E’ passato più di un mese dal giorno dell’insediamento di Biden protetto da 26 mila agenti in assetto di guerra, ma il filo spinato che da allora circonda il Campidoglio e altri palazzi del potere è ancora lì e ci resterà fino al prossimo autunno o addirittura per sempre secondo quanto vorrebbe il capo ad interim del corpo di polizia che sovrintende al quadrilatero del governo statunitense. E questo dà un’ immagine plastica di cosa sia diventata oggi la democrazia, ma anche della paura che hanno ormai le elite nonostante la loro capacità di dominio e di egemonia culturale: nonostante siano riuscite negli ultimi  trent’anni a svuotare completamente politica, istituzioni, corpi intermedi e a strappare per via mediatica una sorta di confuso consenso o comunque di dissenso passivo e paralizzato. Il potere assedia il popolo con le sue visioni distopiche che si sono completamente dispiegate con la pandemia, ma il popolo in un certo senso assedia il potere e sembra di trovarsi in una situazione magmatica ben descritta già cinque secoli fa da  Étienne de La Boétie nel suo Discorso sulla servitù volontaria: “Gli stessi abitanti consentono, o meglio, determinano la propria sottomissione, poiché cessando di sottomettersi porrebbero fine alla loro servitù.” Ecco siamo in un momento in cui tutto questo viene rimesso in gioco, può essere rimesso in gioco, deve essere rimesso in gioco.

La discussione su ciò che è davvero successo il 6 gennaio con l’ assalto al Capidoglio, è ancora in corso ed è del tutto aperta: i democratici sostengono che ci sia stato un tentativo di colpo di stato pianificato da politici repubblicani e funzionari di Capitol Hill per reinstallare Trump per un secondo mandato e c’è invece sul fronte opposto chi afferma che sia sia trattato di qualcosa di organizzato dai provocatori di Antifa per diffamare Trump e i suoi sostenitori. Quale che sia la verità, ammesso che ce ne sia una, che entrambe le tesi non esprimano un pezzo di realtà,  c’è un filmato della vicenda ripreso dal giornalista freelance Marcus DiPaola  che mostra  la polizia del Campidoglio rimuovere volontariamente le barricate per consentire ai rivoltosi di entrare all’interno del complesso edilizio, circostanza che ha dato origine alle due precedenti ipotesi, ma anche a una terza proposta da PolitiFact ovvero che molti agenti hanno dovuto abbandonare i loro posti e le barricate perché erano di gran lunga in inferiorità numerica e sarebbero stati facilmente sopraffatti,  una spiegazione degli eventi che è la stessa di DiPaola e dell’ ex capo della polizia del Campidoglio  Terrance Gainer: i poliziotti non potevano competere con l’immensità della folla trumpiana, e sono in pratica scappati temendo per la propria incolumità. Insomma il potere non è affatto indenne dalla paura e questo spiega i 26 mila agenti in assetto da guerra all’insediamento di Biden e il filo spinato che difende il Campidoglio. Per molti deputati tutto questo è stato traumatico e hanno reso drammatica la presa di coscienza dell’assenza di una consonanza di interessi tra i potenti e i loro governati, innescando una paura che essi non avevano mai avuto e con la quale adesso devono fare i conti.

Per anni tramite gli utili idioti dei media, gli autorevoli commentatori, i poltronisti televisivi ci hanno fatto credere che le piazze non servono, che non significano nulla, che le piazze possono essere infiltrate dai violenti, che le piazze non sono la soluzione: ma in realtà è che la politica elitaria teme la piazza, anche quando non rumoreggia o tenta l’assalto, anche quando è composta e civile: basta il numero a far prendere coscienza che non si è soli e impotenti. Ed è per questo che adesso il sistema di potere occidentale sta facendo di tutto per evitare l’aggregazione delle persone per un lungo periodo grazie a una pandemia narrata che vogliono portare avanti all’infinito per stroncare le resistenze al nuovo modello sociale che si prepara dopo il fallimento del neoliberismo che coincide – e non si tratta di una boutade – con il suo successo  visto che la ricchezza dei pochi viene di fatto strappata ai molti e non è affatto, come si è cercato di fare intendere per decenni, fin dai tempi di Reagan, un fattore di benessere generale. Il filo spinato attorno ai palazzi dell’impero è la migliore dimostrazione che non sono onnipotenti, che il non ci si può fare niente non è altro che lo spirito della servitù volontaria.

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