Annunci

Egitto: vogliamo la verità, purché non sia vera

imageDavvero questo Paese non riesce ad uscire dalla palude nella quale sta lentamente, ma inesorabilmente annegando: tenta di raggiungere una qualche riva agitandosi febbrilmente, ma senza risultato avendo perso ogni bussola morale e civile, vivendo emotivamente alla giornata e correndo in tal modo il rischio di fare il gioco degli altri e di rimanere col cerino in mano. Lo dimostra l’indignazione suscitata contro l’Egitto  dal caso Regeni e l’insolita, sospetta e pressoché inedita  inflessibilità italiana nei confronti del governo di Al Sisi, presunto mandante del massacro dello studente. Una cosa ben strana se si pensa che casi analoghi, anzi spesso peggiori si sono verificati da noi senza che nessuno abbia davvero pagato o abbia chiesto scusa nemmeno per gli insulti degli assassini e dei torturatori verso i parenti delle vittime. I casi di Cucchi, di Aldrovandi e della Diaz per citare solo i più famosi non ci consentono di fare i maestri di umanità, democrazia e tanto meno di buona coscienza con nessuno. Anzi forse avremmo qualcosa da imparare dall’Egitto, persino da quello di Al Sisi che per quanto se ne sappia non intende mettere a capo della sua maggiore azienda di stato l’organizzatore delle torture a Regeni, come invece è accaduto da noi con la chiamata alla presidenza di Finmeccanica Giovanni De Gennaro, responsabile ultimo dei fatti della Diaz, assolto, condannato e riassolto in una vicenda giudiziaria tra le più opache della storia della Repubblica, visto che la sentenza definitiva è incongruente con altre condanne.

Non voglio nemmeno soffermarmi sulla sottocultura emotiva che mette sullo stesso piano Regeni torturato e ucciso e i marò che hanno futilmente ucciso due pescatori indiani totalmente al fuori delle prassi e dei protocolli di azione internazionalmente adottati nei confronti della pirateria , né voglio  sottolineare la disonestà intellettuale con la quale Regeni stesso viene considerato un semplice dottorando dell’università di Cambridge, mettendo da parte la sua storia personale, la sua militanza in servizi di intelligence  e anche la totale improbabilità per non dire assurdità di un incarico accademico volto a raccontare qualcosa dei sindacati clandestini egiziani. Queste cose le fanno i servizi, sia pure quelli ad alto livello che spesso agiscono ad insaputa dei loro inconsapevoli “agenti”, non gli studenti. E in questo senso non so se sia meglio Cambridge o il Cairo dove il ragazzo italiano è stato esposto sia agli sgherri di Al Sisi, sia alle reazioni della Fratellanza islamica. Insomma la palude sembra rendere del tutto impossibile ritrovare la bussola e il senso di realtà, anche quando esso è pesante come un macigno e ci dice molto, forse troppo su ciò che siamo diventati.

Invece di rompere le relazioni diplomatiche con l’Egitto dovremmo romperle con noi stessi e anche con la nostra stessa ingenuità: a quanto possiamo scommettere sul fatto che la vicenda Regeni sembra fatta apposta proprio per mandarci fuori a calci in culo dall’Egitto e ridurre l’Egitto stesso a un magma? Facciamo un po’ i  bookmaker: il cadavere di Regeni è stato  trovato il 3 febbraio, vale a dire proprio il giorno in cui una folta delegazione di industriali italiani guidata dal ministro Guidi era al Cairo per dare un colpo d’ala alle relazioni economiche tra l’Italia e il Paese nord africano,  così salta la cena di rappresentanza e i colloqui si svolgono in un’atmosfera lugubre e imbarazzata. E non basta perché proprio in quelle ore  al Cairo c’era pure il generale Alberto Manenti, direttore dell’Agenzia per la sicurezza esterna (Aise), impegnato in un faccia a faccia con i vertici dei servizi segreti egiziani. Inoltre pochi giorni dopo c’è stato l’incontro a Washington del ministro degli esteri egiziano Sameh Shoukry in cui si doveva discutere anche di questa vicenda, ma di cui non si è saputo più nulla, né si osa chiedere al grande buana. Per finire proprio ieri, giornata della rottura dei rapporti diplomatici, British Petroleum ha stipulato un accordo da 1 miliardo di dollari con l’Egitto (più tre già sborsati )per lo sviluppo del giacimento di gas Atoll (dismettendo in via definitiva quelli dei rigassificatori in Italia di British gas). Fossi davvero un bookmaker lo darei a 0,75 ad uno.

Ecco cosa ci accade quando ci lasciamo trascinare come banderuole dai tam tam mediatici e si perde ogni bussola civile, quando si accusano gli altri di barbarie, rimuovendo totalmente la nostra noncuranza civile. Avendo perduto ogni etica e ogni realtà, perdiamo anche gli affari e ci prestiamo ad essere massacrati dagli amici, forse gli stessi che hanno mandato al macello Regeni  per ottenere lo scopo di minare i rapporti bilaterali e isolare l’Egitto nell’ambito della vicenda libica nella quale è fautore di una soluzione inter araba, muovendo anche i sospetti “oppositori” di rito occidentale  come Omar Afifi, l’ex generale dissidente egiziano indicato come autore delle mail anonime inviate a Repubblica. Del resto non sarebbe la prima volta che il nostro Paese si trova a dover affrontare il tentativo di sloggiarci economicamente dal nord Africa come accadde costantemente dal ’51 al ’56 con una vicenda che ebbe come protagonisti principali Enrico Mattei e Randolfo Pacciardi. Ma sì, lasciamo che la fantasmessa Mogherini si materializzi brevemente per proporre sanzioni Ue, viatico necessario per interessare anche l’Onu. Dopotutto vogliamo la verità già scritta sulla sabbia perché quella vera ci schianterebbe.

Annunci

Informazioni su ilsimplicissimus

Chi ha un perché per vivere, può sopportare tutti i come. Vedi tutti gli articoli di ilsimplicissimus

6 responses to “Egitto: vogliamo la verità, purché non sia vera

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: