Anna Lombroso per il Simplicissimus

Adesso che ci è stato offerto il non disinteressato ravvedimento operoso di Bill Gates, adesso che assistiamo a casi sempre più frequenti di revisionismo sanitario, c’è da rimpiangere che sia estinta quella etnia magistralmente descritta da Fruttero & Lucentini, come “fiere ciula”, gente che scoprendo di essere stata turlupinata sbatte la testa contro il muro, si abbandona e ferventi autocritiche e ad atti di severa contrizione.

Non aspettatevela la mortificazione dei trivaccinati italiani come dei pentavaccinati israeliani, o la vergogna di genitori che hanno permesso ai figli di compromettere la loro salute negli anni a venire, sottoponendosi a annuali e mensili di riti di purificazione.

Ormai ha il sopravvento il riscatto del balengo, la liberazione dell’imbecille ideologicamente autorizzata: io credo nella scienza, non si può ragionevolmente ritenere che il ceto dirigente di tutti i paesi occidentali abbia partecipato di un complotto ordito per ridurci in soggezione, chissà che fine avrei fatto se non mi fossi sottoposto al prodigio offerto dal progresso con efficienza e efficacia, e poi chi ne dubita non porta mai argomentazioni a suffragio ma si accontenta di superstizioni arcaiche e così via.

Ostentano la loro dabbenaggine o della loro indole alla codarda sottomissione come fossero virtù morali superiori e ci fosse del buono nel rimuovere la verità sia pure amara, nell’ignorare l’anima nera che si cela in una élite dominante contro la quale per anni hanno lanciato gli strali dell’antipolitica, nel rischiare l’olocausto nucleare per tutelare un modello di vita che li ha resi quel che sono, complici della loro stessa rovina.

E infatti la sceneggiatura si ripete con la guerra:  incuranti che il loro fosse un pacifismo in armi, definitivamente schierati contro ogni possibilità di trattativa perfino quando le gazzette dell’impero dimostrano la propensione a liberarsi del molesto fantoccio che hanno contribuito a costruire a loro immagine e somiglianza, non lo ammettono, così come non riconoscono di rientrare tra i sicuri danni collaterali.

Che poi sono gli stessi di paesi invasi e militarizzati, privati di ogni capacità decisionale, espropriati di beni e diritti, umiliati da rinunce e  mortificazioni, imposti  dal simulacro di una democrazia che non è più nemmeno formale in vista di votazioni che devono rappresentare la ratifica di decisioni prese dall’alto.

A pensarci bene lo stesso si verifica lo stesso vale per conformismo e omologazione. A dispetto delle convinzioni di Tolstoj, secondo il quale sono i giovani i più strenui conservatori perché pretendono che sia riservato loro di più di quanto concesso e conquistato dai padri e che non rischiano le posizioni e le rendite raggiunte e cui vogliono accedere come una eredità meritata,  tutti noi abbiamo vissuti la ribellione, addirittura la sovversione, comunque la critica delle convenzioni come una componente irrinunciabile della giovinezza, un motore per la crescita individuale.

Eppure, invece, per più di due anni, abbiamo magnificato e sentito magnificare le virtù dell’omologazione, dell’obbedienza come necessaria prova di appartenenza al consorzio civile, a dimostrazione di senso di responsabilità nei propri e altrui confronti ma soprattutto come doverosa rinuncia che permette di ottenere  l’integrazione nella società, pena l’emarginazione, l’anatema, il rifiuto.

Dubbio, critica sono stati retrocessi a vizi irresponsabili da cittadini che hanno scoperto la qualità del qualunquismo beneducato che consente a ministri e decisori di dichiarare di aver agito secondo coscienza, di aver coperto o effettuato ruberie e carognerie nella speranza che per un effetto cascata facessero piovere benefici sulla collettività.

Se il “fiero” unito al “ciula” un tempo stava a significare la specialità e l’eccezionalità di certi cretini, ormai è chiaro che sta rappresentando un orgoglio nazionale del quale partecipano irriducibili intellettuali a caccia di filoputiniani, cantautori strafatti di vaccini, artisti un tempo trasgressivi arruolati nelle file della sbirraglia dei controlli a tappeto. C’è la fierezza di chi partecipò alla Marcia su Roma e se ne vantava, dei bellimbusti che aderirono al Guf, fucina di giovani intelletti, di chi difendeva l’italica tradizione minacciata dal meticciato, di chi oggi sceglie la leva militare a fianco di una superpotenza che ha seminato sangue, lacrime, morte e sopraffazione.