Messi in gabbia

Possiamo considerare la parola negazionista applicata al coronavirus oltre che un’offesa a tragici eventi del passato una pura stupidaggine giornalistica, ma forse possiamo anche pensare che il termine sia stato suggerito da qualche malsano virologo per sostenere una verità fingendo di condannarla. La verità in questione è che del Coronavirus Sars 2 non sappiamo un bel nulla e tutto ciò che si spaccia per conoscenza certa è in realtà solo una pura ipotesi in attesa di essere verificata o falsificata. Già vedo qualcuno che salta sulla sedia non potendo pensare l’impensabile, eppure il dubbio è l’unico atteggiamento scientifico sensato di fronte a qualcosa che ci sfugge: la mera esistenza di qualcosa non significa affatto che la si conosca. Purtroppo da molti decenni la divulgazione scientifica di stampo anglosassone ha perso ogni attenzione alla natura stessa della scienza, presentando quelli che sono panorami ipotetici quali certezze assolute  E allora cosa sappiamo del Coronavirus Sars 2? Cominciamo col dire che il sequenziamento dell’Rna virale è stato fatto in Cina  a gennaio da ricercatori che hanno esplicitamente detto che il loro studio non soddisfa i postulati di Koch e in genere i protocolli che rendono possibile evidenziare un nesso causale tra malattia e suo agente: benché si sia tentato in occidente di trovare tale nesso esso non è stato rigorosamente dimostrato e persino le immagini del Sars 2  al microscopio elettronico ( a parte le metodologie non corrette) mostrano dimensioni inferiori a quelle degli altri coronavirus lasciando forti dubbi sulla possibilità che questo virus appartenga alla medesima famiglia o che gli esemplari individuati in sezioni di tessuto siano Coronavirus Sars 2.

A questo va aggiunta l’impossibilità di presentare un quadro sintomatologico che possa differenziare il Covid 19 da altre affezioni dell’apparato respiratorio come polmoniti, raffreddori e influenze: il Dipartimento di scienze biologiche del Sud California ha tentato di applicare sofisticati algoritmi per separare i sintomi specifici del Covid 19 da quelli di altre malattie virali affini,  arrivando a concludere che non è possibile farlo, che non esiste alcuna regolarità e che l’approccio diagnostico deve essere personalizzato al massimo:  il che in realtà non è altro che una conferma dell’inapplicabilità dei postulati di Koch. Come si faccia in queste condizioni di estrema variabilità e di vuoto cognitivo a ipotizzare campagne vaccinali massicce è qualcosa che appartiene più alla fantascienza sociale che alla scienza . In sostanza noi non possiamo attribuire direttamente al coronavirus alcuna malattia che si sviluppi in presenza di una positività ad alcune sequenze geniche rilevate dai tamponi, che peraltro nemmeno  possono essere ricondotte con certezza all’agente virale Sars. Ma allora i morti? La spiegazione esiste ed è facile da comprendere: la concentrazione di ospedale  o in casa di cura di persone a rischio, ma si badi bene, per qualunque tipo di virus e la conseguente diffusione di patogeni tra una popolazione che per scarsi contatti contatti sociali difficilmente si trova esposta ad un ambiente così ricco di microrganismi. Non è certo un caso se le infezioni ospedaliere uccidono  ogni anno un numero molto superiore di persone rispetto a quelle ipoteticamente decedute in seguito al coronavirus.  Ma il lettore intelligente, qualora sia ricascato sulla sedia indenne,  avrà capito che una diagnosi di Covid 19 è una pura ipotesi visto che tutti i sintomi possono essere attribuiti ad altri virus conosciuti. E infatti da qualche tempo si assiste allo squallido balletto di clinici che sulla base del niente assoluto dicono che all’inizio il virus era  molto più aggressivo e adesso si è invece placato: vaniloqui che cercano di giustificare i riti mortuari di primavera con la constatazione che la stragrande maggioranza delle persone, manco si accorge di avere il Covid. Salviamo capra e cavoli e soprattutto la faccia.

Quello a cui assistiamo  è da una parte un’oscena corsa ai profitti farmaceutici e dall’altro una corsa a  trasformazioni sociali antidemocratiche indotte su basi puramente ipotetiche che divengono fittizie quando dal laboratorio si passa all’informazione. La cosa inquietante è che in passato,  la reazione ai tentativi di pandemia a fini di profitto farmaceutico erano stati respinti: dieci anni fa di fronte a un Oms deciso ad imporre la falsa pandemia suina  l’allora capo della Commissione europea di sanità, Wolfang Wodarg si oppose con fermezza affermando che tutto il teatrino era stato messo in piedi  “per promuovere farmaci brevettati e vaccini contro l’influenza: le case farmaceutiche hanno influenzato scienziati e organismi ufficiali, allarmando i governi di tutto il mondo,  spingendoli a sperperare risorse finanziarie per vaccinazioni inefficaci ed esponendo inutilmente milioni di persone al rischio di effetti collaterali sconosciuti per vaccini non sufficientemente testati.” L’opinione di Wogard è la stessa anche per la nuova pandemia anche se in questo caso il maistream della vicenda punta più alle trasformazioni sociali di sapore reazionario. Ma diciamo che l’ambiente sanitario, come tanti altri del resto, è nel frattempo marcito a tal punto da non riuscire ad offrire alcuna resistenza  Non stupirà dunque vedere che dietro il paravento di una scienza di pura fantasia, si fa uso di emozioni invece di numeri sensati e non manipolati alla radice, ci si rifiuta di citare anche le contro argomentazioni più ovvie e vengono censurate di tutte le opinioni in disaccordo con la narrativa dei media mainstream, anche quelle che provengono da esperti riconosciuti. E vengono prese per buone misure completamente assurde, contraddittorie e al di fuori di ogni sia pur minima razionalità che costituiscono più che altro il lato simbolico della nuova cattività. cui una scienza sospetta e dipendente dal denaro presta le gabbie delle cavie.

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