Vi voglio raccontare una cosa parecchio strana e in qualche modo indecifrabile: è uscita un analisi di JPMorgan sulla variante Delta che sembra decostruire tutta l’abbuffata virologica che si è svolta su questo tema. Perché una banca d’affari debba intervenire nel merito di  argomenti sanitari e pandemici non è ben chiaro, o meglio sarebbe davvero stravagante se non sapessimo del corto circuito che esiste tra finanza e farmaceutica che pare assai più stretto di quello tra farmaceutica e salute. Ad ogni modo, in attesa della variante Mu o di qualsiasi altro arzigogolo pandemico che si tenterà di fabbricare, JPMorgan  ha scoperto che contrariamente alle nazioni sviluppate, molte delle quali hanno imposto blocchi draconiani, in particolare l’Australia, le nazioni in via di sviluppo hanno visto un’onda delta “molto più mite” del previsto. La discussione e le conclusioni di JPM sul motivo per cui ciò potrebbe essere accaduto sono sorprendenti.

Ma facciamo un passo indietro e situiamoci all’inizio di luglio quando la banca d’affari scrisse una nota sulle vulnerabilità delle aree in via di sviluppo alla variante Delta focalizzando l’attenzione  su sette paesi: Filippine, Perù, Colombia, Sud Africa, Ecuador, Tailandia e Messico  che a quel tempo sembravano particolarmente vulnerabili a causa di una combinazione di bassa prevalenza della variante Delta, quella considerata più infettiva e bassi tassi di vaccinazione. La preoccupazione di JPMorgan era che questi 7 Paesi avrebbero avuto una forte diffusione del contagio inducendo così a  ulteriori misure restrittive sulla mobilità e producendo indirettamente un peggioramento della fiducia in altre aree soprattutto in America Latina. Quello che è successo dopo è stato inaspettato: l’analista di ricerca politica di JPMorgan David Mackie ha scoperto che “ l’ondata  Delta è stata molto più mite del previsto: nessuno di questi paesi ha visto l’aumento dei contagi previsto”.

A questo punto la spiegazione più ovvia sarebbe quella stessa in qualche modo delineata da Fauci, ovvero le infezioni reali siano state molto più di quelle segnalate. Il che però porta automaticamente a due considerazioni: per prima quella della scarsa patogenicità di questa variante e in secondo luogo che l’immunità acquisita dall’infezione sia quanto meno la stesse della vaccinazione completa. E questo non va bene perché costituisce un nuovo argomento contro i vaccini proprio nel momento in cui l’amministrazione Biden e altri governi tra i più retrivi stanno cercando di discutere l’impatto dell’immunità naturale e stanno disperatamente cercando di forzare le vaccinazioni. Così JPMorgan  fornisce una spiegazione più accettabile da parte di Big Pharma, ovvero che in realtà la variante Delta fosse “molto meno contagiosa di quanto inizialmente ipotizzato e che l’indice Re di infettività sia stato dello 0, 56” ovvero la metà della stima iniziale. La banca si dimentica di dire che in sei dei sette Paesi da lei esaminati (  Perù , Filippine , Sud Africa , Ecuador , Thailandia e Messico ), non c’è stato un divieto  divieto di cura e che sia stata usata in abbondanza l’ivermectina. Questo orrido vizio di curare la gente,  aborrito dalla scienza ufficiale di Big Pharma e da quella da essa pagata a piè di lista, è stato tema di molte lamentele, perché ciò avrebbe impedito la sperimentazioni di farmaci assai più costosi. Cosa che peraltro è un’indiretta dimostrazione di efficacia dell’ivermectina, ma di certo chi pensa che i vaccinati debbano essere protetti dai non vaccinati è così stupido da non poter cogliere questa logica.

Ora resta da capire quale significato abbia la sorprendente uscita di JP Morgan: se abbia la funzione di apripista per cambiare versione sulla variante delta in attesa della medesima sceneggiata su altre varianti e dunque salvare ancora una volta la faccia ai vaccini e all’ambiente medico che li sostiene a spada tratta o meglio a portafoglio aperto, oppure sia un messaggio che viene dalla grande finanza di allentare il piede sull’acceleratore.