La tempesta vaccinale sta attraversando il continente europeo mostrandone le contraddizioni e le linee di frattura che per troppo tempo sono state nascoste dal lobbismo selvaggio di Bruxelles e  oggi sono più che mai visibili in Germania.  Dopo l’incredibile gaffe della Merkel che aveva posto dure restrizioni per il periodo di Pasqua e poi ha dovuto rimangiarsele dopo 24 ore, segno che queste misure  hanno solo e soltanto uno scopo politico e dunque completamente estraneo alla tutela della salute pubblica, adesso tocca alla Baviera e alla Turingia entrare in rotta di collisione con Bruxelles, ma anche contro la “Nato vaccinale” chiedendo a gran voce che venga importato in tempi brevissimi il vaccino russo Sputnik V.  Da notare come tale richiesta arrivi contemporaneamente dai due Lander più antitetici: la Baviera ultraconservatrice e la Turingia che rappresenta l’area più “rossa” della Germania, quella in cui è acuta la “ostalgie”.

Dopo le dichiarazioni del premier bavarese Markus Söder sulla necessità di comprare il vaccino russo  il primo ministro della Turingia, Bodo Ramelow , espressione della Linke, il partito più a sinistra del Paese, si è lamentato in un’intervista alla  “Welt” degli ostacoli posti al vaccino russo: . “Non sto combattendo per lo Sputnik V solo perché viene dalla Russia, ma sono dell’opinione che dovremmo comprare tutti i vaccini che possiamo acquistare”, ha detto. Come tutti gli altri vaccini, anche lo Sputnik V deve essere testato, quindi le esclusioni su basi esclusivamente ideologiche non hanno davvero senso e adesso che c’è scarsità di vaccini occidentali a causa della incredibile e criminale superficialità delle trattative condotte dalla Commissione e dalla  Von der Leyen, letteralmente messisi in ginocchio di fronte a Big Pharma,  si capisce bene quanto sia stata sciocca l’esclusione. Secondo Ramelow, “lo Sputnik V potrebbe essere testato e prodotto dalla società russa R-Pharm a Illertissen vicino ad Augusta in Baviera”. Siamo lontanissimi dunque dalle posizioni espresse qualche giorno fa da Macron che guarda a ipotetici vaccini prodotti in Europa come espediente per non dover ammettere il fallimento senza aprirsi ai preparati russi, cinesi e persino cubani, anche se ormai è certo che hanno molte meno reazioni avverse. 

Certo il mondo politico tedesco in tutte le sue componenti, anche quelle più radicali, non può mettere in dubbio la narrazione pandemica pena il suicidio, come del resto accade per tutti i ceti politici occidentali che si sono lasciati trascinare in questo gorgo, ma esprime comunque uno scollamento con il bon ton euroamericano che mostra come ormai la costruzione continentale stia vacillando proprio a partire dal centro e non come ci si sarebbe potuti aspettare dalla periferia vessata e spogliata di sovranità.