale di questo isolamento che pretende di dire agli altri cosa devono fare, pena vendette commerciali e azioni legali ovviamente portate avanti da giudici americani. La cosa ha anche un suo risvolto simbolico nell’abbandono anticipato da parte del presidente Usa di un consesso che evidentemente considera inutile e impotente, non prima però dopo aver dettato le sue direttive alla servitù perché si comporti bene in sua assenza.

Da questo si vede benissimo che la politica di Trump non va affatto controcorrente rispetto a quella delle precedenti amministrazioni, ma si sovrappone ad esse con un nuovo livello nel quale il protezionismo di America First si rivela nient’altro che uno strumento di globalismo geopolitico. Naturalmente se nel breve periodo questi atteggiamenti da western di bassa lega possono anche intimorire e funzionare, andando avanti nel tempo essi finiranno per alienare agli Usa buona parte del pianeta che è già dentro un processo di multipolarizzazione: una cosa è essere padroni fingendosi partner, un altra è avere bisogno di partner volendo essere padroni. D’altra parte un’economia che si basa sul dollaro come moneta centrale e sul consumo folle a debito non ha altra scelta soprattutto anche perché gli altri con la loro obbedienza hanno lasciato che le cose evolvessero malignamente su questa strada senza correttivi. Ma se per esempio domattina scoppiasse una nuova crisi subprime visto che la situazione ricorda molto da vicino quella del 2008, e anzi appara ancora ancora più drogata cosa succederebbe? Vedremmo il pistolero incazzato con il dito sul grilletto o il cow boy disarcionato e inseguito dai Sioux che implora un cavallo per metà del suo regno?

Il fatto è che l’inutile G7 canadese si è rivelato invece una efficace sfera di cristallo che mostra con chiarezza assoluta la progressiva disintegrazione del mondo occidentale, con un’ Europa in mano a un’ insensata  oligarchia burocratico – lobbista e tenuta insieme  dagli interessi dall’ordoliberismo tedesco dove le forze centrifughe stanno ormai prevalendo, con gli Usa ormai sconnessi da un rapporto di reciprocità anche solo formale al vecchio continente e in procinto di perdere la parte di Asia conquistata dopo la seconda guerra mondiale, entrambi in via di essere scalzati in Africa dai cinesi. Tra una quindicina di anni, sempre che nel frattempo non ci venga regalato un olocausto nucleare, la Cina e l’Asia ad essa afferente saranno di gran lunga il mercato più ampio del mondo e le attività economiche dovranno guardare a Pechino più che a Washington decretando un’epocale transizione di mondo  Questa fratturazione e incipiente perdita di centralità è stata così evidente al G7 canadese che paradossalmente Trump, (immediatamente seguito da Conte che ha voluto infliggere il suo colpo di coda alle idiozie piddorenziane contro Putin sparate durante la campagna elettorale), ha auspicato un ritorno della Russia nel consesso dei cosiddetti grandi e dunque un ritorno a un G8 : si è trattato più che altro di un grottesco lapsus freudiano visto che proprio la Russia le sanzioni contro di essa nate con vicenda ucraina e perpetuate a forza di bugie, le contro sanzioni per i trasgressori che vogliano avere un rapporto con Mosca,costituiscono il principale asse di divisione e frattura. Non si è  trattato certo di un contentino retorico rozzo e di pessimo gusto, trumpiano insomma,  perché  sarebbe stato comunque privo di senso nel clima del vertice, ma di qualcosa che ha preso voce dalla subliminale consapevolezza della frantumazione e del declino oltre che dalla crescente potenza della Cina contro cui si cerca un rimedio che non si può certo trovare in un contesto di ossessiva volontà di dominio.  Così che anche l’assurdo più ragionevole di certe ragioni.


Alici fritte per il G7

550x189x2464564_1812_g7100.jpg.pagespeed.ic.Y5wo962RMFIl nuovo imperatore palazzinaro ha riunito i suoi ascari a Taormina per fare passerella, produrre documenti vacui che valgono meno della carta su cui sono scritti e dare l’impressione che il G7 occidentale decida sul mondo senza alcun ostacolo. In qualche modo è una sceneggiata tra cene e passeggiate che ha del ridicolo: all’incontro mancano oltre a tutta l’Africa e il continente latinoamericano anche la Cina, la Russia, l’India, che da sole valgono il 70% dell’ industria manifatturiera globale, il 50 per cento della produzione agricola planetaria e il 35% dell’ecumene umano, il che riduce il vertice, dentro il quale non mancano di certo i contrasti, sedati e nascosti solo grazie alla totale assenza di decisioni, a un selfie che vorrebbe riproporre l’occidente come unico centro decisionale del globo. Per il bene dei super ricchi, naturalmente. Uno scopo che appare in secondo piano nei documenti ufficiali, ma che è chiarissimo nelle parole di Trump, incapace di qualsiasi finesse:  si tratta di mostrare la bandiera contro “una Russia risorgente, che cerca di minare l’ordine internazionale a guida occidentale”. Almeno con il neo presidente le cose sono chiare come il parrucchino.

E’ proprio per questo che proprio oggi il ministro degli esteri cinese e quello russo si incontrano a Mosca per parlare della Corea, della difesa comune, della creazione di nuovi metodi di trasferimenti interbancari e la formazione di agenzie economiche per lo sviluppo di infrastrutte in maniera del tutto autonoma dalle organizzazioni finanziarie occidentali, cioè dal dollaro. L’incontro sarebbe potuto avvenire in qualsiasi altra data, ma la volontà è proprio quella di fare di proporsi anche in maniera simbolica come contrappeso e di cominciarsi a mostrarsi come un altro centro di attrazione con caratteri del tutto differenti perché mentre l’Occidente non ha mai sostanzialmente rinunciato alla politica delle cannoniere, il complesso continentale cino russo è sostanzialmente aggregante. Così mentre la Corea del Nord, nonostante i dissidi con la Cina, è stata invitata tra le alte lamentazioni di Washington, al grande vertice di Pechino sulla nuova via della seta, la Merkel ha pensato bene di chiudere nei giorni scorsi il City Hostel Berlin, gestito dall’ambasciata di Pyongyang nella capitale tedesca tanto per ubbidire alle sanzioni: un gesto inutile e stupido che fa risaltare ancora di più le assurdità occidentali.

Perché è di questo che si tratta: tre decenni di dominio incontrastato culminati con l’amministrazione Obama che si è fatta dettare l’agenda dalle lobby multinazionali e da vecchi geopoliticanti della guerra fredda, hanno un segnato un declino cognitivo delle elite di comando occidentali. Se c’erano due Paesi destinati a confliggere sull’Asia centrale erano Russia e Cina, ma con l’avventura siriana e ancor più con quella ucraina, seguite al fallimento Usa di mettere un’ipoteca sul cuore continentale con la campagna in Afganistan, si è ottenuto l’unico risultato di riavvicinare i due giganti e di accelerare il processo di nuova multipolarizzazione del mondo.  I gisettanti si illudono di poter tenere assieme assieme il mondo torturandolo con il neoliberismo che è lo sponsor ufficiale delle rapine american finanziarie, impaurendo, censurando, spiando (salvo i terroristi liberi di agire per portare acqua all’ambiguo mulino delle oligarchie) e minacciando chi non si adegua secondo il metodo greco. Ma guardando bene questi sette arnesi in versione balneare, tutti compresi di sè incapaci di dire qualcosa di nuovo e di sensato, immersi nelle reciproche retoriche da diplomazia del nulla, muti perché parlando farebbero esplodere il G7, ci si rende conto che ormai sono solo e soltanto Nato, che hanno gli anni contati e i pensieri in deficit. Che alla fine è anche gente pericolosa. Per i banchetti ufficiali che sono certamente in programma visto che non c’è molto altro da fare, consiglierei grande quantità di alici fritte che almeno contengono fosforo, anche se a riempire certe zucche vuote non basterebbero gli oceani .

 

 


Scene di cacca in Bassa Baviera

Renzi 2Ebbene sì, il magico Renzi, il massoncino di volta dell’Italia merkeliana ha diritto agli onori che si merita: invitato al G 7 di Monaco  non ha trovato la cancelliera ad accoglierlo visto che aveva bel altro da fare che non occuparsi del servo sciocco che conta come il due di coppe quando briscola è a bastoni. Ma lo ha fatto ricevere da una banda in lederhosen che invece di intonare l’inno nazionale ha suonato Azzurro, mentre il bullo di provincia mostrava supremo compiacimento come è possibile vedere qui , invece di accorgersi del simpatico scarso credito da cui è accompagnato e in cui sta trascinando il Paese.

Subito dopo Renzi è stato portato alla sede del G7, il castello di Elmau, vicino slide_431314_5607744_freeGarmisch, oggi una lussuosissima Spa in cui la stanza singola più economica costa 620 euro a notte. Una sede appropriata per un vertice cominciato con le farneticazioni di Obama sulla presunta aggressione russa all’Ucraina: Schloss Elmau infatti fu restaurato e rimesso a nuovo negli anni della prima guerra mondiale dal teologo e filosofo Johannes Muller, che poi vi visse costantemente fino alla morte trasformandolo in una sorta di cenacolo, covento e pensatoio per la razza ariana. Insomma un personaggio tra i più noti venditori di cianfrusaglie intellettuali rfazziste e grande ammiratore di Hitler che secondo lui era “l’organo ricevente del governo di Dio e trasmettitore di raggi eterni”.

slide_431196_5603338_compressedPer fortuna i “grandi”, evitando altre e più attinenti definizioni, hanno trovato ad attenderli una manifestazione di 50 mila persone a Monaco e un nutrito campo alternativo alla cui sorveglianza sono stati adibiti addirittura 20 mila poliziotti. Almeno un po’ di vita tra le illustri anime morte.


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