Oggi ricorre il 60° anniversario dell’assassinio di John F. Kennedy e dunque anche il 60° anniversario della creazione della parola complottismo da parte della CIA oltre al 60° compleanno dell’aperta migrazione delle democrazie occidentali verso progetti di oligarchia. Nella primavera del 1963, John F. Kennedy aveva accumulato un impressionante record di peccati agli occhi dei suoi sempre più accaniti oppositori nella CIA, nel Pentagono e nella comunità cubana in esilio. Aveva permesso che l’invasione della Baia dei Porci finisse in una débâcle. Aveva risolto la crisi missilistica cubana all’insaputa dei suoi servizi militari e di intelligence attraverso uno scambio segreto di note con Kruscev.. Allo stesso modo aveva iniziato discretamente a raggiungere un’intesa con Fidel Castro. Aveva sostituito alcuni generali con altri moderati, licenziato i principali responsabili dell’avventura della Baia dei Porci – Allen Dulles e Richard Bisell -, imposto maggiori controlli sulla condotta delle operazioni segrete. Si era anche inimicato i bianchi razzisti degli stati del sud quando usò la Guardia Nazionale per assicurarsi che James Meredith, il primo studente nero, fosse iscritto all’Università del Mississippi. Insomma aveva troppo disobbedito al governo ombra che stava già emergendo, dove cominciavano a dettare legge – in termini letterali – le corporation e la finanziarizzazione muoveva i primi passi.
Questo non vuole essere una sorta di agiografia, perché l’uomo aveva incertezze, ripensamenti e dopotutto era estremamente condizionato dall’impero, ma Kennedy aveva compreso ciò che stava accadendo attorno al sistema militar industriale come primo ed essenziale nucleo in contrasto col governo del popolo, non ancora tanto forte da potersi emancipare dal potere pubblico, ma abbastanza da poterlo pesantemente condizionare. E quindi con la riduzione delle imprese militari e dei relativi budget, con il tentativo di mettere un freno alla guerra fredda egli cercò di contrastare questa tendenza e di sottrarre acqua a questo mondo. Secondo le teorie da bar inizialmente sostenute da alcuni storici di parte e di fatto suggerite inizialmente da CIA ed FBI egli avrebbe iniziato la guerra del Vietnam quando invece ordinò il ritiro da Paese del Sud Est asiatico. La decisione di Kennedy di ritirarsi dal Vietnam è stata a lungo ignorata e messa in discussione che hanno descritto l’escalation della guerra da parte del successore Lyndon B. Johnson come una continuazione coerente delle politiche iniziate da JFK. Fu solo a metà degli anni ’90, attraverso i documenti pubblicati dall’ARRB e la diffusione dei nastri di Kennedy, che divenne chiaro che i suoi piani di ritiro erano chiari e definitivi. Addirittura Kennedy aveva anche raggiunto un accordo con Kruscev sulla neutralità del Laos che invece con Johnson e Nixon divenne il Paese più bombardato della terra in ogni tempo.
Del resto il Vietnam fu la goccia che fece traboccare il vaso e che indusse i nemici a passare alle maniere forti. Ora quel sistema distopico che stava nascendo e che a Dallas premette il grilletto, è quello che comanda, che ha già prodotto un’ infinità di guerre e persino distrutto il principio di eguaglianza. Quello però che oggi però è andato a sbattere violentemente contro la Russia e che sta anche rimettendoci la faccia in Medio Oriente. Nel novembre di sessant’anni dopo l’assassinio sta sperimentando l’inizio della fine.


RSS - Articoli


Anche a voler aderire a questa descrizione di JFK, una rondine non fa primavera come dice il proverbio. Quello è e rimane un paese di farabutti nato dall’invasione di tutta la peggior feccia specialmente europoide ed anglofila affamata di terre e di ricchezze che sterminò per questo una popolazione di 25 milioni di nativi americani.
Gli S.U. vanno visti per quello che sono: una gigantesca isola della Tortuga. Cosa fanno infatti i pirati? Rubano, depredano, mentono e ti accoltellano appena gli volti la schiena. Esattamente quello che gli S.U. hanno sempre fatto agli altri popoli e che si fanno anche tra di loro. Come i pirati per l’appunto.
3. Intervista all’autore del film e dell’ebook:
https://www.ossin.org/usa/2698-57-anni-fa-l-assassinio-di-john-f-kennedy
Breve commento finale
Da notare anche che il libro “Final Judgment, the Missing Link in the Jfk assassination controversy” del giornalista investigativo Michael Collins Piper è sempre stato censurato dai media mainstream occidentali, altrettanto dicasi per il film “Israel and the Assassinations of The Kennedy brothers”, chissà come mai ….!!
Da notare anche che Israele in relazione al numero di abitanti è potenza nucleare militare N 1 al mondo, ma ufficialmente non riconusciuta, ma quante strane coincidenze……………!!
Ci hanno fatto pure il film, eccolo arriva!
Film. Israele e l’assassinio dei fratelli Kennedy.
1. Il Film:
https://lbry.tv/@KontreKulture:c0/Israel-and-the-Assassinations-of-The-Kennedy-brothers:9
2. L’Ebook:
https://kontrekulture.com/produit/jfk-9-11-50-years-of-deep-state
PS prosegue nel prossimo post
Ci hanno fatto pure il film, eccolo arriva!
Film. Israele e l’assassinio dei fratelli Kennedy.
1. Il Film:
https://lbry.tv/@KontreKulture:c0/Israel-and-the-Assassinations-of-The-Kennedy-brothers:9
2. L’Ebook:
https://kontrekulture.com/produit/jfk-9-11-50-years-of-deep-state
2A. Intervista all’autore del film e dell’ebook:
https://www.ossin.org/usa/2698-57-anni-fa-l-assassinio-di-john-f-kennedy
Breve commento finale.
Da notare anche che il libro “Final Judgment, the Missing Link in the Jfk assassination controversy” del giornalista investigativo Michael Collins Piper è stato sempre censurato sui media maistream occidentali, altrettanto dicasi per questo film , chissà come mai…….!!
1. Per leggerlo gratuitamente su internet:
https://archive.org/details/final-judgment-michael-collins-piper/Final_Judgment%20Michael%20Collins%20Piper/mode/2up
2. Per comprarlo a caro prezzo su Amazon:
https://www.amazon.com/Final-Judgment-Missing-Assassination-Conspiracy/dp/0974548405
Sorry, ma Israele nell’omicidio di JFK c’è dentro dalla testa ai piedi, eccolo arriva!
1. “Odio nucleare: era Israele il peggior nemico di Kennedy” , Giorgio Cattaneo per Libreidee, 4 maggio 2014
Natural born killers, assassini nati. Tesi più che ardita, ma storicamente supportata da prove: diversi primi ministri israeliani, prima di approdare alla politica, si erano fatti le ossa nel terrorismo sionista, firmando omicidi e stragi, per poi passare al Mossad. Perché mai non avrebbero potuto organizzare proprio loro l’omicidio di John Fitzgerald Kennedy, ovvero il più grande mistero irrisolto – dopo cinquant’anni – nella storia americana del secolo scorso? Se lo domanda Said Alami su “Rebelion”, citando nuovi dossier desecretati e libri-denuncia come “Final Judgment, the Missing Link in the Jfk assassination controversy”, del giornalista investigativo Michael Collins Piper. La tesi esplora un possibile movente: la centrale nucleare semi-clandestina che Israele stava allora costruendo a Dimona, nel deserto del Neghev, con tecnologia francese. Kennedy, molto contrariato, fece scendere il gelo sui rapporti con Tel Aviv. Ma non aveva calcolato che la Cia – con la quale era in guerra – era «largamente infiltrata dal Mossad».
La teoria secondo cui sarebbe stata proprio la Cia ad assassinare Kennedy si basa sulla profonda inimicizia che regnava tra Jfk e l’intelligence, dopo che il presidente si era rifiutato di sostenere militarmente l’agenzia durante l’invasione della Baia dei Porci nel 1963, fallita poi miseramente, causando il rafforzamento del regime rivoluzionario di Fidel Castro a Cuba. Stanco degli eccessi degli 007, Kennedy confidò al suo collaboratore Clark Clifford di voler smantellare la Cia in mille pezzi. E Israele, attraverso i suoi uomini nell’agenzia di Langley, era a conoscenza di questi rapporti di tensione tra Kennedy e l’intelligence, scrive Alami in un post ripreso da “Come Don Chisciotte”. Possibile manovalanza dell’omicidio messo a segno a Dallas il 22 novembre 1963, la vasta rete criminale facente capo al gangster Meyer Lansky, boss della potentissima mafia ebraica negli Usa, anch’essa in stretto collegamento col servizio segreto israeliano.
Le tensioni tra Stati Uniti e Israele cominciano tre anni prima dell’omicidio Kennedy, nel 1960, quando già il presidente uscente, Eisenhower, chiede spiegazioni al premier israeliano David Ben Gurion sul misterioso impianto di Dimona, in pieno deserto. Gli israeliani mentono, sostenendo che si tratta di una innocua fabbrica tessile. La Cia però indaga fino a ottenere fotografie dell’installazione, classificate “top secret” ma poi pubblicate in prima pagina sul “New York Times”. Quando si insedia Kennedy, il 20 gennaio 1961, il caso Dimona è ormai diventato «un’autentica bomba a orologeria nelle relazioni fra Tel Aviv e Washington», ricorda Alami. La Casa Bianca aumenta le pressioni e ottiene la prima ammissione: l’impianto in effetti è nucleare, ma “per scopi pacifici”. Kennedy allora rifiuta di invitare Ben Gurion a Washington, così il premier israeliano – per allentare la tensione – autorizza un’ispezione di due scienziati statunitensi, Ulysses Staebler e Jess Croach, che in un rapporto confermano la versione israeliana: Dimona non è un impianto militare. Questo sblocca il veto di Kennedy, che finalmente incontra Ben Gurion il 30 maggio e si fa promettere che Israele consentirà agli Usa (che non si fidano dell’alleato mediorientale) di effettuare un monitoraggio costante dell’installazione.
«Nei due anni successivi al colloquio, però – scrive Alami – la volpe israeliana non mantenne le promesse». Così, Kennedy si spazientisce e il 13 maggio 1963 intima a Ben Gurion di riaprire alle ispezioni il sito di Dimona, pena l’isolamento mondiale di Israele. Per tutta risposta, Ben Gurion si dimette da primo ministro. A metà giugno, Jfk rivolge lo stesso ultimatum al successore di Ben Gurion, Levi Eshkol. Ed è qui – suggerisce Said Alami – che forse nasce il cambio radicale di strategia: far fuori il presidente-nemico, con l’aiuto della Cia. Il curriculum dei premier israeliani non è certo rassicurante, aggiunge Alami, ricordando le responsabilità della leadership di Tel Aviv nell’attività terroristica condotta per anni in Palestina, dalla pulizia etnica contro la popolazione civile araba agli attentati per colpire il protettorato britannico e ottenere lo status di paese indipendente.
Ben Gurion, padre dello Stato di Israele, è responsabile di genocidio contro i civili palestinesi: il leader sionista fondò il primo gruppo armato, Hashomer, già nel 1909. Il suo successore al governo di Tel Aviv, Levi Eshkol, era uno dei capi dell’Haganah, organizzazione terroristica generata da Hashomer. Entrambi erano considerati «due criminali», peraltro «reclamati negli anni ’30 e ’40 dalla polizia britannica in Palestina e nel resto del mondo per i loro numerosi omicidi e attentati», ricorda Alami. Terzo illustre terrorista e futuro primo ministro di Israele è Yitzhak Shamir: era membro del gruppo terroristico ebraico Irgun e poi del gruppo Lehi, altra organizzazione terroristica in Palestina. Quando Eshkol diventò primo ministro, Shamir era a capo del comando omicidi del Mossad, dove ha servito dal 1955 al 1965, periodo in cui risiedeva per la maggior parte del tempo a Parigi, sede europea del servizio segreto israeliano.
Proseguimento:
https://www.libreidee.org/2014/05/odio-nucleare-era-israele-il-peggior-nemico-di-kennedy/
2. “L’assassinio di JF Kennedy e la bomba atomica israeliana”
di Laurent Guyénot, traduzione di Ossin, 28 aprile 2019
Kennedy e l’AIPAC
Nel maggio 1963, il Foreign Relations Committee del Senato degli Stati Uniti avviava un’inchiesta sulle operazioni clandestine di agenti stranieri sul suolo statunitense, con particolare attenzione a quelle dell’American Zionist Council e della Jewish Agency for Israel [1] . L’inchiesta nasceva da un rapporto del presidente di questa commissione permanente, William Fulbright, scritto nel marzo del 1961 (declassificato nel 2010), che diceva: «Negli ultimi anni si è registrato un numero crescente di tentativi effettuati da governi stranieri, o da loro agenti, di influenzare la politica estera statunitensi con metodi che esulano dai normali canali diplomatici». Parlando di questi metodi che comprendevano anche «attività segrete negli Stati Uniti e altrove», Fulbright alludeva al «Caso Lavon [2]» del 1953, quando alcuni ebrei egiziani, addestrati in Israele, realizzarono, contro obiettivi britannici, diversi attentati con bombe che dovevano essere attribuiti ai Fratelli Musulmani, per screditare Nasser agli occhi dei Britannici e degli Stati Uniti. L’inchiesta del Senato rivelò anche un’attività di riciclaggio realizzata dalla Jewish Agency (organismo indissociabile dallo Stato di Israele, di cui era stato precursore) trasferendo decine di milioni di dollari all’American Zionist Council, la più importante lobby israeliana degli Stati Uniti. Conseguenza di questa inchiesta fu che il Dipartimento della Giustizia, guidato dall’Attorney General Robert Kennedy, stabilì che – a causa del fatto che era finanziato dallo Stato di Israele – l’American Zionist Council dovesse essere registrato come «agente straniero», e sottoposto agli obblighi del Foreign Agents Registration Act del 1938, che comportavano una stretta sorveglianza delle sue attività.
Questo tentativo di contrastare la crescente ingerenza nella politica statunitense da parte di Israele era ovviamente approvata dal presidente. Quando era solo un giovane giornalista che seguiva la conferenza inaugurale delle Nazioni Unite, John Kennedy era rimasto turbato dalla capacità dimostrata da Israele di corrompere i politici, fino allo stesso presidente. Riconoscendo lo Stato di Israele il 15 maggio 1948 (dieci minuti dopo la sua proclamazione ufficiale), contro il parere unanime del suo governo, il presidente Harry Truman non si guadagnò solo un posto nella storia biblica («L’atto storico del riconoscimento di Truman resterà impresso per sempre a lettere d’oro nei quattromila anni del popolo ebraico [3]», proclamò l’ambasciatore israeliano); Truman intascò pure due milioni di dollari per la sua campagna elettorale. «Fu per questo che riconoscemmo Israele tanto rapidamente», confidò Kennedy all’amico romanziere e saggista Gore Vidal [4]. Nel 1960, anche John Kennedy ebbe un’offerta di aiuto finanziario dalla lobby israeliana per la sua campagna presidenziale. Così raccontò al suo amico giornalista Charles Bartlett la proposta pervenutagli dal mecenate Abraham Feinberg: «Sappiamo che la sua campagna elettorale incontra difficoltà. Noi siamo pronti a pagare i suoi conti se ci lascerà il controllo della sua politica in Medio Oriente». Bartlett ricorda che Kennedy si ripromise che, «se mai fosse diventato presidente, avrebbe fatto qualcosa per cambiare tutto questo [5]». Tra il 1962 e il 1963, presentò sette progetti di legge per riformare il sistema di finanziamento delle campagne elettorali del Congresso; furono tutte contrastate con successo da quegli stessi gruppi di influenza che intendevano colpire.
Tutti i tentativi posti in essere per limitare la corruzione della democrazia statunitense da parte degli agenti israeliani vennero stoppati dall’assassinio di Kennedy e la sostituzione di suo fratello al ministero della Giustizia con Nicholas Katzenbach. L’American Zionist Council evitò di essere registrato come agente straniero, sciogliendosi e ri-battezzandosi American Israel Public Affairs Committee (AIPAC). Dieci anni dopo (il 15 aprile 1973), Fullbright disse alla CBS: «Israele controlla il Senato statunitense. […] La grande maggioranza del Senato USA — circa l’80 % — appoggia incondizionatamente Israele; Israele ottiene tutto ciò che vuole [6]». L’AIPAC ha proseguito con le stesse pratiche, riuscendo anche ad evitare qualsiasi sanzione quando i suoi uomini sono stati colti in flagranza di spionaggio e di alto tradimento: nel 2005, due responsabili dell’AIPAC, Steven Rosen e Keith Weissman, furono assolti dopo aver ricevuto da un dipendente dell’Office of Special Plans del Pentagono, Larry Franklin, documenti classificati secret-défense e averli trasmessi allo Stato di Israele. Nel 2007, John Mearsheimer e Stephen Walt dimostrarono, nel loro libro sulla Lobby israeliana e la politica estera statunitense, che l’AIPAC e altre lobby filo israeliane di minore importanza erano state la causa principale della guerra in Iraq e, in linea più generale, erano il fattore determinante della politica estera statunitense in Medio Oriente. Dato che nulla è cambiato da allora, non c’è alcuna ragione perché il governo di Benjamin Netanyahu non debba riuscire a ottenere oggi dagli Stati Uniti anche la distruzione dell’Iran che non cessa di reclamare.
Proseguimento:
https://www.ossin.org/rubriche/19-inchieste/2490-l-assassinio-di-jf-kennedy-e-la-bomba-atomica-israeliana
Breve commento
Io l’ho letto tutto il libro “Final Judgment, the Missing Link in the Jfk assassination controversy” del giornalista investigativo Michael Collins Piper, e gli indizi che contro Israele sono a dir poco innumerevoli!!
Nel prossimo post, indico le modalità per poterlo leggere, una gratuita su internet e l’altra la versione cartacea a caro prezzo su amazon.
Si può leggere :
https://comedonchisciotte.org/voto-elettronico-avvio-dei-primi-test-per-litalia/#comments
Notavo come curiosamente la parola distopico si anagramma in dispotico e che entrambe fanno riferimento alla dittatura.
Inizio ufficiale di… vedo “realtà” in pura finzione scenica… brillantemente proseguita con… sbarco su Luna… attacco terroristico a Fiumicino… assalto via Fani… torri gemelle-pentagono… attentato metro Londra… virus assassino pandemico… tanto per citare più clamorosi!