Abbiamo visto negli ultimi due mesi una straordinaria trasformazione della Tesla da oggetto di culto a simbolo da bruciare come sta accadendo in America. Certo è strano che da un giorno all’altro chi voleva   “salvare il pianeta” e contemporaneamente fare il figo girando per qualche chilometro su un’auto che la plebe non può permettersi, sia diventato un anti Tesla e questo contemporaneamente in tutto il mondo, come se ci fosse una specie di ordine del giorno. La mutazione non riguarda l’oggetto, ma il proprietario del marchio che è passato da essere “visionario” a “nazista” – come si dice nei salotti bene dove il maggior peccato è avere un po’ di sale in zucca, un po’ di buon senso e al limite qualche larva di idea –  dopo essersi accomodatosi  nell’amministrazione Trump.  La rapidità di questa trasformazione e la caduta degli ordini per un’auto a pile “politicamente corretta” è troppo insensata  per non pensare a qualcosa di coordinato: ho ancora abbastanza fiducia nell’umanità per pensare che un’idea così stupida si diffonda nel giro di 48 ore senza qualche “aiutino”.

E infatti è così: si è scoperto che i “moti”  anti Tesla hanno avuto come centrale di diffusione una organizzazione non profit, la Indivisible Project, finanziata da Soros e che fa parte di quella costellazione di ambigui organismi che ha sostenuto Blm e la cancel culture. E non appena i responsabili hanno capito che la loro copertura era saltata, si sono affrettati a cancellare i contenuti delle pagine Web. Ma intanto si erano accumulate troppe evidenze della loro funzione. Vi lascio il link ad un articolo molto completo sull’argomento e che oltretutto esamina l’intreccio di finanziamenti che promanano da Soros e quello . dei personaggi che fanno da tramite. Ci sono inoltre decine di link e segnalazioni di una sorta di rivolta da far scoppiare il 5 aprile prossimo cominciando dal rogo delle Tesla.