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Fermiamo i super bombaroli

C9U0bpYUQAA5RzrIl vaudeville dell’informazione è davvero straordinario, quasi incantevole nella sua miseria senza nobiltà: le prefiche a pagamento non avevano ancora finito di piangere i presunti ( e oggi si può sostenere quasi certamente falsi) morti civili fatti da siriani e russi, che subito sono passati all’epica esaltazionedella superbomba usata dagli americani per distruggere una sistema di caverne artificiali in Afghanistan uccidendo 36 presunti terroristi che vi si rifugiavano. La cosa singolare è che lo scavo di quel complesso di caverne fu finanziato proprio dagli Usa, al tempo dell’invasione russa proprio per permettere ai mujahidin un rifugio contro le truppe sovietiche. Quindi la domanda è: per quale motivo si è arrivati a distruggerle ora, dopo 16 di guerra ben sapendo che erano una base della resistenza all’invasione Usa e per giunta utilizzando la superbomba Moab del tutto superflua, per non dire inadatta allo scopo? Il tono enfatico con cui i media hanno dato la lieta novella lascia pochi dubbi al riguardo: dopo la figuraccia dei Tomahawk in Siria si voleva dare una immediata dimostrazione di potenza  e soprattutto di disponibilità ad usarla: russi, siriani e magari anche coreani sono avvisati. Anzi tutto il resto del mondo.

Quello che l’opinione pubblica non sa, depistata dalle orrende puttanate che si leggono, è che la Moab è in realtà un ordigno piuttosto rozzo, pesantissimo (8,2 tonnellate) , che deve essere trasportato con un aerocargo e il cui potere distruttivo è quello di 11 tonnellate di tritolo, quindi niente a che vedere con un atomica o con sofisticate tecnologie, ma tutto da spartire da vicino con l’uso terroristico dell’aviazione sulle città che è la dottrina portante della dottrina di guerra americana. O con una geopolitica basata sul terrore. Ma i cittadini occidentali frastornati e ammirati da tanta potenza non sono stati avvisati che  2009 i russi hanno costruito ordigni simili, pesanti 7,1 tonnellate, dunque relativamente più gestibili, ma con una potenza distruttiva quattro volte superiore al Moab come anche attestato dai report delle pubblicazioni specializzate made in Usa ed equivalente a 44 tonnellate di Tnt. Tuttavia in questo caso non c’è una vera e propria corsa agli armamenti perché a parte il possibile uso ricattatorio a scopo di terrore si tratta di armi che servono soprattutto a sminare vaste aree o distruggere fortificazioni improvvisate, trincee e quant’altro: il loro utilizzo da parte del governo reale degli Usa nel quale Trump è stato totalmente risucchiato, ribaltando ogni promessa, ha solo uno scopo mediatico perché la stessa quantità di esplosivo suddivisa in molti ordigni ha un’efficacia dalle 10 alle 20 volte superiore. Anche Putin è ricorso a questo  tipo di spot bellico colpendo dal Mar Caspio le postazioni dell’Isis per dimostrare la capacità delle armi russe e l’efficacia dei suoi missili, ma qui siamo ad un salto di qualità evidente, perché si è usata senza alcuna necessità e impropriamente  una cosiddetta superbomba per impressionare più che i nemici i propri sudditi che ben presto saranno chiamati alle armi. Se fossi nel leader russo userei altrettanto gratuitamente una super  bomba nel deserto siriano,  tanto per svegliare il mondo occidentale dalla spensieratezza cretina e incosciente con cui sia avvia alla guerra e che dimostra il completo distacco della realtà di queste elites americane col loro vergognoso codazzo europeo. Eppure la posta è chiara anche se viene nascosta da un’ informazione imbecille con la stessa funzione delle escort: i russi hanno già detto chiaramente che non sono disposti a combattere una guerra sul loro territorio, il che vuol dire che qualsiasi conflitto diretto sarà un conflitto atomico, anche perché Mosca e Pechino sospettano che queste campagna di demonizzazione a suon di caschi bianchi, bugie e sciocchezze sia funzionale alla preparazione da parte degli Usa di un primo colpo e dunque sono in allerta pronti a vaporizzare tutto il possibile prima che gli Usa tentino di fare la mossa per primi.

Del resto cosa altro possano aspettarsi quando sono stati installati siti missilistici a ridosso della Russia con il risibile pretesto, accettato da quegli abietti burattini europei, di difendersi  da eventuali missili iraniani? Eppure, nonostante l’ evidenza e la grossolanità della tesi c’è chi ci crede soffocando eroicamente ogni spirito critico. C’è un solo modo per fermare questa deriva folle prodotta in fin dei conti dall’antropologia neoliberista: la ribellione di tutto l’occidente europeo contro la paranoia delle elites americane mettendo in crisi la Nato e la partecipazione ad un eventuale conflitto globale. Solo così ci sarebbe speranza di fermare l’inevitabile escalation verso la guerra, offrendo il pretesto a Washington per fare qualche passo indietro senza perdere la faccia, ma soprattutto sottraendo il continente al ruolo designato di territorio sacrificale, liberando qualche migliaio di testate nucleari per regalarle a qualche obiettivo in Usa.

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11 responses to “Fermiamo i super bombaroli

  • jorge

    Ad integrazione e più chiarezza di un passaggio forse poco chiaro:

    Lo scopo di tali rapporti di proprieta è il profitto, se questo non c’e chiudono anche le migliori produzioni (che spreco, piu dei politici che rubano), Ma una economia socializzata produrrebbe per i valori d’uso, e la produttività potrebbe crescere più di oggi perche come processo sociale non intralcerebbe i non più necessari profitti (oggi la produttività cresce con investimenti così grandi che non sono recuperabili come di profitto nei tempi del ciclo) .

    Keynes, i profitti li voleva salvare, cosa impossibile oltre un certo limite storico, è quà che fallisce il keynesismo, i mancati profitti significarono una tassazione possibile insufficiente ad uscire dal deficit spending. Io parlo di uscire dalla logica del valore di scambio quindi del profitto

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  • jorge

    @Anonimo Io ho parlato di una almeno parziale pianificazione della economia e tra gruppi omogenei di paesi, e questo non è il keynesismo o lo stato regolatore.

    Oggi i trust economici sono talmente centralizzati (a causa degli assetti proprietari o perchè sub-fornitori senza autonomia), che già la libera iniziativa in senso classico non esiste più,

    Oggi una possibile pianificazione avverrebbe su un conglomerato economico che è già unitario, solo i rapporti privatistici di proprietà e la relativa concorrenza provocano le disfunzioni e crisi che esperiamo
    Per non dire che le tecnologie informatiche consentono una allocazione in tempo reale delle risorse, in relazione ai bisogni delle popolazioni

    anche questo e qualcosa che già avviene ed avverrà sempre di più con la rivoluzione industriale 4.0. Ad es.oggi quando si acquista una automobile, uno la ordina come gli pare ed il distributore interagisce con le linee produttive in tempo reale, apportando sul modello standard le modifiche e le caratteristiche chieste dal cliente . . Le potenzialità di queste tecnologie sono immense , limitate solo, come già detto, dai rapporti privati e concorrenziali di proprietà

    Lo scopo di tali rapporti di proprieta è il profitto, se questo non c’e chiudono anche le migliori produzioni (che spreco, piu dei politici che rubano), Ma una economia socializzata produrrebbe per i valori d’uso, e la produttività potrebbe crescere più di oggi perche come processo sociale non intralcerebbei profitti (oggi la produttività cresce con investimenti cos’ grandi che non sono recuperabili come di profitto nei tempi del ciclo) .

    Keynes, i profitti li voleva salvare, cosa impossibile oltre un certo limite storico, è quà che fallisce il keynesismo, i mancati profitti significarono una tassazione possibile insufficiente ad uscire dal deficit spending. Io parlo di uscire dalla logica del valore di scambio quindi del profitto

    Quanto sto dicendo non è astrattezza, anzi parte dal “movimento reale” che indubbiamente va verso una sempre maggiore socializzazione dei processi produttivi ( appunto centralizzazione o concentrazione, che avviene anche per la interconnessione della finanza con la produzione).

    Andare verso il comunismo, significa anche ( altro e fondamentale e ora esulerebbe) sottomettere queste dinamiche oggettive a controllo sociale, se esse restano avviluppate nei rapporti di proprietà privatistici e concorrenziali percorriamo la strada della autodistruzione della umanità (mi sa che l’esito sarà proprio questo)

    Soprattutto perchè una prospettiva emancipativa del genere deve essere realizzata dalle masse stesse riducendo infine la politica ad amministrazione e non a complotti, ciò che oggi proprio è lontano

    P S, la crisi del capitalismo di stato della fu unione sovietica, dipese proprio dalla impossibilità di una corretta allocazione delle risorse

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    • jorge

      Ad integrazione e più chiarezza di un passaggio forse poco chiaro:

      Lo scopo di tali rapporti di proprieta è il profitto, se questo non c’e chiudono anche le migliori produzioni (che spreco, piu dei politici che rubano), Ma una economia socializzata produrrebbe per i valori d’uso, e la produttività potrebbe crescere più di oggi perche come processo sociale non intralcerebbe i non più necessari profitti (oggi la produttività cresce con investimenti cos’ grandi che non sono recuperabili come di profitto nei tempi del ciclo) .

      Keynes, i profitti li voleva salvare, cosa impossibile oltre un certo limite storico, è quà che fallisce il keynesismo, i mancati profitti significarono una tassazione possibile insufficiente ad uscire dal deficit spending. Io parlo di uscire dalla logica del valore di scambio quindi del profitto

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  • jorge

    Scrive Anonimo ( quello storico) È vero , ciò non toglie che esista una differenza, a favore delle classi subalterne , seppur live fra teorie keynesiane e teorie pseudo-liberiste

    tra le teorie, ci sarà pure.. Io però, credo che le teorie vadano giudicate in base ai relativi riscontri empirici. Pure il neolibesismo dice che la concorrenza favorisce il benessere collettivo, ma ciò e smentito dai fatti, e solo dopo , da analisi teoriche non ideologiche

    Insomma, le politiche keynesiane hanno dato effettivamente un certo benessere per diversi lustri nel dopoguerra, ma esse corrispondevano ad una fase storica ben precisa, che ad un certo punto si è esaurita

    Questo esaurimento si è visto con la stagflazione, con i deficit pubblici insostenibili , disoccupazione a fine anni settanta dappertutto più alta di oggi. Insomma, con delle convulsioni da cui non si riusciva ad uscire, la via di uscita è stata il neoliberismo ( in pratica globalizzazione e finanziarizzazione).

    Si poteva uscire da quella situazione di crisi procedendo ulteriormente verso la socializzazione della economia ( non il comunismo), ma l’opportunismo dei partiti di sinistra, la introduzione dei robot che distrusse la resistenza operaia, ed altro ancora, favorirono la via di uscita neoliberista
    —————————————-
    Un po come adesso, si può uscire dalla gabbia UE-Euro favorendo la parte piu arretrata del capitale, la quale si lamenta del credito troppo oneroso (i capitali forti oggi sono contenti e non si lamentano, il credito difficile non li mette in difficoltà ma anzi consente loro di inglobare i capitali deboli che non reggono)
    Il tipo di uscita gradito ai capitali deboli (ritorno al passato, deficit spending anche keynesiano, economie semichiuse, credito facile perchè la banca di stato non è indipendente dalla politica) significherebbe che la gente normale viene schiacciata ancora di più per consentire la sopravvivenza dei capitali deboli ed arretrati rispetto alla stagflazione ed i fenomeni connessi ed inevitabilmente risorgenti (attenzione alla retorica dell’Italia che ha la sua forza nelle piccole imprese)

    E si può uscire dalla gabbia UE-Euro Con delle misure di socializzazione dell’economia (Brancaccio parla di controllo dei capitali ma si può ipotizzare anche una certa programmazione della economia e per gruppi di nazioni)). Questa seconda via di uscita andrebbe nella direzione di migliorare, almeno per una lunga fase, le condizioni di vita ed i redditi

    Chi vorrebbe semplicemente tornare agli anni 50 e 60, per un interesse diretto, o a volte inconsapevolmente, in pratica perora una via di uscita della crisi funzionale ai capitali arretrati e che sarebbe pagata dalla gente normale con ulteriori peggioramenti (non c’è limite al peggio)

    Credo che Anonimo (storico) abbia il merito di avere introdotto (con i link su Brancaccio), il tema del COME USCIRE dalla gabbia Ue-Euro, mentre prima di ciò su questo blog si parlava SOLO DI USCIRE da tale prigionia sottintendendo un ritorno al passato ovvero la via di uscita reazionaria

    I gia citati fatti, denotanti l’esaurimento della possibilità keynesiana, sono comunque empirici ed epidermici, in profondità il keynesismo si e esaurito perche gli aumenti di produttività restringono il lavoro vivo necessario per una stessa quantità di merci. Di conseguenza, meno operai cui rubare tempo di lavoro non pagato (tutti gli altri margini si elidono nella concorrenza) significa meno profitto, ed impossibilità a remunerare gli impianti prima di doverli nuovamente sostituire ovvero crollo dei profitti

    Ma senza profitti per le imprese, lo stato non può più tassare le imprese, ed ecco che i deficit spending keynesiani diventano a loro volta non recuperabili . Che dai deficit pubblici non si rientrasse, da cui la stagflazione, è un fatto innegabile, mentre per Keynes la crescita dei profitti innescata dal deficit spending avrebbe consentito un livello di tassazione tale da consentire tale rientro

    Il keynesismo quindi, è stato valido sì, ma fino a quando non è stato invalidato dai costanti incrementi di produttività, ecco perche non può essere riproposto. A meno che, non si voglia fare come lo struzzo, e con la testa sotto la sabbia, non vedere non già la teoria marxiana del valore, ma i dati empirici dei deficit pubblici irrecuperabili, della stagflazione, della disoccupazione, che a fine anni 70 misero la parola fine al keynesismo

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    • Anonimo

      uno dei punti fermi delle teorie keynesiane è il raggiungimento della piena occupazione, la quale va ad incrementare la domanda aggregata… in parte, per alcuni anni , una 30 ca. ,le teorie keynesiane hanno avuto successo nella realtà … ecco si potrebbe, senza copiare papale papal, inspirarsi a dette teorie keynesiane , con dovute distinzioni date dalla contingenza/struttura economica di questi anni.

      Brancaccio e simili, sicuramente hanno più punti in comune con i teorici keynesiani che con altri… non fosse altro, ripeto , PERCHE LE TEORIE KEYNESIANE HANNO COME PUNTO FERMO IL RAGGIUNGIMENTO DELLA PIENA OCCUPAZIONE/ MASSIMO CONSUMO-DOMANDA AGGREGATA.

      Anche un economia in parte pianificata ( mista come negli anni 50-70, con le dovute distinzioni-attualizzazioni…), come quella a cui allude lei Jorge, può andar bene, d’altronde lo Stato regolatore dell’economia, negli ultimi 10 anni , o era uno Stato comunista, o uno stato regolatore dell’economia come teorizzava in buona parte Keynes, e chi a lui si è inspirato.

      Già dei ,limiti alla circolazione die capitali come accenna Brancaccio, sono limiti imposti dallo Stato regolatore dell’economia, siamo in buona parte nelle teorie economiche keynesiane !
      Che poi lo Stato italiano in particolare le abbia implementate malamente e che le teorie stesse avessero in se dei piccoli difetti, beh, le si può correggere attualizzare…

      Massimizzare l’occupazione per massimizzare la domanda, l’offerta e gli investimenti, questo è lo schema di fondo delle teorie keynesiane, che per essere implementante richiedono l’intervento DELLO STATO, ANCHE COME REDISTRIBUTORE DELLA RICCHEZZA ( casse integrazioni, redditi di cittadinanza, servizio pubblico con il massimo dell’universalità dei servizi…ecc.), che mi sembra Lei chiami socializzazione dell’economia.

      Lei quando ipotizza vaghe soluzioni ai problemi economici attuali fa continuo riferimento volente o nolente a teorie economiche di matrice keynesiana e a volte marxista.

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      • Anonimo

        mi correggo:

        “… d’altronde lo Stato regolatore dell’economia, o era uno Stato comunista, o uno stato regolatore dell’economia come teorizzava in buona parte Keynes, e chi a lui si è inspirato.”

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  • jorge

    Eppure, quando tutti erano quantomeno perplessi per l’elezione di Trump, il Simplicissimus non stava in se per la gioia e spiegava che era stato inferto un colpo all’ “establishment”. Vengono alla mente le parole di Giachetti a Speranza…

    Verissimo, anzi di più, quando fu eletto Trump, ed anche prima, il Simplicissimus diceva che era iniziata la inversione di rotta rispetto al neoliberismo finanziario, ed in qualche misura, Trump virava finalmente verso il capitalismo produttivo e per questo veniva votato dalla cintura degli stati industriali

    Poiché Trump per prima cosa cominciò a porre o a progettare dazi commerciali che colpivano anche l’Europa e l’Italia, già allora ebbi modo di ironizzare su questa storia del capitalismo produttivo eletto a fonte di ogni virtù. Il capitalismo produttivo, almeno in parte perorato da Trump, si rivelava immediatamente come fonte di guerre commerciali, che oltre a significare la perdita di posti di lavoro (anche in Italia), in genere sono il preludio delle guerre militari vere e proprie.

    Tanto che la finanziarizzazione, potrebbe avere il merito postumo di avere allargato i mercati col credito facile, evitando per alcuni anni la tendenza alla guerra tipica del capitalismo produttivo. La Prima guerra mondiale ad es, scoppio proprio perché le nazioni a capitalismo produttivo entrarono in conflitto mortale per i mercati dii sbocco

    Ovviamente, già da decenni i trust produttivi multinazionali partecipano le grandi banche, e queste partecipano quei trusts stessi, per cui la distinzione tra capitalismo produttivo e quello finanziario è del tutto irreale. Il capitalismo è uno solo, certo con delle divisioni funzionali, ma l’assetto che oggi ha raggiunto come risultato del suo lungo divenire storico, e necessitato inoltre dalla concorrenza, è un assetto organico del quale non è possibile prendere ciò che ci aggrada e buttar via ciò che non ci piace quasi stessimo giocando con la plastilina o le costruzioni lego (il capitalismo va superato in blocco)

    Tra l’altro, Emiliano Brancaccio, che uno degli Anonimi spesso richiama, è proprio uno studioso della concentrazione come dinamica necessaria del capitalismo, un processo che già da tanto ha unificato produzione e finanza, Sempre Brancaccio, in diversi convegni o rilasciando interviste per il giornale online Contropiano, si è pronunziato a favore della idea della caduta tendenziale del saggio di profitto come causa della crisi attuale, richiamando però gli studi di Gérard Duménil e Dominique Lévy, che sono invece quelli meno utili e validi. Brancaccio però, quando viene intervistato alla rai, evita di citare questi suoi riferimenti eterodossi, un po’ di opportunismo non guasta mai…

    Riferendosi alla tendenza alla guerra che oggi gli Usa così fortemente manifestano, il Simplicissimus scrive :

    un solo modo per fermare questa deriva folle prodotta in fin dei conti dall’antropologia neoliberista…..

    Ma come, Trump che rappresentava l’inversione di rotta verso il capitalismo produttivo, e che è comunque il presidente Usa che sta andando verso la guerra, viene del tutto estromesso, quasi non esistesse e non contasse niente…. l’ attuale avanzare verso la guerra per il Simplicissimus è cosa dovuta alla “antropologia neoliberista”. Più produzione di ideologia che così….

    Neanche provare ad argomentare qualcosa per evitare di apparire in palese contraddizione… La verità e che Trump, il francese del post precedente, sono la copertura a sinistra, o la copertura populista, di quella congerie unica che è il capitalismo…..

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    • Anonimo

      “La verità e che Trump, il francese del post precedente, sono la copertura a sinistra, o la copertura populista, di quella congerie unica che è il capitalismo… ”

      È vero , ciò non toglie che esista una differenza, a favore delle classi subalterne , seppur live fra teorie keynesiane e teorie pseudo-liberiste … che poi, i massimo, per le classi subalterne sia l’utopia comunista, dire che è quasi indiscutibile… com’era? … dare a ciascuno secondo i propri bisogni, se non erro …

      anch’io penso che ci sia poca differenza fra capitalismo produttivo e capitalismo finanziario, slavo il fatto che il secondo unito alle teorie neo-liberiste ha prodotto più disoccupazione delle teorie keynesiane, le quali di per se stesse PUNTANO ALLA PIENA OCCUPAZIONE.

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  • Anonimo

    Eppure, quando tutti erano quantomeno perplessi per l’elezione di Trump, il Simplicissimus non stava in se per la gioia e spiegava che era stato inferto un colpo all’ “establishment”. Vengono alla mente le parole di Giachetti a Speranza…

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