Trump spiegato da un killer

giphyOgni tanto occorre  fare qualche discorso serio invece di seguire le ben pagate gallinelle che grazie alle loro fedeltà politiche fanno a nostre spese la bella vita in Usa con il solo obbligo di guardare ogni tanto la Cnn e riferirlo male e sommariamente. Perché tutte le volte che si sottolinea una qualche gaffe di Trump, tutte le volte che si accenna alla sua impreparazione o che si punta il dito sulla sua imprevedibilità e sulla sua xenofobia, insomma ogni volta che si soddisfano i tic di certe sub culture personali o molto più spesso quando si commenta per conto terzi, si fa pessima informazione. Infatti più Trump appare inadeguato, più lo si ritiene fuori posto per la presidenza, più aumenta il peso politico ed etico della domanda non fatta: come mai un tipo simile ha vinto le primarie e rischia di andare alla Casa Bianca?

La risposta ovviamente è complessa, ma riguarda comunque da vicino le conseguenze degli assetti di potere attuali e naturalmente non può essere data dentro il recinto del pensiero unico, delle sue frasi fatte, dei suoi pensieri imbalsamati. Così se ne fa una questione di umore e di atmosfera  come se tutto questo fosse dato di per sé e non avesse ragioni che la narrazione  ufficiale è costretta a nascondere. In nostro aiuto viene però un noto magazine americano di linea critica, “Yes” che ha intervistato  John Perkins autore di un best seller “Confessioni di un sicario dell’economia” che fece scalpore una dozzina di anni fa e che in questi giorni è di nuovo in libreria con molte aggiunte e aggiornamenti (il testo originale è qui). Ma chi è Perkins? E’ un economista per molti anni rimasto  in forza alla Nsa (uno dei servizi di intelligence  made in Usa che dovrebbe occuparsi di codici e decrittazioni) e di altre agenzie private con un compito peculiare: quello di convincere i capi di Stato del cosiddetto terzo mondo ad adottare politiche economiche tali da impoverire il loro Paese e minare le istituzioni democratiche. Queste politiche hanno contribuito ad arricchire piccoli gruppi di élite locali che poi favorivano le multinazionali con sede negli Usa. Se poi la pressione economica e le minacce non erano sufficienti, venivano fatti intervenire gli sciacalli per rovesciare o assassinare i capi di Stato non conformi. A cominciare dal Cile per finire (si fa per dire) all’Ucraina.

Inutile dire che il libro di Perkins è stato oggetto di controversie e di contestazioni, anche se nessuno è riuscito a provare la falsità delle sue  affermazioni, tanto che oggi può ristampare integralmente il volume aggiungendovi nuovi scenari che di per sé non hanno nulla a che fare con la battaglia presidenziale, ma che aiutano a capire la fenomenologia dell’ascesa di Trump. Infatti stimolato dall’intervistatrice l’ex suggeritore di economie suicide dice  che “le cose stanno molto peggio rispetto a 12 fa, quando le Confessioni furono scritte. Allora queste pratiche erano limitate a ciò che  abbiamo chiamato il terzo mondo o ai Paesi in via di sviluppo, adesso invece esse sono state estese dovunque. Il cancro dell’imperialismo delle corporation si è metastatizzato in quello che chiamerei  un’economia di morte globale. Si tratta di una economia che si basa sulla distruzione delle risorse da cui dipende e sul potere militare. E ‘diventato completamente globale, ed è un fallimento”.

Ed è qui che si situa il nodo. L’intervistatrice chiede come mai si è passati dall’essere beneficiari di questo killeraggio dell’economia altrui ad esserne vittime. E Perkins risponde: “In passatosi agiva allo scopo di rendere l’America più ricca e far star meglio le persone qui, ma come tutto questo si è ampliato negli Stati Uniti e in Europa, quello che abbiamo visto è una crescita enorme dei molto ricchi a spese di tutti gli altri. Su base globale, ora sappiamo che 62 individui hanno il maggior numero di beni come la metà della popolazione mondiale. Le grandi imprese hanno davvero preso il sopravvento, il governo è congelato e hanno compreso che la nuova risorsa sono gli Stati Uniti e l’Europa. Le cose terribili che sono successe in Grecia, Islanda e Irlanda adesso accadono negli Usa: così viviamo in una condizione nella quale c’è una crescita economica statistica e allo stesso tempo un aumento della disoccupazione e del pignoramento delle case.

Quando ero un sicario economico ciò che facevamo era di concedere enormi prestiti nelle aeree in via di sviluppo, ma i soldi in realtà andavano alle nostre aziende per costruire infrastrutture. Poi quando i Paesi scoprivano di non poter pagare i loro debiti  abbiamo insistito perché privatizzassero i loro sistemi di idrici, fognari, elettrici… Ora stiamo vedendo che la stessa cosa accade negli Stati Uniti. Flint nel Michigan, è un ottimo esempio di questo (la città in cui gli abitanti sono stati avvelenati dall’acqua grazie all’ avidità del complesso politico affaristico  ndr)”.

Insomma secondo Perkins il governo reale è delle multinazionali che stanno devastando non solo Medio Oriente e America Latina o l’area del Pacifico tramite il Tpp, un analogo del trattato transatlantico, ma le stesse “case madri” ed è ovvio che chi si presenta come la Clinton, quale portavoce vessillifero di questo stato di cose non può che lasciare spazio a qualunque altra suggestione. Di certo Trump non è un rimedio, a vederlo nella prospettiva dell’altra sponda dell’atlantico, ma la sua presenza non è che un segno degli umori che si addensano sullo status quo delle oligarchie di comando di cui fa parte, sia pure come dilettante, e sotto sotto proprio la sua inesperienza e la sua goffaggine possono suscitare in sublimine l’idea che possa essere meno efficiente nella rapina o quanto meno riportarla in gran parte all’esterno. Chi lo sa, ma il balletto Trump – Clinton posto come immagine simbolo in apertura, testimonia visivamente della situazione in cui siamo.

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