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Benvenuti nel capitalismo dell’oppressione e nel confusionismo

la-fine-della-storia-1Pubblico un lungo intervento di Robert Charvin  sullo stato delle cose che mi pare allo stesso tempo efficace e semplice nella forma, privo del birignao e dell’evasività di molti intellettuali nostrani, ossessionati dai bilancini e dalle alchimie di sopravvivenza editoriale. Charvin è uno specialista di diritto internazionale, decano della facoltà di  diritto e di economia dell’università di Nizza e membro esecutivo dell’Associazione Nord – Sud XXI, organismo consultivo dell’Onu  e in questo lungo excsursus si occupa in primo piano della Francia e del drammatico momento dello “stato di urgenza”, ma attraverso di essa fa un ritratto sintetico e tuttavia molto incisivo  di ciò che è divenuto il mondo e su ciò che ci attende. Buona lettura.

“Se c’è un ideologia dominante in Francia e in numerose aree del mondo questa è il “confusionismo”. Le questioni principali che determinano i comportamenti vengono nascosti dentro un miscuglio di riferimenti pseudo morali e religiosi per cancellare le diseguaglianze sociali, la precarietà sempre più normale, la frattura Nord – Sud, l’incapacità del sistema economico ad affrontare la distruzione dell’ambiente. Non abbiamo di fronte un mondo nuovo, ma quello vecchio che si degrada velocemente e accentua tutte le sue perversioni, con la ricchezza che si concentra in sempre meno mani, con una grave crisi sociali e ambientale a cui il sistema non offre alcuna soluzione.

In Sudamerica, dopo una dozzina d’anni di vittorie progressiste che hanno permesso a diversi Paesi di affermare la loro indipendenza dagli Usa, il nuovo allargamento della povertà ha dato le ali alla reazione che si presenta come confusa alleanza fra estrema destra, conservatori e socialdemocratici. La Bolivia di Evo Morale resiste, ma il Venezuela chavista s’indebolisce, mentre l’Argentina cambia di campo annunciando il ritorno degli States e delle sue multinazionali.

In Africa il disordine e la miseria hanno raggiunto livelli drammatici dopo la distruzione della Libia che ha destabilizzato molti Paesi vicini. Le disuguaglianze, il malgoverno, gli interventi esterni rinforzano il caos e si esprimono attraverso i conflitti religiosi.

In Asia la Cina che ha come suo obiettivo la creazione di una potente economia interna, non sembra ancora avere una strategia leggibile a livello planetario, La sua tradizione esclude qualsiasi precipitazione o fretta nel campo politico ed è difficile comprendere quali saranno gli sviluppi futuri.

Gli Usa sempre più divisi tra ultraconservatori e democratici sempre più moderati, le cui posizioni variano da uno stato all’altro, perseguono, qualunque sia la presidenza, una  politica egemonica facendo ricorso alla forza o all’ingerenza morbida per mantenere i propri interessi economici e strategici, mascherata dietro il velo di un umanitarismo adulterato: l’eccezionalismo esclude qualsiasi rispetto del diritto internazionale.

Gli stati europei che si sono imprigionati nella Ue e nella sua struttura affarista al servizio delle lobby dei più ricchi, sono politicamente malati. Malgrado la retorica democratica l’Unione accetta passivamente governi sostenuti da movimenti di ispirazione fascista (come l’Ungheria e la Lettonia) e si propone di accettare anche l’adesione della Turchia autoritaria, islamista e opportunista dell’ Akp così come non ha esitato a distruggere la sinistra greca vincitrice delle elezioni con un totale disprezzo per la democrazia rappresentativa. La socialdemocrazia che in anni non lontani governava gran parte del continente non è stata in grado di modificare una situazione sociale in via di deterioramento e anzi si è spesso associata alla destra conservatrice come in Germania che è diventata il modello politico per la Francia e per gli altri Paesi europei.

La Francia infine ha ormai perso tutti i suoi riferimenti e non c’è alcuna modernizzazione della vita politica, malgrado le pretese di certi sedicenti socialisti. Al contrario c’è un impoverimento di tutti i valori e il tradimento di ogni principio sotto l’egida di un tripartitismo i cui componenti Front National, socialisti e Ump hanno programmi praticamente identici. Ps e Ump hanno integrato la linea anti immigrazione e le rivendicazioni autoritarie del lepenismo, mentre quest’ultimo ha recuperato qualche elemento del programma sociale della sinistra: non ci pensano nemmeno a scontrarsi, anzi attendono un riallineamento miracoloso dell’elettorato e delle alleanze, comprese quelle contro natura.

Il fascismo imbecille del Daesh, aumenta l’influenza in Francia e in Europa dei peggiori nemici dell’Islam che perseguono il razzismo ant arabo come sostituto del vecchio antisemitismo, imbellettandosi con i colori dei laicismo e della difesa della civiltà. Nessuno può  ritrovarsi in tutto questo, compresa l’intellighentia malata di uno pseudo umanitarismo ossessivo e inefficace. Intellighentia che peraltro è colpevole di un’opacizzazione delle realtà politico – economiche e della lotta di classe (concetto divenuto osceno) che tuttavia sotto forma più complessa e nuove bandiere prosegue, malgrado la mediatizzazione a oltranza della società. Questa pseudo ideologia, questo “confusionismo” contribuisce a uccidere la politica spingendo i cittadini al privato e all’indifferenza verso le lotte sociali, preparando così la via  a un futuro di tipo neofascista, anche se i modi, le circostanze, il linguaggio paiono differenti.

L’apatia politica è coltivata dall’incultura di massa, da spettacoli rozzi, da giochi stupidi. L’emotività rimpiazza la ragione. Il controllo sociale in un format conservatore, rimpiazza la repressione resa per altro facile grazie al controllo della rete. E qualsiasi cosa cosa viene intrapresa pur di cancellare i contropoteri rimasti: l’ordine giudiziario, i sindacati non ancora sbiancati, gli stessi partiti e gli intellettuali critici. Del resto non c’è nemmeno più bisogno di leader autentici per conquistare le folle: un bel faccino o l’immagine di conformismo familiare sono più che sufficienti per manipolare efficacemente  le persone e, ricorrendo alle sinergia della paura, asservire lo Stato e la società ai soli interessi dei poteri dominanti.

L’intossicazione da paura è raggiunta semplicemente denunciandola continuamente e assimilando il coraggio al fatto si continuno a frequentare i dehor dei bistrot. La disoccupazione, la precarizzazione generalizzata, la repressione antisindacale selettiva, il reclutamento a tutti i livelli dei conformisti, compresi i docenti di economia, la valorizzazione costante dei fattori militari e polizieschi, sempre e comunque applauditi, assicurano la diffusione della paura in individui sempre più isolati gli uni dagli altri.

I ciechi assalti del terrorismo sono ancora più determinanti: essi impongono la ricerca di protettori, vale a dire dei più potenti. E tuttavia L’Isis e i suoi complici sono combattuti nell’ambiguità delle alleanze contro natura con L’Arabia Saudita e il Qatar per esempio e con gli “stati di urgenza” che divengono permanenti. Ma gli “esperti” scelti dai cortigiani del potere compaiono in fila attraverso tutti i media, imponendo l’idea che il disordine è “naturale” e che scelte diverse sarebbero peggiori o irrealiste.

D’altronde gli stessi programmi dei partiti sono semplicistici e privi di realismo: la battaglia politica si degrada a scontri di facce e non di progetti. Questi ultimi, a partire dai sondaggi, sono costruiti esclusivamente per piacere e poco importa se finiscono in carta straccia. Ma di fatto in molti Paesi d’Europa le destre estreme sfruttano a loro vantaggio questo clima sociopolitico confuso, ma pervasivo. Il font national per esempio si fa portatore sia delle rivendicazioni popolari, sia delle reazioni popolari più istintive e primitive, tra la compiacenza dei media e dei partiti di governo che si astengono da qualsiasi intervento forse nella speranza di percorrere la medesima strada.

Dalla parte opposta in Daesh non ha per nulla una generazione spontanea: le potenze occidentali hanno distrutto gli anticorpi presenti nel mondo arabo. La Francia e la Gran Bretagna hanno fabbricato dopo la prima guerra mondiale il Medio Oriente con criteri artificiali, strumentalizzando le minoranze e esaltando le differenze etniche o religiose: il risultato è stato un mosaico ingovernabile e soprattutto inespugnabile dalla democrazia il cui carico è stato preso dopo il 1945 dagli Stati Uniti, con il loro interventismo. Proprio gli occidentali hanno eliminato tutte le forze che davano loro fastidio; prima i comunisti e i progressisti, poi i nazionalisti di tipo nasseriano per  ridursi a sostenere i militari e i loro colpi di stato. Inevitabile che alla fine ci sia stata una marea islamista (in qualche caso finanziata direttamente dagli americani come i Fratelli Mussulmani in Egitto) a cui guardano le società meno miserabili e meno sottomesse.

Ma questo non è che un aspetto dello stato confusionale nel quale viviamo e che ha prodotto in tutto il continente  la convergenza di socialisti e destre conservatrici  entrambe profondamente rispettose del sistema capitalistico quali che siano i risultati e i danni che provoca. La democrazia sta male e peggiora: e in Francia si sta tentando di instaurare attraverso lo stato di urgenza un regime ultra presidenzialista, senza un opposizione reale, il tentativo di attuare artificialmente la “fine della storia”, vale a dire quella delle delle libertà e delle conquiste sociali che sono sopravvissute fino ad oggi. Comanda il profitto, comandano gli affari. La Confindustria francese ha condannato il Front National per il suo programma politico e sociale denunciato come “di estrema sinistra”, ma è rimasta del tutto indifferente al suo autoritarismo di tipo neo fascista: tanto un accordo si può sempre trovare come accadde in Germania con l’associazione fra l’industria pesante e il nazismo o in Italia con la conversione al fascismo dell’aristocrazia  nonostante il suo disprezzo di classe.

 

Il mondo degli affari e della finanza non è dogmatico: può sostenere indifferentemente sia la destra che la falsa sinistra o tutte le forze politiche simultaneamente se  questo appare utile e non sono certo ostili per principio all’instaurazione di un regime autoritario. Per gli affaristi che si riconoscono come nuova aristocrazia “la democrazia sommerge le elites con le onde della mediocrità e dell’incompetenza”. Sono “per una società stabile e funzionale che ha bisogno di autorità dall’alto e di responsabilità dal basso. Bisogna favorire il merito e non ostacolarlo”. Tutte cose che in qualche forma sentiamo ogni giorno e che appartengono nella stesura originaria al Mein Kampf.

Quel mondo ha il culto della libera concorrenza che tuttavia è sempre finta. Per contro essa è fin troppo reale tra i singoli individui che sono spinti alla guerra di tutti contro tutti per la sopravvivenza. Così tutte le strutture collettive collassano per il maggior profitto dei potenti che sono l’unica classe . ormai casta – coerente e legata al privilegio. Chi sta sotto viene disarmato: gli attentati islamisti del Daesh, finanziati dagli alleati della Francia e spesso chiamati “guerra” relegano la crisi sociale in secondo piano. Gli elogi continui alla forze dell’ordine e i metodi repressivi delle libertà aiutano allo sviluppo di un clima securitario, nel quale sono svalutate la giustizia, la scuola, r tutto il welfare che invece subisce critiche sistematiche. Il sistema mediatico informativo nelle mani dei grandi gruppi finanziari, non è più il quarto potere ma nient’altro che il megafono dello spirito del tempo.

Insomma ci sono tutti gli ingredienti del fascismo: il “capitalismo della seduzione” reso possibile dai “30 gloriosi” (gli anni dalla fine della guerra alla soglia degli ’80 ndr)  con il consumo di massa, non funziona più e la casta dominante si orienta verso un “capitalismo dell’oppressione”. E per meglio avallare questo passaggio si rafforza il fasto del del potere che assume caratteri mussoliniani più che repubblicani. Il grado di durezza con cui questa nuova oppressione verrà imposta dipenderà dalle reazioni più o meno forti che susciterà: nell’attesa il sistema si serve di qualsiasi evento e pretesto  per presentare un orizzonte infausto e per discreditare i contropoteri residuali e a trattare con disgustosa condiscendenza le autentiche opposizioni rimaste nello stesso modo con cui la Commissione europea ha ridotto all’impotenza ieri Syriza e in cui si appresta a ridurre Podemos. Del resto nessuna prospettiva di progresso o di crescita con ritorni sociali ha un qualche realismo nel quadro del capitalismo finanziario. Egli non può che provare a produrre le narrazioni manipolatrici o a colpire.

Molti non ci credono ancora in questa regressione come se le dittature e gli autoritarismi ci siano solo per gli altri: c’è un’amnesia sull’Europa degli anni ’30 e ’40, c’è ignoranza su molte realtà dell’est Europa, c’è la volontà di non sapere cosa davvero accade nel Sud del mondo. Non vi è che una stupida  lamentela sui progressi della Cina e sulla volontà della Russia di riprendere il suo posto nel concerto delle nazioni, come se fossero per questo stesso nemici. Tutto è sistemato in modo da far apparire gli arcaismi politici e le economie più artefatte come il vertice della modernità.

C’è un solo ostacolo, fortunatamente non così considerato: l’intelligenza e la mobilitazione dei cittadini.”


Agosto, verità non ti conosco

Bocca-della-verita_website-copyLa serie di balle agostane non ha probabilmente precedenti: non si tratta solo della necessità di riempire troppe pagine e troppe ore di chiacchiericcio, ma anche del fatto che ormai la menzogna, il nascondimento, l’interpretazione scorretta, l’appiattimento ad ufficialità sospette è talmente entrata nel sangue e nella carne dei media che quando manca il carburante giornali e televisioni devono fare come i ciclisti bombati, vale a dire tutti, che sono costretti a correre anche nei giorni di riposo altrimenti il sangue si coagula.

Così alla scarica di improbabili miliardi promessi e a quelli realmente derubati alla sanità, si affiancano il presunto attentato del Daesh alla regina d’Inghilterra o la notizia che il primo ministro finlandese abbia promesso la fine del lavoro nel suo Paese, news peraltro ripresa da siti liberisti i quali hanno giustificato questa mossa col fatto che la Finlandia può permetterselo grazie agli introiti del petrolio. Gli scimmiottatori della solonaggine da strapazzo degli economisti , nemmeno si sono accorti che la Finlandia non produce una goccia di petrolio.

Sono solo alcune fra le sciocchezze  riportate come fossero verosimili e credibili forse per nascondere il marcio vero e il comico di alcune cose come il nuovo Cda della Rai. Stranamente però non appena Buzzi ha cominciato a parlare dei “contributi ” e degli affari svoltesi al di là dell’amministrazione Alemanno, coinvolgendo Marino e Zingaretti, ovvero il partito della nazione nel suo complesso ecco che da bocca della verità è diventato d’un tratto inattendibile a canali unificati e accusato di voler pateticamente trascinare degli onest’uomini nel fango per salvarsi. Come se poi confessare altri affari oltre a quelli noti, sia una linea di difesa intelligente, al di là del ricatto esplicito che propone. Su quali basi, avviene questo cambiamento di registro? Lascio al lettore giudicarlo.

Queste vicende estive, agosto, verità non ti conosco, sia pure nella loro miseria informativa o miseria tout court della politica e geopolitica, sembrano quasi una lusinghiera recensione all’ ultimo saggio scritto da Noam Chomsky  e André Vltchek, concepito sotto forma di conversazione fra i due: L’Occidente terrorista. Da Hiroshima alla guerra dei droni che non so se sarà mai tradotto in italiano come è stato in francese e tedesco. A un certo punto Vltchek (credo si pronunci Veltcic) che di certo non si è fatto mancare una quarantennale esperienza intorno al mondo sostiene: “La televisione e i giornali cinesi sono più critici del sistema economico e politico del loro Paese di quanto non lo siano i nostri media. Dopo aver vissuto in tutti i continenti posso dire che gli occidentali sono il gruppo umano più indottrinato, peggio informato e meno critico del mondo, con ovviamente qualche eccezione come l’Arabia Saudita, finanziatrice dell’islamismo radicale e alleata dell’Occidente”.

Anche senza voler essere così estremi non si può non vedere la quasi completa sovrapposizione fra politica e informazione ottenuta non per imposizione diretta, ma sfruttando i meccanismi del mercato che è divenuto l’autocrate globale. Cominciare a riconoscerlo è il primo passo di libertà.

 


Un sabato imbecille

libri1Le banalità dette da Eco sugli imbecilli della rete e sulle bufale che vi corrono vengono proprio a fagiolo con i due dati emersi in settimana: il nuovo calo della produzione industriale e quello parallelo  dei consumi elettrici che a maggio hanno fatto segnare un -1,1%  rispetto al mese precedente. Questo svela che la vera bufala davanti alla quale ci troviamo è quella della ripresa, data per cosa fatta basandosi su numeri di previsione privi di qualunque consistenza se non volutamente orientati  come otto anni di seguito hanno dimostrato.

La ripresa non c’è, né da noi né da nessun’ altra parte, ancorché con dati addomesticati o dal puro valore tecnicistico, ci si sforzi di farne apparire l’ologramma alle opinioni pubbliche delle due sponde dell’atlantico, in via di diventare un’unica sponda di liberismo illiberale e autoritario. Clamorosa è l’alterazione dei dati ufficiali Usa, regolarmente smentiti da istituzioni terze o dalla stessa contraddizione fra numeri.  E francamente non so davvero cosa si possa pensare di chi messo a confronto con una narrazione globale truffaldina condita ogni giorno di una costellazione di bugie, perda tempo a  fare le pulci ai social network. Anzi lo so: è quella insolente vocina del padrone di chi è stato sempre col culo bene al caldo e che alla fine partecipa dell’ “Autorità”.

L’insensatezza è talmente densa che non so come non ci si possa porre delle domande sulla massima narrazione paradossale che purtroppo non circola in rete ma tra i governi europei e sui media che ne sono il megafono:  perché, per esempio, si insiste nel chiedere alla Grecia macellerie sociali ancora peggiori quando tutti sanno benissimo – conti alla mano – che sono controproducenti e che in ogni caso il debito greco non potrà mai più essere ripagato. E cosa spinge gli stessi governi a dare manforte agli Usa in Ucraina, colpendo le proprie esportazioni, appoggiando un golpe sanguinoso e ambiguo lontano dalla democrazia quanto la galassia di Andromeda e che alla fine non può che portare il continente o a una resa o alla guerra? E vogliamo parlare del Daesh, finanziato ufficialmente fino al settembre scorso dal congresso Usa? O di ciò che ha provocato la guerra di Libia? O tanto per venire a questi giorni cosa spinga un segretario di stato americano impegnato in colloqui semisegreti a Ginevra sul nucleare iraniano ad avventurasi in bici sulle alture alpine che sarebbero dure anche per un professionista, alla bella età di 71 anni? Ma certo, guai a mettere in dubbio l’ormai famosa caduta perché si rischia di fare la figura degli imbecilli: in fondo c’è la foto di Kerry in bici, anche se risale a qualche mese prima.

Ma soprattutto a cosa mira tutto questo se non al tentativo di rimediare a una crisi di sovrapproduzione aggiungendovene una di sottoconsumo dovuta al taglio dei salari, all’umiliazione del lavoro sotto ricatto, alla precarietà e perfino alla sostituzione degli uomini con la robotizzazione? E’ una follia di idioti o invece la consapevolezza di trovarsi di fronte a una insanabile contraddizione del capitalismo liberista e mercatista a cui non si può porre rimedio avendo creato, per mantenere accesa la fornace, un flusso finanziario di scommesse dieci volte superiore all’economia reale?

Qui dovremmo tornare alla Grecia che viene torturata anche perché il suo German modeldebito è stato assicurato con derivati per oltre tremila miliardi. O magari sottolineare il paradosso che si è creato in Germania e che viene esplicata dalla tabella a fianco di origine Eurostat dove si mostra che nel Paese egemone la povertà cresce di pari passo con la diminuzione ufficiale della disoccupazione. Tutte cose molto inquietanti perché sono la premessa della guerra, l’unica via d’uscita per elite dominanti e per sortire dalla crisi occidentale.  Probabilmente vista la recente lezioncina venuta dal pendulo di Foucault, la reazione più intelligente sarebbe non interessarsene. Perché dopotutto senza una cattedra sotto le terga chi siamo poter poter dare una risposta e tentare di difenderci dagli intenti reazionari more mathematico demonstrati?

Per questo preferisco fare la figura dell’imbecille che quella del servo. Questione di gusti.

 


Palmira tra storia e “narrazioni”

palmira-1356Temo che oggi vi scandalizzerò, ma non riesco ad allarmarmi più di tanto per i danni che il Daesh potrebbe infliggere ai reperti archeologici di Palmira. Intanto perché nutro forti sospetti riguardo a notizie sostanzialmente non controllate e provenienti da fonti ambigue, legate ai servizi occidentali e beccate più di una volta a diffondere notizie e video falsi. Poi perché in ogni caso si tratterebbe di lacrime di coccodrillo che scendono dopo Washington ha fatto di tutto per creare il caos in medioriente, caos che ha già causato danni incalcolabili al sito archeologico prima ancora che nascesse il Daesh  e che si facesse finta di volerlo fermare, visto che sono già stati distrutti il tempio di Baal, i colonnati del Decumano, il teatro e anche i Propilei a colpi di cannone e di missili, senza che nessuno si strappasse i capelli o che nemmeno lo si sapesse. In terzo luogo perché le pulsioni conservative dei reperti del passato sono un tratto tipico della cultura occidentale che risale al ‘700 quando la sensazione che il mondo stesse entrando in un’altra era produsse una certa sollecitudine alla salvaguardia archeologica. Prima di allora l’antico era costantemente saccheggiato ad uso moderno tanto che  la chiesa cattolica è stata una delle più grandi devastatrici delle testimonianze del passato al fine di costruire e abbellire le sue chiese. Mentre oggi la conservazione è condizionata al mercato e dunque ha perso ogni valore se non è economicamente vantaggiosa.

Detto questo non si può non provare un certo sgomento verso certe costanti geopolitiche della storia e come una di queste sia  proprio Palmira. La città, transito della vita della seta e della via delle Indie, è stata infatti al confine turbolento tra l’impero persiano – sasanide che si estendeva dal lago di Van in Turchia all’odierna Mumbai  e quello romano, al centro di frequenti perdite e riconquiste da ambedue le parti. E’ stata anche la capitale di una sorta di piccolo sottoimpero d’oriente fondato dalla regina Zenobia, comprendente la Cappadocia e l’Egitto, in una sorta di complicità e insieme di ribellione ai romani che ricorda in qualche modo le ambiguità del Daesh. Finita questa vicenda tutta svoltasi nella seconda metà del III° secolo con il ristabilimento della piena sovranità di Roma, la città divenne un campo fortificato e praticamente cessò di avere qualche importanza che non fosse puramente militare fino alla conquista araba che ne decretò la fine definitiva. Un piccolo centro è in effetti rinato solo a seguito degli scavi archeologici cominciati dopo l’epoca napoleonica.

Ma in realtà l’eredità di Palmira non consiste tanto negli edifici superstiti, quanto nell’enorme e decisiva influenza che essa ha avuto nel determinare le forme di potere nel medioevo europeo. Lo scontro tra  il tardo impero romano e quello Sasanide porto infatti  in occidente un’ invenzione orientale, ossia quella della staffa. Prima di allora i cavalieri avevano il vantaggio della mobilità e della massa del cavallo, ma non erano quasi mai decisivi in battaglia perché non avevano alcun appoggio per sferrare colpi con la spada o con la stessa lancia ed erano di gran lunga inferiori alla fanteria. Con la staffa la situazione si ribaltò, permettendo al cavaliere di conservare potenza e di ricorrere in maniera più agevole alla corazzatura: la cavalleria divenne così per molti secoli l’arma invincibile. Un dominio che terminò, volendo proprio fornire date ufficiali, nell’ottobre 1415 ad Azincourt quando l’arco inglese, maneggiabile per la sua estensione e per la forza necessaria a tenderlo, solo da un corpo specializzato di arcieri, si dimostrò superiore alla cavalleria (vedi nota). Di lì a poco le armi da fuoco posero definitivamente termine a un dominio che è all’origine della nascita dell’Europa feudale, dove appunto il cavaliere, quasi sempre feudatario e proprio per questo economicamente  in grado di “armare” uno o più cavalli , legato da un patto di fedeltà al potere reale, diventa il nucleo dell’assetto sociale.

Strano che Palmira ritorni alle cronache ora che siamo di fronte a un nuovo medioevo che proprio in quelle terre comincia a far sentire i suoi effetti devastanti. O più che strano è quello che ci meritiamo.

* nota  Ad Azincourt gli arcieri inglesi, in grado di colpire e traforare corazze anche a duecento metri, sbaragliarono la cavalleria francese determinando per la prima volta da molti secoli la vittoria decisiva di truppe appiedate e, come dire, di origine popolare, su corpi formati in gran parte dalla nobilità al servizio del re.  Le conseguenze anche sociali di questo evento militare furono enormi e ciò giustifica anche lo stupore e lo sgomento dei cronisti del tempo. L’arco inglese, lungo circa due metri, rendeva impossibile per gli arcieri avere capelli lunghi come nel costume di quei tempi per evitare che essi si impigliassero nella corda. Di qui l’uso di tenere i capelli cortissimi  da cui è poi derivata questa consuetudine tipicamente militare.   


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