I commenti che ha suscitato il post sul clima in occasione del Cop26, mi spingono a continuare sulla strada della  contestazione riflessiva delle idee o pseudo idee che si sono incrostate nelle menti in questi anni e che ora sono diventate la verità ufficiale tanto che alcuni social, tra cui Facebook, hanno annunciato di voler introdurre la censura per chi contesta il riscaldamento climatico. C’è moltissimo lavoro da fare per cominciare a chiarire alcune idee che giacciono nella più assurda vaghezza e cominciare per prima cosa a distinguere tra ecologia ed ecologismo, distinzione impossibile in inglese dove esiste una sola parola e causa di molti fraintendimenti: una delle riviste di riferimento è infatti The Ecologist, tradotta in diverse lingue con il medesimo titolo, e fondata dal miliardario Edward Goldsmith, la quale di fatto cancella completamente la controversie e le discussioni scientifiche, dando l’impressione che esista una sola verità in forma di dogma. Per l’ecologia come disciplina scientifica con una sua metodologia il riscaldamento globale e le sue eventuali cause sono ipotesi di studio, per l’ecologismo è un dogma. Non è un caso che recentemente proprio gli esponenti religiosi cattolici, protestanti, ebrei e mussulmani abbiano lanciato l’appello a salvare il clima assieme a Goldman Sachs che è forse la chiesa più importante di tutte. In realtà nella climatologia le cose non sono affatto così chiare perché il clima stesso non è altro che un’ astrazione (dunque non si può” salvare”)  fondata su modelli tutti da sperimentare, modelli che peraltro si basano su dati contradditori a partire dalla misurazione stessa delle temperature e dalla loro congruenza storica.

Il fatto fondamentale è che nel discorso pubblico l’ecologia è entrata attraverso l’ecologismo e le sue varie sette sempre peraltro rappresentate da organizzazioni di origine americana, direttamente prodotte da una elite che gravita in maniera più o meno palese, più o meno nascosta attorno a teorie maltusiane e comunque sempre declinate  secondo il canone catastrofista. Oggi siamo arrivati alla più completa ipocrisia, perché attraverso il clima si vuole sdoganare un passaggio a una società autoritaria e impoverita, impegnata in una nuova guerra fredda o tiepida con il mondo extra occidentale . Non si tratta di affatto di prendersi cura del pianeta che è un compito di spaventosa complessità, ma solo di ridurre la Co2 di origine antropica nella speranza di non arrivare tra qualche decennio a un aumento di 2 gradi centigradi, tra l’altro non si sa bene rispetto a quale periodo e trascurando qualsiasi altro fattore, come per esempio la radiazione solare e i suoi cicli, gli altri gas serra, il ruolo delle biomasse oceaniche nell’assorbimento di anidride carbonica e altri mille elementi che entrano nell’equazione. Ora il problema è che non esistono le tecnologie per arrivare ad emissioni zero di Co2 entro il 2050 e nemmeno ad avvicinarsi lontanamente a tale obiettivo, cosa che peraltro viene esplicitamente detta evidentemente nella convinzione che il baccano mediatico e i drammatici appelli a fare presto confondano a tal punto la gente da non farle capire se se si lavora per uno scopo che si dichiara irraggiungibile, vuol dire che lo scopo reale è un altro.

Ma lasciamo stare questo piccolo particolare e andiamo a capire se la drammatizzazione ha un senso. Anche se il rapporto tra Co2 e riscaldamento non è dimostrato e anzi suscita sempre più perplessità, , cosa succederebbe se tra qualche decennio la temperatura media ( altra astrazione molto meno significativa di quanto non si pensi) aumentasse effettivamente di due gradi? La catastrofe che viene annunciata soprattutto da un organo di fatto politico come l’Ipcc? Il livello dei mari aumenterebbe in di centinaia di metri? Migliaia di specie morirebbero? L’umanità sarebbe spazzata via? Essendo due gradi in più una temperatura già ampiamente registrata in passato non sembrerebbe davvero. In realtà l’aumento di livello delle acque sarebbe minimo se non addirittura inesistente perché se  il pack del polo Nord e quello del polo Sud si sciogliessero  ci sarebbe una diminuzione sia pure leggera del livello di mari (il ghiaccio ha più volume dell’acqua allo stato liquido) compensata dallo scioglimento dei ghiacciai terrestri  che a sua volta potrebbe essere controbilanciato da un aumento delle precipitazioni nevose permanenti sull’Antartide e stagionali sui vasti territori continentali asiatici e nordamericani. A un maggior calore corrisponde infatti una maggiore evaporazione e dunque un aumento delle precipitazioni. Inoltre la maggiore copertura nuvolosa favorirebbe un contenimento dell’aumento termico. E’ difficile fare delle previsioni esatte vista la complessità del clima, ma 2 gradi in più non sarebbero certo una catastrofe, tanto più che la Co2 favorirebbe lo sviluppo della vita vegetale che la intercetta, mentre climi meno rigidi potrebbero rendere disponibili nuovi territori alla produzione agricola. E’ questa la catastrofe? No di certo e nessuno scienziato in buona fede potrebbe sostenerlo. In realtà ciò che alcuni ricercatori temono è che si sciolga il permafrost ale latitudini elevate liberando nuovi gas serra e favorendo un ulteriore aumento di temperatura secondo un ciclo incontrollato. Ma questa è solo un’ipotesi non troppo credibile visto che questo non è accaduto ( come sappiamo dai campioni di aria fossile) dopo le grandi glaciazioni e i periodi molto caldi che si sono susseguiti. Perché ora dovrebbe accadere ciò che in passato di milioni di anni non è mai accaduto?

Il problema in termini generali è che una certa parte minoritaria  di scienziati tenta di sovrapporre tendenze lineari a un andamento ciclico del clima lungo quella faglia che separa, ma in qualche modo anche accavalla l’ecologia come scienza, del tutto  sconosciuta all’uomo della strada,  all’ecologismo come  fede o ideologia o politica che è invece pane quotidiano dei media. Ora che ci sia attenzione per l’ambiente è una cosa assolutamente positiva a patto però che questo sia ben consapevole e non manicheo, ovvero sfruttabile dal potere come sta accadendo come sta accadendo oggi. Niente è più pericoloso per il pianeta che un’attenzione sbagliata e suggerita per scopi politici e sociali.