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Uranio impoverito, politica arricchita

Uranio:Commissione,sconvolgenti criticità'per militariSe uno facesse caso alla caterva di trasformisti, poltronisti, mezzani  di antica data e di nuovo conio che si presentano alle elezioni con la testa vuota e i portafogli aperti potrebbe essere preso dal disgusto. Però diciamo che si tratta di conati tardivi perché da più di vent’anni siamo a contatto con la più totale miseria politica e lo dimostrano mille cose in ogni settore e in ogni stagione, compreso il fatto di giornata ovvero la pervicace mistificazione multigovernativa sull’uranio impoverito. La relazione alternativa presentata dall’on. Mauro Pili alla Commissione parlamentare che si occupa della vicenda in oltre mille pagine di  documentazione, spalanca la lunga storia di omissioni e menzogne dette dai vertici militari e da quelli politici per nascondere gli omicidi plurimi e i disastri ambientali dovuti all’uso bellico di questa sostanza:  una storia che arriva ai nostri giorni con le interferenze della Pinotti, ma coinvolge persino il presidente Mattarella che nella sua qualità di ministro della difesa e responsabile dei servizi segreti tra il 1998 e il 2001 può essere considerato il padre e il pioniere della manipolazione.

In realtà la pericolosità dell’uranio impoverito era già nota fin dai tempi della prima guerra del golfo e comunque fin dal 1995, visto che giunse dal Pentagono un documento riservato nel quale si dava conto dei gravi problemi sanitari che il suo uso poteva implicare, ma nonostante questo ai soldati presenti nei balcani non venne detto assolutamente nulla, evitando dunque che si prendessero precauzioni e nel 2000 quando le prime conseguenze si manifestarono e le cose erano note a livello internazionale, Mattarella si incaricò di dire che le prove ormai già scientificamente accertate ” non trovavano riscontro” e negando ogni evidenza aggiunse che munizioni all’uranio impoverito non erano state usate a Sarajevo. Peccato che invece il loro utilizzo fosse stato confermato ufficialmente dalla Nato. Insomma una pervicacia nella menzogna che non si spiega nemmeno con il lobbismo selvaggio delle industrie belliche, così generose con chi le favorisce e ha bisogno di un altro elemento che non è difficile da rintracciare nel servilismo estremo verso gli Usa: nel 2001 infatti  Carla del Ponte, allora presidente del Tribunale internazionale per la ex Jugoslavia,  affermò che l’uso di armi all’uranio impoverito da parte della Nato avrebbe potuto configurarsi un crimine di guerra anche perché a morire costantemente sono i civili che rimangono e se ne calcolano un milione nel solo Irak.

La cosa ovviamente fu oggetto di dispute e di guerriglie e alla fine non passò con il grottesco pretesto che non esistevano trattati internazionali sul bando dell’uranio impoverito, ma se uno dei Paesi che avevano direttamente partecipato alla balcanizzazione jugoslava avesse riconosciuto in qualche modo i danni provocati dall’uranio impoverito sui propri stessi militari le cose avrebbero potuto anche andare diversamente e in ogni caso l’alleato – padrone sarebbe stato messo in grave imbarazzo. Dunque abbiamo svolto l’opera di complici e di pompieri, dopo aver lasciato i soldati all’oscuro dei pericoli probabilmente per evitare che una crisi di panico mettesse in forse una partecipazione attiva al conflitto già pesantemente contestata.

La negazione dell’evidenza ha anche causato una sorta di effetto a cascata per cui non si sono probabilmente prese precauzioni anche al di fuori di un contesto strettamente bellico. Il risultato è che negli anni abbiamo avuto 216 morti. Oggi sappiamo che l’uranio impoverito in forma di polvere micronizzata, sparsa sul terreno e nell’ambiente dopo l’impatto dei proiettili costituisce un pericolo costante e duraturo non tanto per l’eventualità di un contatto, quanto per la possibile inalazione o ingestione e tuttavia le truppe americane continuano a usarne tonnellate ancorché non ve ne sia uno specifico bisogno, mentre com’è del tutto ovvio ancora non esiste ancora alcun trattato sul suo bando. Del resto la produzione di combustibile nucleare per le centrali elettriche rende disponibili grandi quantità di uranio impoverito, in ragione di centinaia di migliaia di tonnellate l’anno  la cui gestione e conservazione sotto forma di esafluoruro di uranio, è troppo costosa e appesantirebbe enormemente i costi finali senza l’uso bellico con il quale viene di fatto smaltito.

Le guerre e gli arsenali sono insomma la grande discarica dell’industria nucleare che ha sua volta è tenuta in piedi anche per la produzione di testate atomiche. Tutto si tiene e tutto si nega.

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Strage di pioggia

alluvione-livorno-6-459x420Lo so bene che è banale e persino noioso, ma mentre si ciancia di terrorismo e sicurezza per accreditare una repressione che ha tutt’altri scopi, ci sono otto morti per una pioggia intensa, ma non eccezionale e comunque non è più eccezionale visti gli andamenti climatici che estremizzano gli eventi meteorologici, come si sa da parecchi anni ormai. Come si è sperimentato sulla pelle di tanti. Ma non è solo questo, nell’epicentro di Livorno: la rete ferroviaria ligure è rimasta praticamente bloccata per un’intera giornata, mentre a Roma dove sono caduti appena 68 millimetri di pioggia in 8 ore (non potendomi più fidare dei dati ufficiali, riferiti spesso sull’onda dell’immediata convenienza del potere e dei poteri, mi sono dotato di pluviometro) molte stazioni della metro si sono allagate, segno che sono state progettate e costruite con superficialità e con la mente ad altro rispetto all’efficienza. Insomma il Paese è diventato di straordinaria fragilità dopo decenni di incuria, di cure sbagliate, di interventi pensati più per la convenienza degli aggregati di potere che per l’efficacia, di abusivismo legalizzato e palazzinaro che costruisce dove non è prudente e persino dove non si potrebbe, di inefficienza e di carenza di mezzi come risultato delle stravaganti e a volte paradossali razionalizzazioni, dei licenziamenti di massa, degli sprechi folli per grandi opere inutili, di sperperi in ogni settore compreso l’acquisto di armi altrettanto superflue. Tutte cose che si toccano con mano, ma sulle quali i tenutari di bordelli istituzionali hanno ancora la faccia di asserire buona fede e nascondersi dietro giustificazioni.

E’ inutile cercare responsabilità che comunque hanno radici profonde e lontane nel tempo: la responsabilità di una situazione che coinvolge l’intero sistema Paese come direbbero i manager d’accatto di cui siamo rigoglioso territorio di coltivazione e produzione, anzi coinvolge un’intera mentalità nata dal connubio tra antichi vizi e vacua modernità neo liberista, la stessa  che ha presieduto alle grottesche cronache di un’intera giornata tutte giocate sull’enfasi della cronaca spiccia affrontata da gente che non ha la più lontana idea di ciò che riferisce in italiano stentato, sulla tentazione subliminare di attribuire tutto  a una situazione eccezionale e irripetibile, sui penosi giri di avvoltoio della politica più deteriore, scialba per non dire ridicola che si rimpalla responsabilità, ma appassiona ancora un popolo che sa solo essere tifoso e soprattutto sulla desolazione di un fatalismo ormai inevitabile, privo di reale senso del bene comune, teso in realtà a convincere le persone che non ci si può fare nulla perché il Parlamento, l’Europa, i mercati non consentono, anzi nemmeno concepiscono di trovare le risorse necessarie a sistemare i territori. Semplicemente perché non sono ancora del tutto monetizzabili.

Alla fine è solo piovuto, forte, ma non più di questo, al punto che non si è potuto ricorrere nemmeno a quell’ancora di salvezza, a quella panacea di tutti i mali che va sotto il nome di bomba d’acqua e di fronte alla quale la responsabilità di qualsiasi incuria va a farsi benedire. Cinquant’anni fa, invece della devastazione a 360 gradi che vediamo e alla piccola strage da nubifragio, sarebbe soltanto piovuto perché almeno le cose essenziali ancora si facevano e non c’erano case nello sprofondo. Ma cinquant’anni fa di fronte a un terremoto che spazza via interi paesi nessuno avrebbe avuto la faccia di tenere intatte le macerie per più di un anno, di intervenire con colpevole ritardo, di non ricostruire proprio nulla  e addirittura di beffare la gente facendo carte false e totalmente opache per erigere un supermercato di una nota multinazionale, in una delle zone disastrate, spacciandolo come intervento risolutivo a favore della popolazione: chi lo avesse proposto sarebbe stato appeso per i pollici. Ora invece ci si gira i pollici sperando semplicemente, ma inutilmente che non accada nulla e soprattutto che non accada a noi.


Bagatelle per un massacro

hotel-rigopiano-6-693x420Oggi mi limiterò ad elencare in sintesi alcuni fatti che descrivono meglio di tante analisi lo stato reale del Paese e il suo stato preagonico tanto più evidente quanto più i bollettini medici tentano di nascondere ai cittadini la realtà.

  1. Un vecchio rifugio alpino costruito negli anni 30 sui detriti di una frana e proprio sulla bocca di un canalone, ritenuto agibile solo d’estate, viene ristrutturato, ampliato, trasformato di hotel a quattro stelle per godersi la neve nonostante il costante pericolo di frane o valanghe fosse evidente a chiunque capisca qualcosa di montagna. Del resto la cosa era segnalata anche nella mappa di rischio della Regione Abruzzo ed era solo questione di tempo il formarsi delle condizioni per la tragedia.
  2. La costruzione dell’albergo è segnata da un processo che tuttavia non ha nulla a che vedere con tutto questo, ma solo con l’occupazione abusiva di un terreno di 1700 metri quadri. La vicenda  però si è conclusa nel novembre scorso con un’assoluzione generalizzata: è vero i parenti dei consiglieri comunali che avevano firmato le delibere necessarie all’ampliamento della struttura lavoravano in quell’albergo, ma i magistrati hanno ritenuto che si tratta “di comportamenti abituali  di soggetti titolari di potere, i quali ritengono di utilizzare la loro posizione di primazia per assicurare vantaggi a familiari ed amici, consapevoli che il potere a loro affidato comporti di per sé tali privilegi”.
  3. La vicenda giudiziaria susseguita a un frenetico cambiamento di titolari, tutti però legati tra di loro, avrebbe anche potuto mettere in luce la pericolosità di un albergo posto in quella posizione, ma la cosa è sfuggita nelle more di tanta sapienza giuridica anche perché in questo caso il do ut des sarebbe stato più inquietante e non solo una prassi da considerare con cinica benevolenza.
  4. La valanga che era probabilissima dopo una forte nevicata e il cui rischio era stato segnalato giorni prima da Meteomont per non parlare delle previsioni a lungo termine risalenti a dicembre, è stata solo un’assassina preterintenzionale: gli ospiti del Rigopiano sia pure tardivamente volevano andarsene perché intuivano il pericolo, ma non hanno potuto farlo a causa delle strade bloccate per mancanza di spazzaneve, Ne doveva arrivare uno alle 17 del giorno fatale, poi è stato detto che sarebbe arrivato alle 19, ma non è arrivato mai, né per salvare gli ospiti in tempo, né per portare tempestivi soccorsi che probabilmente avrebbero risparmiato parecchie vittime. La disorganizzazione è stata totale su tutto il territorio colpito dalle nevicate, ha fatto sinergia con la mancanza di mezzi e con una protezione civile sempre evocata, ma in realtà priva di strumenti e delegata ad altro e più importante compito, ovvero quello di preparare il terreno agli affari del “dopo”. Persino la rete elettrica è collassata miseramente cosa che è avvenuta anche due anni fa sempre a causa della neve che guarda caso non è una rarità in inverno e in montagna. E dire che nella disgrazia, proprio le vicende sismiche avrebbero dovuto favorire una maggiore presenza di mezzi e uomini, una maggiore cura e attenzione.
  5. La beffa finale è stata apposta dall’alta funzionaria della prefettura di Pescara che non ha voluto credere, per motivi ignoti, alla notizia del crollo dell’albergo ricevuta via telefono: “E’ da stamattina che gira sta cosa… la mamma dell’imbecille è sempre incinta”, la si sente dire con enorme sconcerto  anche se si deve ammettere che l’alta funzionaria dev’essere una specialista nel campo dell’imbecillità umana. Ma vedrete rimarrà al suo posto, così come tutte le inchieste finiranno nel nulla, così come la vicenda del Rigopiano servirà egregiamente a nascondere le vittime che la colpevole disorganizzazione ha fatto altrove: non c’è nessun settore della vita del Paese che non abbia attivamente collaborato alla tragedia, che possa tirarsi fuori dal drammatico palesarsi dello stato del Paese .
  6. Infine, di fronte a tutto questo, le tv non fanno altro che proporre la presenza imperdibile della signora  Pezzopane, una politicante di basso livello ormai nota solo ai più trucidi ebdomadari dello stabbiolo televisivo per aver usato il mandato parlamentare al solo scopo di procurarsi un bel ami della mutua.

 


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