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Atene brucia

Atene brucia, i boschi sotto l’acropoli si incendiano come un fiammifero mentre il vento diffonde le scintille che innescano nuovi roghi, ma i furibondi tagli alle spese, imposti dalla troika e realizzati dal governo con in credibile sollecitudine fanno sì che non ci sia  acqua per spegnere le fiamme, non ci esistano più né le strutture, né i mezzi o gli uomini necessari per circoscriverle e nemmeno un sistema logistico e di allarme decente: tutto è stato ridotto al lumicino per osservare i diktat di Bruxelles. Gli aerei antincendio sono ormai vecchi e pericolosi e spesso in riparazione, il 60 per cento delle autopompe risulta  inutilizzabile, gli acquedotti ai quali attingere sono nel più incredibile degrado, le scorte di sostanze estinguenti ridotte al minimo, gli effettivi scesi del 30% mentre i salari sono stati aggrediti senza ritegno il che favorisce un turn over non precisamente orientato alla qualità dell’addestramento.  Qualcuno anzi suggerisce che la violenza dei roghi di questi giorni sia stata in qualche modo favorita dall’uso di acqua al posto di estinguenti, cosa che negli incendi boschivi serve piuttosto ad attizzare le fiamme che a spegnerle. Ma si tratta di ipotesi ancora “clandestine” di esperti.

E’ a causa di questo insieme di cose che si assiste a scene bibliche di migliaia di persone che raggiungono il mare per scampare alla morte, si scoprono cadaveri carbonizzati nelle ville di vacanze, sulle spiagge aggredite dagli incendi o nelle auto rimaste intrappolate. Un rovente alito di morte si sostituisce alle vacanze e travolge ancora una volta un Paese martire dell’Europa con una conta che in questo momento assomma a 55 morti e 180 feriti.

In questo clima Tsipras, l’eroe negativo del dramma greco, ha chiesto aiuto all’Ue come se fosse l’ancora di salvezza mentre è la principale responsabile non dell’incendio in sé, ma certamente del fatto che esso abbia potuto distruggere tanto in così poco tempo grazie alla scasso delle infrastrutture e dei servizi e all’aumento selvaggio della speculazione che ormai è vista come fatto positivo, al quale nessuno più si oppone, se non nella retorica ufficiale.  L’aiuto europeo si sostanzia poi nell’invio di aerei antincendio e di vigili del fuoco, ma in misura molto minore di quanto è stato fatto per la Svezia che non fa parte dell’Unione e che deve anch’essa fronteggiare incendi di grandi dimensioni, anche se in aree poco abitate, dovuti al riscaldamento globale e a una siccità che non si vedeva da un secolo e mezzo. In realtà se l’Ue esistesse davvero non sarebbe nemmeno necessario chiedere un aiuto che in realtà viene fornito dai singoli governi a un singolo governo o viene fornito in misura arpagonica come nel caso dei terremoti italiani. La Ue esiste eccome invece quando si tratta di creare le premesse economico – finanziarie perché i disastri naturali possano infliggere più danni o per rallentare se non cancellare le ricostruzioni.

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