Tutti in galera

bamb Anna Lombroso per il Simplicissimus

I riti penitenziali in margine all’epidemia prevedono obbligatoriamente il periodico atto di contrizione  nei confronti di target maggiormente colpiti, anziani e bambini, ufficio che viene velocemente liquidato dagli sbrigafaccende della persuasione  come inevitabile effetto collaterale delle doverose misure restrittive e cautelative.

E’ che alla compunta osservazione  sui possibili effetti della detenzione, della sospensione di giochi all’aria aperta seppure in anguste aree cittadine,  dell’interruzione di relazioni di amicizia, fa felicemente riscontro la celebrazione di quella che ha sostituito nell’immaginario la radiosa visione della Città del sole, o   dell’isola-repubblica di Raffaele Itlodeo: la tecnoutopia, nella quale confidare fiduciosi  per assicurarsi    un futuro liberato dalla fatica e esente dai rischi del contagio che accompagneranno le prossime e previste pandemie.

Oddio, un po’ di intelligenza artificiale servirebbe già oggi e ancora di più domani, perché a parte gli anziani già a priori esclusi dalle sue magnifiche sorti e  progressive, a parte la considerazione perfino banale che questa  consolatoria prospettiva avrebbe bisogno di infrastrutture, servizi, formazione per il suo impiego, in un posto dove la vera chimera sono la banda larga e la rete accessibile a tutti, per come si configura questo miraggio futuristico,  pare proprio che non abbia l’intento di liberarci dai travagli e dal peso del lavoro servile, né quello manuale, come dimostrano i vergognosi tentativi di assoldamento di braccianti, ma nemmeno quello intellettuale.

Come dimostrano le sperimentazioni in corso da tempo, il deliberato proposito sarebbe  proprio quello di ridurre al minimo la presenza e l’apporto dell’impiegato nelle attività lavorative soprattutto proprio in quelle che si distinguevano per richiedere oltre alle competenze specifiche, capacità di valutazione, giudizio e intervento, grazie a programmi, sistemi, applicazioni informatiche che andrebbero a rimpiazzare le più sofisticate prestazioni umane.

Così dopo aver ristretto quantità e qualità dei prestatori d’opera nelle mansioni burocratiche, si andrà verso l’automatizzazione di funzioni e incombenze  a più elevato contenuto di specializzazione, quelle cui starebbe preparando e  addestrando quella Buona Scuola che rivendica di preparare il management di domani, già condannato invece a incrementare la fascia grigia delle statistiche Ocse sulla disoccupazione nell’Occidente felix.

E la dice lunga sul futuro la sperimentazione in atto con lo smartworking e la “telescuola” che fa rimpiangere i tempi beati del maestro Manzi, se si tratta di test che dimostrano chiaramente la volontà di praticare su larga scala la riduzione del contributo dell’intelligenza umana, della capacità di scelta e decisione, promuovendo isolamento, eclissi delle relazione che favoriscono riconoscimento identitario, di ceto e categoria, in modo da contrastare ogni possibile partecipazione al processo lavorativo, reprimere ogni istanza di interazione spontanea in quello di apprendimento, per non parlare nemmeno delle possibilità di tutelare interessi in forma collettiva.

Così è solo apparentemente paradossale che dopo che per anni pedagoghi, psicologi, moralisti hanno denunciato l’abuso di cellulari, pc, play station, giochi virtuali da parte dei minori, affidati alle varie baby sitter informatiche e elettroniche, adesso nello stato di eccezione, ma sempre più prevedibilmente in un domani, tutto concorra alla diffusione generalizzata dell’istruzione digitale, destinata a ridurre sempre di più il personale insegnante e a sviluppare sempre di più il ruolo dei genitori, senza nonni, chiusi nella propria abitazione per motivi sanitari fin dai 60 anni, come sostegno didattico, educativo e  di sorveglianza.

Sono le nuove frontiere delle privatizzazioni, le famiglie che non possono permettersi le scuole parificate, quelle straniere, hanno davanti a sé un futuro di confinamento, padri e figli, al desk, ammesso che possano permettersi pr, modem, rete, in quella nuova e originale istituzione totale chiamata casa, sempre che ce l’abbiano.

Per tutti con la pena c’è anche la beffa: passata la emergenza in attesa di quella nuova, potrete convincervi di aver conquistato altre libertà, al posto di quelle cui ci fanno rinunciare per il nostro bene. Eh si, vi sarà concesso di scegliervi gli orari, di regalarvi la pausa pasto (le donne quelle dedicate alla cucina o alla lavatrice o alla scopa elettrica, anche quella intelligente, a margine del part time), di stare davanti al pc con la barba lunga e la ricrescita sdoganate dal locktime.

E zitti zitti, potrete usare le piattaforme digitali per fare incontri piccanti, virtuali, come è preferibile per motivi sanitari, potrete visitare città e compiere viaggi avventurosi, virtuali, come è preferibile per motivi sanitari.

Forse verrà ulteriormente ristretta invece la gamma di opzioni per la partecipazione democratica ai processi decisionali, ormai invisa anche ai fautori che temono selezioni ancora più soggette a condizionamenti e manipolazioni di stirpi, dinastie e guru capricciosi e dispotici, mentre sempre più estesa quella  della sorveglianza per monitorare livelli di obbedienza (il consenso è diventato arcaico e inutile in presenza di emergenze che richiedono la sospensione del controllo dal basso come della consultazione di organi rappresentativi), vigilare sul successo del cottimo, che deve diventare una pratica volontaria, quando sarete voi a imporvi turni massacranti per stare al passo coi vostri bisogni.

E a proposito di sistemi sofisticati di controllo, e di pubblici vulnerabili, dopo la ipotesi di dotare gli anziani di apposito dispositivo personale in sostituzione dell’appa Immuni, un dirigente scolastico della provincia di Varese ha equipaggiato il suo moderno istituto di 200 braccialetti   da distribuire agli scolaretti alla ripresa ancora imponderabile delle lezioni. E  che una volta indossati si illuminano e vibrano per “denunciare” la violazione della distanza di sicurezza, pena le orecchie d’asino e lo zero in condotta per i piccoli trasgressori.

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