nogeoingegneria-com-climate-change-geopolitica-gpr7jju-cmvmuoc-fktv7yjycw7todpzrrou5kcipwUn celebre libro di Cesare Zavattini si intitolava i poveri sono matti, sono matti a sopportare la loro condizione, a non ribellarsi e può darsi che avesse ragione, però di certo ad essere davvero pazzi sono i ricchi perché preda dei loro istinti troppo umani, non più frenati dalla necessità e dalla solidarietà. lo sono sempre stati, ma oggi che sono più ricchi che mai e capaci di condizionare i maniera determinante tutta la società, oggi che il divario tra i mezzi enormi di cui dispongono e i piccoli meriti che possono accampare li spingono a fingersi profeti e a costruire distopie ciniche e allo stesso disarmanti per la triviale cornice culturale da cui nascono, il grado di follia ha raggiunto il massimo grado e richiederebbe una camicia di forza sociale. L’esempio migliore, emblematico si sarebbe detto una volta, che possiamo prendere è quello di Bill Gates che per molti anni è stato l’uomo più ricco del mondo e allo stesso tempo ha incarnato il mito del garage, quello del ragazzo che con mezzi modesti arriva ad essere uno dei padri della rivoluzione informatica.

Niente di meno vero: in realtà Bill era un rampollo di una ricca famiglia e che proprio per questo poteva permettersi di cazzeggiare attorno alle prime rudimentali macchine elettroniche e di trascurare completamente la scuola trascinata faticosamente e con molte espulsioni  e il college, cosa che  altri non potevano fare:  tutta la sua fortuna la deve alla madre Mary Maxwell, figlia di banchieri e a sua volta nel consiglio di amministrazione della First Interstate Bank oltreché di società di comunicazioni come la Bell Telephone, insomma una donna ricchissima e influente che conosceva personalmente John Opel presidente della Ibm il quale intorno al 1980 era alla ricerca di un sistema operativo da utilizzare per i personal computer. Fallite alcune trattative con la Digital Research che aveva prodotto il Cp/M, al tempo lo standard per i microcomputer, Mary Maxwell ebbe l’occasione di parlagli dell’azienda di suo figlio, l’appena nata Microsoft. In realtà Gates e soci, non avevano alcun sistema operativo da proporre, ma visto l’interesse del gigante dell’informatica di cui tutti gli altri ancora non sapevano, comprarono per 50 mila dollari dalla  Seattle Computer Products, il Dos  che poi proposero a Ibm riuscendo, sempre grazie ai buoni uffici materni, a strappare  il permesso di poter vendere in proprio una versione di questo sistema operativo con il nome di Ms Dos, aprendo così la strada a un’immensa fortuna. Ma in tutto questo non c’è una sola riga di codice scritta da Gates: tutto quello che ha rappresentato e rappresenta Microsoft è stato fatto da altri, compresi negli ultimi due decenni sconosciuti programmatori indiani. Non ha nemmeno avuto bisogno di essere un uomo d’affari particolarmente abile vista la crescita esponenziale del settore.

Eppure quest’uomo che con molta fatica ha terminato il liceo per il suo disinteresse verso tutto ciò che non fossero i computer, col tempo si è trasformato in esperto di molte cose: esperto di medicina e vaccini grazie ai quali ha combinato disastri in Africa e in Asia; esperto di clima al punto da spendere cifre allucinanti per stravaganti, futuribili  e inquietanti metodi per combattere il riscaldamento globale; esperto di agricoltura, visto che oggi è il maggior possidente terriero degli Usa con l’intenzione di estendere le colture ogm fino all’estinzione delle specie naturali;  esperto di nucleare, finanziatore del progetto TerraPower che ha incassato anche 80 milioni di dollari dal governo Usa,  deciso a  rilanciare l’energia atomica perché senza emissioni di Co2, il gas serra che per ragioni di trasformazione industriale viene oggi colpevolizzato quale massimo problema ambientale come se poi le scorie radioattive fossero bazzecole. E non sappiamo in futuro di cosa altro diventerà esperto. Se guadagnasse mille dollari al mese, sarebbe una patetica macchietta, ma visto che ne guadagna una quantità enorme è uno che riesce a far sembrare assennata  la sua follia e a tradurla anche in realtà: certo l’ambiente anglosassone è l’ideale per questa trasmutazione di valore poiché la ricchezza è sinonimo di saggezza e in qualche modo di benevolenza dall’alto, una propensione culturale che rimane nonostante la laicizzazione.

Il problema però è che esiste un   “disturbo da ricchezza eccessiva” di cui ha scritto anche Krugman e che si manifesta nella capacità del ricco o del superricco, spesso anche come collettore di interessi paralleli  ( vedi la fondazione Gates e le multinazionali del farmaco) di imporre una propria agenda politico – sociale o tecnologica o anche  sanitaria come vediamo in questo periodo di follia , ammesso e non concesso che tutte queste cose non siano in sinergia, passando completamente sopra la testa dei cittadini ed eludendo ogni problema di consenso. Hanno molte vie per farlo ed è lo stesso Krugman a riassumerle: capacità di corruzione sia dell’ambiente politico che di quello intellettuale che viene dimostrata dalle porte girevoli” tra ruoli nell’amministrazione pubblica e nel settore privato, borse di studio, gettoni nel giro delle conferenze, pubblicazioni specializzate funzionali alle carriere di ricerca  e così via. Quando si hanno fortune immense è facile agire attraverso una varietà di canali – proprietà dei media, gestione di centri studi, dazioni elettorali in chiaro e in nero, formazione di alleanze per fare maggiori pressioni su interi ambienti professionali: sono questi magnati e sedicenti filantropi  ad impostare l’agenda della discussione pubblica e dei governi anche quando le tesi e gli obiettivi appaiono chiaramente assurdi e frutto di distopie banali, spesso tratte dalla peggiore letteratura popolare. Ma poiché sono onorati e riveriti da un’informazione che spesso non è che lo specchio che si auto costruiscono, poiché sono blanditi da tutti quelli che sono appesi a finanziamenti e regalie, si convincono davvero di essere dei profeti del futuro, degli omuncoli alchemici dotati di insondabili poteri e non semplicemente degli ometti con un drammatico divario tra soldi cultura e intelligenza. 

Il problema vero è però che di tutto questo l’uomo della strada non ha il minimo sentore o comunque non lo coglie più come pericoloso e inquietante perché è stato via addestrato a pensare che non esistono alternative e dunque anche di fronte alla palese assurdità dei numeri, alle antinomie scientifiche e al rigetto di tutto ciò che rimaneva di una medicina a misura di paziente, non può che dare credito all’assurdo, visto che ha completamente disimparato a ribellarsi in nome di una diversa scala di valori che appare estranea e ancora più incomprensibile dei capricci di questi despoti dell’egemonia culturale.