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Cartoline dall’ inferno

kafka-angosciatoL’equazione è semplice, anzi semplicistica come è ormai d’habitude per le sinistre da happy hour che  sono costrette a non pensare per esistere e abbandonarsi al bon ton neoliberista: se il nemico è lo stato nazionale da svendere al miglior offerente insieme a tutti gli arredi, lingua e cultura compresi, allora ben venga non opporre resistenza ai regionalismi speciali che saranno anche sentine di specialissima corruzione e benedette prebende per le varie corti dei miracoli e benvenute anche le finte ribellioni di sindaci che aspirano alla gestione dell’immigrazione o all’acquisto di qualche specchio di Dorian Gray politico, esattamente come avveniva tempo fa al contrario con l’ostentazione di xenofobia.

Questo anti statalismo si è via via ingrossato come un tumore maligno a partire dal vecchio Pci che, sentendosi vittima di una conventio ad escludendum fu regionalista per poter governare almeno alcuni pezzi di Paese e fu anche in qualche misura localista perché si aspettava di poter trarre vantaggio da organismi e istituzioni più vicine ai cittadini, dunque meno controllabili e più scalabili. Non c’era però in quell’atteggiamento alcuna intenzione di convergere nel “campo del capitale” tanto che il partito comunista era assolutamente anti europeista, sia per ragioni geopolitiche legate alla guerra fredda, sia per istintiva diffidenza verso classi dirigenti che volevano l’unità nel segno dell’accumulazione di capitale e in nome del mercato, come era non solo chiarissimo nell’evoluzione concreta delle cose, ma anche nei tanto vantati presupposti ideologici. Poi con la caduta dell’Urss tutto questo ha cambiato di segno, si è trasformato da tutela dei ceti popolari a breviario dell’individualismo neoliberista che nel caso specifico è divenuto appoggio incondizionato all’Europa e ai suoi diktat di natura in apparenza economica, ma eminentemente politica, lasciando come sola via di fuga una vacua e sconcertante ipotesi di cambiamento continentale.

In realtà facendo la guerra allo stato in nome di idee e pratiche che hanno completamente cambiato di senso non si fa altro che minare le basi della democrazia, della rappresentanza e dei diritti costituzionali,  alleandosi così alle multinazionali, alle lobby finanziarie ed economiche nonché a tutto ciò che esse hanno prodotto: sembra impossibile che la chimerica ossessione “no border” si accompagni con un elusivo silenzio sulle cause delle migrazioni che sono in sostanza il prodotto di un feroce neocolonialismo di quegli stessi poteri che dovrebbero sostituire gli stati. Mi permetto di osservare che questo passaggio è stato abbastanza indolore per sinistre abituate da sempre a pensare che il dover essere fosse in quanto tale l’essere e in pratica che l’obiettivo da raggiungere fosse il presupposto per il suo raggiungimento: un tipico esempio di questo corto circuito è l’internazionalismo che così si è facilmente mutato in globalismo che appare simile, ma ne è l’esatto contrario. In questi giorni gira su Facebook una citazione del sub comandante Marcos, vecchio idolo da ammirare e al tempo stesso da rinnegare che suona come un monito: “Il progetto neoliberista esige questa internazionalizzazione della storia; pretende di cancellare Ia storia nazionale e farla diventare internazionale; pretende di cancellare Ie frontiere culturali. II costo maggiore per I’umanità è che per il capitalismo finanziario non c’è niente. II capitale finanziario possiede solo dei numeri di conti bancari. E in tutto questo gioco viene cancellato il concetto di nazione. Un processo rivoluzionario deve cominciare a recuperare i concetti di nazione e patria” (vedi qui) .

Capisco che sia difficile invertire i fattori di equazioni da sempre recitate, ma questa è la storia nella quale, per dirla con la matematica, vettori e tensori cambiano di segno mentre si tenta di risolvere l’operazione, ma non è certo un caso che in questa sinistra di fantasia l’agognato cosmopolitismo planetario o continentale del denaro e del potere, conviva con un localismo cartolinesco ovvero con qualcosa che al contrario degli stati non ha alcuna possibilità di contrapporsi allo schiacciasassi capitalista e all’onnipresente mercato. Ma del resto si tratta di posizioni che partecipano della medesima dimensione sommessa e sottomessa, di questa ipocrita arcadia. Ben presto arriverà la cartolina ricordo: ” tanti saluti da…”

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12 responses to “Cartoline dall’ inferno

    • Anonimo

      Il reddito di cittadinanza come principio Non ha nulla di sbagliato si tratterebbe di una forma di redistribuzione del reddito a chi ne ha bisogno… fatto come è fatto ora, sembra però sembra una misera e cinica, oltre che offensiva per l’utente elemosina… basterebbe innalzarne l’importo e diminuire i vincoli correlati a tale RdC.

      Andrebbe inoltre vietato ai lavoratori immigrati di lavorare in condizioni di sfruttamento… fungendo così da esercito industriale di riserva e da impoverimento del già miserrimo welfare italiano.

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  • jorge

    Quindi, per combattere il globalismo, ed i sindaci che con le loro finte ribellioni indeboliscono lo stato , bisogna impedire a 40 profughi di scendere da una nave. Se l’attacco contro il globalismo è inteso così, e viene proposto in questi frangenti, il globalismo camperà mille anni. Viene il dubbio che il simplicissimus faccia il doppio gioco a favore del globalismo , tanto più che il mondo è mosso dai complotti

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  • Anonimo

    Gilet gialli:

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  • redattorecapo

    L’ha ribloggato su bondenocome ha commentato:
    Poi con la caduta dell’Urss tutto questo ha cambiato di segno, si è trasformato da tutela dei ceti popolari a breviario dell’individualismo neoliberista che nel caso specifico è divenuto appoggio incondizionato all’Europa e ai suoi diktat di natura in apparenza economica, ma eminentemente politica

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  • Anonimo

    “se il nemico è lo stato ”

    A volte lo stato può Non essere nazionale (c’è differenza fra stato e nazione…) , ma può essere uno stato fascista, perdente, “paramafioso”… in quei casi c’è da diffidare dello stato.

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  • andrea z.

    Quando si parla di rapporti tra sinistra, finanza e globalizzazione è difficile non pensare alla IV Internazionale trotzkista, a tutti i movimenti extra parlamentari che ha prodotto in Italia e all’estero e dai quali sono emersi i politici e gli intellettuali che hanno guidato la “rivoluzione neoliberista” e l’imperialismo statunitense degli ultimi anni, come i neocon.
    Sembra quasi che gli eredi di Trotzky abbiano sostituito la rivoluzione mondiale permanente del proletariato, bloccata da Stalin, con la globalizzazione, la distruzione delle nazioni e l’espansione senza limiti del capitale.
    Lo strano rapporto tra il capitalismo e questa sinistra che nel corso dei decenni avrebbe mutato in modo radicale la propria fisionomia e sarebbe diventata la guida culturale, economica e militare dell’élite euroatlantica si era già manifestato nel corso della Rivoluzione russa.
    Ecco le straordinarie per un comunista e profetiche dichiarazioni del leader trozkista Rackovskji ai funzionari del KGB che lo avevano arrestato su ordine di Stalin:
    “Il Denaro è Stato. Il Denaro è il centro di gravitazione universale.
    Sapere come la finanza internazionale giunse ad essere padrona del denaro, questo magico talismano che ha sostituito ciò che Dio e Nazione rappresentavano, per i popoli, è qualcosa che supera l’interesse scientifico, la stessa arte della strategia rivoluzionaria, poiché è arte e rivoluzione assieme.
    Velati gli occhi dello storico e della massa col clamore e il trionfo della Rivoluzione Francese, ubriacato il popolo con l’aver ottenuto l’abbattimento del re, del privilegio, di ogni potere, non si avvertì che un pugno di uomini occulti e cauti si erano impadroniti dell’autentico potere della regalità, un potere magico, quasi divino, che la regalità, senza saperlo, possedeva.
    Le masse non si resero conto che gli altri avevano preso per sé questo potere che le avrebbe ridotte a una schiavitù più pesante di quella dello stesso re, poiché lui, coi suoi pregiudizi religiosi e morali e con la sua stupidità, fu incapace di usare un simile potere.
    Fu così che si impadronirono di un potere maggiore del re uomini la cui qualità morale e intellettuale e il cui carattere cosmopolita permetteva loro di esercitarlo”

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  • andrea z.

    Quando si parla di rapporti tra sinistra, finanza e globalizzazione è difficile non pensare alla IV Internazionale trotzkista, a tutti i movimenti extra parlamentari che ha prodotto in Italia e all’estero e dai quali sono emersi i politici e gli intellettuali che hanno guidato la “rivoluzione neoliberista” e l’imperialismo statunitense degli ultimi anni, come i neocon.
    Sembra quasi che gli eredi di Trotzky abbiano sostituito la rivoluzione mondiale permanente del proletariato, bloccata da Stalin, con la globalizzazione, la distruzione delle nazioni e l’espansione senza limiti del capitale.
    Lo strano rapporto tra questa sinistra che nel corso dei decenni avrebbe mutato in modo radicale la propria fisionomia e sarebbe diventata la guida culturale, economica e militare dell’élite euroatlantica si era già manifestato nel corso della Rivoluzione russa.
    Ecco le straordinarie per un comunista e profetiche dichiarazioni del leader trozkista Rackovskji ai funzionari del KGB che lo avevano arrestato su ordine di Stalin:
    “Il Denaro è Stato. Il Denaro è il centro di gravitazione universale.
    Sapere come la finanza internazionale giunse ad essere padrona del denaro, questo magico talismano che ha sostituito ciò che Dio e Nazione rappresentavano, per i popoli, è qualcosa che supera l’interesse scientifico, la stessa arte della strategia rivoluzionaria, poiché è arte e rivoluzione assieme.
    Velati gli occhi dello storico e della massa col clamore e il trionfo della Rivoluzione Francese, ubriacato il popolo con l’aver ottenuto l’abbattimento del re, del privilegio, di ogni potere, non si avvertì che un pugno di uomini occulti e cauti si erano impadroniti dell’autentico potere della regalità, un potere magico, quasi divino, che la regalità, senza saperlo, possedeva.
    Le masse non si resero conto che gli altri avevano preso per sé questo potere che le avrebbe ridotte a una schiavitù più pesante di quella dello stesso re, poiché lui, coi suoi pregiudizi religiosi e morali e con la sua stupidità, fu incapace di usare un simile potere.
    Fu così che si impadronirono di un potere maggiore del re uomini la cui qualità morale e intellettuale e il cui carattere cosmopolita permetteva loro di esercitarlo”

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