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Dissocial network

censura_social_network-minLeggo su un noto sito della sinistra un’ inquietante denuncia (qui )  sul fatto che Facebook, sulla base di fantomatiche e mai specificate violazioni delle regole della community, starebbe congelando o cancellando account di chi critica la decisione americana di traslare la propria ambasciata da Tel Aviv a Gerusalemme e di chi in genere difende la causa palestinese. Questa opera di censura sarebbe in realtà all’opera da molto prima e sarebbe frutto di accordi tra il governo israeliano e i responsabili dei social network. Non ho seguito la vicenda, ma non faccio difficoltà a darle credito viste le prove a carico e il comportamento costante di Facebook e di altri social network che si nascondono dietro misteriose o ottuse ritualità americane per fermare contenuti scomodi o mostrano una certa facilità a stringere accordi censori o delatori con i vari governi, tanto più che da qualche tempo, ovvero da quando è nata l’assurda campagna contro le fake news, Google e Facebook sembrano in prima linea nel tappare le bocche più scomode, attraverso strategie talvolta più sottili del blocco, ma che riguardano l’indicizzazione.

Gli esempi anche italiani non mancano e persino nel mio piccolo anche se non scrivo mai direttamente su Facebook, ma solo attraverso questo blog, mi sono trovato di fronte a qualche difficoltà di diffusione e di pubblicazione. Il problema però è che la protesta e la denuncia non servono a un bel niente: le major della rete operano esclusivamente all’interno della legislazione americana, sono strettamente legate alla governance Usa che hanno dato loro più che una mano per la loro affermazione, ma sono allo stesso tempo troppo impersonali e troppo automatiche per poter esprimere una qualunque dialettica. La strada per evitare di essere fagocitati è solo quella di costruire strumenti di contatto alternativi; nuovi social meno giganteggianti, ma al riparo dagli assalti del pensier unionisti d’oltre atlantico. Non è nemmeno difficile: ci sono i software per farlo, magari anche gratuiti e lo spazio da acquistare non è eccessivamente costoso o comunque all’altezza dei possibili ricavi. La difficoltà semmai è di trovare un gruppo motivato a fare qualcosa e non solo a denunciare.

Che sia questa la strada lo dimostrano i Brics che intendono sottrarsi al dominio americano su internet che ha poi la sua radice nell’organismo di governo della rete, ossia  l’Icann (Internet Corporation for Assigned Names and Numbers) organizzazione para-amministrativa del dipartimento del Commercio degli Stati Uniti, quella che servi, idioti e poveri di spirito considerano, beati loro  “internazionale”.  In Cina esiste già un sistema Dns alternativo, ovvero un nuovo sistema di indirizzo dei domini a cui potrebbero aggiungersi la Russia – come è già stato deciso dal consiglio nazionale di sicurezza che il 1° agosto di quest’anno ufficializzerà l’esistenza di un altro internet come misura di sicurezza contro attacchi informatici – e altri Paesi timorosi di poter essere colpiti militarmente attraverso la rete, facendo perdere agli Usa il controllo totale delle telecomunicazioni mondiali. Secondo quanto è trapelato la proposta che verrà lanciata nei prossimi anni è che Internet dovrebbe dividersi in due e i siti potranno essere accessibili solo a condizione d’scriversi in ciascuno dei due sistemi, qualunque sia la localizzazione degli internauti. A questo punto Google e Facebook dovrebbero forzosamente diventare anche cinesi, russi, europei, sudafricani, brasiliani e via dicendo, non potendosi più permettere di ubbidire al solo dipartimento di stato e naturalmente viceversa anche per gli altri. E’ un po’ come la geolocalizzazione una volta garantita solo dal sistema Usa Navstar gps, ma oggi anche, anzi forse più spesso, dal sistema russo Glonass di cui si serve ufficialmente anche l’India, tanto che non esistono più da anni navigatori, telefonini, orologi intelligenti o qualt’altro che non integrino anche Glonass, visto che in questo modo la localizzazione è molto più veloce, più sicura e meno ballerina.

Naturalmente Washington farà di tutto perché non accada, per tenere al sicuro le sue fonti di controllo planetario, ma più controlla e rende visibile questo controllo, più crea forze centrifughe: sono gli svantaggi del declino.

 

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9 responses to “Dissocial network

  • Anonimo

    la UE sempre ben disposta verso la democratica Ucraina:

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  • Anonimo

    vecchi ricordi:

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  • diderot39

    Facebook, Google e Youtube sono sotto stretto controllo giudaico. Lo stato-canaglia si nasconde a malapena dietro le insincere dichiarazioni del rispetto della costituzione, specialmente il “Second amendment” sulla libertà di espressione. Per schivarlo hanno inventato la clausola del “hate speech,” senza contare trucchi, trucchetti e trucconi compiuti per oscurare o rendere introvabili contenuti, siti, articoli e videos critici della kabala.
    Nel 1924, quindi ben prima della seconda guerra mondiale, un giudeo, Maurice Samuel scrisse un libro intitolato “You, Goym” (Tu, Gentile). Dove si legge, “Un secolo di parziale tolleranza ha dato ai Giudei l’accesso al tuo mondo. Durante il qual secolo è stato fatto un grande tentativo, da parte di alcune avanguardie, di riconciliare i nostri due mondi. E’ stato un secolo di fallimenti”. A buon intenditor….

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  • Anonimo

    si può leggere:

    STAGNAZIONE, FINANZIARIZZAZIONE E COLPEVOLIZZAZIONE

    su ComidadPuntoOrg

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    • Anonimo

      e:

      SCADENZE ELETTORALI IN ATTESA DELL’ENNESIMO COLPO DI STATO

      sullo stesso sito.

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      • Anonimo

        Il post qui sopra è molto interessante !

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      • Anonimo

        parte del testo dal post che ho riportato per titolo:

        “La Corte infatti indica la “stabilità del governo del Paese” e la “rapidità del processo decisionale” come “obbiettivi di rilevanza costituzionale”. La Carta Costituzionale non offrirebbe alcun appiglio a tale affermazione ma, comunque, si tratterebbe pur sempre di obbiettivi “di rilevanza” costituzionale che, in quanto tali, dovrebbero soccombere di fronte ad un principio costituzionale tout court come la rappresentanza. “Ubi maior minor cessat” dicevano i giuristi romani. Invece no, dato che la Corte ha introdotto arbitrariamente l’esigenza di un “equilibrio” tra questi due principi, come se fossero di pari grado.
        In nome di questo “equilibrio” tra rappresentanza e governabilità, i giudici costituzionali fanno il vero colpo gobbo, cioè portano al 40% la soglia per accedere al premio di maggioranza. In altri termini “maggioranza” non significa più il 50% più uno, ma c’è uno sconto del 10%. Non viene riformata soltanto la Costituzione ma anche l’aritmetica.

        Il 50% più uno era considerata storicamente la soglia in grado di far avvenire la transustanziazione per la quale la parte diventava il tutto. Il 50% più uno poteva arrogarsi il diritto di considerarsi volontà generale, mentre adesso si diventa volontà generale con un misero 40%.”

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      • Anonimo

        ancora brevemente dal testo di cui sopra:

        “Il 50% più uno era considerata storicamente la soglia in grado di far avvenire la transustanziazione per la quale la parte diventava il tutto. Il 50% più uno poteva arrogarsi il diritto di considerarsi volontà generale, mentre adesso si diventa volontà generale con un misero 40%.
        Questa enormità, che affossa millenni di Storia, è passata in silenzio, senza clamori e proteste e, per di più, ciò avviene non in un sistema maggioritario di tipo britannico, bensì in un sistema elettorale che viene definito “proporzionale”. Questi sono i paradossi della “governabilità”, cioè dei colpi di Stato a scadenze regolari.
        Verrebbe da chiedersi come mai nell’epoca del dominio incontrastato del cosiddetto “liberismo”, che non fa altro che sminuire la funzione del governo, si vede concentrare tanto ardore e tanto zelo nel perseguire l’obbiettivo della governabilità. In realtà il “liberismo” non è affatto liberista come dice di essere, ma è un assistenzialismo per ricchi; e bisogna sempre essere molto solleciti ad assistere i ricchi, perché non hanno affatto la pazienza dei poveri.
        I provvedimenti assistenziali a favore dei ricchi sono denominati in codice come “riforme strutturali”. Anche quest’anno infatti la Banca Centrale Europea non ha perso occasione per ricordarci che l’attuazione delle riforme strutturali da parte dei governi risulta troppo “lenta”. Ecco che si spiega il motivo per cui la “rapidità del processo decisionale” è diventata tanto cara anche alla nostra Consulta golpista.”

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  • Anonimo

    “Gli esempi anche italiani non mancano e persino nel mio piccolo anche se non scrivo mai direttamente su Facebook, ma solo attraverso questo blog, mi sono trovato di fronte a qualche difficoltà di diffusione e di pubblicazione.”

    La verità fa loro male, lo sappiamo….

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