In Russia è in fase di realizzazione il più grande e potente rompighiaccio della storia, il Leningrad, dotato di due reattori nucleari ad acqua pressurizzata con i generatori di vapore integrati capaci di sviluppare complessivamente 175 megawatt di potenza di cui 30 andranno alle eliche. È stato anche impostato il suo gemello, lo Stalingrad, mentre un terzo, la Chukotka è in fase di prove in mare. Altre navi nucleari rompighiaccio sono entrate in servizio negli ultimi anni, l’ Arktika , la Sibir , l’ Ural , la Yakutia e un’altra ancora, la Rossiya, è in fase di costruzione. Vanno ad aggiungersi alle 40 navi rompighiaccio convenzionali che già fanno parte della flotta polare russa. Insomma Mosca è decisa ad affrontare la competizione per l’Artico, forte di una superiorità “drammatica” rispetto agli Stati Uniti che hanno solo tre navi di questi tipo e anche piuttosto vecchiotte. Per giunta il piano di costruzione di nuove unità è una semi truffa trumpiana, visto che dovrebbero essere realizzate in notevole parte dai cantieri finlandesi che tuttavia sono adeguati solo alla realizzazione di imbarcazioni da diporto. E il 18 metri rompighiaccio a vela non credo possa essere molto efficace.
Uno dei motivi di quest0 enorme divario è che gli americani dapprima hanno pensato all’Artico solo in funzione militare e quando hanno capito che c’era un tesoro da sfruttare si sono gingillati con le teorie secondo le quali tutto il polo nord avrebbe perso i suoi ghiacci. Nel 2009, Al Gore, ex vicepresidente degli Usa, scelse la tribuna della COP26, la conferenza sul clima di Glasgow, per annunciare che entro il 2013 l’area artica sarebbe stata completamente libera dai ghiacci e naturalmente tutto il mainstream fece diventare una verità questa stratosferica cazzata. Gore citava il parere di esperti e ricercatori i quali non facevano altro che rimestare fanghiglia proveniente dal pantano delle università americane della Ivy League. Ma naturalmente i russi per i quali la scienza è una cosa seria, non ci hanno mai creduto e hanno avuto ragione. Nell’immagine qui sotto si vede benissimo come il minimo di estensione dei ghiacci polari si sia avuto nel 2012 mentre successivamente c’è stata una ripresa, secondo cicli di cui i linearisti non vogliono convincersi o meglio che non vogliono ammettere altrimenti tutta la costruzione catastrofica andrebbe a remengo, assieme alle tante carriere costruite sull’assenso a tali teorizzazioni.
Quanto poi ai ghiacci della Groenlandia ecco un video che spiega come come negli ultimi anni, non solo non si siano sciolti, ma che la grande isola ha ricevuto molta più neve di prima.
Forse vale la pena di ricordare che comunque al ritmo di scioglimento più rapido registrato parecchi anni fa, i ghiacci groenlandesi ci metterebbero 27 mila anni a sciogliersi. Un periodo più che sufficiente per l’estinzione dei Neanderthal contemporanei.
Insomma ci si può anche gingillare con le sciocchezze che hanno solo un senso politico, economico e di potere in questo Occidente deviato, ma alla fine se ne pagano le conseguenze. La Casa Bianca potrà strepitare quanto vuole sulla Groenlandia, ma non ha i mezzi per sfruttare le ricchezze artiche che la Russia sta già utilizzando grazie ai mezzi di cui dispone. Dunque una piccola catastrofe alla fine c’è davvero stata ed è quella che riguarda il potere americano in uno dei settori chiave del futuro energetico. E non servirà proprio a niente che le immarcescibili teste di cavolo del mainstream scrivano che la Russia ha un problema con l’Artico. Sono loro ad avere un problema e bello grosso.



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