Anna Lombroso per il Simplicissimus

Tv cattiva maestra, si diceva un tempo, prima che sostituisse la realtà con spazi paralleli: talk show al posto del dibattito parlamentare, ok il prezzo è giusto al posto del paniere dell’Istat, Forum al posto dei tribunali, Er e le Vite al limite con annessi interventi gastrici al posto della sanità pubblica.

È perfino banale dire che si tratta dei danni della società dello spettacolo che hanno trasformato il mondo intorno a noi in una sua rappresentazione mistificatrice, legittimando i rapporti di produzione e la mercificazione  di uomini e relazioni.

Ed è proprio così, tanto che le sue leggi,  a cominciare da the show must go on, come dimostrato dell’imperio esercitato da Confindustria nel dettare ai decisori i criteri pandemici a difesa degli interessi padronali, sono determinanti nei comportamenti e nel generare inclinazioni e desideri, di modo che anche lo svago  si trasforma in un modo per favorire l’accumulazione capitalistica e dar sfogo alla sovrabbondanza di merci attraverso il consumismo.

Ma c’è anche un altro aspetto che la profezia anticipatrice di Debord non aveva valutato: lo spettacolo, i suoi registi e attori, le sue sceneggiature e i suoi copioni, influenzano le scelte e le decisioni politiche, suscitano istinti imitativi e l’emulazione di azioni grandiose tali da suscitare timore o consenso o tutti e due, ormai indissolubilmente legati.

E difatti c’è da immaginarselo il ministro Speranza nei ritagli di tempo sottratti alla redazione della sua immortale autobiografia, mentre si fa proiettare in un bunker sotterraneo del suo dicastero una selezione di colossal catastrofici su pandemie pertinenziali apocalittiche, contrastate da superuomini – lui si vede così, non come comparsa in un Romero’s movie– che generosamente si prestano per la salvezza del genere umano e per realizzare un’Utopia medicale grazie alla combinazione di scienza e fantascienza.

Oggi purtroppo apprendiamo che incautamente il suo staff, oltre a Contagion e a Virus Letale, gli ha fatto vedere anche Cassandra Crossing e dobbiamo a questa svista le disposizioni previste dall’ordinanza approvata da lui in tandem con il Ministro dei Trasporti,  per aggiornare le norme introdotte a marzo scorso “contro i rischi Covid nei trasporti nazionali”.

Così nei grandi hub ferroviari (Milano Centrale, Roma Termini, Firenze Santa Maria Novella), e dove possibile anche nelle altre stazioni, il controllo del green pass dovrà essere effettuato preferibilmente prima della salita sul mezzo. In caso contrario, il controllo può essere effettuato dal personale di bordo insieme alla verifica del biglietto. Nei bus e nei tram è previsto il riavvio graduale della vendita dei biglietti e delle attività di controllo a bordo e c’è la possibilità per i passeggeri di usare anche la porta anteriore e sarà installato un separatore protettivo dell’area di guida. I mezzi dovranno essere sanificati almeno una volta al giorno e in taxi si potrà andare solo in 2, salvo eccezioni per famiglie.

Ma è il regime che si instaura sui treni che dimostra quanti danni possono fare in menti suggestionabili certe visioni millenaristiche: in caso di passeggeri con sintomi riconducibili al Covid, le autorità sanitarie e la polizia ferroviaria possono decidere, valutate le condizioni, di fermare il treno per procedere a interventi d’urgenza o di prevedere appositi spazi dedicati. Spetta così al governo dei migliori un record: sarà il primo esecutivo con un uomo solo al comando a rivendicare   di non far arrivare i treni in orario.

Certo è che assistiamo a un fenomeno curioso, la maggioranza del Paese sembra dividersi in quelli che sono critici nei confronti del governo per via della gestione della pandemia e si concentrano talmente sull’operato emergenziale e sullo stato di eccezione da trascurare le ignominie e le nefandezze in corso e in previsione, la cancellazione di ogni superstite sovranità statale per obbedire alle più di 500 condizioni imposte dai cravattari di Bruxelles tramite la manovalanza incaricata di esigere il pizzo, l’applicazione criminale e ottusamente puntigliosa del principio secondo il quale l’occupazione si promuove licenziando, l’inosservanza  delle regole fondamentali della manutenzione di un bene, in questo caso il territorio, distraendo i fondi necessari e indirizzandoli verso grandi opere bulimiche di suolo, cemento e risorse.

E poi ci sono quelli che invece sospendono il giudizio sui cantieri aperti, compresa la pervicacia con la quale si mobilita un volume formidabile di finanziamenti sotto la voce: sanità, unicamente per acquistare vaccini e, un domani, farmaci complementari che nascondano il loro insuccesso, in vista della medicalizzazione generalizzata, senza intervenire sul sistema sanitario pubblico né per quanto riguarda gli ospedali e i reparti specialistici, né il personale, né tantomeno la medicina di base, così come non vengono razionalizzati e incrementati i trasporti pubblici per indirizzare gli sforzi sui controlli e la “repressione” dei disobbedienti.  Rinviando così eventuali critiche al dopo, a crisi conclusa, e rinnovando così la fiducia a autorità che si starebbero impegnando con uno sforzo concorde e con misure eccezionali, tutte plausibili e imprescindibili, per affrontare il Grande Male in nome dell’interesse generale e con incontestabile senso di responsabilità.

Quindi la minoranza oggetto del linciaggio della stampa ufficiale (oggi Molinari si esercita sui sovversivi della porta accanto, il disoccupato, il rider, la parrucchiera… quelli stanati dalla Digos, che ha compiuto perquisizioni su 17 esponenti radicali del movimento No-Vax, nell’ambito delle indagini su Telegram, che “istigavano a compiere illeciti contro le alte cariche”), quella liquidata sommariamente con l’accusa di negazionismo, complottismo, dei no vax, dei no green pass come recita il rap dei cantori del regime, è criminalizzata per la colpa di costituire l’unica opposizione vera e totale al governo. Sono gli unici animati dalla convinzione, ridicolizzata dai puristi che imputano loro di essere caduti nel trabocchetto della “distrazione” di massa dai problemi prioritari, che il metodo applicato alla gestione pandemica è lo stesso adottato per limitare diritti del lavoro e all’istruzione, per imporre un modello di sviluppo improntato alla promozione di soggetti strutturati impegnati nella dissoluzione del sistema produttivo del Paese, distruggendo la rete delle piccole medie imprese, dell’artigianato, del commercio locale, privatizzando i servizi, in modo da estirpare la mala erba della democrazia, riducendo la libertà di espressione, di manifestazione, la circolazione e l’accesso ai beni comuni.

Non so a voi, ma dopo tante reprimende per certi “azzardati” paragoni tra le leggi speciali, le misure eccezionali e le discriminazioni in atto e i precedenti storici, il ruolo dei treni come laboratori della persecuzione dei colpevoli di sternutire, vaccinati o no, mi pare quanto mai evocativa e inquietante.