Il nuovismo dei dinosauri

dinosauri-7Con tutto quello che succede nel mondo, con tutto ciò che succede in Italia, può sembrare strano che ci si possa interessare dell’estinzione dei dinosauri, un tema sul quale campano milioni di persone tra produttori di gadget, magliette, giocattoli, documentari, film, animazioni, libri, fiabe e quant’altro. La cosa è interessante perché in realtà non c’è stata alcuna estinzione dei dinosauri che si sono evoluti e ora chiamiamo uccelli. E’ vero, l’affermazione di diverse condizioni climatiche, il mitico meteorite assassino o altre condizioni ipotizzate hanno favorito la scomparsa delle specie più grandi, i colossali erbivori come l’apatosauro o i carnivori come il tirannosauro, ma si trattava comunque di poche migliaia di esemplari su tutto il pianeta, di un sentiero interrotto e separato rispetto a quello evolutivo principale, mentre il grosso, vale a dire i dinosauri di taglia piccola o media,  erano già interamente coperti di piume, avevano un metabolismo accelerato e molti di essi si preparavano inconsapevolmente a volare. Sarebbe come dire che la scomparsa  della megafauna del Pleistocene con i mammut, i megateri, i gliptonti e la versione in grande di specie tuttora esistenti, abbia significato l’estinzione dei mammiferi.

Tuttavia l’estinzione esercita un fascino molto maggiore rispetto all’evoluzione, non solo per il dramma che vi è insito e la facilità di sceneggiatura, per gli archetipi che stimola, ma anche perché è molto più semplice, per non dire semplicistica: arriva il meteorite e gli orrendi, ma seducenti mostri scompaiono, lasciando spazio ai mammiferi. E’ un film che non si occupa della funzione isolante delle piume, dello sviluppo delle  ali come sistema di termoregolazione per non parlare dei meccanismi genetici e biochimici: vogliamo facili emozioni, non conoscenza, amiamo il grossolano e non la complessità. Abituati da decenni da media di massa che fuggono come la peste e il demonio ogni ragionamento appena più complesso di “telefono casa”, la noia scatta non appena compare qualcosa di davvero interessante o cessa lo stimolo a comprare qualcosa che ci rende più belli, più sani, più odorosi o testimonia dello status sociale. Come nella corsa della regina rossa viviamo in un mondo frenetico, ma che non si sposta di un centimetro, dove il nuovo può essere per sua natura ontologica, solo futile.

Tutto questo naturalmente si riflette anche nella politica e basta fare attenzione al penoso livello del dibattito sulla cosiddetta riforma costituzionale che si riduce a termini rudimentali: in particolare i fautori del Sì, a corto di argomenti di una qualche plausibilità, impossibilitati a spiegare a cosa serva davvero questo scasso costituzionale oltre la bugia di rito, ne fanno come ultima spiaggia, una questione tra conservazione  e nuovismo.  Il vecchio è necessariamente il male, il nuovo è bene. Certo se andaste in un nuovo monolocale abbandonando la vecchia villa sui colli, l’argomento potrebbe apparire nella sua luce reale, ovvero una solenne e stupida cazzata. Ma anche in termini più politici  è del tutto privo di senso perché in realtà il nuovismo a prescindere è la forma più appariscente e più grossolana di conservazione visto che storicamente sposta il fulcro del discorso dalla sostanza dell’evoluzione sociale, alla forma, a variazioni sul tema che simulano soltanto il movimento. E’ come cambiare auto, vestiti, telefonini: si tratta di seduzioni, non di progresso, anzi in qualche modo costituiscono un regresso perché questi appagamenti immediati  ed episodici servono non solo a colossali profitti di pochi che certo non vogliono che venga strappata loro la gallina dalle uova d’oro, ma costituiscono  una specie di psicofarmaco contro la deprivazione di prospettive e di speranze. Da sempre il nuovismo è sempre stato il contrario del nuovo, il surrogato con il quale contenere le mutazioni e e le evoluzioni che esso porta. Un trucco dello status quo.

Quindi non stupisce che si pretenda di fare una politica reazionaria armati di queste seduzioni da circo e da spot, ancorché esse siano diventati l’arma traditrice di parecchi chierici in cerca di posti e prebende. Nuova auto, nuova casa, nuovo telefonino: in un certo senso il loro mondo è omogeneo alle loro non idee. Però si tratta di tirannosauri con le piume perché il meteorite è già in viaggio, di fossili viventi insieme del liberismo e del mondo politicante che cercano la conservazione e l’autoritarismo fingendo il cambiamento con qualche pezza a colore. Il meglio che potranno dire di sé  è che avevano teste di uccello.

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2 responses to “Il nuovismo dei dinosauri

  • Anonimo

    ” ne fanno come ultima spiaggia, una questione tra conservazione e nuovismo. ”

    Con il si al referendum, si tornerà ad una società oligachica, ad una politica censitaria tipo quella vigente con lo statuto albertino… non più uno Stato di Democrazia Pluralista… ma il ritorno all’ottocentesco e classista stato liberale, magari all’ammerregana… che li la società fra una sparatoria della polizia contro i “negri” probabilmente disarmati, ed un altra si viaggia a gonfie vele verso le magnifiche sorti e progressive del turbo capitalismo di rapina.

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