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Due o tre cose su Lenin

Lenin-e1491241904686Tre giorni fa (qui)ho ricordato l’inizio della rivoluzione d’ Ottobre, ovvero la decisione di Lenin e di Trozkij di dare inizio concreto alla sollevazione già votata a larga maggioranza dal comitato centrale nella convinzione che se i comunisti non avessero agito in una situazione magmatica ed esplosiva, avrebbero perso il favore del popolo. Oggi invece si ricorda il proclama con cui si annunciava il rovesciamento del governo e il passaggio del potere al comitato rivoluzionario.  E’ proprio su questo evento e su quelli degli anni successivi che la pubblicistica anticomunista e capitalista ha costruito la tesi del Lenin dittatore, che poi porterà come naturale conseguenza a Stalin e agli altri epigoni.

In realtà Vladimir Ilic non aveva alcuna intenzione di diventare il capo supremo di un sistema autocratico: la sua dittatura era piuttosto concepita come un regime eccezionale,  a breve termine, necessario per tenere assieme un Paese devastato, affamato, torturato dalla guerra zarista nella convinzione che ben presto la rivoluzione sarebbe divampata anche nei Paesi occidentali. Disgraziatamente quest’ultima idea non aveva solide fondamenta ancorché fosse nella logica della dialettica marxista e ancora oggi sia tema di dibattito all’interno della residuale ortodossia: in Germania la rivoluzione spartachista, innescata come in Russia da una rivolta della flotta, fini nel sangue anche per il tradimento della socialdemocrazia, mentre in Italia il biennio rosso finì ancor peggio, con il fascismo (vedi nota).  Non si trattava però solo di una speranza andata per il momento delusa: questo fallimento provocò massicci interventi militari delle potenze occidentali (in particolare di Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia), sia in via diretta che per interposti fascismi dell’est europa che prolungarono la resistenza dei “Bianchi” ovvero di piccole sacche di truppe zariste e di potentati locali che cercavano l’occasione di rendersi autonomi. Ma questo inestricabile caos sarebbe terminato in pochi mesi, senza gli aiuti esterni che invece prolungarono la lotta e le distruzioni per almeno 5 anni: così la dittatura temporanea aggredita da ogni parte finì per innescare un’involuzione rivoluzionaria e di fatto la creazione di un regime che spesso è stato definito comunismo di guerra.

Questa differenza è del tutto incomprensibile per la maggior parte della storiografia di stampo capitalista e in particolare per quella più superficiale di marca anglosassone che concepisce le rivoluzioni solo come cambiamento di regime all’interno di un mondo guidato da leggi economiche astratte e in sé immutabili, dunque dal mercato e da un’antropologia atomizzata che riconosce solo bisogni individuali. Dunque non è intellettualmente attrezzata per capire che sotto Lenin il partito comunista era ancora rivoluzionario, mentre sotto Stalin si era già trasformato, grazie anche agli interventi occidentali, in un monolite burocratico, con le sue purghe e le sue assurde stragi che anche se molto meno sanguinose di quelle che vengono citate nella damnatio memoriae sono comunque una macchia sul comunismo. Paradossalmente però è proprio di quel regime che l’impero anglosassone si è servito per sconfiggere Hitler o sarebbe meglio dire per mantenere la  propria egemonia e senza il cui apporto la vittoria, nei modi e nell’ampiezza che sappiamo. non sarebbe stata possibile: è proprio l’Unione sovietica di Stalin o la Russia, se si vuole, ad aver procurato alla Germania il 90 per cento di perdite umane e materiali. E del resto tutti gli storici militari (non parlo dei divulgatori mediatici che fanno tutt’altro e non sempre onorevole mestiere) sono d’accordo sul fatto che l’apporto sovietico sia stato fondamentale e determinante. La successiva ipocrita demonizzazione e la riduzione del comunismo a semplice stalinismo o addirittura a sistema criminogeno non è altro che la dimostrazione della difficoltà di uscire dall’ipocrisia determinata da un schema mentale usato come credenza, come alibi e come assoluzione. Tra l’altro non si comprende perché i crimini dei regimi cosiddetti liberali con i òoro massacri coloniali, le guerre sporche, l’imposizione di dittature sanguinarie e lo sfruttamento intensivo di immensi territori con le conseguenze di pauperizzazione e morte, non debbano figurare in un elenco comparativo che non avrebbe nulla da invidiare a nessuno.

Questo senza dire che gran parte della fisionomia delle società sviluppate e delle tutele sociali che si sono sviluppate nel ventesimo secolo si devono proprio alla presenza di un polo comunista che spaventava le borghesie di comando e le induceva a concessioni sociali che mai avrebbe adottato senza questo pungolo: infatti non appena l’Urss si è dissolta è cominciata la furibonda aggressione al welfare e ai diritti conquistati. Questo senza tenere conto che i paesi comunisti, sia pure con una sintesi dialettica col mercato, ma conservando la direzione e la programmazione economico-sociale,  non sembrano davvero messi male: la Cina è la più grande economia del pianeta in termini reali e 700 milioni di persone sono state sottratte alla povertà assoluta, i Paesi comunisti del continente asiatico sono quelli che presentano il maggior sviluppo del Pil e anche quelli aggrediti dagli embarghi decisi da Washington se pure non possono presentare Pil da manifesto, sono tuttavia progrediti. al punto che per esempio Cuba ha la minore mortalità infantile di tutto il continente americano e tra le più basse del mondo: il 4,3 per mille, che è un terzo minore  rispetto a quella degli Usa e 15 volte minore di quella che c’era al tempo in cui Washington era padrona de facto dell’isola.

Non sto creando un qualche nuovo paradiso artificiale, sto semplicemente mettendo i puntinì sulle i che sono andati perduti in quarant’anni di totale egemonia neoliberista. E anche un puntino sulla i di Lenin occorre metterlo a cento anni di stanza, fuoriuscendo finalmente dalle narrazioni preordinate e ottuse.

Nota Al contrario di quanto vorrebbe la pubblicistica popolare occidentale, rimasta alla propaganda bellica di un secolo fa, la Germania alla vigilia della grande guerra era il Paese più evoluto quanto a tutele sul lavoro oltre che  l’unico che di fatto avesse già da un ventennio un sistema pensionistico, sia pure ancora circoscritto. Probabilmente è anche per questo che la tentata rivoluzione fallì, lasciando la doppia e falsa impressione, ancora perdurante, che il riformismo impedisca cambiamenti sociali rivoluzionari o al contrario che sia sufficiente a compensare le disguaglianze del capitalismo.

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18 responses to “Due o tre cose su Lenin

  • jorge

    @ Dani : Risposta sugli animali a centro pagina, in giù (magari non la vede)

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  • Due o tre cose su Lenin | NUOVA RESISTENZA antifa'

    […] Sorgente: Due o tre cose su Lenin | Il simplicissimus […]

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  • jorge

    Stavolta concordo abbastanza. Per i bolscevichi la loro rivoluzione sarebbe potuta sopravvivere solo se ci fosse stata la rivoluzione anche in Germania, così non fu.

    Perché la rivoluzione non vinse in Germania? Essa in effetti vi fu, in tutto il paese si formarono consigli di operai e soldati che di fatto si ritrovarono a gestire il potere, Il Kaiser dovette abdicare ed i generali posero alla guerra non per una sconfitta sul campo ma per la rivoluzione interna

    il punto fu che Lenin, si era distaccato da tempo rispetto ai menscevichi o riformisti, li aveva denunciati come corresponsabili i della guerra, e si potè proporre come una guida sicura ed autonoma da essi riformisti. Questi ancora nei mesi che passarono da febbraio ad ottobre temporeggiavano circa la fine della guerra e le riforme sociali, e Lenin ebbe la possibilità di farsi riconoscere come l’unica guida coerente

    Purtroppo, in Germania, Rosa Luxemburg e Karl Liebknecht non si distaccarono dai socialdemocratici per tempo e rimasero in quel partito, non ne denunciarono appieno il il tradimento fondandone un’altro, (se non troppo tardi), e quando scoppiò la rivoluzione tanto i socialdemocratici che Rosa e Karl apparvero come possibili guide agli occhi delle masse

    La classe operaia tedesca si fidava ancora della Spd, che convinse i consigli a rinunciare al potere per eleggere l’assemblea costituente.ma con ciò il potere tornç in mano allo stato borghese
    ————————————-
    Il comunismo significa che i mezzi di produzione non producono per il profitto, quindi la sovrapproduzione ( reale e potenziale) non è tale ma è ricchezza sociale che può essere distribuita.

    Di conseguenza si rompe il vincolo mercantile, individualmente si può prendere anche più di quanto dà, perché la dimensione sociale della produzione ( oggi il capitale la chiama sovrapproduzione), è così smisurata da consentire questo.

    Al contrario oggi la produttività viene compressa, per non andare in quella sovrapproduzione che abbassa il profitto del capitale.

    Ma se l’obbiettivo è la ricchezza materiale e non la forma del valore (profitto), allora si esce dallo stato di carenza attuale, ed una volta che i bisogni materiali sono soddisfacibili più del necessario, allora subentrano bisogni nuovi uscendo fuori dal consumismo e dalle pratiche produttive distruttive della natura arrivando alla riduzione dell’orario di lavoro

    Se si producesse in maniera programmata, e con le tecnologie attuali non bloccate dalla paura capitalistica della sovrapproduzione, allora lavoreremmo tutti e per due ore al giorno soltanto ( da concentrare magari in giorni a scelta.)

    La information technology rende possibile la interazione continua tra produzione e consumatore, e tra settori della produzione, superando le
    difficoltà della programmazione sovietica

    Oggi ogni attività complessa richiede lavoro di squadra ( scienza, ad es.), il capitalismo è un sistema primitivissimo basato sulla competizione all’ultimo sangue dei soggetti economici,,una cosa che rasenta il primitivismo barbarico e che invece ci viene raccontata dai mass-media come il più alto orizzonte umano
    ————————————————–
    La Cina, come la ex Urss, erano troppo arretrate tecnologicamente per fare il comunismo, hanno dovuto spendersi in una modernizzazione preliminare ( stadio nemmeno socialista), tanto più che dovevano (la cina deve) destinare enorme ricchezza sociale alle armi, per difendersi dalle aggressioni imperialistiche.

    In questo senso, cosa sarebbe stata l’Urss se la rivoluzione avesse vinto in Germania e nel mondo, una Urss rivolta solo a soddisfare i bisogni sociali e non a spendere una enorme capacità produttiva per le armi?

    La Nep è stata la reintroduzione del capitalismo, scelta obbligata per comprate locomotive e trattori dalla Germania che aveva mancato la rivoluzione. Stalin, dal canto suo, dovette continuare la modernizzazione (sapeva che altrimenti avrebbe perso una guerra prima o poi inevitabile).

    In pochi anni l’Urss, paese arretrato, fece il cammino verso la modernizzazione che l’occidente aveva fatto in secoli e secoli, un cammino che l’occidente aveva fatto grazie a :

    colonialismo, schiavitù, massacri e guerre in europa e nordamerica,, trasformazioni sociali per arrivare al sistema di fabbrica foriere di milioni di morti e carestie, spostamenti di popolazioni soprannumerarie al capitale attraverso i continenti con mort i e massacri ( troppo complicato approfondire, ma il capitalismo si è costruito attraverso tali processi)

    Fare della Russia ( in pochissimi anni) un paese capitalisticamente avanzato ( non comunismo ma capitalismo di stato), è stato il merito di Stalin, che ha realizzato tutto ciò con un numero di morti e di sofferenze infimo rispetto a quelli che furono necessari alla formazione del capitalismo occidentale

    Se si guarda oggettivamente alla storia e si fanno le dovute comparazioni, allora Stalin è da considerarsi un benefattore dei popoli, anche se mai ha realizzato il comunismo che è un’altra cosa

    Quando il semibarbarico sistema detto capitalismo sarà un ricordo del passato ( a meno che la sua crisi non generi una terza guerra mondiale e lafine dell’umanità), cultura d’impresa, neoliberismo, premi nobel per l’economia, appariranno come oggi il sistema Tolemaico

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    • dani2005dani

      Meraviglioso. L’IT come mezzo VERO per arrivare al comunismo, perchè consente la condivisione e il lavoro di squadra. Per redistribuire il soprappiù. Per conoscerci e ampliare la conoscenza.

      Ma il tranello è dietro l’angolo. Io vorrei quel mondo, gentile, mite, rispettoso di tutte le forme di vita, amante delle diversità (una volta ho citato Leopold Kohr), vorrei che il comunismo 2.0 di Xi si dipanasse.

      Ma Orwell e Huxley han predetto mutazioni tristissime e agghiaccianti della società umana. E vedo più quei segnali lì degli altri.

      E comunque ritengo che la Rivoluzione di Ottobre abbia fatto soprattutto bene. Se io adesso ho un contratto di lavoro decente è perchè i capitalisti hanno dovuto assimilare alcuni concetti socialisti come il rispetto dei lavoratori e a migliorare il welfare del lavoro (poi ci han pensato Hartz e Renzi a farci retrocedere).

      E i capitalisti, trasformati in imperialisti e globalisti (adesso gli Stati nazione NON servono), ci stanno ciurlando nel manico con il politically correct.

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  • Angelo Kinder

    “Il Comunismo riformato, il Socialismo ‘dal volto umano’, fu la forma più universale dell’investimento politico [peraltro fallito] del sistema sovietico. L’idea di un’altra società è diventata quasi impossibile da pensare e d’altronde nel mondo d’oggi (…) nessuno avanza la minima traccia d’un nuovo concetto sul tema. Ormai siamo condannati a vivere nel mondo in cui viviamo. È una condizione troppo austera e contraria allo spirito delle società moderne per poter durare. La Democrazia con la sua sola esistenza fabbrica il bisogno d’un mondo che venga dopo la borghesia e il capitale, in cui per la sua sola esistenza potrebbe sbocciare una vera comunità umana (…).
    La fine del mondo sovietico nulla cambia nella richiesta democratica d’una società diversa”.

    François Furet – ‘Il Passato di un’Illusione. L’Idea Comunista nel XX Secolo’- (1995′) pp. 648, passim.

    Anche se a me piace rileggere la monumentale biografia di quello che forse fu il vero Ideologo della Революция (Rivoluzione d’Ottobre-Novembre):

    Isaac Deutscher – ‘Il Profeta Trotskij (1879-1940)’ – (3 voll., varie ediz.).

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    • jorge

      queste sono tra le letture che fanno capire la complessità della realtà, e dell’esperienza umana in generale, ed io ci metto anche la storia della rivoluzione russa di trotsky stesso

      anche se uno fosse e continuasse ad essere anticomunista, però queste cose dovrebbe leggerle ugualmente, queste sono tra le letture ( ce ne sono di impostazione anche totalmente diversa), che fanno differenziare il cervello umano dall’orizzonte mentale/esperienziale della gallina o del lombrico, ovvero l’orizzonte mentale di Renzi, di Berlusconi, Meloni, Bruno Vespa etc.

      Come tali animali, hanno solo la primitiva furbizia che li rende così adatti a fare i front-man del sistema sociale vigente, comici invero più di Grillo

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      • dani2005dani

        Si è così. Solo che anche a lei Jorge (lo dissi anche alla appassionata e colta Anna Lombroso), così delicato e colto, chiedo sommessamente di evitare di usare le similitudini con gli animali. Le galline e il lombrico fanno benissimo le galline e i lombrico, e entrambi sono necessari all’ecosistema che ci sostiene tutti. Cosa che essenzialmente non possiamo affermare per certi antropi… Le similitudini le metterei tra un antropo e l’altro, preso atto che molti antropi sono veramente creature orrende.
        E grazie per la bellissima risposta in tedesco, di cuore (nota a entrambi, ma piuttosto fondamentale non crede)?

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    • jorge

      Ha ragione. Credo inoltre ci sia un azione reciproca , tra tutte le componenti dell’ecosistema, per cui è oltremodo stupido discriminare la gallina o il lombrico, senza di questi in un certo senso non ci saremmo sviluppati neanche noi
      ———————–
      Mi sono imbattuto recentemente in una intervista televisiva rilasciata da Pasolini ad Enzo Biagi

      Pasolini diceva che la TV è intrinsecamente autoritaria, la stessa cosa detta in TV ha più valore è l’ascoltatore è ridotto alla passività

      Biagi opponeva che la TV consentisse dialogo e democrazia, di ascoltare lo stesso Pasolini

      Pasolini gli rispondeva che ciò poteva valere per le elites colte e capaci di decodificazione dato il loro ruolo sociale, come Biagi ed egli stesso, ma non per i più che restano passivi, E che la Tv non consente democrazia, ,perché egli stesso Pasolini non avrebbe potuto dire ciò che davvero avesse pensato, pena accusa penale di vilipendio. E che comunque egli riconosceva di autocensurarsi inevitabilmente, per non andare contro l’opinione passivamente maggioritaria

      Risposte fulminanti, che mi hanno molto colpito, rivelano la logica profonda della società di massa (anche con i social media di oggi). Ma risposte date con la pacatezza dell’uomo nudo, Limitandoci ovviamente all’ambito televisivo, gente famosa per l’espressività cultural-massmediatica- aggressiva (tipo Sgarbi) al confronto scompaiono

      Mi sono deciso a comprare Petrolio, anche perché pare che il vero mandante dell’omicidio di Pasolini fosse Eugenio Cefis (petroliere gradito agli usa) e secondo molti all’origine anche dell’omicidio di Enrico Mattei (petroliere non gradito agli usa. La logica del petrolio, cioè, sarebbe stata ,ante litteram, quella dell’economia mondializzata, che sfugge al controllo democratico
      ———————————–

      Anche io sono pessimista sul futuro, credo però, anche per conoscenza diretta, che il capitalismo di oggi suo malgrado abbia bisogno di un sapere tecno-scientifico, e di un ceto relativo, che già oggi eccede i limiti mentali della valorizzazione capitalistica. Ci vorrebbe una avanguardia che lo metta in correlazione con gli ultimi e sfruttati., i quali crescono numericamente e sono una prateria che presto o tardi prenderà fuoco. In mancanza di una simile avanguardia prevarrà l’ipotesi pasolinianamente pessimistica, e correremo fino in fondo la strada della distruzione totale

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  • savinoas

    Scaricare su Stalin ormai è uno sport nazionale.
    La vera rivoluzione fu quella dei soviet a febbraio, dove si insediò un governo di sinistra che comprendeva i bolscevichi. E ci furono provvedimenti per la libertà di stampa e di manifestazione, l’egualianda davanti alla legge ecc ecc.. Si indirono le elezioni per la costituente, che doveva portare a formarsi di un governo rivoluzionario (tutto il potere ai soviet, i 6 punti di aprile di Lenin). Poi Lenin cambiò idea, voleva innescare la scintilla che desse fuoco alla prateria. La rivoluzione di ottobre fu quasi una passeggiata, non ci fu neppure un morto perchè tutta la sinistra era concorde (Soviet operai e militari e partiti di sinistra). Arrestarono i membri di governo, il CMR assunse tutti i poteri.
    A novembre si tengono le elezioni della costituente. Boscevichi 23%, Socialisti rivoluzionari (alleati nella rivoluzione) 41%.
    C’era tutto lo spazio per costruire un governo di sinistra rivoluzionaria.
    Ai bolscevichi non piacque il risultato, sciolse nel sangue l’assemblea costituente, iniziò una guerra intestina, cannibalistica. Boscevichi contro tutti. Terrore rosso. vennero revocate tutte le libertà di stampa, i partiti e i Soviet. Si militarizzarono gli operai (divieto di sciopero, di essere poco produttivi e di assentarsi dal lavoro). Mise le città contro le campagne (polizia annonaria).. ecc ecc Kronstadt… dopo Kronstadt
    Lenin fa il famoso “passo indietro”, e ripristina il capitalismo (NEP).
    Stalin al potere chiude la NEP, e succedono i casini ben noti.
    (ho sintetizzato molto)
    Chi è il cattivo e chi il buono? E’ tutta colpa di Stalin?

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  • Marco

    L’incongruenza più aberrante del comunismo realizzato è stata quella di utilizzare la forma statuale come veicolo. Gli stati, così come i loro predecessori, i regni e gli imperi, sono organizzazioni fondamentalmente militari. Utilizzarli come vettori significa trasformare qualunque utopia o progetto in immane tragedia.

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  • dani2005dani

    Grazie. Veramente. Mi piacerebbe sapere da lei che ne pensa del fatto che con Putin il sette sia diventato il quattro. Di novembre. Credo non sia stata ancora del tutto compresa questa Rivoluzione russa (che poi erano due, prima il passaggio a febbraio dalla monarchia e poi a ottobre con i bolscevichi), fors enemmeno dei russi. Di sicuro Putin non la vuole propagandare, in nome di una Russia unita.

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