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Non è Francesca …

image (1)Ogni giorno che passa Francesca Chaoqui mi diventa più simpatica proprio per quel suo essere la persona sbagliata nel posto sbagliato, una selvaggia nel mondo cialtrone, bugiardo, ladro e cretino  che ci attraversa. Non che ne prendesse le distanze, anzi ci era immersa mani e piedi a cominciare dal finanz capitalismo imperiale di Ernst&Young per finire con i factotum di Renzi e i mezzani tra politica e affari come Bisignani. E in mezzo i preti. Tanto immersa da voler bruciare tutte le tappe, da diventare la papessa.

Come sia riuscita a entrare a trent’anni nella Commissione di controllo dei Conti vaticani è il vero mistero che andrebbe svelato e che viene invece allontanato sempre più da mortaretti su fatti banali, la conoscenza di qualche damazza, incontri d’albergo con baby doll, i contatti con giornalisti e politici oltre che con i ricatti tramite marito per un posto da pierre di dio. Questa donna camaleonte capace di apparire come una bruttina stagionata per mimetizzarsi in beghina o come vamp patinata per inseguire immaginazioni da tronista, esprime in modo peculiare la marginalità contemporanea. Non quella delle periferie private di speranze, di lavoro, futuro, costrette a militare contro se stesse nelle guerre di civiltà, ma quella dell’ex ceto medio senza bussola, senza etica, disperatamente aggrappato al perbenismo e/o alla devozione senza valore o valori, ma disposto a qualsiasi cosa per non essere tra i perdenti della globalizzazione.

Forse proprio per questo Francesca Chaoqui era stata ritenuta un personaggio adatto a svolgere una delicata attività in Vaticano essendo abbastanza impaniata nelle vetuste reti del devozionismo militante e abbastanza contemporanea da sopportare senza problemi il sottosuolo nascosto del potere vaticano. Che poi il suo nome sia venuto all’attenzione a causa di confricazioni proibite, sia stato suggerito da chi pensava potesse essere una pedina di intelligence finanziaria o un’amica per i peccatori dello ior o tutte queste cose insieme poco importa: il suo ruolo non implicava vero lavoro, fatica, competenza reale, non solo quella figurativa in inglese e nemmeno intelligenza a prescindere dalle capacità della persona. Occorreva solo essere sulla schiuma delle amicizie, dei contatti,  e in virtù di questo, ossia della marginalità contemporanea garantire fedeltà. Vedo gente e faccio cose, esattamente come nel manifesto dell’ennesimo partitino in fieri da parte dell’ennesimo imprenditore.

Ma l’alienazione insopportabile che tutto questo comporta ne faceva, senza che nessuno se ne sia accorto, una mina vagante innescata dall’ambizione e dal senso del nulla, armata dal livello di massima incompetenza. Tutto questo ha prodotto una inaspettata “follia”. Quella stessa che adesso si rivela nella negazione assoluta di essere considerata il corvo vaticano e al tempo stesso il compiacimento compulsivo nel comparire il più possibile sulla carta stampata e in tv, proprio in virtù di questa vero o presunto ruolo. La supposta grande mestatrice è in fondo un’ingenua affabulatrice  raggirata a sua volta dalle favole contemporanee: è andata oltre il limite senza accontentarsi della sua incredibile fortuna. Doveva stare al gioco docilmente senza pretendere di fare la parte del banco e saggiamente compiacersi della sua fortuna. Ma non è stata in grado di fermarsi, voleva arrivare alla fine della favola che viene narrata a tutte le ore confondendo il Vaticano con una specie x factor del potere.  E si è ritrovata a fare masterspia.

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