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Spot e moschetto, renziano perfetto

timAnna Lombroso per il Simplicissimus

Sono passati alcuni mesi che hanno aiutato a far cadere un pudico silenzio sulle voragini nel bilancio dell’Expo. Altrettanto pudibonda è la rimozione delle piccole e innocenti leggerezze del Commissario-candidato. Nessun giornale poi si occupa più delle noiosissime destinazioni odierne e future dei terreni occupati e delle infrastrutture, per lo più di cartapesta come si addice a un modestissimo Luna Park di paese, del grande Ballo Excelsior. E un oblio misericordioso si è steso come un coltre complice sulla cosiddetta Carta di Milano, lo strumento ideologico più elevato della propaganda  renziana e dunque ancora più infame delle rivendicazioni del contributo dato dal Grande Evento all’occupazione giovanile, ancora più ridicolo della riconquista di autorevolezza dell’Italia nel contesto internazionale grazie alla fiera delle vanità gastronomiche, ancora più menzognera di aver costretto fame e sete, umiliazione e povertà, sfruttamento e speculazione dentro gli stand intitolati a stati e aziende, a pari merito, di una esposizione di cibo, di una ostentazione di opulenza, di una mostra di lusso effimero, di un culto pagano della dissipazione e dello spreco, sicché   “Nutrire il pianeta. Energia per la vita” ha segnato la data di scadenza di prodotti considerati arcaici: equità, ambiente, ecologia, sostenibilità, coesione sociale, solidarietà.

Si, perché quel documento consegnato nella mani di Ban Ki Moon è la scatola etica e retorica nella quale sono stati infilati tutti gli scandalosi capisaldi sui quali si reggono ideologia e azione di governo: lavoro retrocesso a precarietà – in questo caso, “involontario” volontariato, istruzione e cultura degradati a attrezzature elementari per promuovere competitività ostile tra gregari, tutela e salvaguardia ambientale  sminuite a stereotipi buoni per una narrazione  declamatoria, ma osteggiate come limiti alla crescita, garanzie sospese in modo che non ostacolino il dispiegarsi della libera iniziativa, proprio come le leggi e le regole, comprese quelle  sugli appalti, in modo che costruttori, immobiliaristi, ma anche cioccolatai e norcini possano godere di trattamenti speciali. Mercato, globalizzazione, concorrenza, valorizzazione, consumi, in loro nome è stata officiata la liturgia, grazie a Pirelli e Coldiretti che “illuminavano” il rutilante Albero della Vita, a Nestlè, Kinder, Beretta, Coca Cola, Mc Donald’s, tra bancarelle e chioschi, erogatori di gelati e panini, schermi da consultare e dove guardarsi e proiettarsi nelle vesti di festosi pellegrini del giubileo pantofago, dove la buona educazione vietava di citare parole inappropriate, anzi davvero maleducate che avrebbero rovinato la festa: fame, beni comuni, land grabbing, acqua, deforestazione, cambiamento climatico, immigrazioni forzate, guerra.

Altro che persuasori occulti, altro che messaggi subliminali. Opinionisti, proprio come i pubblicitari, giornalisti “indipendenti”,  proprio come i comunicatori istituzionali, scopertamente e senza scrupoli ci  raccontano di imperativi morali che sarebbero all’origine delle “riforme” e dei provvedimenti del regime.  Sono i primi a non crederci, ma, come è ovvio, non hanno bisogno di essere convincenti  né con se stessi né con noi, tanto è stato ridotto l’immaginario dei cittadini alle ragioni del bisogno, tanto è stata ridotta la partecipazione a procedure notarili di conferma. Tanto è radicata l’accondiscendenza alla rinuncia della critica, della consapevolezza, dell’autodeterminazione e  della responsabilità e tanto è forte e legittimato l’istinto alla delega, all’ipocrita consegna ad autorità, siano tecniche, come nel caso di decisori, morali, come nel caso di quel sacerdozio improbabile di difensori di valori comuni e di un’etica di parte basati su destini naturali e immutabili o di imperativi confessionali.

In questi giorni Tim ci rassicura sulla bontà dell’astensione,  sulla pacifica e tranquilla permanenza nei lidi remoti dell’indifferenza, quella moderna, dinamica, che si esercita stando al mondo  coi tasti dell’i phone, colloquiando tramite sms, lasciando un’impronta grazie al selfie, presto – c’è da sospettare – votando virtualmente come per le canzonette di Sanremo. È il testimonial Pif, scelto “per la sua insaziabile curiosità” e per l’autorevolezza maturata spaziando “dalle lande sperdute di Groenlandia e Messico ai piaceri mondani di Las Vegas e Miami, dal patinato mondo della moda al ruvido Calcio Storico Fiorentino, passando per storie di mafia e antimafia e molte altre all’insegna dell’emotività”  a raccomandarci di approfittare delle formidabili offerte di Tim, perché l’azienda è così “fissata con il futuro” che ci propone e mette a disposizione  di tutto, canali televisivi e mondi virtuali, con tale dovizia e generosità che, cito, ci  sta  “dando la libertà di non dover scegliere”.

Grazie Tim, viene da dire, che in uno spot hai riassunto cosa ci aspetta: democrazia finta, referendum promosso per sancire la permanenza plebiscitaria di un premier:  o lui o lui; accettazione supina di decisioni calate dall’alto, menzogne da prendere come oro colato: no agli immigrati ma si alla Nato che ce li porta qui a suon di bombe; carità al posto della solidarietà e rivendicazione della pietas al posto di decisioni democratiche a tutela della giustizia, dello stato di diritto e della sovranità nazionale;  repressione del malcostume dei fannulloni della PA, ma impunità per quelli eletti, anche quelli “diversamente” dipendenti pubblici, ma assolti come assolti sono gli evasori, intoccabili, i detentori di rendite inviolabili, i boiardi corruttori, legittimati in nome della “crescita” e della loro missione di tutela delle ragioni della libera concorrenza, ministri in odor di conflitto di interesse, banchieri e dirigenti finanziari dediti a speculazioni, truffe e trucchi, “borghesi” desiderosi di elmi e pennacchi che vogliono estendere in tutte le geografie la guerra che muovono qui a democrazia, lavoro, diritti, agli ordini del solito Imperatore.

La verità è che la propaganda del cosiddetto ordoliberismo è così rozza, perché permettiamo ai suoi “operatori” di essere grossolani, incompetenti, improvvisati, ignoranti quanto i loro datori di lavoro, persuasi che ci beviamo qualsiasi messaggio, qualsiasi slogan, qualsiasi promessa, qualsiasi illusione, purché ci garantisca di salvarci in questa nicchia di mediocrità, preferendo il brutto noto a un “meglio” sconosciuto che ci costringerebbe ad agire, a esercitare critica, a assumerci responsabilità, quelle bellissime dell’indipendenza e della libertà e facendo un’unica scelta, quella di non scegliere che tanto ci pensa Tim.

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4 responses to “Spot e moschetto, renziano perfetto

  • La nuova coscienza | bondenocom

    […] La verità è che la propaganda del cosiddetto ordoliberismo è così rozza, perché permettiamo ai suoi “operatori” di essere grossolani, incompetenti, improvvisati, ignoranti quanto i loro datori di lavoro, persuasi che ci beviamo qualsiasi messaggio, qualsiasi slogan, qualsiasi promessa, qualsiasi illusione, purché ci garantisca di salvarci in questa nicchia di mediocrità, preferendo il brutto noto a un “meglio” sconosciuto che ci costringerebbe ad agire, a esercitare critica, a assumerci responsabilità, quelle bellissime dell’indipendenza e della libertà. https://ilsimplicissimus2.wordpress.com/2016/02/02/spot-e-moschetto-renziano-perfetto/ […]

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  • Angelo Kinder

    Grazie, Egr. Dott.ssa Lombroso, di aver tirato su dalle sabbie mobili del dimenticatoio quell’eventucolo completamente obliato dalla memoria collettiva e mediatica che parmi chiamarsi Exflop o qualcosa di simile…
    In effetti questo evento totalmente dimenticabile e giustamente dimenticato ha avuto sui media internazionali (NYT in primis, che è la misura di tutti i media fighetti e sempre “sul pezzo” del pianeta, a cui si abbeverano i nostri, appecoronati alla loro dubbia fonte, ‘Repubblichetta delle banane’ mariocalabresi-renzizzata in testa) lo stesso impatto della notizia di un cane nepalese che ha pestato la coda a un gatto nella periferia estrema di Katmandu (con rispetto per cani e gatti nepalesi). Certo, qualcuno dovrà andarmi a spiegare da dove arriva la cifra che non sta né in cielo, né in terra, né nel limbo, né nell’atmosfera marziana a gravitazione controllata di 21 milioni e 400 mila visitatori in quella landa stracotta di Rho Pero, nei 184 giorni di durata dell’aria fritta globale. Quando i biglietti effettivamente venduti risultavano esser meno, insieme ai pacchetti. Bastava contare ogni santo giorno le presenze sui treni speciali, sulla metro, più i pullman da comitiva ed eventualmente i taxi (per qualche danaroso avventuriero). Qualche osservatore un po’ più attento ha calcolato tutto questo andirivieni, e, tolti i flussi aumentati negli ultimi due mesi, abbiamo una presenza ufficiosa di 16-17mila unità in media, con punte in alcuni giorni festivi di 20-25mila e piccolo boom ottobrino di 40-45mila presenze (che non voglion dire paganti, quella è un’altra storia che spetterà alla Corte dei Conti dirimere…). Orbene, mettiamoci pure i volontari che passavano e ripassavano dai tornelli diverse volte al dì, e arrotondiamo per eccesso tutte queste fenomenali presenze (per 4 mesi non c’è andato nessuno: il decumano a fine Luglio sembrava il Sahel nord-ciadino nella stagione di alta siccità…). Quindi il conto, a voler essere veramente prodighi, fatica e molto ad arrivare a 10 milioni. Insomma, 21 milioni, come dice Sala e la sua banda di mistificatori, sarebbe già in sé un flop (avevan scommesso sui 30 milioni alla fine del 2014 e sui 24 ad Aprile ’15) secondo le loro stime e speranze. Se parliamo di cifre ben più realistiche, ma purtroppo difficili da dimostrare, perché i dati ufficiali sono sempre o sottratti o obnubilati (ma alla Procura di Milano glieli dovranno pur presentare, finita la moratoria che il nostro non eletto Premierucolo ha definito in modo ineffabile “sensibiltà istituzionale”, leggasi: “Bruti Liberati sospendi per un po’ le indagini, ché facciamo una figuraccia col resto del mondo”, ma la figuraccia vera è che di questo ambaradan utile a far sfondare le casse di Farinetti e accoliti, nel resto del mondo non ne ha parlato nessuno!). Speriamo che la “sensibiltà istituzionale” non prosegua pure per le primarie e le eventuali elezioni comunali meneghine, e finalmente le cifre vere vengano fuori, sempre che esistano, possibile, stanti le dichiarazioni degli altri candidati alle primarie. Sta di fatto che la verità “vera” sull’Exflop, ci vorrà ancora tempo perché venga fuori, e ci farà capire di quale tenore è stata la disinformatsija nell’anno secondo (e spero penultimo) dell’era rignana.

    PIF= Presa (x) I Fondelli

    P.S. Io ho già “non” scelto: ho liberamente “non” scelto TIM…

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  • Anonimo

    “repressione del malcostume dei fannulloni della PA”

    ma mancata repressione dei dipendenti pubblici clientes, corrotti, famigli furbetti ed in effetti scansafatiche dissimulati e raccomandati…

    che l’evasione fiscale si punisce, ma quella di piccolo cabotaggio, chi si ammala nella P.A. lo si vuol punire…. ma chi lo fa ammalare con corruzioni, abusi e discriminazioni vari per compesare compensare ( capri espiatori…mobbing) magari pesante disorganizzazione lavorativa originata dai privilegi o favori ai soliti famigli e clientes del politicante di turno, è troppo furbo per essere punito … il malcostume presenzialista ma prevalentemente potronasro ed in effetti poco util o dannoso, quando verrà punito, nella P.A. ?

    Ah… dimenticavo, chi ha una poltrona, fosse anche inutile o dannosa normalmente è un potente…

    Meno male che abbiamo avuto leggi elettorali porcata o truffa varie, per assicurare lautamente stipendiate poltrone a pesonaggi utilissimi la possibilità di rendere grandi servizi politicanti agli itaGliani, che difatti vivono in totale benessere, nel paese dei cachi… eeehhhem, delle meraviglie…

    siamo presi proprio bene, con certi modesti esempi che arrivano dall’alto
    e che in vario modo condizionano l’operato dei dipendenti della P.A. , anche quelli che non sono compari clientes di politicanti.

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