Annunci

Putin, il nostro agente a Panama

PutinLa logica non è altro che la ragione del più forte, almeno così parrebbe assistendo alle incredibili giravolte intorno ai Panama Papers, sulla cui opacissima scoperta e diffusione ho già dedicato un post (vedi qui), un balletto sgraziato e ormai imbarazzante per chi è costretto a fare il burattino in scena. Succede che lo scandalo diretto come un siluro contro i nemici dell’impero ha finito più per colpire gli amici che il vero obiettivo: Putin che doveva essere messo in imbarazzo, magari per preparare nell’ombra un cambiamento di umore in Russia, non compare nei milioni file rubati o forse comprati a una grossa agenzia panamense di affari off shore. Ed è un bel guaio perché la presenza del leader russo negli elenchi era stata già venduta per certa da tutti i media occidentali uniti in coro.

Bisognava metterci una pezza e se ne è incaricato un analista della Brooking Institution, un centro di studi politici ed economici finanziato dallo stesso milieu che alimenta le casse dei vari consorzi giornalistici (tutti con sede a Washington, anche se inalberano l’aggettivo internazionale) che sono all’origine dello scoop. Il ricercatore, tale Clifford Gary ( qui il suo pezzo ripreso poi dalla maggiore stampa americana ) parte dall’ammissione che giornali e televisioni occidentali hanno preso un granchio con Putin e che questo starebbe avendo addirittura un “impatto negativo sulla stabilità occidentale “. Tradotto: abbiamo fatto incazzare un sacco di amici colti con le mani nel vaso della marmellata e non abbiamo colpito il nemico. Bene, ma come rimediare? Con un’operazione della più grossolana bilogica:  se la trappola non ha funzionato vuol dire che che essa in realtà è stata predisposta dallo stesso Putin per fare una figuraccia all’occidente.

Una tesi grottesca e anche sontuosamente cretina perché dà per scontato che in questa batracomiomachia delle opposte trappole, tutto l’edificio giornalistico da cui sarebbe nato lo scoop in realtà non sia che un fragile trompe l’oeil per operazioni di questo tipo, che la famosa libera stampa sia nel migliore dei casi facilmente abbindolabile dai servizi e scriva spesso sotto dettatura di qualcuno. Se si voleva strappare il mitico sipario della libera informazione, bè questo Gary c’è andato col lanciafiamme. Le infinite notizie date dai servizi e presentate come certe, veritiere e controllate quale credibilità avranno? E che figura ci fa l’amministazione dell’impero che spende e spande soldi per tenere in piedi presunti consorzi giornalistici che poi cadono così facilmente nelle trappole degli avversari? Insomma il tentativo di rimediare a un’operazione andata in acido perché fin dal principio condotta in maniera superficiale e dilettantesca, rischia di essere peggiore del male  cui si vuole rimediare almeno dal punto di vista della ragione e dell’onestà intellettuale.

Due cose, anzi due lacciuoli di cui l’occidente si è completamente liberato da tempo per cui la nuova grottesca tesi finirà certamente per attecchire, specie fra i tanti detentori di conti off shore ( e di giornali, tv, siti web) che troveranno quanto mai opportuno il passaggio da evasori ladri a quello di “martiri di Putin”. Per non parlare dei media che potranno lavare la loro cattiva coscienza nell’acqua della Moscova. Mi chiedo per quanto tempo ancora sopporteremo di essere sommersi da questa robaccia.

Annunci

Informazioni su ilsimplicissimus

Chi ha un perché per vivere, può sopportare tutti i come. Vedi tutti gli articoli di ilsimplicissimus

One response to “Putin, il nostro agente a Panama

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: