Nella scorsa settimana abbiamo letto da fonti inglesi che l’Ucraina sta in realtà vincendo sulla Russia, che i generali russi stanno mentendo a Putin sulla reale situazione del conflitto. Si tratta di quelle stessi fonti che avevano attribuito la catastrofe della mitica offensiva ucraina ai cespugli troppo alti cresciuti nel frattempo, magari a causa del cambiamento climatico. Contemporaneamente è ricomparso in vita un generale russo dato per morto da Kiev e dunque defunto per tutta l’informazione occidentale per la quale è un peccato mortale non credere al pagliaccio Zelensky. E ora abbiamo la notizia che Joe Biden ha un tumore alla prostata al quarto stadio che è già metastatizzato alle ossa. Non voglio fare un bollettino medico di questa specie di apostolo del globalismo acefalo e guerrafondaio, ma il fatto è che dopo la notizia una serie infinita di specialisti ha affermato che è impossibile che questa forma tumorale non sia stata scoperta prima, specialmente in una persona, sottoposta a frequenti e accurati esami medici, come un presidente degli Stati Uniti. Il cancro alla prostata è infatti uno dei più facili da individuare, poiché è possibile diagnosticarlo precocemente con analisi del sangue di routine, raccomandate a tutti gli uomini di età superiore ai 50 anni. Anzi si ha la prova che il test Psa è stato fatto numerose volte a Biden. Per giunta, trattandosi di un tumore a lenta crescita è molto difficile che nel corso degli anni sia sfuggito completamente, anche se va detto che dopo le inoculazioni di sieri genici i tumori sono diventati più veloci e aggressivi.
Ci troviamo perciò di fronte a un altro illusionismo del sistema: Biden era malato, ma era sano perché così conveniva dire, esattamente come per anni si è asserito che era assolutamente sveglio e presente a se stesso, quando le sue condizioni mentali, nonostante i trucchi visivi, i tagli, i gobbi, i tutori che lo seguivano perché non vagasse come sperduto, erano visibili a chiunque: la richiesta implicita era quella di non credere ai propri occhi, ma alla verità rivelata dei media. In un certo senso questo concretizza la celebre frase di Hegel secondo il quale la lettura dei giornali era la preghiera quotidiana dell’uomo moderno, ma solo nel senso che adesso tale preghiera si è trasformata in un atto di fede e i media sono diventati il breviario della contemporaneità. È una cosa conveniente per il potere perché in questo modo si perde completamente il senso della collocazione storica e di se stessi. Qualcosa che abbiamo potuto constatare nella ormai mitica ed emblematica manifestazione per la guerra del 15 marzo scorso nella quale ogni punto di riferimento culturale è stato stravolto e annegato nell’acido delle chiacchiere.
Siamo al punto in cui non si può nemmeno tecnicamente parlare di menzogna, ma della mancanza di correlazione con la realtà: quanto viene detto dall’informazione diventa accertato discorso pubblico dal quale non si può prescindere, anche se è contrario ad ogni evidenza. Ma è solo uno scenario messo in piedi per suscitare determinate reazioni nel pubblico. Ciò che è narrativamente conveniente diventa il mondo reale. Così è probabile, per non dire certo, che si sapesse del tumore del vecchio Joe, ma non era conveniente rivelarlo, anzi forse avrebbe fatto gioco una sua rielezione per poi lasciare alla vice Kamala le chiavi della Casa Bianca. La rivelazione della sua malattia avrebbe invece favorito Trump o comunque qualsiasi avversario interno o esterno. Solo dopo il catastrofico dibattito pre elettorale con the Donald, si è capito che non sarebbe stato possibile nascondere le ridotte capacità del presidente in carica e nel giro di 24 ore ciò che dicevano i complottisti è diventata la nuova realtà, costringendo a cambiare cavallo all’ultimo momento. Perciò la notizia arriva adesso, a qualche mese dalla nuova presidenza.
Su questa e su ogni altra notizia occorre fare una meta analisi e nel caso specifico la domanda non è tanto “perché hanno insabbiato la notizia del cancro di Biden?”, ma “perché ci dicono ora che Biden ha il cancro?”. Ovviamente non conosco la risposta, non sono troppo addentro nelle segrete cose, ma ho l’impressione che lo scopriremo presto.


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E basta frequebtare RSA e affini!
Il minimo comune denominatore di questa e altre simii vicende, e’ l’assoluto, completo e virale disprezzo del generalizzato ‘altro’.
“non si si può nemmeno tecnicamente parlare di menzogna, ma della mancanza di correlazione tra la realtà”, in più succinta forma “follia”.
un grazie alla redazione