Come si poteva facilmente immaginare la fase meramente sanitaria del nuovo autoritarismo, sta lasciando il passo ad una più esplicita dittatura generale: la Casa Bianca non sta solo intensificando la sua campagna per esercitare pressioni su contenuti online, fornitori e fonti che l’amministrazione Biden considera disinformazione , ma sta anche ampliando la portata della narrativa e i potenziali obiettivi della censura a tutti i siti che vengono definiti “conservatori”.  Dopo aver recentemente annunciato iniziative legislative  per “ritenere le piattaforme social responsabili” per la diffusione di “disinformazione” in materia ora l’avvertimento si estende ai centri di informazione, alle agenzie  di stampa ai ai centri informativi non politicamente allineati. Nell’ultimo anno, segnatamente durante le ultime fasi della campagna elettorale americana  si è cercato di istituire poco alla volta una sorta di identità tra chi presentava informazioni sulla pandemia diverse da quelle ufficiali e una parte o comunque un’orientamento politico definito “conservatore” secondo le primitive coordinate politiche americane intatte da due secoli duecento anni o quanto meno dalla guerra civile anche perché  funzionali alla perpetuazione del sistema. imperiale.

Ad ogni modo è chiaro che adesso si vuole operare una sorta di sineddoche politica: si comincia con la presunta disinformazione sanitaria  che peraltro viene perpetrata in massimo grado proprio dal mainstream e da questa si va al tutto, cioè al complesso dell’informazione in tutte le sue parti sostenendo che esse presentano contenuti irresponsabili. Che ci sia questa accelerazione non stupisce perché cresce a vista d’occhio la percentuale degli americani che comincia nutrire qualche dubbio, per esempio mentre ad aprile solo il 31% credeva nella origine artificiale del virus, a giugno era il 35 per cento. Ma a parte le percentuali assolute di cui si può sempre dubitare dal momento che le società di sondaggi appartengono alla medesima costellazione di potere filo pandemica per così dire, si vede che esiste una sempre maggiore polarizzazione politica: per esempio la fiducia in Fauci è scesa clamorosamente tra gli elettori repubblicani ( anche tra i democratici per la verità, ma meno). Per giunta i media per così dire alternativi cominciano ad essere frequentati più di quelli dell’informazione ufficiale e dunque urge mettere rimedio cominciando ad esercitare la censura anche oltre il covid e cominciano a tacitare chi non è d’accordo con le teorie del razzismo sistemico o con l’educazione orientata al gender e via dicendo su cui moltissimi democratici non sono per nulla d’accordo.

Chiudere dunque questi siti per ragioni che partono dal pretesto sanitario per impedire un qualunque dialogo  aperto è la nuova tendenza strategica, peraltro già abbastanza evidente : E del resto l’intera pandemia con l’attacco “umanitario” alle libertà e alle costituzioni non è stata altro che un pretesto e c’è chi ha fretta di passare a un livello successivo per evitare che il giocattolo gli si rompa in mano. Dunque dalla disinformazione covid si passa alla disinformazione tout court di chi non è allineato.