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Al di là del Male e dei Benetton

ben Anna Lombroso per il Simplicissimus

Devo confessare che in tempi non sospetti la grande famiglia di Ponzano l’avrei intanto condannata  per reati contro l’estetica per via di quegli striminziti golfini di lana mortaccina, destinati al rapido infeltrimento. E ancora prima di sospettare e poi sapere che i fanciullini colorati che posavano per le loro campagne umanitario-commerciali potevano essere gli stessi messi al lavoro in Bangladesh o figli delle loro operaie morte in incendi non certo imprevedibili proprio come quello dell’8 marzo.

Se le dinastie reali vantano il sangue blu distintivo della nobiltà, chissà che tinta segnala l’indole speculativa del ceppo United Colors of Benetton (55 società, 40 delle quali con sede all’estero. Le società del gruppo si possono dividere in tre categorie: quelle di natura commerciale, quelle addette alla filatura e tessitura, e quelle che si occupano del confezionamento). E che cromie caratterizzano l’altro ramo di interessi della stirpe grazie alla  Benetton Group Spa, posseduta per il 67% dalla famiglia Benetton attraverso la società Edizione Holding, che rappresenta la cassaforte finanziaria della famiglia.

Attraverso Edizione la stirpe possiede, oltre al 100% di Benetton Group, numerose e consistenti partecipazioni che spaziano dalla ristorazione (Autogrill), alle infrastrutture (Eurostazioni) e ai trasporti (Atlantia, che gestisce 3mila km autostradali italiani (quasi la metà del totale)  e che  ha avuto 3,9 miliardi di ricavi nel 2017società a cui fanno capo Autostrade per l’Italia e Aeroporti di Roma), fino ad assicurazioni e banche (Generali, Mediobanca, Banca Leonardo), oltre a una quota in Pirelli. Ma non basta. A questi si aggiungono gli investimenti nel settore agricolo e in quello immobiliare. La famiglia detiene il 100% dell’azienda agricola Maccarese (Roma) e di Compania de Tierras Sudargentinas, in Patagonia.

E se è vero che l’anno scorso ha ceduto la partecipazione diretta del 51% in Rcs, mantenendo però quella indiretta tramite Mediobanca, se  si è disfata di quella nel Gazzettino, la fa ancora da padrona nei giornali grazie al formidabile investimento pubblicitario monopolizzato dal “creativo” Toscani  con un budget che, si dice, si aggirerebbe intorno ai 60 milioni annui, 25 dei quali impegnati nello smunto mercato dell’editoria italiana. E si è capito a guardare la cauta discrezione con la quale è stato trattato  il suo ruolo nel crimine genovese, fino a stendere un velo di pudica riservatezza sulla festosa grigliata di Ferragosto a Cortina, patronessa la zarina Giuliana.

Si chiama invece Edizione Property  la holding nel settore del mattone, con un patrimonio immobiliare che vale intorno a 1,4 miliardi di euro. Ci sono sempre i Benetton dietro il tentativo di bruttare Capo Malfitano in Sardegna con  190mila metri cubi di costruzioni suddivisi in quattro complessi alberghieri, quattro residence, due agglomerati di residence stagionali privati e relativi servizi. Là la loro sfrontatezza è stata punita, ma è a Venezia che la dinastia ha saputo dispiegare al meglio il suo talento speculativo. Aveva messo gli occhi sulle opportunità offerte dalla Serenissima fin dal 1986, quando il gruppo Benetton che aveva partecipato alla cordata che voleva conquistare Venezia, quella del Consorzio Venezia Expo,  era rimasto in città anche dopo la fine del sogno megalomane della grande esposizione lagunare.

E nel 1992, sindaco Bergamo,  è Edizioni srl che compra l’isolato alle spalle di Piazza San Marco comprendente l’antico Teatro del Ridotto, lo storico palazzo che lo ospita, un cinema e una serie di negozi e uffici. Sono in pochi già allora a preoccuparsi per la “svendita” anche grazie probabilmente alla solerzia e professionalità di Marina Salomon, allora membro della famiglia Benetton che sia pure con qualche voto contrario, viene nominata portavoce ufficiale del sindaco e responsabile della strategia della comunicazione del Comune. il restauro dapprima lento, acquista nuovo vigore quando, sindaco Massimo Cacciari, nel 1997 (lo stesso anno nel quale il filosofo prestato dalle Steinhof a Ca’ Farsetti lancia l’idea del Ponte di Calatrava,  che ha prodotto – è la guardia Finanza a averlo comunicato alla Corte dei Conti – un danno erariale di 14 milioni di euro, più del costo dell’opera) Edizioni srl acquista l’adiacente hotel Monaco & Gran Canal con il proposito di occupare militarmente tutto l’isolato per farne un “distretto alberghiero e commerciale del lusso”, concedendo però alla città alcune compensazioni. Nel 2004 la ristrutturazione è completata, ma nulla c’è delle promesse fatte, niente cinema garantito al consiglio di quartiere e al Comune, il teatro del Ridotto, ridotto di nome e di fatto a ristorante, sfrattata la libreria per far posto a Luis Vuitton.

La lezione avrebbe dovuto bastare. Macché. L’isola di San Clemente acquistata nel 1999 dall’Ulss (era sede di un ospedale psichiatrico) per 25 miliardi, viene convertita in albergo e rivenduta a una proprietà straniera proprio il giorno dell’inaugurazione.

E il Fontego dei Tedeschi, edificio cinquecentesco ai piedi di Rialto, da decenni sede della Poste, viene acquisito nel 2008 per 53 miliardi con l’intento di farne un “megastore di forte impatto simbolico che rappresenti una sorta di immagine globale per il paese” (ne abbiamo scritto qui: https://ilsimplicissimus2.com/2017/10/13/terrazza-con-vista-sul-popolo-bue/; e qui: https://ilsimplicissimus2.com/2015/08/07/venezia-presa-per-il-cubo/) . Ecco fatto: perfino l’archistar assunta per coronare il sogno distopico di un centro commerciale come allegoria dell’Italia si ribellerà quando alle pesanti manomissioni che intervengono in corso d’opera, dall’installazione di scale mobili alla rimozione del tetto per sostituirlo con terrazza panoramica mozzafiato,  si aggiungono altri misfatti edificatori e anche qualche caduta di bon ton. I Benetton, si racconta, trattano i cambi di destinazione d’uso e le pressioni per accelerare  le procedure, con un generoso contributo per la Fenice.

Come è uso, compiuta l’opera la famiglia cede il passo agli stranierio. a suo tempo qualcuno aveva detto che i Benetton lasciavano come unica impronta a Venezia le botteghe di golf e gli Spizzico. Mica vero, la loro infiltrazione nel tessuto urbano e sociale della città è  diffusa e potente, come si sarebbe dovuto capire quando nel 2001 Piazza San Marco si trasforma in pittoresco piedistallo per la presentazione del prototipo della nuova vettura di Formula 1, la Benetton B 201.

Ci saranno anche in quello che è stato definito “l’assalto al treno”: grazie della loro presenza in  quella che hanno rivendicato essere la più “grande multinazionale dei servizi per la gente in movimento”, con infrastrutture, ma anche ristorazione, hotel, shopping, entrano a gamba tesa nella ristrutturazione della Stazione di Santa Lucia con un aumento della superficie dal progetto iniziale da 2500 a 9000 mq,  destinati alla “greppia” internazionale e alle attività commerciali. Così chiunque può capire che il Ponte della Costituzione è stato pronubo e facilitatore della grande impresa speculativa, che generosamente concede il passaggio dei pedoni lungo il terreno ai piedi della poderosa opera ingegneristica, che secondo la guida di Lonely Planet, viene abitualmente definito Benetton Bridge, in omaggio al gruppo che ne ha in parte finanziato la costruzione.

I ponti e il clan di Ponzano.  Sarà destino?.

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14 responses to “Al di là del Male e dei Benetton

  • La vergogna corre anche in Autostrade | infosannio

    […] più soggetti a rapido infeltrimento  (ho purtroppo avuto recentemente modo di parlarne qui: https://ilsimplicissimus2.com/2018/08/19/al-di-la-del-male-e-dei-benetton/), impresa nota per aver fatto proselitismo di sfruttamento senza norme di sicurezza e senza confini […]

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  • La vergogna corre anche in Autostrade | Il simplicissimus

    […] più soggetti a rapido infeltrimento  (ho purtroppo avuto recentemente modo di parlarne qui: https://ilsimplicissimus2.com/2018/08/19/al-di-la-del-male-e-dei-benetton/), impresa nota per aver fatto proselitismo di sfruttamento senza norme di sicurezza e senza confini […]

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  • Al di là del Male e dei Benetton | infosannio

    […] (Anna Lombroso per il Simplicissimus) – Devo confessare che in tempi non sospetti la grande famiglia di Ponzano l’avrei intanto condannata  per reati contro l’estetica per via di quegli striminziti golfini di lana mortaccina, destinati al rapido infeltrimento. E ancora prima di sospettare e poi sapere che i fanciullini colorati che posavano per le loro campagne umanitario-commerciali potevano essere gli stessi messi al lavoro in Bangladesh o figli delle loro operaie morte in incendi non certo imprevedibili proprio come quello dell’8 marzo. […]

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  • jorge

    @ Dani

    Ho gli stessi ricordi, la Salomon era presentata quale icona di non so quale rinascimento italiano, anno 80 ma forse anche primi anni 90.

    Cosa abbia fatto rinascere non lo ho mai capito, eppure era uno di quei personaggi che, come dice lei, venivano presentati di continuo

    Venivano presentati come se fossero stati portatori di qualcosa di emancipativo (un esca), in genere come membri di una “società civile”” necessariamente migliore della società politica.

    A rifletterci, avevano il ruolo di spostare la gente, soprattutto i più giovani, dalla passione per la politica a quella per un generico impegno civile, quindi nel rispetto dei rapporti di potere e di classe esistenti

    Molti personaggi erano cosi e svolgevano questo ruolo oggettivo, quella era una epoca in cui la lotta politica su basi di classe era stata davvero fortemente colpita dal potere ma faceva ancora paura a questo,.

    Come lei giustamente osserva, questi personaggi attiravano verso una prospettiva hollywoodiana, avendo un piede nelle passate aspettative emancipative della gente , ma l’altro piede diretto verso velocemente verso il mondo immaginario dei coevi serials televisivi americani

    Insomma, indirizzavano verso l’ideologia che avrebbe spinto molti ad accettare i mantra del mondo liberista e globalizzato, queste cose non sono affatto da sottovalutare

    Devo ringraziarla per avermi aiutato a capire perchè questo personaggio mi provocava allora un poco chiaro sentimento di disgusto e di ributtevole rigetto

    Aggiungerei che questi personaggi erano un aspetto funzionale alla più complessiva rivoluzione passiva nel senso formalizzato da Gramsci, la tendenza delle classi dominanti ad appropriarsi delle istanze emancipative dei movimenti di classe sconfitti per dare a tali istanze uno sbocco reazionario, la sola bruta repressione non basta

    C’e chi poi confonde le tendenze e le figure della rivoluzione passiva con con il verace ed originario movimento di emancipazione (in una altalenante e voluta ambiguità), purtroppo c’è anche chi è così incline alla sottomissione ideologica ed esistenziale da essere più realista del Re, costoro sono un pò come la ciliegina sulla torta della reazione

    Oggi il potere non ha bisogno di funzionari dell’ideologia in stile Salamon, si ha paura perfino a nominare le nazionalizzazioni dei monopoli naturali (oggi detti spesso beni comuni)

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  • Maria Pia

    Anch’egli . spettano due metri di terra…..Avete mai visto un funerale con carro appresso pieno di miliardi?????Si ergono da onnipotenti coloro che come tutti sono fatti di biologia…….e di molteplici buchi di coscienza….viva l’Italia e chi gliel’ha permesso……. Vergogna!!!!🎗

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  • dani2005dani

    Ricordo, con irritante fastidio, la continua presenza della Marina Salamon in tutte le trasmissioni radio e televisive possibili. Di un colore tendenze al biscottato anche d’inverno, la antipaticissima tipa concionava su come fosse bello essere una top manager e contemporaneamente madre di 4 pargoli (certo, con 10 baby sitter). Il che sottolineava la manipolazione anni 80 del soft power di Hollywood, dove le donne erano tutte wonder woman, lavoravano 16 ore al giorno con tacco dodici, avevano tutte almeno tre figli, un ex marito e 5 amanti con cui copulavano tutte le sere, alternandoli come nella dolce canzone della Colli, “la mia mamma vuol che sposi ma sposarmi non mi va” di ben altro tenore. Avevo la nausea. Se mai i Maletton dovessero pagare, almeno un pochino, spero qualche strale raggiunga quella grandissima stronza, poco più grande di me ma che ebbe l’opportunità di fare da faro del femminismo della mia generazione (imposto dai media). Bel faro, fidanzarsi con un miliardario. Non mi interessano le sue abilità da imprenditrice, le schifezze fatte in nome del potere e del profitto, non rientrano tra le medaglie da dare. Ma ricordo l’invasività della sua presenza. A concionare, nemmeno fosse una intellettuale. E ha pure scritto un libro…OK i libri li fan scrivere a chiunque possa garantire qualche vendita profittevole.
    Scusate, ma proprio la trovavo prezzemolina e insopportabile.

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    • Anonimo

      Degna rappresentate del femminismo itaGliano degli ultimi 30 anni…

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    • jorge

      non del femminismo, dell’ideologia dei diritti civili (rivoluzione passiva in senso gramsciano)

      A domanda precisa questo tipo di donne non autodefiniscono femministe, troppo divisivo dell’unità di classe borghese.

      giocare sull’ambiguità per infangare il femminismo, del passato ma anche per quanto ne rimane nel presente, è tipico degli uomini beta. Sii autodefiniscono così, sono servi della borghesia di comando, nonchè impauriti di essere sopraffatti fisicamente da una donna

      (sopraffazione alla fine di tutto ineludibile per essere da questa violentati, che mezze calzette, mai più sprecarci tempo e fiato)

      La rivoluzione passiva ci ha provato perfino con la lotta salariale, rinunciate alle rivendicazioni sindacali, con pochi spiccioli investiti in borsa avrete piu soldi ( in usa la cosa per un po di tempo è riuscita, il tempo di distruggere il residuo sindacato, ex operai come testimonial )

      Gli abusi sono sempre da denunciare , qualcuno vuole mettere la ciliegina sulla torta reazionaria della rivoluzione passiva. Ma che schifo gli uomini beta che hanno paura di essere violentati da una donna, tutti i contorni e gli sviluppi sono voler fare apposta confusione

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      • dani2005dani

        @Jorge. Concordo, aspettavo il suo “la”.

        Inoltre per ora il procuratore US non ha fatto nulla, sta solo iniziando a fare domande. E lei è comunque meno pericolosa della Salamon, essendo solo una cretina. Unico effetto, per ora, far perdere il lavoro a Sky. Ma tanto ne ha altri.

        Delle oche cinematografe (ambiente dove è noto come gli scambi in natura siano una pratica quotidiana) che DOPO essere diventate famose, si ribellano, secondo me ne abbiamo parlato abbastanza.

        E comunque perchè il “metoo” non lo usiamo contro datori di lavoro non cinematografici che ne fanno di tutti i colori con le donne che però non possono fare le oche come lei, quindi subiscono in silenzio?

        Tipo le contadine rumene in Sicilia? Niente “Metoo”?

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  • jorge

    Alla Lombrosa si deve riconoscere ben altra onestà intellettuale che rispetto a quanto di sotto rappresentato

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  • jorge

    Autostrade per l’Italia aveva anche il compito di monitorare la sicurezza del ponte

    Si può citare l’ incendio delle Greenfell Tower di Londra ,case popolari comunali per sfigati, nonostante tanti sentendo il nome inglese pensino a qualcosa di elitario (circa 100 morti). La stessa società edile incaricata dei periodici lavori aveva in appalto i controlli sulla bontà di questi stessi lavori

    Nessuno aveva quindi denunciato che la recente copertura esterna era stata fatta con materiali scadenti ed altamente infiammabili

    Quanti sanno che nei cantieri italiani la certificazione circa il rispetto delle norme di sicurezza è appaltata alla società che esegue i lavori, questa nel rispetto della legge la demanda a qualcuno dipendenti, che per non essere licenziati con scuse varie certificano il perfetto rispetto delle norme.

    Succedesse qualcosa, molta della responsabilità anche penale ricade sui dipendenti sollevando da questa ed in non piccola misura la dirigenza stessa

    Un ponte è un monopolio naturale,neanche è possibile la concorrenza (evocata per giustificare le concessioni) ed economico, non è che uno possa scegliere un ponte di fronte più sicuro e conveniente.

    Neanche la concorrenza si espleta al momento della concessione, quante società sono talmente grandi da poter concorrere alla gara ? La scelta avviene tra cordate tra nelle quali i gruppi presenti in una cordata sono spesso collegati con quelli dell’altra cordata, comunque lo stato da la concessione tra una rosa oligopolistica, la concorrenza non esiste.

    E poi, quale cordata prenderebbe la concessione comunque pagando miliardi, sapendo di dover necessariamente investire i profitti (o la maggior parte di questi) ella manutenzione o nell’ampliamento di opere che restano di proprietà statale?

    Ecco perchè la concessione, rispetto ad opere del genere, è necessariamente accompagnata da deroghe e favori alla società appaltante (addirittura con codicilli tuttora segreti, come nel caso del ponte di Genova)

    Quindi, dare la concessione ad un gruppo diverso è una operazione di facciata (magari sono anche propri amici), l’unica cosa seria è nazionalizzare questo tipo di infrastrutture, e senza risarcire i 20 miliardi di euro ad Autostrade Per L’Italia come il contratto di concessione obbliga a fare (ed obbliga qualunque dovesse essere il motivo della revoca della concessione)

    Circa i 20 miliardi da non restituire, c’è’ anche la giusta motivazione giuridica. I danni prodotti allo stato italiano dal comportamento criminale parte di Autostrade per l’Italia circa la manutenzione, sono ben maggiori dei 20 miliari da non restituire. E’ un criterio applicato correntemente nei contenziosi affrontati continuamente nei tribunali italiani.

    Giorgetti ( uomo di fiducia di Salvini per l’economia)), rispetto alla semplice sola revoca della concessione d si è espresso con queste parole

    “L’esecutivo con responsabilità e senza fare processi sommari, ha intenzione di verificare se esistono le condizioni per il permanere della concessione. È partita da poche ore una lettera del governo in cui abbiamo contestato ad Autostrade la responsabilità del crollo, sta adesso alla società rispondere”. fonte- intervista di Giorgetti al Messaggero

    Sempre nella stessa intervista,Giorgetti, come è tipico della politica recente, richiama l’importanza dell’inchiesta della magistratura. Peccato però che con le norme attuali il massimo imputabile ai responsabili di Autostrade per l?Italia è l’omicidio colposo plurimo, che prevede pene irrisorie ( neanche il carcere)

    Voglio dire, mi sembrano dichiarazioni estremamente caute, non quelle di chi voglia togliere la concessione ad Autostrade per l’Italia. Anche perchè poi Giorgetti si nasconde dietro la magistratura, per sfuggire alla natura squisitamente politica della faccenda

    Infatti, un governo serio revocherebbe la concessione a prescindere, sono troppi gli utili investiti per comprare il porto di Nizza e per controllare le autostrade spagnole, è troppo palese è la mancanza di manutenzione alla base del disastro.

    Stabilire la a nazionalizzazione sarebbe la vera presa di posizione di rottura col passato, satbilire questo prescinde dalle responsabilità di Autostrade per l’Italia ,in effetti una simile decisione affermerebbe un legittimo e complessivo cambio di cultura politica. Ma a Giorgetti la nazionalizzazione non passa proprio per la mente, ne potrebbe essere diversamente essendo la Lega cui appartiene una formazione da sempre devota al più radicale liberismo economico

    Mi spiace che il Simplicissimus ancora una volta si comporti da portatore d’acqua verso l’opzione sovranista a guida borghese, per intrupparci dentro questo schieramento liberista che si contrappone come falsa alternativa alla fazione liberista storicamente guidata dal centrosinistra.

    Altrimenti,non ci indurrebbe alla attesa passiva di qualche positiva novità proveniente dal governo legastellato, con le sguenti parole “Se c’è un compito ineludibile del governo è scegliere finalmente con chi stare”. Da che parte sta questo governo appare chiarissimo dall’approccio che esso esibisce verso la questione del ponte crollato, ma anche rispetto alla presa in giro del decreto dignità che reintroduce i vaucher addirittura non per tre giorni come prima ma additittura per dieci giorni

    Per non parlare della impossibilità si riassumere per l’ennesima volta lo stesso dipendente in forma precaria, dopo i 24 e non piu i 36 mesi, sai che cambiamento, una vera e propria presa in giro, l’azienda dopo 24 mesi assumerà un nuovo giovane da sfruttare

    Mica passa per la testa a Di Maio, che se imponi salari decenti nelle aziende chiuderanno le aziende con le spalle strette, ma la loro quota di mercato sarà presa de quelle con le spalle più larghe, che crescendo di più faranno economie di scala mettendosi in grado di pagare meglio i dipendenti. (pulizia del mercato)

    No, Di Maio e sovranisti devono aiutare tutti, soprattutto i piccoli imprenditori, ed allora ecco il decreto dignità che precarizza ancora di piu il lavoro, cioè aiuta i piccoli imprenditori, spina dorsale dell’economia italiaa

    Come al solito, anche in questo post il simplicissimus descrive le nefandezze del centrosinistra, della stampa favorevole ai Benetton, come se ciò fosse ragione sufficiente per plaudire al governo legastellato, che invece è nefando e liberista come i partiti della seconda repubblica (PD forza italia Lega etc).

    Con questo atteggiamento, che è di molti, il Simplicissimus azzera l’approfondimento ed il dibattito, porta al riflesso di schierarsi senza ragionare con la fazione liberista oggi al governo, insomma il simplicissimus spesso finisce per essere un puntello del quadro culturale e politico che dice di contestare

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