I nuovi lager del capitalismo

Sembra incredibile, ma vicino Lubecca, la città di Thomas Mann è stato allestito un centro di detenzione per i cittadini che non rispettano  i protocolli anti-covid, così da sbatterli in quarantena forzata: il filo spinato che circonda questo primo edificio e il presidio di guardie volontarie, oltre ad evidenziare una incommensurabile, quasi metafisica sproporzione tra l’evento, ovvero una sindrome influenzale, narrata come se fosse la peste bubbonica e il rimedio carcerario, mette in evidenza una ormai inarrestabile volontà repressiva del potere che calpesta ogni costituzione e che ormai non sembra più aver bisogno di alcuna legittimità se non quella della paura infusa ai cittadini. In realtà non è un impazzimento del sistema, ma semplicemente la sua logica involuzione.

Nel frontespizio del Leviatano di Thomas Hobbes, libro a fondamento dell’impero prima britannico e poi americano,  l’incisore Abraham Bosse, su indicazione dell’autore, inserì a destra di chi guarda due piccole figure di medici della peste con la caratteristica maschera a becco ritenuta necessaria a proteggere dal morbo e tali figure nel complesso del frontespizio e della copertina campeggiano assieme a cannoni, fortezze, tribunali per indicare  che il potere non si regge solo sulla forza, ma anche sulla paura. E naturalmente queste immagini hanno un doppio senso, quello di intimorire, ma anche quello di promettere protezione a chi vuole essere suddito. Secondo alcuni questa ambivalenza è una caratteristica del pensiero politico  occidentale che si può rintracciare persino in Cicerone con il suo Salus populi suprema lex, ma modestamente credo che lo scrittore latino c’entri ben poco con l’elaborazione  che ha accompagnato la nascita dello stato capitalista moderno di cui il Leviatano con la sua antropologia  e la sua idea centrale di un contratto non sociale come quello roussoviano, ma stabilito tra moltitudini di individui, è una pietra angolare. Una cosa però è assolutamente chiara: il potere e/o la ricchezza debbono in qualche modo compensare  l’obbedienza con un’offerta di protezione e sostegno poiché è chiaro che essi derivano da una sottrazione di facoltà e beni a danno degli altri: uno è ricco perché gli altri sono poveri e viceversa. Tale sottrazione anche se non ottenuta attraverso la violenza, per quanto possa essere volontaria e auspicata è comunque sempre vista come esproprio ( da cui poi il celebre “furto” di Marx)  e dunque obbliga il potere alla tutela dei sudditi. Naturalmente col tempo tale tutela è diventata più complessa, si è persino incarnata in un certo periodo nello stato sociale, ma insomma il concetto originario è che ogni ricchezza e ogni forma di potere è sottratta agli altri.

Certo questo può apparire un po’ barbaro rispetto alla cultura continentale europea visto che già il contemporaneo Spinoza aggiungeva a questa dimensione passiva della vita umana associata anche un elemento attivo, una tensione verso la pace e la libertà e la concordia:  ut Pax, Libertasque civium inviolata maneat e tuttavia  questo elemento di consapevolezza riguardo al fatto che potere e ricchezza sono sottrazioni e dunque implichino degli obblighi ha attraversato tutto il capitalismo, anche nelle sue forme democratiche soprattutto attraverso l’istituto della tassazione progressiva per la quale chi ha di più paga di più per arrivare a una redistribuzione del reddito. Ma alla fine dell’ottocento con l’imporsi del marginalismo nella teoria economica e la grande sistemazione dello stato borghese da parte di Max Weber ( vedi l’Etica del capitalismo), tutto cambia: la ricchezza viene svincolata dall’essere una forma di appropriazione e diventa invece opera della sagacia del capitalista che non toglie a nessuno, ma è più ricco perché è più bravo e più fortunato. Così la proprietà, la ricchezza e il potere vengono completamente assolti da qualsiasi obbligo. Le lotte sociali e l’esperimento comunista hanno tuttavia rallentato gli effetti di questo cambiamento per cui solo negli anni ’70 del secolo scorso si è cominciato ad applicare il nuovo concetto della mancanza di responsabilità e dell’attribuzione al povero dell’intera responsabilità della sua condizione ad onta che la società capitalista sia strutturata in modo tale da favorire in maniera determinante chi ha di più, creando un circolo vizioso nel quale potere chiama potere e denaro chiama denaro del tutto al di fuori delle capacità singole. E infatti si sono cominciate a tagliare le tasse ai ricchi, è comparsa la curva di Laffer e lentamente le istituzioni sono state prima infiltrate poi rese del tutto subordinate al potere reale. Era nato il neoliberismo.

Certo in un sistema finito è  difficile sostenere che a un più non corrispondano uno o più meno, cosa che vale sia tra gli individui che tra le aree del mondo  e allora il neoliberismo per saltare fuori dalla contraddizione ha tirato fuori dal cilindro delle assurdità il concetto di crescita infinita così da sottrarre la ricchezza a qualsiasi obbligo e dunque anche a qualsiasi costrizione. Un concetto che grazie alla potenza del denaro, capace di creare un egemonia culturale, è stato ampiamente interiorizzato ad onta della sua totale incongruenza, facendo dei super ricchi un oggetto di culto. E adesso siamo al punto che essa aduna tutto il potere, quello mediatico innanzitutto in maniera palese, ma ormai di fatto anche quello legislativo ed esecutivo in evidente stridore con le costituzioni, almeno nei loro principi generali. Questo sistema di potere ormai opera una finzione globale nella quale esso stesso crea le minacce da cui difendere i sudditi mentre li disereda ancora di più, solo che ha perso progressivamente il senso della misura. Ecco perché ci ritroviamo con i nuovi lager a fronte di una sindrome influenzale che solo in alcune aree è stata particolarmente severa.

Ecco allora che per liberarsi da questa situazione occorre in primo luogo uno sforzo culturale per uscire dalle scorie letali del neoliberismo globalista: è solo in una nuova visione della società che si può trovare la forza di cambiare davvero le cose, perché agendo solo in ragione degli interessi singoli che pure sviluppano una grande forza non si avranno che episodiche disubbidienza e rivolte che verranno ben presto sedate: non importa quanto sia potente un motore se esso non riesce a trasmettere la sua forza e quello lo si può ottenere solo con un cambiamento di paradigma e una diversa visione del mondo.

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4 responses to “I nuovi lager del capitalismo

  • filorossoArt

    quando ci raccontavano la novella “la luce in fondo al Tunnel” quella luce si sapeva che era il precipizio o caduta nel vuoto dell’intero sistema capitalista mondiale. A dimostrazione di ciò, gli incendi dello scorso anno (annovero: Angola, Congo, Cipro, Siberia, California e Australia) è stato il campanello d’allarme sull’incapacità dell’ozono di proteggerci dai fotoni solari e quindi , quegli incendi non erano di natura militare come in passato, ma per autocombustione solare. Ciò vale anche per le alte temperature estive polari che da 2gradi in passato oggi raggiungono i 33 gradi. Addio ghiacci. Il potere mediatico ha la forza di far passare una barzelletta come un fatto storico di straordinaria importanza, oppure annebbiare il vero. Il pubblico ipnotizzato da migliaia di ore di avanspettacolo televisivo, non ha piu punti di riferimento filosofici per analizzare un sistema in caduta come tu avvisi . Imboccati nei Media, asserviti da santoni bidimensionali, organizzati e prezzolati dai rincari pubblicitari sulla spesa delle casalinghe e inquilini in genere, con0 gli occhi bendati ci hanno portato ad un passo dal baratro. Quel passo era stato fatto dopo la negazione della conferenza di Kioto, che ha compito 20 anni secchi dal suo proclama: “Entro il 2020 il pianeta è distrutto” . Se il potere di trasformare degli umani intelletti (sapiens) in Cannibali Economici è in mano agli UBA, UBA delle università economiche capitaliste (vedi i Chicago Boys di Freedman) Non c’è da meravigliarsi sulle chiusure aziendali a catena (vedi la mia) e se ciò sia dovuta ad un ordine del Primo Ministro per cercare di mettere freno al fallimento ecologico globale. Gli aerei hanno consumato troppo Ozono e quindi bisogna porre dei rimedi forzati. Il Fallimento della società dei consumi era la luce in fondo al Tunnel di Prodi e suoi amici vari che si sono succeduti nei programmini politici dei partiti liberisti di distrazione di massa. E’ arrivato il 5G a fare ordine. Il 5G è la chiave di lettura del Nuovo Ordine Mondiale, mondo ove il reale diventa virtuale. Per soddisfare questo modello di società futura (5G, 6G, 7G. ecc ) ci vogliono eserciti di “terminalisti” che inventino circoli ricreativi a pagamento per i futuri Internettiani. Le così dette AP o StratAp, sono la base su cui si svilupperanno dei mostri informatici a pagamento di domani, ad esempio: se vuoi spedire un e.mail il costo sarà di 25cent di euro. 20 cent riceverle… (ma che siano rigorosamente PEC). Scrivere un e.mail o pensieri social, è per i controllori leggere le confessioni dei propri PECcati. I personal computer spariranno, diventando come i vecchi Terminali DOS collegati ai Centri Dati di proprietà delle grandi aziende Dati (previo canone). A questo punto il “capitale” sarà completamente virtuale, ovvero , una espressione aritmetica che ti imputa dei “crediti” a fronte di “debiti” sotto forma di “canoni” o “abbonamenti” e sevizi avuti da onorare fiscalmente tutti i mesi; tutto ciò per restare in rete ed accedere al mondo ai crediti virtuali. I crediti reali, spariranno. Tutto passerà attraverso un Servizio Interbancario e Finanziario e gabelle varie in una rete fittissima di servizi più o meno reali o imbroglioni. Questo è ciò che gli informatici chiamano la futura ” Giungla Virtuale”. Quindi, il capitalismo tradizionale farà la stesa fine che ha fatto la Nobiltà dell’ottocento messa sotto ferro e fuoco, spodestata con la forza da imprese moderne giacobine/borghesi o pseudo rivoluzionarie. Praticamente sotto le armi. Come l’industria ha soppiantato i ricchi feudatari e Fondiari, cosi tra gli Internettiani si scatenerà una guerra infinita a colpi bassi per l’approvvigionamento di Capitale che capitale non si chiamerà più. Che fine faranno le masse statali e i popoli? Il vecchio capitalismo ubbidirà al nuovo capitalismo producendo su ordinazione di questi monopolizzatori degli ordini e commesse virtuali fino a cedere le proprie Unita Produttive al presso di 1 Marco come avvenne con la Germania dell’Est all’Ovest. Ma poiché il pianeta sta diventando sempre più piccolo e la popolazione tanta, la politica nazionale dei vari stati tornerà a diventare rinascimentale fino a cadere in un medioevo fatto di borghi e borghetti (quartierini che visto la nascita della Borghesia operosa e operaia ) ma urbana, Il divieto di sconfinamento attuale pandemico si estenderà al divieto o di circolazione dentro altri borghi, pena una malattia locale di nome “Pandemia” che obbligherà tutti agli arresti domiciliari. E qui, le antiche profezie delle Sibille Cumane prendono senso, ritornando tutto indietro nel tempo per organizzare sul proprio territorio “solo ciò che ci abbisogna” (dicevano) . L’Import e l’Export saranno vietati se mai organizzati fino alla loro estinzione. I mercanti arrestati. Il Borgo tornato ad essere Feudo verrà amnistiato dal “Signore” di turno. “Ai divani! Ai divani!” oppure su poltrone alla guida dei nostri terminali gettandoci dalla finestre (Windows) nel futuro prossimo, tanto simile al nostro passato, ma colorato e pieno di idee strane. ciao… Semplicemente Filorosso. *____*

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  • Anonimo

    come è possibile!!

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