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Il ritorno di Monti

MONTI-VAMPIROLa notizia farà certamente piacere a qualcuno, ai Renzi, ai Mattarella, ai Berlusconi e insomma a tutti gli avvoltoi che volano intorno alla preda moribonda in forma di Stivale,  ma  completamente a sorpresa Mario Monti è stato chiamato a presiedere una commissione per la Salute e lo Sviluppo sostenibile  varata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità con il compito di “ripensare le politiche” nel contesto della pandemia. Perché di questo si tratta visto che che la commissione sarò formata oltre che da ex capi di stato e di governo anche da “protagonisti” del mondo economico e delle istituzioni finanziarie.  Ora non si vede quale legittimità decisionale sui governi nazionali possa avere un’agenzia dell’Onu di fatto privatizzata da Big Pharma e da quei despoti contemporanei che vengono chiamati filantropi , ma  soprattutto quale competenza abbia in campo economico. Ancor più singolare è che sia un ultraliberista fedele al dogma della crescita infinita ad occuparsi di sviluppo sostenibile, visto che è semmai un insuperabile di declino insostenibile. E infine costituisce un’ offesa agli italiani visto che questo personaggio, è stato quello che ha apportato i maggiori tagli alla sanità, cosa del resto ininfluente visto che gli italiani ormai sopportano qualsiasi cosa.  Ma queste perplessità e interrogativi sono in fondo ingenui: in realtà la commissione diventa un ennesimo indizio di come la governance globale abbia sfruttato una banale epidemia simil influenzale , di quelle che in altri anni è passata passata del tutto inosservata, per trasformarla in peste bubbonica che attenta alla vita di tutti e attraverso di essa provare ad  arginare il disastro incipiente dell’economia dove i valori nominali di borsa e quelli relativi ad ogni tipo di scommessa  non hanno più alcuna relazione con i valori reali.

Non era certamente possibile tentare un riequilibrio della situazione rialzando i tassi di interesse del denaro come si è timidamente tentato due anni fa da parte della Fed perché questo avrebbe provocato un cataclisma senza precedenti e rovinato molti dei protagonisti della commedia finanziaria che non più fare a meno di droga monetaria a basso costo. No occorreva poter pompare ancora più soldi, quantità gigantesche di denaro a tasso  zero o addirittura ad interesse negativo senza tuttavia rischiare di aumentare significativamente l’inflazione che avrebbe portato al medesimo disastro sia pure in tempi più lunghi e a probabili quanto indesiderati risvegli sociali. Così si è cercato un modo per congelare in qualche modo l’economia e permettere a tonnellate di salvifico denaro di  riversarsi liberamente verso i soggetti egemoni dell’economia del denaro impoverendo ulteriormente le popolazioni e migliorando, attraverso una paura irrazionale, il loro controllo su di esse. Cosa essenziale quando ci sarà la reazione di una società impoverita e respinta verso il livelli di sussistenza.

La scaletta di questa “sceneggiatura”  si è costruita praticamente da sola nel crescendo di una logica ineludibile e peraltro ben visibile: a settembre è arrivato tra gli altri l’autorevole allarme della Banca per i regolamenti internazionali circa la tenuta dell’economia, in ottobre i potenti del mondo economico si sono riuniti per celebrare Event 201, ovvero una simulazione pandemica dovuta a un coronavirus e nel gennaio successivo, nel vertice di Davos è forse scattata l’idea di sfruttare la nuova infezione facendone il perno di una nuovo e definitivo tentativo di ingegneria sociale. Vorrei scacciare l’idea che si sia trattato di un lucido piano predisposto a tavolino da qualcuno: è stato piuttosto il confluire di vari spezzoni della macchina di dominio e di controllo sociale in una grande nuova narrazione sotto l’incalzare di un probabile naufragio del sistema. La cosa appare chiarissima non appena ci si focalizzi sulla totale incoerenza di misure prese più per raffreddare l’economia che per fermare il virus: scuole chiuse, ma supermercati aperti, molte fabbriche in funzione, ma uffici pubblici chiusi, arresti domiciliari generalizzati a tutto il Paese invece che alle sole zone “infette” esagerazione apocalittica della gravità del virus e mascherine e distanziamento sociale che sono delle assolute incongruenze visto che il virus in ambienti chiusi di diffonde ben al di là dei due metri.

E’ per questo che ci ritroviamo Monti e non un medico o un ricercatore ( del resto nemmeno il capo dell’Oms ha qualcosa a che vedere con la medicina)  a capo di una commissione Oms per l’Europa con il chiaro quanto illegittimo compito di cercare soluzioni di assetto economico alla nuova condizione. Possiamo facilmente immaginare quali saranno le soluzioni del professore e questo in mancanza di qualsiasi opposizione. Ecco ciò che significa realmente negazionismo: a poco a che vedere col virus, ma molto con l’economia e i precetti del neoliberismo.


Virus Faccia di Tolla

colao Anna Lombroso per il Simplicissimus

Certo, siamo proprio gente strana.

Leggo l’editoriale, che si conclude con l’ennesimo atto di fede nell’Europa, di una rivista che si autoproclama spericolatamente l’unico giornale di sinistra e mi stupisco: “ Ora”, scrive la direttora di Left che ammette di continuare a guardare all’Ue con le lenti del Manifesto di Ventotene come Don Chisciotte guardava Dulcinea,  “ci aspettiamo un passo ulteriore sul piano dei diritti umani. A cominciare dall’abolizione dei due decreti sicurezza salviniani….”.  E prosegue: “Urge un cambiamento radicale da parte del governo chiamato a realizzare quella necessaria e urgente discontinuità dal precedente esecutivo più volte annunciata”, perché oggi più che mai “È necessario rimettere al centro i legami sociali, la solidarietà, il bene pubblico e collettivo per uscire da questa crisi che non è solo sanitaria”.

Ma mica è la sola, sfacciati demolitori dello Stato sociale e rottamatori della più bella Costituzione del mondo, naufraghi delle sardine affacciatesi dai balconi per chiedere una patrimoniale universale che pesi sui poveracci e faccia sorridere sornioni i ricconi, opinionisti e leader con la scimmia sulla spalla per l’astinenza da Tv e Tav, confidano nella possibilità che l’Italia risorga dalla pandemia più bella e più superba che pria, grazie al ritrovato orgoglio nazionale, alle manifestazioni collettive di amor patrio dal davanzale, al benefico contagio di fede cristiana e carità, accessori indispensabili a corredo della speranza, coltivata in attesa del presentarsi sulla scena di un demiurgo, di un uomo della provvidenza, già individuato.

Per tutti il primo passo per la ripartenza morale consisterebbe dunque quello nel liberarsi dal vergognoso fardello del turpe passato dell’anno del nostro scontento, con la cancellazione dei decreti sicurezza, chiamati sbrigativamente decreti Salvini, in modo da rimuovere la loro natura di riedizione in fotocopia delle disposizioni del precedente Ministro in quota Pd, autore tra l’altro del trattato osceno con la Libia che l’attuale esecutivo ha pensato bene di confermare senza alcuna variazione.

Ci vuole davvero una faccia di tolla esorbitante, per parlare di solidarietà quando la popolazione è stata divisa in gente che va forzatamente protetta chiudendola in galera e convincendola che si tratti di una “scelta” responsabile, e gente che invece sarebbe condannata al rischio altrettanto responsabile, per garantire l’essenziale selezionato secondo criteri arbitrari e discrezionali e quando il dato di ieri sugli effetti di ora, nemmeno quelli di domani, delle restrizioni indica che circa 21 milioni di persone stanno vivendo questo momento di emergenza con serie difficoltà economiche, di cui la metà (oltre 10 milioni) con un reddito quasi nullo e che esistono almeno 3 milioni di persone che non dichiarano reddito al fisco e che difficilmente ora possono guadagnare un minimo per il sostentamento; oltre 18 milioni di persone con redditi inferiori a 15 mila euro, di cui 7,6 milioni con meno di 6 mila, cioè 500 euro lordi mensili.

E ci vuole una impudenza insolente per  gridare all’attentato allo stato di diritto, alla nostra democrazia nata dalla lotta di Liberazione per via di provvedimenti di ordine pubblico nati con l’intento di criminalizzare i già sommersi, i marginali, i critici, gli oppositori, con l’intento di rassicurare i penultimi, quelli che vogliono solo stare al calduccio nella tana che sperano possa durare per sempre grazie alla fedeltà e all’assoggettamento, quando,  per garantirne l’igiene e la profilassi, sono stati sospesi chissà fino a quando i più elementari requisiti propri delle libertà e dell’autodeterminazione.

Fossero solo gli altoparlanti delle curve a mostrarsi ciecamente affiliate alla comunicazione apocalittica prodotta dal governo e da una comunità scientifica chiamata in suo soccorso e retrocessa a elargitrice di opinioni e di consigli per gli acquisti: mascherine, guanti, pozioni, elisir in attesa del salvifico vaccino. Macché.

La convinzione che lo stato di eccezione imposto chissà fino a quando sia una necessità, è diffusa e consolidata. E la pistola puntata dell’intimidazione del contagio – impugnata da mani che si ostinano a non voler ammettere che una qualsiasi epidemia, diventa emergenza mortale e incontrastabile quando hai distrutto il sistema di assistenza, umiliato il personale sanitario, demolita la ricerca,  così come una qualsiasi stagnazione degenera in fallimento se l’economia produttiva ha fatto posto ai giochi delle tre carte finanziari, se il lavoro è stato sostituito da precarietà ricattatoria, se è stato eroso il tessuto sociale – tiene sotto minaccia una maggioranza silenziosa e reclusa, in modo da censurare anche tramite task force gli eretici, i dubbiosi, i critici, gli incazzati.

Parlo di quelli che in questi giorni ricordano che gli stati di eccezione preludono la normalizzazione della repressione, della soppressione delle libertà, sostituite dalla concessione di licenze e mance, e parlo di quelli che denunciano come le distopie di Orwell siano state superate dall’egemonia delle tecnologie dell’informazione, poco sviluppata quando dovrebbe garantire la fine della fatica, l’accesso alle informazioni  e quindi l’esaltazione attraverso la conoscenza del libero arbitrio e del diritto a partecipare  ai processi decisionali,  promossa invece quando serve a esercitare il controllo sociale, per ricostruire l’attività lavorativa, monitorare i consumi, le preferenze, gli interessi culturali, le opinioni politiche, le preferenze sessuali, la sua mobilità, fino a entrare nella sfera delle paure, delle aspettative, delle speranze degli individui.

E siccome c’è una emergenza non si guarda tanto per il sottile, al dinamismo dei puscher del marketing digitale, alla proposta di applicazioni per l’autodiagnosi, mentre si favoleggia dei dispositivi per scansionare l’identità sanitaria di chiunque entri in un luogo pubblico, ecco presentarsi già pronta, testata, immediatamente adottabile, la ipotesi, suscettibile di diventare obbligo, di scaricare sui cellulari un’app di rintracciabilità e controllo dei movimenti dei cittadini. Se eravamo preoccupati di aver perso di vista il primo dei commissari straordinari a capo di task force che per numero battono ormai i format per l’autocertificazione, Domenico Arcuri, possiamo star tranquilli, è lui che ha firmato l’ordinanza per avviare la sperimentazione in alcune regioni di Immuni,prodotto dalla software house milanese Bending Spoons, in collaborazione con la rete  lombarda di poliambulatori del Centro Medico Santagostino e della società di marketing di Milano Jakala, tre partner la cui collocazione geografica di questi tempi rappresenta di per sé una garanzia.

Chi  scaricherà «Immuni» sarà in possesso di  un diario clinico per tenere nota del suo stato di salute e dell’eventuale evoluzione dei sintomi del coronavirus, ma automaticamente sottoposto al tracciamento dei suoi contatti e  dei suoi movimenti. Per funzionare dovrà scaricarla almeno il 60% degli italiani, ma potete star certi che con la competenza di manager dei commissari straordinari sarà presto abbinata a un vantaggioso abbonamento gratuito alle serie poliziesche, alle partite con la doverosa distanza tra calciatori.

Il deus ex machina sarebbe dunque Arcuri, ma, come era prevedibile, Immuni, già minacciata da analoghe iniziative a cura di altre regioni che non vogliono perdersi quest’opportunità di business e ci aspettiamo l’app di Bonaccini che vuole mandare chi percepisce il reddito di cittadinanza a raccogliere frutta e pomodori nei campi, così comincia a restituire l’immeritato maltolto, ha incontrato il favore di Colao. E vorrei anche vedere che non piacesse all’ex Ad di Vodafone e all’agente per l’Italia di Gates, quello che sogna da sempre l’inserimento sottocutaneo (una specie di tatuaggio) di un’identità digitale che accompagni la persona per tutta la vita e ne archivi e comunichi tracciabilità e dati!

Adesso c’è una risposta pronta a chi chiede ai critici e agli eretici che cosa farebbero al posto del governo e delle autorità. Io non so cosa farei al loro posto, ma so cosa bisogna cominciare a fare al posto di un cittadino. Praticare l’autodifesa, disubbidire, buttare i telefonini, rimandare al mittente i miracoli digitali, far perdere le tracce e la testimonianza della propria di indisciplina e del proprio buonsenso, della propria  ribellione e del libero arbitrio.

 


Joker. I poveri sono matti

Joker.jpgAnna Lombroso per il Simplicissimus

Per via di una antica idiosincrasia nei confronti dei fenomeni di moda, con l’aggiunta di un certo pregiudizio snobistico e radical chic che nutro verso i fumetti normali o supereroici, solo ieri mi sono inflitta la visione collettiva con la redazione di questo blog di Joker.

Neppure perdo tempo ad osservare che non esiste prodotto hollywoodiano che riesca a liberarsi dal peso dei complessi maturati nell’infanzia, che motivano e giustificano innocenze perdute, compresi i bombardamenti in varie geografie del mondo, nemmeno mi soffermo sul talento delle major di trasformare in merce patinata le valanghe di immondizia reale e virtuale che popolano le Gotham City occidentali di ieri e di oggi, dalle quali inizialmente veniva rimosso qualsiasi sprazzo di rosso che avrebbe potuto evocare pericolosamente il comunismo.

Cerco invece di spiegarmi il successo nostrano del povero pagliaccio  promosso a incarnazione di una   ribellione che esplode dopo una incubazione di anni e anni, frutto di umiliazioni, emarginazione, dileggio. Non deve stupire, autori e interpreti americani sanno il fatto loro e è per quello che si capisce da subito che l’unica forme di rivolta e ammutinamento all’ordine costituito è quella concessa ai matti, poveri ovviamente e quindi presto o tardi privati di quella alta forma di controllo sociale rappresentata dall’assunzione di grandi quantitativi di psicofarmaci, meglio se spostati anche per appartenenza dinastica a ceppi di bipolari mitomani, meglio ancora se ingannati da narrazioni riguardanti prestigiosi lignaggi che potrebbero restituirli al consorzio civile e, ovviamente, sano di mente.

Insomma la ribellione è sdoganata e autorizzata seppure solo in forma virtuale, epica o letteraria, unicamente se viene esercitata nelle sue forme eversive e violente dai residenti delle corti dei miracoli contemporanee, pazzi, nani, schizofreniche, magari usando le forme eufemistiche imposte dall’ideologia politicamente corretta: disturbati, diversamente alti, fan depresse di Virginia Woolf.

E difatti sia pure presa dalle atmosfere del film, dopo un po’ ho immaginato che si trattasse di un lungo e sapiente spot elettorale in favore delle Sardine con la maiuscola come scrive ormai la stampa ufficiale, inteso a mostrare in una profetica ostensione i rischi e i danni dell’osceno manifestarsi della rabbia degli ultimi, della violenza degli emarginati, della collera irrazionale degli ignoranti. E per rappresentare invece la bellezza del conformismo piccolo borghese, capace di elevarsi fino a far diventare i suoi eroi positivi sindaci e consiglieri regionali, della sua potenza trascinante in grado di coagulare masse e portarle in gita, ai corsi Erasmus, in master per acchiappacitrulli, in scampagnate con il valore aggiunto di raccogliere bottigliette di plastica, possibilmente cantando Bella Ciao il cui abuso ha ormai ha una forza simbolica di gran lunga inferiore  a Azzurro per non parlare del Ragazzo della Via Gluck che è troppo pure per Greta.

Ben contenti di non aver prodotto giù per li rami degli insani disadattati pronti  a andare a manifestare per la nazionalizzazione dell’Ilva, contro la Tav o il Mose o le Grandi Navi, contro la Nato e la sua occupazione militare del suolo italico, contro l’acquisto scapestrato degli F35, quella sì una forma evidente di follia irrazionale e suicida, proprio ieri due dignitari a vario titolo dell’impero hanno reso omaggio alla “contestazione” calda comoda e convenzionale, all’attivismo passivo e benpensante del movimento più fermo che si sia mai visto.

Così Concita De Gregorio ha sfoderato la faccia di tolla dei suoi insuccessi ai danni del giornale fondato da quel Gramsci, che l’Europarlamento depennerebbe dai testi di storia, per celebrare il valore più forte che ispira e intride la specie ittica più presente e festeggiata negli acquari di regime, quel chiamarsi fuori da ogni processo di pensiero e decisionale, per affidarsi in regime di totale delega ai “competenti”, facendo rimpiangere a tutti quelli che la domenica mattina andavano casa per casa a fare proselitismo per la lotta contro lo sfruttamento con l’Unità in mano, che non abbia fatto lo stesso, consegnando la direzione del giornale a qualcuno appena appena più capace di lei, e ci voleva poco.

Subito dopo, peggio mi sento, è sceso in campo – anzi sarebbe pronto a scendere in piazza –  Mario Monti cui il sindaco Wayne spiccia casa pensando a misure inique, sopraffazione sobria ma feroce, subalternità ottusa alle divinità di Gotham:  “Le guardo con molto interesse, queste sardine. – ha dichiarato in un talk show Rai – Mi sembra che stiano dando gambe e voce ad esigenze molto elementaridi una società che però nella politica italiana sono state abbastanza dimenticate, cioè che si ragioni e si parli delle cose in modo pacato, che chi governa se possibile non sia totalmente privo di competenze“. E ancora:  “Sono punti un po’ dimenticati, è un po’ paradossale che occorra andare nelle piazze per farli valere“.

Mi viene proprio da dargli ragione pensando a che lavoro straordinario hanno fatto lui, la sua cerchia, i suoi padroni e i suoi successori, se le piazze non si sono riempite in occasione della cessione di sovranità economica imposta dai cravattari, del salvataggio di banche criminali e dei loro managemet, della famigerata Legge Fornero, del Jobs Act, della Buona Scuola, della partecipazione a missioni “umanitarie” armate fino ai denti, delle misure di rifiuto e discriminazione degli ultimi, stranieri e non, tutte ancora implacabilmente in vigore malgrado l’auto defenestrazione del ministro che incarnerebbe il male oscuro della società.

I poveri sono matti, si diceva. Da quel brutto film si potrebbe allora tirar fuori la minaccia che spaventa di più Monte, De Gregorio, Salvini, Conte, Renzi, Zingaretti, le sardine arriviste e la “buona politica” del bon ton cui aspirano, Boschi e Bellanova, Meloni e Di Maio, quella che i poveri matti che sono sempre di più occupino le piazze, le strade e i palazzi di Gotham City che poi è la loro città.

 

 


Chi di smartphone ferisce, di smartphone perisce

Teenager-mobileIn questi giorni ha suscitato un certo interesse l’intervista al giurista Ugo Mattei fatta da Byoblu che spiega perché da quache tempo non si possa più togliere la batteria agli smartphone: perché il sistema non può permettere che siate in qualche modo disconnessi. Sebbene da un punto di vista tecnico non è una risposta del tutto soddisfacente ( vedi nota) e l’impossibilità di cambiare la batteria è volta più a forzare l’obsolescenza programmata di quei veri e propri terminali che sono diventati i telefonini, da un’angolatura più generale essa calza a pennello al mondo contemporaneo sorvegliato, guidato  e socialmente controllato a partire da alcuni centri di potere tra di loro collegati che partono dai gestori di telefonia per passare attraverso le major che gestiscono la ricerca web e i social. per finire ai grandi server madri che gesticono il traffico e che di fatto sono controllati del governo Usa. Questa governance reale che di fatto è l’impalcatura di sostegno del capitalismo contemporaneo è diventata la vostra reale proprietaria e anche la fonte di ogni giurisdizione.

Come sia forte questa capacità di condizionamento  e dunque anche di nascondimento della stessa lo dimostra il fatto che mentre cresce l’ossessione per la privacy del computer, dello smartphone e ormai pure dei televisori e dei frigo, tanto da spingere i produttori a proporre, naturalmente a caro prezzo, soluzioni di sicurezza anti coniuge o colleghi o genitori, che vanno  dall’impronta digitale e quella facciale e persino a quella dell’iride, di fronte all’abolizione della batteria estraibile che pure qualche interrogativo dovrebbe suscitarlo, l’unica domanda che ci si pone è come riavviare un telefonino andato in tilt, cosa che prima si faceva semplicemente togliendo l’accumulatore. Del grande fratello che conosce tutti i tuoi movimenti, le tue spese, le tue lettere, persino i tuoi amorazzi, nessuno si occupa, anzi nessuno ne vuole sapere nulla per non dover agire.

Naturalmente tutto questo ha bisogno di grandi capacità di calcolo e sempre di più anche di una gestione intelligente diventata impossibile per gli umani. Così veniamo alla notizia di qualche mese fa che al contrario dell’intervista a Mattei è rimasta in sottofondo ed è stata poco valutata: l’intenzione espressa dal leader cinese Xi Jinping di fissare il prossimo obiettivo del Paese di Mezzo nella battaglia per la supremazia nell’intelligenza artificiale. Già la Cina ha superato gli Usa per potenza di calcolo globale e per capacità dei singoli supercalcolatori, ora entro il 2025 vuole  diventare prima della classe anche nell’evoluzione intelligente dell’informatica, un obiettivo che è perfettamente alla sua portata non solo delle sue scuole eccellenti (i cui studenti regolarmente battono quelli americani) ma anche del flusso economico visto che la Cina ha il primato nel campo delle trattative economiche online e detiene il 40% dell’e commerce planetario. Questo per non parlare dei successi nel campo del riconoscimento vocale già più avanti rispetto alla Silicon Valley, dei droni o anche dei veicoli senza conducente, cose sulle quali il cittadino occidentale non viene minimamente edotto, portandolo a pensare che queste cose nascano e si facciano solo in occidente. La risposta di Trump è stata quella di ridurre dell’ 11% i finanziamenti pubblici alla ricerca sull’intelligenza artificiale e del 20% quelli dedicati alla ricerca in genere, in maniera da trovare soldi per i voraci azionisti e la loro ulteriore detassazione.

Come però abbiamo visto non si tratta solo di progressi da sventolare e da commercializzare, si tratta di acquisire una superiorità in ciò che è divenuta la trave portante del capitalismo finanziario ormai impossibile da immaginare in sé e nei suoi massacri di civiltà senza intelligenza al silicio. Solo Putin sembra aver compreso lucidamente che “chi dominerà l’intelligenza artificiale dominerà il mondo”, ma non le elites occidentali che ormai sono volte al massino profitto possibile in un modo che coincide anche col loro suicidio, una volta perso il monopolio del controllo.

Nota In realtà i telefonini possono avere  anche una batteria supplementare piccola e nascosta per alimentare l’orologio ovvero il chip di clock e perfettamente in grado di inviare ad intervalli i burst che permettono alla rete cellulare di essere sempre pronta a trasmettere e a sapere quanti dispositivi (e quali) sono in zona pure a telefono spento o nei vecchi sistemi anche senza la batteria principale e senza sim. Inoltre non è difficile isolare completamente uno smartphone anche senza togliere la batteria: è sufficiente usare il metodo cartoccio ai frutti di mare: ricoprirlo con tre strati di comune carta di alluminio da cucina sigillandolo bene da ogni parte e porlo in una scatola di metallo come quelle d’antan dei biscotti, anch’essa sigillata attorno alla chiusura con nastro adesivo all’alluminio o ancor meglio mettere l’apparecchio con il suo “cartoccio” in uno shaker d’acciaio. Nemmeno gli alieni saranno in grado di rintracciarlo.


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